Novembre 2014 archive

Workaholism, il lavoro come ossessione. La dipendenza dal lavoro.

work-addiction, sindrome maniacale da lavoro, ossesione da lavoro, workaholism….https://i2.wp.com/www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2014/11/workaholism-zinzi-ettore1.jpg?resize=421%2C112

Il termine workaholism fu coniato per la prima volta nel 1971 da un medico psicologo americano di nome Wayne Edward Oates (1917-1999). Egli stesso si accorse della sua dipendenza dal lavoro, proprio dopo aver spinto il figlio a prenotare un appuntamento nel suo studio per riuscire a trovare il tempo di parlargli.
Oates ha coniato il termine workaholism pensando proprio al termine Alcoholism (alcolismo), sostenendo che la dipendenza da lavoro ha diversi elementi comuni alla dipendenza dall’alcol. Gli iniziali studi di Oates pubblicati nel suo libro autobiografico del 1971 “Confessions of a Workaholic: The Facts about Work Addiction” si sono estesi in tutto il mondo, anche se in Italia la sindrome non è alla maggior parte della popolazione del tutto ancora nota.
Che si chiami work-addiction, sindrome maniacale da lavoro, ossesione da lavoro o workaholism, il disturbo è quindi definito come dipendenza dal lavoro. Quella continua e necessaria pulsione ad impegnare la maggior parte del proprio tempo lavorando, trascurando la vita intima e personale, quindi il proprio benessere psicofisico, la famiglia, gli amici, il sesso ecc.

La dipendenza da lavoro è costituita da due componenti principali: 

  1. Comportamentale. Quindi la compulsione a lavorare eccessivamente
  2. Psicologica. Essere ossessionati da pensieri che riguardano il lavoro non riuscendosene a distaccare, sentendosi appagati solo quando si lavora.

Dopo uno studio effettuato nel 2001 Bryan E. Robinson, Jane J. Carroll, Claudia Flowers (2001) hanno affermato che la compulsione al lavoro è un fenomeno progressivo, potenzialmente fatale, caratterizzato da esigenze autoimposte, superattività compulsiva, incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro, abuso del lavoro a danno delle relazioni intime e delle attività quotidiane più importanti.
Il profilo del “workaholist” sembra essere caratterizzato da difficoltà a rilassarsi durante il tempo libero che comunque è poco appetibile in quanto crea quasi un senso di colpa visto che lo allontana dal lavoro. Il dipendente si isola distaccandosi dalla famiglia, che suscita tensioni mentali, non coltiva la relazione con il partner e i figli portando il lavoro anche a casa. Non ha relazioni amicali significative fatta esclusione di quelle finalizzate alla produttività lavorativa. Spesso pensa di essere superiore agli altri in quanto lavora di più. Soffre spesso di ansia e cambiamenti di umore.

La cosa interessante di questo disturbo è il fatto che a differenza di quanto si possa pensare il dipendente dal lavoro non è un poi un buon lavoratore e non è poi cosi produttivo, in quanto il suo stato psichico non è al massimo delle sue potenzialità anzi a lungo andare rischia di esaurire le risorse sia fisiche che mentali e si stressa finendo in Burn-out. Inoltre il “workaholist” ha difficoltà a delegare il lavoro creando evidenti problemi tra i colleghi in ufficio e nei workgroup, diffondendo stress.

Così come accade in tutti i tipi di dipendenza ci sono principalmente tre stadi che portano alla dipendenza conclamata:

  1.  nascosta – vi è meno contatto sociale ed umore sempre più flesso in senso depressivo, più irritabilità e nervosismo, mal di testa e dolori allo stomaco;
  2. manifesta – si passa facilmente dal nervosismo all’ aggressività, pressione alta, disturbi cardiaci e ulcera;
  3. cronica – il lavoro satura la vita privata, con tutte le conseguenze del caso.

