Category: psicologia

Lips enhancer. AUTOLESIONISMO 2.0

Lips enhancer. AUTOLESIONISMO 2.0
fashion victim

Ogni tempo segue una sua moda. Che ci piaccia o no le mode sono sempre la tendenza del momento e spesso una fotografia dei valori presenti in quell’epoca.

Ma non è detto che siano sempre tendenze intelligenti o evolutive. In un’epoca confusionaria come questa possiamo passare giorni interi sui media tra social o youtube per renderci conto della diffusa distruzione dei valori. Paradossalmente oggi sembra che sia delegato e affidato proprio ai media l’insegnamento dei valori.

Kylie Kristen Jenner è l’artefice dell’ultima moda scoppiata partendo dagli Stati Uniti, lei è conosciuta grazie ad un reality show; Kristen lancia su istagram la moda del Lip enhancer così si chiamerebbe il metodo fai da te per gonfiarsi le labbra, quasi come fossero andati tutti dal chirurgo e subito dopo, sono tutti pronti per poter partecipare al reality, per rimanere in tema, “Disastri di bellezza” che di bellezza poi non ne rimane così tanta.

Guardare come questi video si siano diffusi in modo virale è allarmante. Il gioco è questo, prendere una bottiglia, un bicchierino… Infilarsi le labbra dentro, restare per circa un’ora o comunque diversi minuti così, dopodiché sfilarsi il bicchierino che nel frattempo avrà creato una pressione negativa; il tentativo di gonfiare le labbra passa nell’aspirare più aria possibile all’interno del contenitore, in modo da farle gonfiare a dismisura per la pressione che si crea. Tolta la bottiglia ecco il risultato, delle labbra che tutto sembrerebbero, tranne che labbra sexy o carnose, assomigliano a dei gorilla (senza offesa per i gorilla) o a soubrette fuori scena. Un risultato a dir poco preoccupante. In linea con l’attuale liquidità dei sessi questa pratica si è diffusa anche tra i maschietti quindi non c’è distinzione.

Le ragazzine fanno a gara per chi riesce ad avere le labbra più gonfie, pubblicando i video con l’hashtag #KylieJennerLipsChallenge. Ovviamente questa pratica innaturale sembra poter portare conseguenze anche piuttosto gravi quindi è sconsigliato farlo ma basta avere un minimo di buonsenso per capire l’inutilità di tutto ciò.

Secondo il parere dei medici le conseguenze possono essere diverse come ad esempio: ecchimosi, ematomi, la rottura dei vasi con emorragie di varia intensità, ferite più o meno gravi delle labbra provocate dalla eventuale rottura del recipiente usato, e altro.

Entrando più affondo nella questione e estraendone anche i simbolismi e la metacomunicazione: Perché le ragazze sono spinte a seguire queste mode?

Nell’epoca dell’Apparire’ tutto è concesso, si perdono i freni inibitori perdendo di conseguenza i valori ciò che manca è la base, tutto questo è un effetto collaterale della contemporaneità; bombardamenti di informazioni troppo veloci che creano ragnatele dissonanti.

Alla base di questo desiderio di mostrarsi a labbra gonfie oltre che allo scontato ma nascosto istinto autolesionista c’è il grosso desiderio di emulazione di quelli che sono i modelli sbagliati ormai offerti dai media comuni. E’ stata proprio una “donna fashion” sbucata da un reality a cercare notorietà e a trovare poveri e ingenui adepti “fashion victim” che sostengono e sponsorizzano tale pratica anche solo per gioco.

Purtroppo e spesso i “follower” di tali “pratiche” sono giovani che non del tutto sono sempre consapevoli e informati su ciò che fanno e come lo fanno, ma cercano di imitare quelli che oggi, dato il decadimento dei valori, sembrano le caratteristiche indispensabili per poter accedere al mondo dello spettacolo, basti pensare alla diffusione della chirurgia plastica. Anche ai più svegli appare chiaro che, le labbra gonfie e carnose a livello simbolico evocano una maggiore ricettività e apertura se paragonate ad una bocca con labbra sottili o serrate che invece indicano controllo e chiusura. Le labbra aperte e carnose predispongono alla apertura e sperimentazione dei sensi e del piacere.

