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Il DISTURBO MENTALE nel DSM-5.

Definizione di DISTURBO MENTALE nel DSM-5.

Prima di definire qualsiasi disturbo psicopatologico è molto importante conoscere ed aver appreso appieno la definizione di DISTURBO MENTALE presente nel manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5) a cura dell’American American Psychiatric Association (APA). Al fine di non incorrere in errori di valutazione e sovradiagnosi è opportuno effettuare una valutazione approfondita del livello di disagio che il disturbo provoca.

Qui di seguito la definizione che si trova a pagina 22 del quinto manuale dei disturbi mentali (DSM-5):

“Un disturbo mentale è una sindrome caratterizzata da un’alterazione clinicamente significativa della sfera cognitiva, della regolazione delle emozioni o del comportamento di un individuo, che riflette una disfunzione nei processi psicologici, biologici o evolutivi che sottendono il funzionamento mentale.
I disturbi mentali sono solitamente associati a un livello significativo di disagio o disabilità in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Una reazione prevedibile o culturalmente approvata a un fattore stressante o a una perdita comuni, come la morte di una persona cara, non è un disturbo mentale.”

La definizione è molto esaustiva e definisce il disturbo una “Sindrome”. Lo stesso DSM-5 nel glossario a pagina 693 definisce Sindrome un “raggruppamento di segni e sintomi, basato sulla loro frequente concomitanza, che può suggerire una sottostante patogenesi, un decorso, una familiarità e un’indicazione di trattamento comuni”.

Si considerano quindi un insieme di sintomi che in linea con il modello categoriale del DSM-5 si cerca di riunire in categorie distinguibili tra di loro che aiutano a meglio inquadrare oltre alla diagnosi possibili prognosi, strategie di trattamento ed esiti.

Questi segni e sintomi sono valutati osservando le disfunzioni in chiave bio-psico-sociale.
Si diagnostica un disturbo o una disabilità quando sono presenti delle alterazioni significative nei principali ambiti della vita dell’individuo che sono:

  • La cognizione
  • L’emotività
  • Il comportamento
    Quindi è presente disagio o disabilità nelle relazioni sociali, al lavoro, in famiglia, a scuola…

Durante la valutazione è necessario considerare le influenze culturali di un determinato comportamento o “adattamento”, come per esempio nel lutto dove a seconda della cultura di appartenenza vi è uno stile comportamentale culturalmente definito.

Una attenta valutazione della compromissione del funzionamento o meglio della disabilità dell’individuo è fondamentale proprio perché permette di scremare tutte quelle condizioni in cui i le emozioni, i comportamenti e i pensieri pur discostandosi dai valori culturalmente condivisi non creano disagio significativo.
Esempio dell’utilità della valutazione del grado di disagio possono essere colti nella “disforia di genere” dove non tutte le persone che si identificano nel sesso non biologico hanno condotte di vita disfunzionali e disagio. Si pensi ad alcune parafilie come il sadismo o masochismo che per essere definiti “disturbo da masochismo sessuale” o “disturbo da sadismo sessuale” devono creare disagio significativo nelle varie aree di vita ed essere agite a discapito di persone non consenzienti.

 

Bibliografia:
American Psychiatric Association (2013a). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Washington, D.C.: APA (trad. it.: DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. Milano: Raffaello Cortina, 2014).

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Viaggio nel surrealismo di Salvador Dalì, nello psichismo tra sogno, inconscio e sessualità.

Matera, palcoscenico ideale per questo viaggio tra le opere di Dalí i suoi simboli e dualismi della vita. 

Salvador Dalí era molto attratto dalle teorie di Freud e della sua Psicoanalisi. D’altronde con il suo surrealismo amava sognare rappresentando il suo mondo onirico colmo di paure, ansie e pulsioni contrastanti. Il surrealismo era per Dalí, il modo per fare emergere il proprio inconscio. Il fondatore del movimento surrealista Andrè Breton, teorizzò il “principio dell’automatismo psichico” e fu Dalí a parlare di “METODO PARANOICO CRITICO”, l’artista si lascia agitare dal viaggio onirico dell’inconscio dalla sua “paranoia” per poi rappresentarla e riorganizzarla dopo la sua analisi “critica” razionalizzata.

L’opera artistica di Dalí è pregna di rimandi alla psiche, nelle sue opere è facile individuare uno dei temi principali della vita e rappresentato dal dualismo, Il dualismo degli opposti, “la persistenza degli opposti” (tema del percorso espositivo nella città di Matera per tutto il 2019) il bene e il male, la vita e la morte, la forza la fragilità … Dalí nelle sue opere rappresenta i capisaldi della teoria freudiana: l’inconscio, il sogno e la sessualità.
In linea con la teoria psicoanalitica i simboli assumono un importante valore. Essi sono colmi di significati, espressione e frutto delle esperienze ed emozioni che Salvador Dalí viveva.