Secondo Arnold Bakker dell’università di Rotterdam i sintomi principali della dipendenza da lavoro sono:

  •  Dolore fisico
  • Difficoltà nella vita relazionale
  • Solitudine
  • Scarso rendimento professionale
  • Esaurimento
  • Disturbi del sonno

Come liberarsi dalla dipendenza da lavoro?

Il problema principale che ci ostacola dal riuscire ad accorgersi di essere ossessionati dal lavoro in maniera compulsiva è il fatto che nella società odierna essere produttivi è un obbligo sociale, pertanto spesso è facile non riuscire a comprendere subito quale è la linea di confine tra patologia e normalità. Nella maggior parte dei casi i primi ad accorgersi dell’esistenza di questo problema sono i famigliari, i quali si sentono sempre più esclusi, e vedono il proprio caro isolarsi. La maggior parte degli impegni vengono spesso disdetti a causa del lavoro quindi i famigliari iniziano a lamentarsi e magari sono proprio loro ad effettuare le prime richieste di aiuto.
Quando ci si accorge di essere dipendenti dal lavoro è utile cercare conferme autosomministrandosi un

test di valutazione dipendenza da lavoro:

  1. anteprima-test-KFG-petry-azzardo-dr-ZinziDa collaborazioni tra la facoltà di psicologia dell’università di Bergen (UiB), la Bergen Clinics Foundation e la Nottingham Trent University, un team di ricercatori coordinati dal dott. Cecilie Schou Andreassen ha sviluppato uno strumento per misurare la dipendenza dal lavoro, workaholism chiamato Bergen Work Addiction Scale (BWAS). Il test si basa su sette criteri diagnostici, che sono presenti anche in altri tipi di dipendenza, vedi alcolismo, dipendenza da gioco d’azzardo (GAP), net addictions, dipendenze da facebook ecc. Lo strumento è molto utile in quanto è autosomministrabile e discrimina bene la dipendenza da lavoro. La scala, che è stata costruita testando dipendenti norvegesi provenienti da 25 diversi settori, gli indici di consistenza interna del BWAS sono superiori a 0,80 quindi riesce a distinguere in modo affidabile tra maniaci del lavoro e non.
  2. anteprima-test-KFG-petry-azzardo-dr-ZinziWART – Work Addiction Risk Test. Traduzione e riadattamento di Zinzi Ettore da: Bryan E. Robinson “Work Addiction – Hidden Legacies of Adult Children”, Ph.D., Health Communications,Inc, Dearfield Beach, Florida,1989 è un utile strumento in grado di discliminare in tre range quali: assenza di dipendenza da lavoro; possibile rischio con tendenza alla dipendenza da lavoro (non allarmante) e dipendenza da lavoro.In questo stadio potrebbe essere utile chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta.
  3. Oppure prova la Scala di 20 item in lingua inglese dei workaholics anonymus

Una volta che anche i test ce lo confermano e siamo sicuri di avere questa difficoltà è molto consigliato distaccarsi dagli oggetti tecnologici multimediali come smartphone, tablet, pc ecc. visto che questi sono ormai efficaci strumenti di lavoro e data la loro essenza inducono l’utente “all’iper-utilizzo”. Monitorare la propria attività lavorativa controllandosi e imponendosi delle regole come ad esempio mai lavorare durante i pasti, le festività, i momenti di famiglia ecc. Purtroppo è ormai riscontrato che non sempre da soli si riesce a uscire da questa dipendenza, in questi casi la via regia per la guarigione da questo problema è la capacità di prendere consapevolezza del problema, rivolgendosi subito ad un professionista psicoterapeuta che attraverso un intervento di ricostruzione psicologica aiuti il cliente a riappropriarsi della propria vita, riuscendo a trovare attraverso l’analisi dei conflitti interiori più sane forme di gratificazione professionale invece che la semplice soddisfazione di una pulsione.

