Archivio Categoria: Strategie per essere felici

PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!

PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!
Per vivere meglio è possibile cambiare il pensiero negativo in positivo!!

L’enciclopedia della lingua Italiana TRECCANI così riporta:

Pessimismo s. m. [dal fr. pessimisme, der. del lat. pessĭmus «pessimo» (in contrapp. a optimisme «ottimismo»)]. – disposizione di spirito a considerare la realtà nei suoi aspetti peggiori.
Disfattismo (s.m.), catastrofismo (s.m.), scetticismo (s.m.), diffidenza (s.m.), sfiducia (s.m.), scoraggiamento (s.m.)

Il pessimismo come l’ottimismo è una delle strategie difensive agite dall’uomo per garantirsi la sopravvivenza. Precisando che come si parla di “ottimismo realista” così bisogna parlare di “pessimismo realista” quindi usato con moderazione e cognizione di causa. Il pessimismo portato all’eccesso culmina nella depressione quindi alla vera e propria e totale mancanza di speranza nel futuro, immobilità e isolamento, proprio come anche rilevato dai vari studi di Seligman sulla impotenza appresa.

Come evidenzia Edoardo Giusti (2016, pag.34), “i pensieri angosciosi possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di attivazione persistente che provoca un eccesso di produzione di adrenalina, cortisolo ed altri ormoni analoghi fino alla comparsa di svariati sintomi.”

Il pensiero negativo ad alta intensità di pessimismo è caratterizzato da diversi ingredienti:

  1. Sensazione di Si tende a rimanere in una posizione di immobilità, passività, senza combattere con la giustificazione che tanto non c’è alcuna via di uscita.

  2. Bassa autostima e quindi poca fiducia nella propria capacità di risolvere le situazioni (problem solving), scoraggiamento, paura…

  3. Overload of negative information/accumulo di informazioni negativo. Si raccolgono tante prove negative che confermano le proprie paure, tanto da scoraggiarsi nell’agire e nel cercare di risolvere affrontando la realtà.

  4. Bassa motivazione. A causa del pessimismo non si è motivati ad agire e quindi si rimane immobili.

  5. Confronto con chi ha di più. Si paragona la propria vita a persone che stanno meglio, ottenendo il risultato di scoraggiarsi.

  6. Mancanza di speranza in questo modo ogni comportamento viene pensato come inutile e quindi si smette di cercare soluzioni alternative.

  7. Mancanza di fiducia in se stessi e negli altri.

  8. Paranoia. Ci si sente schiacciati dagli eventi negativi e quindi perseguitati.

 “È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione.”
Albert Einstein

Come già detto senza il pessimismo il genere umano non sarebbe sopravvissuto, se l’uomo non avesse previsto le catastrofi non si sarebbe preparato ad affrontarle. Senza quel pizzico di pessimismo non ci prepareremmo ai momenti di crisi.

Grazie al pessimismo, la paura e l’ansia ci preparano a situazioni di pericolo. Ci allertano e quindi si ha la possibilità di organizzare delle risposte veloci, rapide ed adattive.

È chiaro quindi che il livello di pessimismo deve essere realista, ben moderato, altrimenti indossando lenti molto scure tutto apparirà più buio, cupo, più grigio di quanto realmente è, ottenendo una visione del mondo poco realistica quindi distorta.

Seligman individuò nella consapevolezza, di potere o non potere controllare l’ambiente, la base della differenza tra pensiero pessimistico e ottimistico. Quella consapevolezza di esercitare un certo controllo sul proprio futuro e sulle proprie azioni. Il modo in cui ci si spiega gli avvenimenti. È ovvio che se si crede di non avere controllo sul proprio destino ci si adagia passivamente al flusso degli eventi della vita senza provare minimamente a darle una direzione, vivendo con molta insoddisfazione.

La differenza importante che c’è tra l’ottimista e il pessimista riguarda l’attribuzione delle cause dei propri insuccessi, o attribuzione esterna (mi hanno fatto sbagliare!) o interna (ho sbagliato!).