La Lumaca, Chiocciola

Anche l’incontro di Dalí con Freud ha un suo simbolo rappresentato appunto da una lumaca. Avvenne che Dalí vide una lumaca su una bicicletta proprio davanti alla casa di Freud.
Il dualismo degli opposti emerge tra il guscio duro esterno e forte ed il suo interno fragile e sinuoso. La chiocciola è forte, dura e racchiude al suo interno un corpo molle e delicato, questa contrapposizione per l’artista simbolizzava la testa, la mente, la psiche dello stesso Freud.

I Cassetti

Altro simbolismo derivante dalla teoria psicoanalitica di Sigmund Freud è quello dei cassetti, essi rappresentano i ricordi, i segreti e ciò che è intimo, subconscio, i desideri nascosti. Spesso l’autore li rappresenta semi aperti a significare il fatto che i nostri segreti non sono sempre nascosti ma a volte sono stati già svelati.

Gli Orologi molli

Nel mondo psichico dell’arista, un grosso valore simbolico è attribuito ai suoi orologi “molli”.
Furono per la prima volta rappresentati in “La persistenza della memoria” nel 1931 esprimendo la plasticità del tempo e quindi quanto esso sia condizionato dalle emozioni e dagli stati d’animo, in linea a quella che è la teoria di Einstein in cui il “il tempo relativo”. Il dualismo degli opposti è presente nella contrapposizione tra la rigidità e precisione del tempo e la sua deformabilità che può subire in base alle situazioni.
Fu proprio osservando in una sera calda estiva un formaggio sciogliersi prendendo la forma del suo appoggio che Dalí trovò l’ispirazione per rappresentare i suoi orologi.

Gli Elefanti

Rappresentati per la prima volta nel 1944 nel suo quadro “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio”.

I suoi elefanti (e successivamente anche altri animali dalla stessa forma) sono ispirati ad una scultura di Gian Lorenzo Bernini che si trova a Roma nei pressi del Panteon, essa rappresenta un elefante che porta un obelisco sulla schiena. Letteralmente la scultura viene ripresa e riletta da Dalí in chiave surrealista. Per Dalí l’elefante ha “lunghe gambe” simbolo fallico del desiderio nella sua distorsione spaziale. Ma anche in questo caso come nella lumaca o nell’uovo viene espresso il dualismo degli opposti: la forza e imponenza del corpo dell’elefante contrapposte alla fragilità delle sue gambe lunghe ed esili.

Diversi altri simboli provengono dal mondo dell’intrapsichico di Dalì:
Le Uova rappresentano il ventre materno, l’intrauterino fonte di speranza e amore. Il dualismo degli opposti in questo caso viene offerto dalla contrapposizione tra il guscio duro e protettivo dell’uovo e il molle presente al suo interno.

Gli Insetti
Le Formiche
simboleggiano la decadenza, la bramosia sessuale e la morte. Le Locuste sono simbolo di invasione, distruzione e paura.

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NORMARE I COUNSELOR: Vota NO! Per tutelare la salute pubblica

l’UNI – Ente Italiano di Normazione ha avviato una inchiesta preliminare per NORMARE I COUNSELOR:
Vota NO! Per tutelare la salute pubblica

E’ importante che tutte le persone siano coinvolte per offrire la loro opinione proprio per la tutela della salute pubblica e della figura dello psicologo. Le associazioni di formazione di counselor già si stanno attivando per votare a loro favore spinti dall’indotto economico che portano questi corsi!!!

In mia opinione e non solo mia (vedi Ordine Psicologi Puglia, Ordine psicologi Lombardia, Ordine Psicologi Lazio,  Altrapsicologia  ecc.) bisogna chiaramente essere contrari al riconoscimento del counselor come figura professionale. Bisogna votare NO! in quanto ogni psicologo per non parlare degli psicoterapeuti si occupa già delle stesse aree di interesse ed intervento delle quali si vorrebbero occupare anche i counselor. I counselor chiaramente non hanno la stessa formazione professionale quinquennale di un laureato in psicologia che ulteriormente si specializza in psicoterapia per altri e 4 anni. Appare quindi abbastanza inutile creare la nuova categoria professionale di counselor quando esiste già la psicologia con la sua formazione scientifica e comprovata che esercita questa funzione.

Per votare NO e tutelare la salute dei cittadini
1) Basta accedere al link dell’UNI: htt://bit.ly/2QVSpEN4
2) Spuntare NO alla domanda “Ritieni che il progetto rispecchi i bisogni del mercato di riferimento?
3) Scrivere una breve motivazione, ad esempio la mia è: ” ogni psicologo e a maggior ragione ogni psicoterapeuta si occupa già delle stesse aree di interesse ed intervento delle quali si vorrebbero occupare i counselor.”