Attraverso l’elemento estetico si esprime il desiderio e bisogno (ai più) inconscio di aprirsi alla vita e agli altri. Le labbra sono veicolo ed espressione istintuale fisica materiale e dei sensi.

Spesso chi ha labbra sottili desidera rifarsi le labbra parallelamente alla voglia di superare le inibizioni e i tabù per essere più aperti e disponibili.

Il consiglio che rimane da dare a questi fruitori inconsapevoli del web e dei media è di passare sempre meno tempo davanti agli schermi in modo da poter vivere in modo più naturale riuscendo a sentirsi unici cogliendo il bello dell’essere diversi e particolari.

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Intervista di Carlo Mazzucchelli al dr Ettore Zinzi Psicologo Psicoterapeuta

E’ importante sapere usare i media con senso critico.
Per www.solotablet.it  nell’ ottobre 2017 Carlo Mazzucchelli intervista lo Psicologo Psicoterapeuta Ettore Zinzi.

Al seguente link è possibile accedere all’intervista che Carlo Mazzucchelli ha condotto con Il dr Ettore Zinzi Psicologo Psicoterapeuta per il sito www.solotablet.it. Un progetto editoriale che propone una riflessione critica sulla tecnologia per un suo uso consapevole.
L’intervista verte sugli effetti che la tecnologia sta avendo sulle persone e come stà modificando il nostro modo di essere.

BUONA LETTURA

http://www.solotablet.it/blog/psicologia-e-tecnologia/tecnologia-psicologia-dipendenze-tecnologiche

 

 

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Frasi, pensieri, aforismi…

Frasi, pensieri, aforismi…

Cambia punto di vista !! Sii creativo!!       (dr Ettore Zinzi)

 

L’ansia è come una sedia a dondolo: sei sempre in movimento, ma non avanzi di un passo.                                                                      (Jodi Picoult)

 

 

Valorizzati e fai ciò che ti rende felice!!  Tu sei il quandro, non la cornice!!

 

Cerca di essere come l’ OSTRICA, quando qualcosa le entra dentro e la ferisce la trasforma in una  PERLA!     Ettore Zinzi

 

CONSAPEVOLEZZA… implica il conoscere i propri punti di forza e debolezza, i propri gusti, i propri desideri e sogni, i propri bisogni e le proprie emozioni…   Ettore Zinzi

 

Le bugie alla lunga frantumano i rapporti. Lo senti quando qualcuno ti stà mentendo, ma resti in silenzio, non serve a mulla farglielo notare, chi mente pensa di trovarti sempre li pronto a sentire una nuova menzogna. Non capisce subito che hai capito. Se ne accorge solo quando non ci sei più. 
Giuliana Giocastra

 

 

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PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!

PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!
Per vivere meglio è possibile cambiare il pensiero negativo in positivo!!

L’enciclopedia della lingua Italiana TRECCANI così riporta:

Pessimismo s. m. [dal fr. pessimisme, der. del lat. pessĭmus «pessimo» (in contrapp. a optimisme «ottimismo»)]. – disposizione di spirito a considerare la realtà nei suoi aspetti peggiori.
Disfattismo (s.m.), catastrofismo (s.m.), scetticismo (s.m.), diffidenza (s.m.), sfiducia (s.m.), scoraggiamento (s.m.)

Il pessimismo come l’ottimismo è una delle strategie difensive agite dall’uomo per garantirsi la sopravvivenza. Precisando che come si parla di “ottimismo realista” così bisogna parlare di “pessimismo realista” quindi usato con moderazione e cognizione di causa. Il pessimismo portato all’eccesso culmina nella depressione quindi alla vera e propria e totale mancanza di speranza nel futuro, immobilità e isolamento, proprio come anche rilevato dai vari studi di Seligman sulla impotenza appresa.

Come evidenzia Edoardo Giusti (2016, pag.34), “i pensieri angosciosi possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di attivazione persistente che provoca un eccesso di produzione di adrenalina, cortisolo ed altri ormoni analoghi fino alla comparsa di svariati sintomi.”