Ovviamente quando i pessimisti si attribuiscono le cause dei loro insuccessi avranno un abbassamento della loro auto stima e quindi della fiducia in se stessi, non confidando tanto nelle loro possibilità e capacità.

Seligman ha confermato che è possibile utilizzare delle strategie per cambiare il proprio stile di pensiero da pessimista a ottimista. Esercitarsi a pensare positivo, ci aiuta nella soddisfazione dei nostri bisogni, a stare bene fisicamente e con delle alte difese immunitarie.

Istruzioni per i PESSIMISTI cronici per diventare più Ottimisti, i passi per cambiare il proprio pensiero da pessimista ad ottimista:

  1. Essere consapevoli di caricare negativamente la realtà, trasformandola in più catastrofica di quanto lo è.

  2. Distogliere l’attenzione dai pensieri pessimistici cercando di focalizzare l’attenzione su nuove soluzioni e spiegazioni più ottimistico realistiche.

  3. Focalizzarsi sulle proprie fortune, sulle cose belle della vita e sulle possibilità del futuro.

  4. Guardarsi allo specchio e sorridere ogni giorno.

  5. Visualizzare la nostra percentuale di pessimismo da 1 a 100. Es. Solitamente carico un 60% di negatività alla realtà vedendola sempre più catastrofica del reale, quindi procedendo con un ragionamento di tipo cognitivo alla mia visione; dovrò sempre effettuare un aggiustamento levando il 60% del pessimismo. Per esempio quindi, 100% che non ce la faccio cioè non ce la posso fare, diventa 40% che non ce la faccio cioè potrei anche farcela.

  6. Non catastrofizzare generalizzando ma circoscrivere l’insuccesso all’evento nefasto in termini sia temporali che causali.

  7. Imparare dai propri errori, essi intrinsecamente possono avere una valenza positiva se utilizzati come una risorsa, ossia come apprendimento che ci permette di capire cosa non ci conviene fare.

  8. Ricordare che la visione che l’uomo ha del mondo, dell’ambiente e della vita è una visione prettamente soggettiva, quindi costruita da noi stessi e dalle nostre esperienze. Partendo da questo assunto, è ovvio dedurre che, se la vita ci appare bella, dipende molto da noi e dal nostro modo di vedere le esperienze della vita.

Non bisogna dimenticare che i pensieri negativi diventano profezie che si autoavverano.
Sta quindi a noi decidere se voler essere ottimisti quindi attivi e pronti a combattere, oppure se si preferisce la chiusura nel pensiero pessimistico inattivo cadendo nella disperazione e privandoci “del rischio” di poter godere delle cose della vita??
Ricordiamo che il pessimismo abbassa la motivazione e le aspettative rendendoci immobili, e nel vuoto.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Daniel Goleman. Intelligenza emotiva. Rizzoli, Milano 1996.
  • Edoardo Giusti Passione e saggezza: la serenità psichica tra ottimismo e realismo. Sovera Edizioni, 14 giu 2016.
  • Chiara Ruini, Marta Scrignaro, Marta Bassi, Andrea Fianco. Le partiche della psicologia positiva: Strumenti e prospettive. Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo. Franco Angeli 2017
  • H. Maslow, Motivazione e personalità, Astrolabio 1973
  • Abraham Maslow, Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio 1971
  • Carl Rogers, Un modo di essere, Martinelli 1983
  • Seligman, M.E.P. (1990). Imparare L’Ottimismo (Learning Optimism). New York: Knopf. (reissue edition, 1998, Free Press)
  • Seligman, M.E.P. (1996). Come crescere un bambino ottimista (The Optimistic Child: Proven Program to Safeguard Children from Depression & Build Lifelong Resilience). New York: Houghton Mifflin. (Paperback edition, 1996, Harper Paperbacks)
  • Seligman, M.E.P. (2002). La costruzione della Felicità (Authentic Happiness: Using the New Positive Psychology to Realize Your Potential for Lasting Fulfillment). New York: Free Press. (Paperback edition, 2004, Free Press)

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Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

INSIDE OUT e la Psicologia.
UTILE STIMOLO per meglio comprendere le EMOZIONI.