Appare inoltre molto interessante osservare che non è la prima volta che si tenta una normazione della figura di counselor attraverso l’UNI. Questo è il SECONDO TENTATIVO DI NORMARE IL COUNSEELING ed inoltre già nel 2015 il TAR Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter) il 18/11/2015 con la sentenza 13020/2015 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO aveva già disposto: la cancellazione di Assocounselling dall’elenco delle attività non regolamentate di cui alla L. 4/2013. I counsellors non hanno alcuna competenza per gestire il disagio psichico, che attiene alla sfera della salute.

Ne avevamo già parlato nell’articolo:
www.psicologo-taranto.com/2015/12/04/riconosciuta-lunicita-della-professione-di-psicologo

Qui di seguito la videoinchiesta di Luca Bertazzoni che ha documentato le carenze operative dei counselor.

Qui di seguito il Link dell’articolo di altra psicologia che approfondisce e motiva l’inutilità della figura professionale del counselor in quanto già lo psicologo è impegnato in attività di counseling:
http://www.altrapsicologia.it/editoriali/normare-i-counselor-di-la-tua-nellinchiesta-pubblica-uni

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OTTOBRE 2018 Mese del Benessere Psicologico “Studi Aperti”

Anche quest’anno ad ottobre 2018 lo studio di Psicologia e Psicoterapia Clinica e di Comunità del Dr Ettore Zinzi partecipa al MESE DEL BENESSERE PSICOLOGICO e alla iniziativa organizzata dall’Ordine Nazionale degli Psicologi “Studi Aperti”Il dr Zinzi aprirà  le porte del suo studio per un giorno  a chiunque voglia prenotare un primo appuntamento conoscitivo e/o di consulenza in una delle 2 sedi :

– Taranto (74121)—Via Campania, 10
Visualizza MAPPA Studio di Psicologia e Psicoterapia Dr Ettore Zinzi Via Campania, 10, Taranto
– Palagiano (74019)—Via A. Segni angolo Via S. Pertini
Visualizza MAPPA Studio psicologo psicoterapeuta Ettore Zinzi Via A. Segni Palagiano (Ta)

riceve previa prenotazione telefonica, chiamando al

3477604431

Qualora non rispondesse inviare SMS con nome e motivo della chiamata e verrete ricontattati

*Il Mese del Benessere Psicologico è un’iniziativa volta a diffondere la cultura del benessere psicologico, sposando la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per cui “la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia”. L’attività di sensibilizzazione della cittadinanza al concetto di benessere psicologico passa attraverso l’organizzazione di attività di consulenza e la promozione della professionalità dello psicologo come figura che previene l’emergere del disagio e della malattia, promuove il benessere, favorisce uno scambio relazionale sano durante tutto il ciclo di vita, sostiene le persone durante le fasi di maggiore criticità.

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MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA? TRUFFA? EFFETTO BARNUM?

MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA?  TRUFFA? EFFETTO BARNUM?
ATTENTI A NON FARE I CREDULONI!!!

STUDIO 100 e tante altre reti pur di fare cassa veicolano la falsa informazione come quella di Panzironi?

Phineas Taylor Barnum (1810-1891), famoso imprenditore degli Stati Uniti impegnato nel mondo dello spettacolo, nel corso della sua attività lavorativa aveva notato che il desiderio di credere alle persone può essere suscitato e condizionato anche senza grandi prove scientifiche.
Per riuscire a rendere un’informazione credibile e quindi poter vendere anche una illusione basta fare leva e soddisfare le aspettative della gente.
Offrendo la soluzione ai bisogni delle persone si è in grado di illuderle facilmente. Le aspettative, paure e sogni già interni in ognuno di noi se stimolati in un certo modo possono facilitare l’essere “creduloni”.

Riuscire a soddisfare i propri bisogni o meglio ancora risolvere in modo semplice dei problemi spesso irrisolvibili è il sogno di tutti!!! Esempi di manipolazione, truffe, plagio, e come vogliamo possiamo chiamarli, nella storia ce ne sono davvero molti!!