Il pensiero negativo ad alta intensità di pessimismo è caratterizzato da diversi ingredienti:

  1. Sensazione di Si tende a rimanere in una posizione di immobilità, passività, senza combattere con la giustificazione che tanto non c’è alcuna via di uscita.

  2. Bassa autostima e quindi poca fiducia nella propria capacità di risolvere le situazioni (problem solving), scoraggiamento, paura…

  3. Overload of negative information/accumulo di informazioni negativo. Si raccolgono tante prove negative che confermano le proprie paure, tanto da scoraggiarsi nell’agire e nel cercare di risolvere affrontando la realtà.

  4. Bassa motivazione. A causa del pessimismo non si è motivati ad agire e quindi si rimane immobili.

  5. Confronto con chi ha di più. Si paragona la propria vita a persone che stanno meglio, ottenendo il risultato di scoraggiarsi.

  6. Mancanza di speranza in questo modo ogni comportamento viene pensato come inutile e quindi si smette di cercare soluzioni alternative.

  7. Mancanza di fiducia in se stessi e negli altri.

  8. Paranoia. Ci si sente schiacciati dagli eventi negativi e quindi perseguitati.

 “È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione.”
Albert Einstein

Come già detto senza il pessimismo il genere umano non sarebbe sopravvissuto, se l’uomo non avesse previsto le catastrofi non si sarebbe preparato ad affrontarle. Senza quel pizzico di pessimismo non ci prepareremmo ai momenti di crisi.

Grazie al pessimismo, la paura e l’ansia ci preparano a situazioni di pericolo. Ci allertano e quindi si ha la possibilità di organizzare delle risposte veloci, rapide ed adattive.

È chiaro quindi che il livello di pessimismo deve essere realista, ben moderato, altrimenti indossando lenti molto scure tutto apparirà più buio, cupo, più grigio di quanto realmente è, ottenendo una visione del mondo poco realistica quindi distorta.

Seligman individuò nella consapevolezza, di potere o non potere controllare l’ambiente, la base della differenza tra pensiero pessimistico e ottimistico. Quella consapevolezza di esercitare un certo controllo sul proprio futuro e sulle proprie azioni. Il modo in cui ci si spiega gli avvenimenti. È ovvio che se si crede di non avere controllo sul proprio destino ci si adagia passivamente al flusso degli eventi della vita senza provare minimamente a darle una direzione, vivendo con molta insoddisfazione.

La differenza importante che c’è tra l’ottimista e il pessimista riguarda l’attribuzione delle cause dei propri insuccessi, o attribuzione esterna (mi hanno fatto sbagliare!) o interna (ho sbagliato!).

Ovviamente quando i pessimisti si attribuiscono le cause dei loro insuccessi avranno un abbassamento della loro autostima e quindi della fiducia in se stessi, non confidando tanto nelle loro possibilità e capacità.

Seligman ha confermato che è possibile utilizzare delle strategie per cambiare il proprio stile di pensiero da pessimista a ottimista. Esercitarsi a pensare positivo, ci aiuta nella soddisfazione dei nostri bisogni, a stare bene fisicamente e con delle alte difese immunitarie.

Istruzioni per i PESSIMISTI cronici per diventare più Ottimisti, i passi per cambiare il proprio pensiero da pessimista ad ottimista:

  1. Essere consapevoli di caricare negativamente la realtà, trasformandola in più catastrofica di quanto lo è.

  2. Distogliere l’attenzione dai pensieri pessimistici cercando di focalizzare l’attenzione su nuove soluzioni e spiegazioni più ottimistico realistiche.

  3. Focalizzarsi sulle proprie fortune, sulle cose belle della vita e sulle possibilità del futuro.

  4. Guardarsi allo specchio e sorridere ogni giorno.

  5. Visualizzare la nostra percentuale di pessimismo da 1 a 100. Es. Solitamente carico un 60% di negatività alla realtà vedendola sempre più catastrofica del reale, quindi procedendo con un ragionamento di tipo cognitivo alla mia visione; dovrò sempre effettuare un aggiustamento levando il 60% del pessimismo. Per esempio quindi, 100% che non ce la faccio cioè non ce la posso fare, diventa 40% che non ce la faccio cioè potrei anche farcela.