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INSIDE OUT. Un film di Pete Docter. Con Mindy Kaling, Bill Hader, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black. Titolo originale Inside Out. Animazione, durata 94 min. – USA 2015. – Walt Disney Pixar uscita mercoledì 16 settembre 2015.

Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

L’importanza delle emozioni è ormai assodata in psicologia. Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva rappresenta per ognuno di noi la chiave per vivere al meglio la nostra vita in tutte le sue sfumature. Il nuovo film della Pixar/Disney “Inside Out” diretto da Pete Docter, regista noto per aver realizzato fra gli altri Toy Story e Monsters & Co.,seppur dai più non viene compreso in tutte le sue metafore, rappresenta un utile strumento per meglio interrogarsi sui meccanismi emotivi che ci guidano nella vita di tutti i giorni. Il film prende le basi e gioca con i veri costrutti teorici della psicologia delle emozioni.
Il regista Docter prima di scrivere il film Inside Out sembra aver incontrato Dacher Keltner, fondatore del Greater Good Science Center dell’Università di Berkeley, in California, centro di studio di psicologia, sociologia e neuroscienze, al fine di porgli domande sull’adolescenza e l’emotività. Successivamente sembra aver coinvolto come consulente Paul Ekman uno degli psicologi che ha molto approfondito gli studi sulle emozioni nel Ventesimo secolo (vedi i suoi studi antropologici sull’innatismo delle emozioni).

Ekman e successivamente Plutchick nel 1980 teorizzarono emozioni primarie come TRISTEZZA, GIOIA, PAURA, DISGUSTO\DISPREZZO, RABBIA, SORPRESA che miscelate tra loro danno vita ad emozioni secondarie  come amore, timore, apprensione, ecc. come rappresentato nel cono emotivo. Secondo Plutchik le relazioni fra emozioni si possono rappresentare con un modello strutturale tridimensionale a forma di cono, come si vede nella figura seguente:

http://www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2011/06/plutchik-cono-emotivo.jpgAtal proprosito è infatti interessante notare come questa tabella (qui sotto), diffusa dalla Disney/Pixar, sulle diadi emotive sia stata trasformata appositamente per i personaggi del film, partendo dalle teorie della psicologia moderna. Probabilmente è stata molto utile per la stesura delle parti in cui due emozioni interagiscono.

http://www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2015/10/emozioni-inside-out-diadi.jpg

Qui di seguito invece una tabella delle diadi emotive diffusa in letteratura.

http://www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2011/06/diadi-emotive-zinzi-psicologo-palagiano-taranto.jpg

 Nel film attraverso la protagonista Riley, viene offerta la possibilità di osservare dall’interno della mente il suo percorso di crescita e le sue emozioni. Trasportati nella mente di Riley, incontriamo le 5 emozioni fondamentali:

TRISTEZZA, GIOIA, PAURA, DISGUSTO\DISPREZZO, RABBIA,http://www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2015/10/inside-out-emozioni.jpg
ad esse spesso in psicologia si aggiunge la SORPRESA come sesta emozione fondamentale, ma nel film non è presente.
Il periodo di vita maggiormente fotografato dal film è l’inizio dell’adolescenza. Riley ha 11 anni, fase in cui lei con il resto della famiglia sono costretti a cambiare casa, spostandosi dallo stato del Minnesota a San Francisco.
Il vissuto di perdita della piccola Riley causato dal trasferimento e il trambusto dell’adolescenza, lasciano recitare ai vari personaggi delle emozioni presenti nella sua mente, diverse dinamiche frutto del loro “incotro” che crea reazioni comportamentali differenti.
A mio parere, al di sotto delle spesso buffe scene del film recitate dalle varie emozioni, appare molto utile trarne rilevanti consapevolezze:
tutte le emozioni sono degne di attenzione e vanno esplorate; la tristezza ci ha insegnato come sia per noi utile ed importante in alcuni momenti essere tristi, al fine di assaporare meglio i significati delle cose e capire cosa vogliamo o non vogliamo fare, quindi che anche le emozioni sgradevoli sono utili…
L’emotività viene in questa pellicola rappresentata come la guida e supporto della ragione, la tristezza infatti è in grado di condizionare i nostri ricordi proprio come la felicità, la paura ci guida nel non farci troppo male, il disgusto e disprezzo ci condiziona nelle scelte, la rabbia ci da la carica e difende…
Consigliato, da vedere e rivedere, adulti e bambini!