Sulla stampa degli ultimi tempi, scoperto grazie al programma delle IENE, è molto discusso il caso di Adriano Panzironi, giornalista pubblicista che, attraverso trasmissioni sulla salute da lui ideate ad hoc, pubblicizza il metodo “life 120” un nuovo stile di vita da lui ideato. Sostiene, come si legge nella home page del suo sito www.life120.it  che con il suo metodo  “…l’uomo può vivere la sua vita senza subire l’aggressione delle malattie degenerative, riuscendo ad aumentare la propria longevità, ed in buona forma, fino a 120 anni”.
Le sue trasmissioni vengono mandate in onda in tutta Italia, ed ancora oggi (luglio 2018) come da tempo costatavo a malincuore anche il canale STUDIO 100, emittente televisiva territoriale Tarantina le trasmette in modo ripetitivo, probabilmente anche in questo momento.
Sembra quindi che l’emittente STUDIO100 ormai da diversi mesi riempia non-stop il palinsesto notturno con le trasmissioni di Panzironi oltre a trasmetterlo anche in diverse fasce orarie del giorno. La cosa interessante è che il signor Adriano Panzironi attualmente risulta sospeso per circa 8 mesi dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, come si evince anche da un suo post pubblicato su facebook già il 26 marzo 2018 che testualmente recita: “sono stato convocato per mercoledì 28 marzo dal consiglio disciplinare e molto probabilmente vogliono radiarmi dall’albo. Le accuse maggiori riguardano il fatto di aver commesso atti non conformi al decoro e dignità professionale e di aver compromesso la mia reputazione. Inoltre di aver comunicato delle informazioni che sono prive di validità scientifica”. E’ immaginabile e logico inoltre che siano in corso le indagini della Magistratura, inoltre la Federconsumatori, dichiara che si tratta di pubblicità ingannevole e si attende inoltre la reazione dell’Ordine dei Medici circa le dichiarazioni e quanto si sostiene nella trasmissione dello stesso Panzironi con tanto di medici che addirittura ne declamano le proprietà miracolose. E’ chiaro che sia normale per una emittente televisiva come STUDIO 100, vendere spazi nel suo palinsesto. Appare contraddittorio che una emittente se è seria e quindi ha la “mission” della “sana” informazione non segua le indicazione dell’Ordine dei Giornalisti che ha definito l’operato del Panzironi e il suo metodo Life 120 (fonte: IENE) artefice di “sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate”, il non aver rispettato “il diritto a un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni” e di non aver rispettato “la dignità delle persone malate”. A tal proposito chiaramente Panzironi disconosce che le motivazioni dell’ordine siano queste e scrive sul suo profilo Facebook il 09/7/2018 “Ebbene da queste accuse sono stato prosciolto. Ma l’ordine dei giornalisti mi ha ritenuto colpevole di aver attaccato la figura istituzionale dell’ordine (il consiglio direttivo e della commissione) chiedendo al popolo Life 120 di testimoniare a mio favore chiamando il centralino dell’ordine e mandando email alla presidente. Quindi la sospensione riguarda questa contestazione e non le accuse più infamanti.” Anche questa dichiarazione del Panzironi si immagina sia probabilmente manipolatoria in quanto la sua convocazione dall’ordine è avvenuta precedentemente alla sua richiesta fatta al “popolo life120” di mandare email all’ordine quindi, i motivi del richiamo erano ben altri.
Panzironi pubblicizza il suo metodo che sostiene, allungherebbe la vita addirittura sino a 120 anni, guarendo anche diverse malattie che la stessa trasmissione delle Iene ha contato sino a 25 (Alzheimer, Diabete, Morbo di Crohn, Stipsi, Psoriasi, Afte, Tumore, Alopecia ecc.). Elemento fondamentale di questa dieta è seguire le sue indicazioni sullo stile alimentare da adottare eliminando i carboidrati e mangiando proteine, tanta frutta ed utilizzando degli integratori.

Il suo tornaconto probabilmente è oltre alla vendita del suo libro che descrive il metodo “life 120” e le diete da seguire (venduto come da lui stesso dichiarato a 19,90 euro in circa 100.000 copie) è l’essere proprietario, insieme a suo fratello, dell’azienda che produce gli integratori che, utilizzando il metodo completo verrebbero a costare circa 250 euro mensili (fonte: Le Iene) per tutta la vita. Chiaramente Panzironi sostiene di aver creato l’azienda proprio per “esigenza” in quanto ancora questi prodotti fatti ad hoc non esistevano sul mercato. Gli integratori contengono, curcuma, zenzero, origano, cannella, chiodi di garofano e pepe nero e sembrano la chiave per vivere sino a 120 anni e guarire da varie malattie spesso anche incurabili.

Dispiace che si faccia leva sui problemi delle persone per arricchirsi anche se questa storia è vecchia.

Altro esempio palese di persuasione si ha nel gioco d’azzardo  che offre la possibilità di soddisfare il desiderio di arricchirsi senza sforzo. Esistono addirittura giochi in cui il messaggio manipolatorio è più specifico e mirato, si veda il gioco “vinci casa” dove si offre la possibilità di vincere una casa tanto desiderata e 200.000 euro, smuovendo uno dei bisogni primari che è quello di avere almeno un tetto sotto cui vivere.

Vanna Marchi fu celebre per lo sfruttamento della credulità popolare con le sue televendite.
Negli anni 80, venne condannata insieme alla figlia e a dei collaboratori, per truffa aggravata. Marchi sembra aver reiterato i reati grazie alla sua capacità comunicativa manipolativa passando dalla vendita di prodotti miracolosamente dimagranti, alla vendita di sale, edera ed altri oggetti contro il malocchio ed anche alla vendita di numeri del lotto personalizzati e vincenti.