Film sul tema Workaholism, work-addiction, dipendenza da lavoro

Workaholic,
1996
,
regia di Sharon von Wietersheim.
È il workaholism di una coppia non sposata e senza figli, dove l’agiatezza economica di entrambi riesce in qualche modo a mascherare la distortura della loro relazione.
Tratta comunque un workaholism di bassa gravità.

No reservation (Sapori e dissapori),
2007
,
regia di Scott Hicks. Kate Armstrong interpretata da Catherine Zeta-Jones è una chef newyorkese apparentemente normale, conduce invece una vita da workaholic.

Bibliografia su Workaholism, work-addiction, dipendenza da lavoro

• Andreassen, C. S., Griffiths, M. D., Hetland, J. & Pallesen, S. (2012). Development of a work addiction scale. Scandinavian Journal of Psychology. DOI: 10.1111/j.1467-9450.2012.00947.x
• Astakhova, M. and Hogue, M. (2013). A Heavy Work Investment typology: A biopsychosocial framework. Journal of Managerial Psychology , 29(1). [Early cite article]
• Bakken, B. and Torp, S. (2012). Work engagement and health among industrial workers. Scandinavian Journal of Organizational Psychology, 4(1), 4–20.
• Baruch, Y. (2011). The positive wellbeing aspects of workaholism in cross cul- tural perspective: The chocoholism metaphor. Career Development Interna- tional, 16(6), 572–591.
• BRYAN E. ROBINSON, JANE J. CARROLL. (2011) ASSESSING THE OFFSPRING OF WORKAHOLIC PARENTS: THE CHILDREN OF WORKAHOLICS SCREENING TEST. Perceptual and Motor Skills 88:3c, 1127-1134. . Pubblicazione Online: 1-Jun-1999. Citation | PDF (334 KB) | PDF Plus (372 KB)
• Bryan E. Robinson, Lisa Kelley. (1999) School Age Workaholic Children: Type A Behaviors, Self-esteem, Anxiety and Locus of Control∗. Early Child Development and Care 158, 43-50. Pubblicazione Online: 1-Genn-1999.Cross Ref Read More: http://www.amsciepub.com/doi/abs/10.2466/pms.1999.88.1.199
• CLAUDIA FLOWERS, BRYAN E. ROBINSON, JANE J. CARROLL Marital Estrangement, Positive Affect, and Locus of Control Among Spouses of Workaholics and Spouses of Nonworkaholics: A National Study . The American Journal of Family Therapy Volume 29, Issue 5, 2001
• WAYNE E. OATES “Confessions of a Workaholic: The Facts about Work Addiction ” . Wolfe, New York, World Publishing 1972

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In che misura l’inquinamento atmosferico influisce sulla felicità?

In che misura l’inquinamento atmosferico influisce sulla felicità?
La riduzione dell’inquinamento atmosferico è una importante iniziativa politica per migliorare la felicità.
To what extent does air pollution affect happiness? The case of the Jinchuan mining area, China

Articolo Originale della Ricerca: “Ecological Economics”, Volume 99, March 2014, Pages 88-99    Zhengtao Li (1), , Henk Folmer (1,2), Jianhong Xue (2),

  1. Department of Economic Geography, Faculty of Spatial Sciences, University of Groningen, Landleven 1, 9747 AD Groningen, The Netherlands
  2. Department of Agricultural Economics, College of Economics and Management, Northwest A&F University, 3 Taicheng Road, Yangling, Shaanxi 712100, China.
    Received 23 February 2013, Revised 15 December 2013, Accepted 27 December 2013, Available online 5 February 2014

In che misura l'inquinamento atmosferico influisce sulla felicità.pngIn questo studio ricercatori dell’università del Nederland e della Cina presentano un modello di equazione strutturale della felicità; come questa sia influenzata principalmente da fattori endogeni, come la percezione dell’inquinamento, a sua volta dipendente dalle conoscenze effettive dell’ambiente; dalla sua percezione e da fattori generati dall’esterno, come intensità di esposizione all’aria inquinata e pericolosità degli inquinanti. Inoltre altri fattori determinanti importanti della felicità sono le dimensioni della famiglia, l’età, la vicinanza alla fonte di inquinamento, all’ambiente di lavoro e la condizione di salute attuale personale e familiare (vedi tabella qui di seguito).