  6. Non catastrofizzare generalizzando ma circoscrivere l’insuccesso all’evento nefasto in termini sia temporali che causali.

  7. Imparare dai propri errori, essi intrinsecamente possono avere una valenza positiva se utilizzati come una risorsa, ossia come apprendimento che ci permette di capire cosa non ci conviene fare.

  8. Ricordare che la visione che l’uomo ha del mondo, dell’ambiente e della vita è una visione prettamente soggettiva, quindi costruita da noi stessi e dalle nostre esperienze. Partendo da questo assunto, è ovvio dedurre che, se la vita ci appare bella, dipende molto da noi e dal nostro modo di vedere le esperienze della vita.

Non bisogna dimenticare che i pensieri negativi diventano profezie che si autoavverano.
Sta quindi a noi decidere se voler essere ottimisti quindi attivi e pronti a combattere, oppure se si preferisce la chiusura nel pensiero pessimistico inattivo cadendo nella disperazione e privandoci “del rischio” di poter godere delle cose della vita??
Ricordiamo che il pessimismo abbassa la motivazione e le aspettative rendendoci immobili, e nel vuoto.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Daniel Goleman. Intelligenza emotiva. Rizzoli, Milano 1996.
  • Edoardo Giusti Passione e saggezza: la serenità psichica tra ottimismo e realismo. Sovera Edizioni, 14 giu 2016.
  • Chiara Ruini, Marta Scrignaro, Marta Bassi, Andrea Fianco. Le partiche della psicologia positiva: Strumenti e prospettive. Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo. Franco Angeli 2017
  • H. Maslow, Motivazione e personalità, Astrolabio 1973
  • Abraham Maslow, Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio 1971
  • Carl Rogers, Un modo di essere, Martinelli 1983
  • Seligman, M.E.P. (1990). Imparare L’Ottimismo (Learning Optimism). New York: Knopf. (reissue edition, 1998, Free Press)
  • Seligman, M.E.P. (1996). Come crescere un bambino ottimista (The Optimistic Child: Proven Program to Safeguard Children from Depression & Build Lifelong Resilience). New York: Houghton Mifflin. (Paperback edition, 1996, Harper Paperbacks)
  • Seligman, M.E.P. (2002). La costruzione della Felicità (Authentic Happiness: Using the New Positive Psychology to Realize Your Potential for Lasting Fulfillment). New York: Free Press. (Paperback edition, 2004, Free Press)

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Social Skills Training, Training delle abilità sociali

Social Skills Training (S.S.T.), Training delle abilità sociali

La partecipazione attiva nella società richiede abilità sociali che permettono di gestire in modo efficace situazioni diverse, siano esse personali, familiari o sociali. Queste abilità sono definibili come comportamenti interpersonali regolati e/o sanciti socialmente che implicano la capacità di percepire e analizzare la situazione in cui ci si trova così da mettere in atto comportamenti adeguati e congrui (ad esempio codici di abbigliamento, regole su cosa dire o non dire, prossemica/distanza interpersonale, ecc.). Le abilità sono contesto-dipendenti: non esistono cioè regole di comportamento universalmente valide, ma norme sociali determinate sia da fattori culturali che situazionali. Pertanto, un individuo è socialmente abile se sa quando, dove e in quali forme i diversi comportamenti sono accettabili

(Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta(2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore, pag.3)

Il Social Skills Training può essere usato co tutti i tipi di pazienti ma principalmente viene applicato con:

  • SCHIZOFRENIA
  • DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’ (acting-out; ipervalutazionee svalutazione)
  • DISTURBI D’ANSIA (es. fobia sociale, Gestione sintomi).
  • DISTURBI AFFETTIVI MAGGIORI
  • ABUSO DI SOSTANZE
  • DEFICIT ATTENTIVI

Le abilità sociali nei disturbi mentali

Nei disturbi mentali gravi le abilità sociali si sono sviluppate scarsamente o vengono perse. La ricerca scientifica afferma con certezza che tutti i comportamenti sociali possono essere appresi e quindi modificati grazie all’esperienza e all’allenamento. Il social skills training o training di abilità sociali, comprende una gamma di interventi mirati a far acquisire e allenare nel tempo le abilità sociali necessarie nelle situazioni interpersonali per comunicare con gli altri in modo appropriato ed efficace principalmente in due aree:

  1. nell’area delle relazioni affettive

  2. nell’area delle relazioni sociali strumentali

(R.P. Liberman, Il Recoverydalla Disabilità. Manuale di Riabilitazione Psichiatrica, Fioriti, 2012).