Molti maghi, stregoni, “magiari”… offrono la soluzione a vari bisogni e problemi della gente in cambio di un tornaconto economico. Molti di loro pur di arricchirsi vendono illusioni e risoluzione ai problemi della gente comune, come malattie, povertà, amore, successo ecc..

Le persone, quindi, tendono ad accettare un’idea, una proposta, un’illusione con l’unico scopo di soddisfare le aspettative che loro stesse hanno creato. Altro ingrediente utile oltre ad offrire la soddisfazione dei nostri sogni, per riuscire a rendere creduloni è il fare in modo che la persona debba essere isolata dalle fonti di informazione più sana e quindi non ancora plagiata, come famigliari, medici nel caso delle malattie ecc… che altrimenti potrebbero dissuadere dal crederci.

Pertanto cerchiamo di essere attenti e non farci fregare.
Cerchiamo di stare almeno con un piede per terra e l’altro in aria al fine di continuare ad inseguire e perseguire i nostri sogni/bisogni leggendoli con uno sguardo fisso sul piano di realtà.

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Attenzione alle false vittime!! VITTIMISMO PATOLOGICO, MANIPOLAZIONE, VITTIMMISMO ISTERICO …

VITTIMISMO PATOLOGICO, MANIPOLAZIONE, VITTIMMISMO ISTERICO …

 Per esserci una vittima c’è necessariamente bisogno di un carnefice!!

E’ palese l’esistenza di carnefici, maniaci, ossessivi, assassini, stalker ecc. che mietono vittime, meno conosciuto è invece il mondo delle false vittime e falsi carnefici. Esploriamo e prendiamo consapevolezza di quanto è pesante e dannoso il vittimismo, per la stessa vittima (di se stessa) e per le “vere” vittime del vittimismo (finto carnefice).

Il vittimismo è un atteggiamento di vita sia auto che etero distruttivo, impedisce qualsiasi tipo di evoluzione relazionale.

E’ molto importante sottolineare che il vittimista o falsa vittima non finge di soffrire, ma soffre davvero molto e che l’unica strategia che conosce/adotta per non sentire la sua sofferenza è quella non funzionale del fare la vittima.

Non è presente nel manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM) alcuna categoria che ne classifichi specificatamente il disturbo né tantomeno usi il vittimismo tra i sintomi.

Il vittimismo ha molti sintomi e caratteristiche presenti nel disturbo istrionico di personalità, dove lo stile comportamentale è caratterizzato dal richiamare in modo eclatante l’attenzione verso se utilizzando tutti i modi possibili (attraverso l’abbigliamento, il trucco, il linguaggio, gli atteggiamenti caricati sessualmente ecc.).Anche nei disturbi fittizi ci sono molti tratti comportamentali e di personalità presenti nel vittimista isterico, come nella Sindrome di Münchhausen dal nome di un barone che era solito raccontare frottole ingigantendo la realtà, tale disturbo caratterizza quelle personalità che per guadagnarsi lo “status” di malati, sono spesso in ospedale a lamentarsi di disturbi inesistenti, e lo fanno in modo così insistente e convinto da riuscire anche a crearseli realmente riuscendo quindi ad attirare l’attenzione su di sé.

Callegari C, Bortolaso P, Vender S.

Il vittimista ha costante bisogno di attenzione, desidera in tutti i modi farsi notare e per fare questo ovviamente utilizza la manipolazione. Assumere quindi il ruolo di malato, di persona che soffre, fondamentalmente per attirare le attenzioni dei più buoni e sensibili.

Il vittimista è sempre e comunque pronto a fare la vittima in cerca quindi di possibili carnefici e qualora non sia possibile trovarne anche il mondo potrà essere etichettato come avverso. La “falsa vittima” sviluppa il suo potere psicologico sul “finto carnefice” esaltando l’offesa subita e manifestando il suo dolore al fine di colpevolizzarlo e invischiarlo in questo perverso e pericoloso gioco. Anche se il vittimista mostra complicità allo stesso modo utilizzerà tale atteggiamento per confermare il suo vittimismo.

CARATTERISTICHE DEL VITTIMISTA

Superando i possibili riadattamenti offerti dalle categorie diagnostiche nel manuale dell’American Psychiatric Association DSM, sembra utile elencare alcuni dei tratti comuni nelle false vittime:

  1. Distorcono la realtà
  2. Si compiacciono lamentandosi
  3. Si autogiustificano delle loro scelte ed eccessi grazie alla loro sofferenza
  4. Hanno bassa Autostima
  5. Paura dell’abbandono
  6. Buone capacità e tecniche manipolatorie
  7. Locus of control all’esterno. Riescono a creare dei colpevoli o comunque delegare le proprie responsabilità.
  8. Non sono in grado di fare una autocritica onesta.