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(5) STRATEGIE per ESSERE FELICI

la ricerca della felicità... 

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La felicità è uno stato emotivo–affettivo di gioia provocato dall’appagamento dei desideri o dalla previsione di una condizione futura positiva con relativa sensazione di piacere diffuso.

La Felicità è direttamente proporzionale alla soddisfazione dei nostri bisogni, obiettivi, desideri.

Tanto più soddisfiamo i nostri bisogni, sogni e desideri tanto più la nostra qualità della vita migliorerà.

Inoltre quando si è felici si tende a valutare più positivamente la propria persona: ci si sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà. In ultimo, si è visto che più si è felici più si curano e si allargano i propri interessi sociali e artistici, si pone maggiore attenzione alle questioni politiche generali, ci si sente più inclini ad accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili …

“uno stato emotivo positivo induce all’ottimismo” (Cunningham , 1986; 1988).

Per effettuare un utile cambiamento atto al miglioramento delle nostre qualità di vita è importante “ascoltarsi” e riuscire ad essere in grado di comprendere “chi siamo, cosa vogliamo e dove andiamo”.

Per essere felici principalmente è importante che i bisogni primari (il bere, il mangiare, il riposo.. legati alla sopravvivenza.) vengano soddisfatti al meglio, successivamente è utile dare ascolto e soddisfazione ai bisogni e desideri che si hanno nelle varie aree di vita.

Le principali aree di vita sono:

  • Salute
  • Autostima
  • Mete e valori
  • Denaro
  • Lavoro
  • Svago
  • Apprendimento
  • Creatività sostegno
  • Amore
  • Amicizia
  • Figli
  • Casa
  • Vicinato
  • Comunità
  • Altro…..

Una volta che ci si è “ascoltati” e quindi si è effettuata una attenta analisi dei propri bisogni ed individuate le aree di vita da implementare è utile sapere che per ogni area ci sono principalmente

5 strategie per migliorare la propria vita ed essere felici (strategie per essere felici):

1.      Cambiare le proprie circostanze

A seconda dell’area di vita che si vuole migliorare è molto utile effettuare dei cambiamenti di copione. Si potrebbe cambiare luogo in cui si vive, cambiare luogo in cui si incontrano gli amici, il modo in cui ci si diverte, cambiare lavoro…

2.      Cambiare il proprio atteggiamento

A seconda dell’area di vita da migliorare è molto importante analizzarsi,  individuare e quindi correggere ogni distorsione e pensiero pessimistico.

Le domande da farsi per effettuare una utile analisi nell’area da migliorare sono due:

  • Cosa accade?
  • Cosa questo significa per me e per il mio futuro?

Mentre si effettua questa analisi e si passa all’ interpretazione è quindi importante essere oggettivi e quindi prestare attenzione alle personali distorsioni cognitive automatiche che noi spesso facciamo, di frequente il nostro modo di vedere una situazione e le sue possibili evoluzioni future non è basato sui fatti ma su una personale visione non del tutto realistica (es. un collega non ci saluta a lavoro e noi siamo convinti che lui sia contro di noi, mentre egli in realtà è turbato per un problema personale).

Inoltre è importante immaginare di sopravvivere e potercela fare anche in situazioni molto negative (Es. se dovessimo perdere il lavoro, interrompere il proprio matrimonio …).

3.      Cambiare i propri obiettivi in modo realistico

Spesso ci capita di imporci obiettivi elevati o comunque difficili da realizzare .

