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TECNOSTRESS

cyber-brain dr Ettore zinzi psicologo psicoterapeuta taranto palagiano PNGOggi oltre ad osservare un elevato numero di persone che autonomamente a causa dei social network, delle chat, degli smartphone, del multitasking ecc. diventano vittima delle net addiction, subendo quindi degli effetti collaterali, assistiamo anche ad un altro fenomeno tanto interessante quanto problematico: il TECNOSTRESS. In questo caso, non per scelta ma per necessità lavorative, si è costretti a passare più di 12 ore al giorno utilizzando strumenti tecnologici, basti pensare a lavori come il giornalista, l’operatore di call center, il commercialista ecc.
Già circa 30 anni fa, nel 1984 lo psicologo americano Craig Broad nel libro “Technostress: the uman cost of computer revolution”(edito nel 1984 da Addison Wesley) dava molto rilievo all’impatto psicologico negativo derivante dall’uso delle tecnologie. Egli stesso definì il Tecnostress “un disturbo causato dall’incapacità di gestire le moderne tecnologie informatiche”.
Gli effetti collaterali rilevati da questo eccesso di stress subito in modo continuo e costante sono diversi infatti si assiste ad:
• ansia, attacchi di panico
• insonnia
• mal di testa,
• ipertensione,
• calo della concentrazione
• disturbi gastrointestinali e cardiocircolatori
• depressione
• disfunzioni ormonali
-nell’uomo abbassamento del testosterone con calo del desiderio sessuale
-nelle donne sindrome premestruale
Inoltre, può favorire:
• alterazioni comportamentali
• l’isolamento relazionale

In Italia alla fine del 2006, il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, in seguito agli esposti di alcuni dipendenti di un call center torinese, ha avviato le indagini per verificare se il tecnostress può essere riconosciuto tra le nuove malattie professionali. Nel complesso si tratta di 1.849.732 lavoratori che si dividono fra computer, internet, smartphone e tecnologie mobili touchscreen. “In Italia ci sono 22 milioni di ‘mobile surfer’ e 7,3 milioni di ‘mobile worker’”, secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform.

Ormai dal 31 dicembre 2010 in Italia è obbligo da parte dei datori di lavoro, effettuare la “valutazione da stress lavoro correlato”, prevista dagli articoli 6 comma 8, lettera m-quarter e 28 comma 1 bis, comma 1 articolo 29, del Testo Unico Sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lgs 81/2008 e D.lgs 106/2009.) che recita : La valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. La valutazione interessa tutti i lavoratori compresi i dirigenti e non è effettuata sui singoli ma sull’intero gruppo di persone esposte allo stesso tipo di rischi. In questa ottica ovviamente anche la formazione per la prevenzione dello stress è un obbligo di legge (art. 37, T.U. D.lgs. 81/208) delle aziende. Ovviamente lo psicologo attualmente è la figura professionale di elezione per questo tipo di interventi di valutazione e formazione preventiva contro lo stress, anche se purtroppo ad oggi non in tutte le aziende viene compreso il significato del benessere dei propri dipendenti, anche in termini di sola produttività.

 

 

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Data di pubblicazione:  2003

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