In che misura l'inquinamento atmosferico influisce sulla felicità 2 taBELLASulla base dei risultati della ricerca, gli studiosi concludono dicendo che la riduzione dell’inquinamento atmosferico è una importante iniziativa politica per migliorare la felicità. Inoltre la conoscenza dell’ambiente è una importante determinante di rischio percepito, quindi le politiche di riduzione devono essere accompagnate dalla divulgazione dello stato di qualità dell’aria, al fine di aumentare il bene.

Bibliografia INQUINA-MENTE
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Scarica l’EBOOK:
INQUINA-MENTE-copertina-dr-Zinzi-NARCISSUS“INQUINAMENTE”. Psiche ed inquinamento. Immaginazione o realtà?
“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

ISBN:
9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015

 


Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

  1. Identità di sé
    2. Identità sociale
    3. Identità di luogo
    4. Stress ambientale/Frustrazione
    5. Stress e impotenza appresa
    6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
    -sulla fisiologia
    -sulle relazioni interpersonali
    -sui compiti cognitivi
    -sui comportamenti
    -sulla psiche
    7. adattamento allo stress
    8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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L’inquinamento nuoce gravemente al cervello e alla memoria

L’inquinamento nuoce gravemente al cervello e alla memoria
Q14-pensandoci..-zinzi-psicologia-ambientale-Air pollution impairs cognition, provokes depressive-like behaviors and alters hippocampal cytokine expression and morphology
Fonken LK, Xu X, Weil ZM, Chen G, Sun Q, Rajagopalan S and Nelson RJ: Air pollution impairs cognition, provokes depressive-like behaviors and alters hippocampal cytokine expression and morphology. Molecular Psychiatry 16: 987–995 (2011).

L'inquinamento-nuoce-gravemente-al-cervello-e-alla-memoriaLa ricerca pubblicata su Molecular Psychiatry dai ricercatori della Ohio State University, negli Usa, coordinati dalla dottoressa Laura Fonken, ha dimostrato che l’inalazione delle polveri sottili, PM 2.5, può danneggiare gravemente le normali funzioni celebrali e neurologiche del cervello:Altri studi hanno messo in luce gli effetti dannosi dello smog su cuore e polmoni – ha dichiarato la Fonken – ma questo è il primo lavoro scientifico a mostrare un impatto negativo sul cervello.

Le particelle sottili PM 2.5 danneggiano le funzioni celebrali e neurologiche. L’inquinamento atmosferico, insomma, oltre a danneggiare la salute del corpo, nuoce gravemente al cervello. In particolare colpirebbe l’ippocampo e le ramificazioni dei dendriti, che trasportano il segnale nervoso, provocandone un accorciamento e una riduzione della loro densità. A causa dell’inquinamento, in pratica, si può diventare più ansiosi, più depressi, meno rapidi nell’apprendimento e si possono avere problemi di memoria.

 Il metodo della ricerca e stato quello scientifico di laboratorio. I ricercatori hanno sottoposto all’inalazione di aria inquinata un gruppo di topi per sei ore al giorno per 5 giorni a settimana (lo stesso tempo di esposizione di un normale lavoratore che vive in città), in un arco di tempo di 10 mesi.

I topi sottoposti ai test mostravano comportamenti ansiosi, depressione, un grado di apprendimento piuttosto scarso e deficit di memoria, infatti avevano grosse difficoltà ad uscire dai labirinti che già conoscevano, cosa che in condizioni normali non si verifica.