 MECCANISMI DA COPIONE PER LA CREAZIONE DEL RUOLO DI VITTIMA

Basta saper assumere il ruolo di vittima in una discussione ed in un attimo il nostro interlocutore apparirà autoritario, poco empatico o addirittura aggressivo.

Manipolazione dei dati e della totale realtà al fine di scaricare le proprie responsabilità ad altri.

Il vittimista cerca di arrampicarsi in tutti i modi “agli specchi” riuscendo a negare l’evidenza e quando messo alle strette costretto ad affrontare la realtà eluderà le risposte con frasi come: mi stai confondendo, mi fai violenza psicologica, non mi vuoi bene, mi fai del male, non mi dai la possibilità di risponderti ecc.

Manipolazione emotiva

Conoscendo le sue (vere)vittime il vittimista cronico saprà toccare bene i punti deboli giocando con le emozioni degli altri e padroneggiando bene il senso di colpa con frasi come: dopo che io ho fatto tanto per te tu mi tratti così, mi hai fatto perdere tutto questo tempo ed ora mi tratti così, abbiamo appena fatto l’amore e mi dici queste cose ecc.
Il vittimista è abile nell’ usare l’empatia altrui cercando di far assumere tutte le colpe all’altro riuscendo a rimanere immobile nelle sue lamentele.

Circolo vizioso vittima-carnefice che distorce la dinamica relazionale.
Il vittimista dopo aver esasperato grossi conflitti sminuisce le sue crisi ed eccessi “perdonando” e facendo finta di niente in onore del suo amore cosi da incastrare l’altro nel circolo vizioso di alleato-carnefice, trasformando il consolatore poi destabilizzato e manipolato in colpevole ed infine perdonato della sua inadeguatezza.

Stimolare l’aggressività

E’ chiaro che nessuna forma di violenza è legittima.
La falsa vittima delegittima continuamente l’altro senza valide argomentazioni ma semplicemente stuzzicandone l’aggressività reinvestendolo inconsapevolmente del ruolo di aggressore con vere e proprie offese all’intelligenza.
La confidenza relazionale è terreno fertile per esprimere la rabbia repressa, per cui il consolatore può non controllare la rabbia. Questo è proprio quello che vuole il vittimista infatti è stuzzicando ma arrivando anche a vera e propria violenza e cattiveria che riesce a trasformare la sua vittima (colui che lo consola) in Carnefice. In questi casi se il conflitto non viene riparato si può arrivare ad avere una relazione aggressiva caratterizzata da odio e vera e propria violenza.

LE POSSIBILI CAUSE DELLO SVILUPPO DI UNA POSIZIONE VITTIMISTICA

E’ chiaramente difficile riuscire ad indentificare delle cause precise che possano aver influito nello sviluppo di una posizione vittimistica, ad oggi è condiviso che fattori che predispongono possano essere:

  • Mancata elaborazione della relazione primaria con la madre nella prima infanzia. La relazione insicura di attaccamento originata nell’Infanzia seppur sia sembrata piuttosto regolare nel suo sviluppo, può essere comunque stata vissuta come frustrante da parte dell’individuo. Spesso la figura materna o comunque una figura di accudimento può essere stata percepita per fatti e comportamenti oggettivi e/o fantasmatici come inaffidabile, ambigua e instabile tanto da caratterizzare uno sviluppo del bambino insicuro-evitante. Il bambino cresce con la convinzione interna che nessuno voglia davvero aiutarlo e capirlo.
  • Inadeguatezza/insicurezza vissuta nell’infanzia, conseguente al continuo giudizio di uno dei genitori.
  • Difficoltà ad identificare ed esprimere in modo adeguato le proprie emozioni, ansie, paure, dolori, conflitti
  • Difesa, contro se stessi più che contro gli altri. Proiettano all’esterno le proprie ferite intrapsichiche cadendo sempre nello stesso copione (vittima-carnefice).
  • Mancanza di consapevolezza, non sempre il vittimista si rende conto di esprimere il proprio malessere in modo passivo-aggressivo.
  • Invidia nei confronti di chi riesce ad affrontare la vita e nei confronti di chi li aiuta, questi è visto come più forte ma ambiguo quindi qualcuno da cui difendersi e da aggredire. Chi aiuta viene continuamente sabotato, la vittima esaspera e spesso crea i suoi dolori rendendo vana qualsiasi forma di aiuto e quindi, “chiunque può essere colpevole di essere incapace di aiutare”.

CONSIGLI PER LA VERA VITTIMA, il consolatore, il finto carnefice, colui che vuole aiutare un vittimista…

Il mondo è pieno di persone belle persone che hanno già un certo equilibrio con cui stringere legami relazionali sani fatti di simmetrico rispetto, e non vi è alcuna valida motivazione per cadere nei ricatti emotivi e nelle ritorsioni meschine di chi si finge vittima, ma in realtà è un vero e proprio carnefice di se stesso e degli altri.  La cosa importante è che non bisogna farsi condizionare da persone negative che scaricano agli altri i loro problemi facendoci sentire in colpa. E’ in grado di farci del male solo colui a cui gli diamo questo potere.