Problemi comportamentali spesso associati a condizioni di disagio mentale spesso vengono affrontati utilizzando strategie di contenimento. In questo modo non si offre la necessaria attenzione anche alla costruzione di abilità sociali in grado di sostituire modalità inadeguate di affrontare le relazioni interpersonali.

Numerosi studi mettono in evidenza come un approccio centrato sul potenziamento delle abilità sociali possa risultare molto utile per facilitare positive interazioni in ambito familiare, scolastico, lavorativo e sociale (Cottini 2007).

L’OMS nei RISULTATI DEL 2° STUDIO CATAMNESTICO (biografia clinica di un malato nel periodo successivo a un qualsiasi trattamento terapeutico o, anche, a un semplice accertamento diagnostico) ha individuato una serie di pattern di insorgenza e aggravamento delle disabilità, infatti alcuni ambiti di abilità e i rispettivi ruoli sociali risultano compromessi prima e più frequentemente degli altri:

  • ABILITA’ DI VITA QUOTIDIANA
  • CURA DI SE’ E AUTONOMIA DI BASE
  • RELAZIONI SOCIALI E TEMPO LIBERO
  • RUOLO GENITORIALE
  • RELAZIONI AFFETTIVO-SESSUALI


Obiettivi del  Social Skills Training

  • Imparare a conoscere meglio se stessi, i propri comportamenti e quelli altrui

  • Intelligenza emotiva: imparare a riconoscere gestire le proprie ed altrui emozioni

  • Comunicare con gli altri in modo più competente ed efficace, incrementando le proprie abilità interpersonali

  • Affrontare con maggior fiducia le situazioni problematiche

  • Sviluppare un comportamento equilibrato e costruttivo e migliorare il senso di autoefficacia

  • Acquisire le strategie per utilizzare modalità comunicative che rendano altamente probabili risposte competenti nei diversi contesti relazionali

  • Gestire gli insuccessi

Approccio del Social Skills Training
(teorie dell’apprendimento)

Si basa sulle TEORIE DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE quindi si segue un modello COGNITIVO-COMPORTAMENTALE.

L’acquisizione di comportamenti sociali quindi avviene grazie a:

  • L’Osservazione e imitazione dei comportamenti altrui

  • Il Riscontro delle conseguenze sia positive che negative delle proprie ed altrui azioni (condizionamento operante di Skinner, 1938, 1953)

Matrimonio, amicizia, gratificazione sessuale, lavoro …sono fonti potenti di rinforzo imperniate sulle abilità sociali. L’individuo privo di abilità ha molte probabilità di fallire nella maggior parte o in tutte queste sfere e di conseguenza, sperimentare ansia, frustrazione e isolamento

A. Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta (2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore, pag.5

I 5 principi della Teoria dell’Apprendimento Sociale utilizzati nel Social Skills Training :

  1. Il modeling (apprendimento per osservazione)

  2. Il rinforzo (positivo o negativo)

  3. lo shaping (rinforzo specifico e progressivo dei piccoli cambiamenti sempre più vicini al comportamento finale desiderato)

  4. l’automatizzazione (praticare l’abilità in maniera sistematica fino a che diventa automatica)

  5. la generalizzazione (trasferire l’abilità appresa nel gruppo di addestramento ad altri contesti di realtà quotidiana tramite l’assegnazione di compiti a casa)

Abilità Sociali di base utili a tutti i pazienti a prescindere dalle loro differenze personali:

 1.Ascoltare gli altri

a) Mantenere il contatto visivo
b) Annuire con la testa
c) Annuire verbalmente dicendo ok, capisco…
d) Chiedere conferma riformulando quanto detto dall’interlocutore