Questo studio fa parte di una più ampia ricerca in corso, si cerca di conoscere la vera entità dei problemi causati dall’inquinamento. Tra gli studi ne è presente anche uno focalizzato sul particolato fine emesso dai tubi di scarico delle automobili.

Ci allarma immaginare noi italiani, costretti a respirare un’aria piena e densa di particelle sottili, concentrate in quantità superiori ai limiti imposti dall’UE, è anche questa una prova del fatto, che siamo di fronte all’ennesimo allarme sui gravissimi danni provocati dall’inquinamento.

Bibliografia INQUINA-MENTE


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“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

ISBN:
9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015

Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

  1. Identità di sé
    2. Identità sociale
    3. Identità di luogo
    4. Stress ambientale/Frustrazione
    5. Stress e impotenza appresa
    6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
    -sulla fisiologia
    -sulle relazioni interpersonali
    -sui compiti cognitivi
    -sui comportamenti
    -sulla psiche
    7. adattamento allo stress
    8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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Ansia, l’aria inquinata scatena reazioni di paura

Ansia, l’aria inquinata scatena reazioni di paura
(Inhalation of 7.5% Carbon Dioxide Increases Threat Processing in Humans)

Matthew Garner1,2, Angela Attwood3, David S Baldwin1, Alexandra James3 and Marcus R Munafò3

  • 1Clinical Neuroscience Division, School of Medicine, University of Southampton, Southampton, UK
  • 2School of Psychology, University of Southampton, Southampton, UK
  • 3School of Experimental Psychology, University of Bristol, Bristol, UK

Ansia,-l’aria-inquinata-scatena-reazioni-di-pauraCorrespondence: Dr M Garner, Clinical Neuroscience Division, School of Psychology, University of Southampton, Highfield, Hampshire, Southampton SO17 1BJ, UK, Tel: , Fax: +44 (0) 23 8059 4597, E-mail: m.j.garner@soton.ac.uk

Received 9 November 2010; Revised 15 December 2010; Accepted 17 December 2010; Published online 13 April 2011.

L’nquinamento scatena reazioni di ansia e paura.
In uno studio effettuato da un’équipe di ricercatori provenienti dalle due università di Bristol e Southampton, nel Regno Unito, pubblicato a giugno del 2011 dalla rivista di divulgazione scientifica Neuropsychopharmacology, sono emersi dati interessanti sull’impatto dell’inquinamento atmosferico sul benessere della nostra mente.

Respirare aria inquinata, oltre ad avere effetti negativi sul nostro corpo come lo sviluppo di malattie respiratorie, di asma, allergie, e maggiore incidenza di patologie cardiovascolari genera ansia e mette in agitazione il nostro equilibrio psichico.

L’equipe di ricercatori sulla base degli studi effettuati sostiene che:
essere immersi in un ambiente eccessivamente saturo di emissioni di anidride carbonica (dal 7,5% di CO2 in su) genera nella nostra mente degli stati emotivi ansiogeni, generando una serie di comportamenti solitamente associati alla paura.

I nostri sistemi di controllo e autoconservazione a livelli elevati di CO2 ci pongono in una condizione psicologica di allerta da pericolo, alzando i livelli d’ansia sino ad arrivare al Panico e a conseguenti reazioni di difesa da ciò che consideriamo pericolo. I ricercatori hanno calcolato che la percentuale di anidride carbonica capace di creare ansia è pari al 7,5%.

Gli studiosi Britannici asseriscono che i risultati ottenuti dalle loro ricerche, supportano l’evidenza che alti livelli di anidride carbonica scatenano comportamenti che si inseriscono nel circuito di difesa dalla paura.

Questa è l’ennesima prova, di come l’inquinamento ambientale mini la qualità della vita, la salute pubblica, l’equilibrio psicofisico oltre che, ovviamente, procuri ingenti danni agli ecosistemi.