Ci sono casi in cui non ci possiamo tirare fuori dall’avere relazioni con un vittimista in tal caso è utile avere diverse consapevolezze per potere al meglio gestire il rapporto con la falsa vittima.

Colui che viene invischiato nella dinamica del vittimista, con grande sforzo di sopportazione, può utilizzare la razionalità per affrontare le grosse offese subite.
Spesso sarebbe utile che il finto carnefice vera vittima possa ricorrere all’aiuto di un’altra persona per avere sostegno. Per riuscire a sopportare i soprusi del vittimista può essere utile concentrarsi su attività personali costruttive e creative al fine di costruire per se stessi nuovi impegni e mantenere relazioni più sane e nutrienti al fine di continuare a crescere e non farsi fermare dalla falsa vittima.

Per la vera vittima può essere utile riconoscere i suoi meccanismi interni di consolatore che influiscono a confermare il ruolo di vittima, questa consapevolezza è fondamentale per gestire al meglio la situazione.

Ricordare che la falsa vittima risolve le altrui difficoltà semplificandole e sminuendole definendole risolvibili grazie ad un’inspiegabile fato e ottimismo.

Spesso è inutile cercare di fare capire al vittimista le sue responsabilità, tanto egli si dimostrerebbe aggredito, ferito e maltrattato. 

Una soluzione per il vittimista: la PSICOTERAPIA.

La via regia per aiutare il vittimista a riadeguare alla realtà il suo modo di affrontare la vita è la psicoterapia.

Nel percorso psicoterapeutico il primo passo è quello di offrire al vittimista uno spazio relazionale caratterizzato da un sano attaccamento in cui il paziente possa sperimentare una relazione sicura caratterizzata da fiducia.

La fase di costruzione dell’alleanza è molto delicata in quanto il vittimista cercherà anche nel setting terapeutico di vanificare l’aiuto ricevuto, la più semplice osservazione offerta dal terapeuta che attribuisce un minimo di responsabilità al suo cliente può essere vissuto con forte rottura, allo stesso tempo il terapeuta deve essere attento a non lasciare il paziente nella situazione di stallo in cui si crogiola nei suoi problemi.

Grazie alla relazione terapeutica il vittimista deve riuscire ad accettare e sentire le sue emozioni individuando le sue rotture nella formazione di relazioni sane. Deve imparare cosa c’è di positivo nelle relazioni sane ed il giusto modo di rapportarsi alle persone riuscendo a distinguere i vari livelli di confidenza.

La finta vittima deve imparare che la vita va affrontata e siamo noi i timonieri della nave e siamo noi a scegliere che onde e mari da affrontare e gestire. Bisogna essere pronti e consapevoli di dover padroneggiare sia le esperienze negative che positive che nella vita inevitabilmente ci vengono incontro. Con la giusta dose di consapevolezza, valori ed auto critica è possibile smettere di farsi del male e riuscire a cogliere i lati positivi che la vita può offrirci, interrompendo il circolo vizioso della negatività che altrimenti si rigenera.

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Disturbi Fittizi

DEFINIZIONE DISTURBI FITTIZI

Callegari C, Bortolaso P, Vender S.

Una produzione volontaria o la simulazione di dolore per assumere il ruolo di ammalato può rientrare nella categoria nosografica dei disturbi fittizi. Il soggetto ammalato di questo particolare disturbo ha una personalità patologica che lo porta a desiderare di ricevere continue cure mediche e, soprattutto, di essere ricoverato in ospedale. Solo ed esclusivamente a questo scopo egli racconta menzogne, si sottopone agli esami più fastidiosi, è desideroso di assumere farmaci, ricerca e affronta interventi chirurgici non sempre o non del tutto necessari, anche se ripetuti più volte.

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Disturbo Istrionico di Personalità

Criteri diagnostici del Disturbo Istrionico di Personalità. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. American Psychiatric Association

Crriteri diagnostici del Disturbo Istrionico di Personalità. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. American Psychiatric Association

Disturbo Istrionico di Personalità

Secondo il DSM-5 A.P.A. devono essere presenti, iniziati nella prima età adulta, almeno cinque dei seguenti sintomi :
1- Disagio nei contesti in cui non sono al centro dell’attenzione;
2- Interazione con gli altri spesso caratterizzata da un comportamento seduttivo e/o provocante;
3- Emotività esageratamente inappropriata, instabile e superficiale;
4- Uso dell’aspetto fisico come mezzo per attirare l’attenzione su di sé;
5- Eloquio di tipo impressionistico, vago e privo di dettagli;
6- Alta suggestionabilità (sono facilmente influenzabili dagli altri e dalle
circostanze);
7- Tendenza a considerare le relazioni più intime di quanto non siano realmente.