Le domande da farsi per effettuare una utile analisi degli obiettivi nell’area da migliorare sono :

  • · Cosa voglio veramente da questa area della vita?
  • · Cosa mi renderebbe soddisfatto e quanto?
  • · Quali obiettivi posso pormi per la soddisfazione dei miei bisogni (nella specifica area)?

Nell’analisi delle mete è fondamentale, qualora si abbiano obiettivi molto elevati e difficili da raggiungere, porsi dei micro-obiettivi in modo che progressivamente le nostre aspettative siano sempre più appagate, e si abbia maggiormente la consapevolezza della propria assertività (es. se la propria meta è diventare medico bisogna quindi programmare i vari micro-obiettivi: diploma, esame di ammissione università, laurea, pratica, concorsi…).

In questo modo è possibile capire cosa sta accadendo in una particolare area di vita e cosa essa significhi per noi e per il nostro futuro in modo oggettivo e razionale.

4.      Cambiare le proprie priorità

Per l’attuazione di questa strategia è utile analizzare le aree di principale interesse, le più importanti per noi che quindi quelle che hanno maggiore priorità, successivamente valutare ed enfatizzare di queste, le aree sulle quali si può agire e controllare meglio un cambiamento. (es. se ho un problema di salute irrisolvibile, è inutile che miro alla guarigione piuttosto posso concentrarmi sul miglioramento dell’area dell’amicizia e quindi della mia rete relazionale, dell’area dello svago iscrivendomi ad un corso di ballo…).

Le domande da farsi per effettuare un utile cambiamento atto al miglioramento della propria qualità di vita è:

  • · Quali sono le mie priorità?
  • · Quali aree di priorità posso controllare e modificare?

Quindi il passo principale è:  non enfatizzare le aree nelle quali non si può ottenere un cambiamento dando maggiore importanza a quelle aree in cui i cambiamenti sono possibili.

 5.      Migliorare la propria soddisfazione anche in aree di non alta priorità.

Spesso capita che le proprie priorità abbiano mete difficilmente raggiungibili in breve tempo, a questo punto mentre si tende ad esse, contemporaneamente possono essere implementate aree di vita non considerate di primaria importanza o di immediato interesse (es. per uno studente la priorità rappresenta il “lavoro” desiderando diventare medico, ma per raggiungere questo obiettivo ci vogliono degli anni quindi nel frattempo si può concentrare anche su altre aree di vita come l’amore, lo svago, la comunità in tal modo il proprio senso di benessere comunque migliorerà non rimanendo cristallizzato al raggiungimento del lavoro).

Questa strategia dovrebbe essere sempre attuata mirando al generale miglioramento della qualità della vita; e quindi evolvendoci anche in quelle aree che comunque non presentano particolari difficoltà.

D’Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere. Tali attività o atteggiamenti sono:

  1. non attribuire interamente a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano
  2. stare in compagnia di persone felici
  3. fare esercizio fisico
  4. non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri
  5. individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo
  6. curare il corpo e l’abbigliamento
  7. riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore
  8. dimensionare le nostre aspettative alle capacità e alle opportunità medie della situazione
  9. aiutare le persone a cui piace essere aiutate
  10. non fare progetti a lunga scadenza
  11. frequentare le persone che ci hanno fatto dei piaceri e alle quali abbiamo fatto dei piaceri
  12. non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
  13. fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle

BIBLIOGRAFIA

  • Cunningham,M.R.(1988a), Does happiness mean friendliness?: Induced mood and hetero-sexual self-disclosure. Personality and Social Psychology Bulletin, 14, 283-297
  • Cunningham, M.R. (1988b). What do you do when you’r e happy or blue ? Mood, expect-ancies, and behavioral Interest Motivation and Emotion,12, 309-331
  • Cunningham, M.R., Steinberg, J., & Grcv, R.(1980). Wanting to and having to help: Separat e motivations for positive mood and guilt induced helping. Journal of Personality and Social Psychology, 38, 181-192
  • D’Urso V e Trentin R.  Sillabario delle emozioni, Giuffrè 1992
  • Michael B. Frisch Psicoterapia integrata della qualità della vita. Sovera Edizioni, 2001

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