Bibliografia INQUINA-MENTE

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9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015

 


Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

  1. Identità di sé
    2. Identità sociale
    3. Identità di luogo
    4. Stress ambientale/Frustrazione
    5. Stress e impotenza appresa
    6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
    -sulla fisiologia
    -sulle relazioni interpersonali
    -sui compiti cognitivi
    -sui comportamenti
    -sulla psiche
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    8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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L’esposizione dei neonati all’inquinamento atmosferico può causare Autismo e Schizofrenia.

L’esposizione precoce post-natale al particolato ultrafine causa alterazioni cerebrali: ingrossamento persistente dei Ventricoli e alterazione neurochimica.
Queste alterazioni gliali avvengono soprattutto nelle cavie maschio dei topi (e sono evidenziate nei disturbi di Autismo e Schizofrenia).

https://i1.wp.com/www.rietivirtuosa.it/wp-content/uploads/bonifiche-300x270.jpg?resize=243%2C219

Early Postnatal Exposure to Ultrafine Particulate Matter Air Pollution: Persistent Ventriculomegaly, Neurochemical Disruption, and Glial Activation Preferentially in Male Mice.
Joshua L. Allen,1 Xiufang Liu,1 Sean Pelkowski,1 Brian Palmer,1 Katherine Conrad,1 Günter Oberdörster,1
Douglas Weston,1 Margot Mayer-Pröschel,2 and Deborah A. Cory-Slechta1
1-Department of Environmental Medicine
2-Department of Biomedical Genetics, University of Rochester School of Medicine,
Rochester, New York, USA

Inquinamento atmosferico & rischio di autismo e schizofrenia_Page_1Questo è quanto emerge da una ricerca effettuata da un gruppo di studiosi e pubblicata sulla rivista scientifica “Environmental Health Perspectives” (volume 122, pag 939-945, numero 9, Settembre 2014 http://ehp.niehs.nih.gov/1307984/) qui di seguito la traduzione dell’abstract della ricerca:

Background: L’inquinamento atmosferico è stato associato a effetti negativi sulla salute neurologica e comportamentale nei bambini e negli adulti. Recenti studi collegano l’esposizione degli inquinanti atmosferici a risultati negativi sullo sviluppo neurologico, tra cui un aumento del rischio per l’autismo, declino cognitivo, ictus ischemico, la schizofrenia e la depressione.

Obiettivi: Si è cercato di indagare il meccanismo (s) attraverso il quale l’esposizione in ambienti con alta concentrazione di particelle ultrafini (CAPs) influisce negativamente sullo sviluppo del sistema nervoso centrale (SNC).

Metodi: Sono stati esposti topi a particolati (C57BL6/J) ultrafini( < 100nm) CAPs, utilizzando il sistema “Harvard University Concentrated Ambient Particle System” inserendo le particelle inquinanti nell’aria filtrata nei giorni dopo la nascita [( PND) 4-7 e 10-13] , gli animali sono morti dopo 24 ore o 40 giorni dopo la cessazione dell’esposizione. Un altro gruppo di maschi è stato esposto a “PND270”, e sono state calcolate le concentrazioni nella zona del ventricolo laterale, l’attivazione gliale, le citochine (CNS) del sistema nervoso centrale, le monoamine, gli aminoacidi e i neurotrasmettitori.

Risultati: E’ stata osservata la dilatazione del ventricolo laterale preferenzialmente nei topi maschi esposti a CAPs , tale dilatazione è duratura dalla giovane età sino all’età adulta. Inoltre, l’esposizione di maschi al particolato (CAPs) in generale ha mostrato una diminuzione, evolutivamente significativa, delle citochine del sistema nervoso centrale, mentre l’esposizione delle femmine al particolato (CAPs) ha evidenziato una risposta neuroinfiammatoria come conseguenza dell’aumento delle citochine del sistema nervoso centrale. Si sono rilevati anche cambiamenti nei neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale e nell’attivazione gliale su più regioni cerebrali in maniera sesso-dipendente, inoltre è aumentato anche il glutammato ippocampale in maschi esposti al particolato ultrafine.