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Lips enhancer. AUTOLESIONISMO 2.0

Lips enhancer. AUTOLESIONISMO 2.0
fashion victim

Ogni tempo segue una sua moda. Che ci piaccia o no le mode sono sempre la tendenza del momento e spesso una fotografia dei valori presenti in quell’epoca.

Ma non è detto che siano sempre tendenze intelligenti o evolutive. In un’epoca confusionaria come questa possiamo passare giorni interi sui media tra social o youtube per renderci conto della diffusa distruzione dei valori. Paradossalmente oggi sembra che sia delegato e affidato proprio ai media l’insegnamento dei valori.

Kylie Kristen Jenner è l’artefice dell’ultima moda scoppiata partendo dagli Stati Uniti, lei è conosciuta grazie ad un reality show; Kristen lancia su istagram la moda del Lip enhancer così si chiamerebbe il metodo fai da te per gonfiarsi le labbra, quasi come fossero andati tutti dal chirurgo e subito dopo, sono tutti pronti per poter partecipare al reality, per rimanere in tema, “Disastri di bellezza” che di bellezza poi non ne rimane così tanta.

Guardare come questi video si siano diffusi in modo virale è allarmante. Il gioco è questo, prendere una bottiglia, un bicchierino… Infilarsi le labbra dentro, restare per circa un’ora o comunque diversi minuti così, dopodiché sfilarsi il bicchierino che nel frattempo avrà creato una pressione negativa; il tentativo di gonfiare le labbra passa nell’aspirare più aria possibile all’interno del contenitore, in modo da farle gonfiare a dismisura per la pressione che si crea. Tolta la bottiglia ecco il risultato, delle labbra che tutto sembrerebbero, tranne che labbra sexy o carnose, assomigliano a dei gorilla (senza offesa per i gorilla) o a soubrette fuori scena. Un risultato a dir poco preoccupante. In linea con l’attuale liquidità dei sessi questa pratica si è diffusa anche tra i maschietti quindi non c’è distinzione.

Le ragazzine fanno a gara per chi riesce ad avere le labbra più gonfie, pubblicando i video con l’hashtag #KylieJennerLipsChallenge. Ovviamente questa pratica innaturale sembra poter portare conseguenze anche piuttosto gravi quindi è sconsigliato farlo ma basta avere un minimo di buonsenso per capire l’inutilità di tutto ciò.

Secondo il parere dei medici le conseguenze possono essere diverse come ad esempio: ecchimosi, ematomi, la rottura dei vasi con emorragie di varia intensità, ferite più o meno gravi delle labbra provocate dalla eventuale rottura del recipiente usato, e altro.

Entrando più affondo nella questione e estraendone anche i simbolismi e la metacomunicazione: Perché le ragazze sono spinte a seguire queste mode?

Nell’epoca dell’Apparire’ tutto è concesso, si perdono i freni inibitori perdendo di conseguenza i valori ciò che manca è la base, tutto questo è un effetto collaterale della contemporaneità; bombardamenti di informazioni troppo veloci che creano ragnatele dissonanti.

Alla base di questo desiderio di mostrarsi a labbra gonfie oltre che allo scontato ma nascosto istinto autolesionista c’è il grosso desiderio di emulazione di quelli che sono i modelli sbagliati ormai offerti dai media comuni. E’ stata proprio una “donna fashion” sbucata da un reality a cercare notorietà e a trovare poveri e ingenui adepti “fashion victim” che sostengono e sponsorizzano tale pratica anche solo per gioco.

Purtroppo e spesso i “follower” di tali “pratiche” sono giovani che non del tutto sono sempre consapevoli e informati su ciò che fanno e come lo fanno, ma cercano di imitare quelli che oggi, dato il decadimento dei valori, sembrano le caratteristiche indispensabili per poter accedere al mondo dello spettacolo, basti pensare alla diffusione della chirurgia plastica. Anche ai più svegli appare chiaro che, le labbra gonfie e carnose a livello simbolico evocano una maggiore ricettività e apertura se paragonate ad una bocca con labbra sottili o serrate che invece indicano controllo e chiusura. Le labbra aperte e carnose predispongono alla apertura e sperimentazione dei sensi e del piacere.

Attraverso l’elemento estetico si esprime il desiderio e bisogno (ai più) inconscio di aprirsi alla vita e agli altri. Le labbra sono veicolo ed espressione istintuale fisica materiale e dei sensi.

Spesso chi ha labbra sottili desidera rifarsi le labbra parallelamente alla voglia di superare le inibizioni e i tabù per essere più aperti e disponibili.

Il consiglio che rimane da dare a questi fruitori inconsapevoli del web e dei media è di passare sempre meno tempo davanti agli schermi in modo da poter vivere in modo più naturale riuscendo a sentirsi unici cogliendo il bello dell’essere diversi e particolari.

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