Conclusioni: Sono state provate, per zone del cervello, le alterazioni sesso -dipendenti di citochine e neurotrasmettitori , per topi esposti alle particelle ultrafini CAPs sia di sesso maschile che di sesso femminile. La dilatazione del ventricolo laterale (vale a dire, ventricolomegalia) è stata osservata solo nei topi maschi esposti all’inquinante. Da notare che la dilatazione dei ventricoli è una neuropatologia che è correlata a uno scarso sviluppo neurologico che causa l’autismo e la schizofrenia.
I risultati suggeriscono che l’alterazione delle sostanze neurochimiche e la dilatazione laterale del ventricolo creano mutazioni evolutivamente importanti ed esse sono in stretta correlazione all’esposizione ambientale degli inquinanti atmosferici, dimostrando quindi che gli inquinanti inficiano lo sviluppo neurologico.

Bibliografia INQUINA-MENTE
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ISBN:
9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015
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Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

1. Identità di sé
2. Identità sociale
3. Identità di luogo
4. Stress ambientale/Frustrazione
5. Stress e impotenza appresa
6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
-sulla fisiologia
-sulle relazioni interpersonali
-sui compiti cognitivi
-sui comportamenti
-sulla psiche
7. adattamento allo stress
8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.
3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà?

“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

Bibliografia INQUINA-MENTE

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Gioco d’azzardo legalizzato, quanto e dove si è speso nel 2013

IL “LIBRO BLU” dell’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI DI STATO del 2013 riporta:
“La ragion d’essere della presenza dello Stato, sia nel comparto dei giochi che dei tabacchi, si caratterizza nell’assicurare entrate erariali a un livello compatibile con la tutela degli altri interessi pubblici rilevanti: la tutela dei consumatori, in particolare dei minori, delle fasce deboli e il contrasto all’illegalità.”
Nel “libro blu”  sono riportati i dati dei giochi d’azzardo legalizzati in Italia. Da questo rapporto emerge che gli euro giocati del 2012 erano circa 18 miliardi mentre nel 2013 sono diminuiti a circa 17 miliardi.
Da questi dati si potrebbe credere che il gioco d’azzardo sia in decrescita, questo non è affatto vero:
-da un lato sono diminuiti di poco gli euro spesi in slot, vlt, pronostici, giochi di numeri, ippici, sportivi, lotto e lotterie regolamentati da aams,
-dall’altro sono notevolmente aumentati i giocatori on line.

Qui di seguito riporto un’immagine infografica Dataviz a cura di Andrea Gianotti sul Gioco d’azzardo legalizzato, quanto e dove si è speso nel 2013.
infografica-Dataviz-a-cura-di-Andrea-Gianott-libro-blu-2013i L’Abruzzo e la Lombardia sono le regioni che spendono di più nelle macchinette mangiasoldi. Il Bingo vince in Sicilia mentre in Lotto in Campania. Si scommette molto ai cavalli invece in Toscana.

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Suicidi e tentativi di suicidio a Taranto giugno-novembre 2014

QUASI 2 SUICIDI AL MESE A TARANTO (giugno-novembre)
Dopo il “picco” dei gesti di disperazione avuti ad agosto fortunatamente a Taranto diminuiscono i gesti estremi di questo tipo, anche se purtroppo, di fatto, i suicidi continuano.

Il suicidio non è necessariamente la manifestazione di un disturbo mentale o di un raptus, questo ci fa comprendere come nella prevenzione al suicidio l’intervento è davvero complesso ed esteso, tanto da coinvolgere diverse figure come: istituzioni, famigliari, colleghi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti ecc.

tabella-suicidi-taranto-giugno-novembre zinzi psicologo-taranto-2014

Aggiornamento tabella dal 2 giugno al 11 novembre 2014
9 Suicidi e 6 tentativi di suicidio a Taranto
(noti dalla stampa)

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