 2.Fare richieste in modo costruttivo

a) Guardare l’interlocutore
b) Dire esattamente cosa si vuole che la persona faccia
c) Dire all’altro come ti farebbe sentire

3.Esprimere emozioni positive

a) Guardare la persona
b) Dire esattamente cosa ti ha fatto piacere
c) Dire cosa hai provato

 4.Esprimere emozioni spiacevoli

a) Guardare la persona parlando con calma e fermezza
b) Dire esattamente cosa ti ha turbato di quello che ha fatto il tuo interlocutore
c) Dire cosa hai provato
d) Suggerire un modo per far sì che l’accaduto non si verifichi nuovamente

Abilità Sociali Specifiche

Scelte in base agli specifici bisogni dei pazienti:

·         Abilità di conversazione;
·         Abilità di gestione dei conflitti;
·         Abilità di assertività (capacità di esprimere i propri bisogni e diritti rispettando quelli altrui);
·         Abilità di gestione della vita quotidiana nel territorio;
·         Abilità di amicizia e corteggiamento;
·         Abilità di gestione dei farmaci
·         Abilità lavorative e di qualificazione professionale

Setting individuale nel Social Skills Training

Il training può essere anche individuale e le sedute possono essere dedicate sia allo sviluppo delle abilità sociali che alla psicoeducazione. Ad esempio le sedute di training di abilità sociali possono comprendere tematiche qual informazioni generali sulle malattie psichiatriche, strategie di gestione dello stress (tecniche di rilassamento, allontanamento dagli stimoli…), metodi digestione dei sintomi cronici, attività ricreative o ludiche. Perciò, un training di abilità sociali può sia costituirsi come lo strumento terapeutico principale adottato dal terapista, sia come una tra le diverse strategie del suo armamentario tecnico.

Il gruppo di Social Skills Training:

  • E’ composto da 4/10 pazienti e preferibilmente 2 operatori conduttori.

  • Si riunisce per un tempo minimo di circa 1 ora e mezza e per due volte la settimana (ma si chiede agli utenti di continuare ogni giorno ad esercitarsi a casa).

  • E’ centrato sulle abilità che vengono interpretate ciascuno secondo le proprie modalità.

  • Lavora adoperando i role-play o giochi di ruolo cui partecipano tutti, pazienti ed operatori.

  • Utilizzo di compiti a casa e di griglie di gruppo.

Come costruire il Gruppo di Social Skills Training

  • Riunioni di equipe

  • Scelta di pazienti con livelli di abilità cognitive, emotive e sociali simili ma se non è realizzabile è anche possibile integrare persone con abilità differenti

  •  È consigliabile individuare un soggetto “trainante”

  • Aggancio motivazionale:

-Colloquio individuale con il medico inviante

-Colloquio individuale con i conduttori del gruppo

 -Colloquio con i familiari

 -Incontro motivazionale di gruppo

 VALUTAZIONE DELLE ABILITA’ SOCIALI

La valutazione delle abilità residue rappresenta il primo passo del S.S.T. E’ molto importante una valutazione iniziale per comprendere come procedere, ma appare utile anche una valutazione in itinere e finale proprio per comprendere se ci sono aggiustamenti da fare al trattamento e se ci sono stati cambiamenti o meno dopo il training. La valutazione delle abilità è un processo che si svolge ad «imbuto»: quindi si procede raccogliendo informazioni più generali sino a restringere il campo di indagine ai deficit specifici.

 PASSI DELLA VALUTAZIONE DELLE ABILITA’ SOCIALI

La valutazione segue quindi questi step:

·         INFO GENERALI –Il pz. ha comportamenti generali disfunzionali? In quali circostanze? Quale può essere la causa? Quali sono i deficit specifici?

·         COLLOQUIO –La storia interpersonale. Dati che si ricavano dall’osservazione informale. Il punto di vista di altre persone significative (famiglia, staff della comunità o casa famiglia)

·         OSSERVAZIONE COMPORTAMENTALE DEI GIOCHI DI RUOLO –un occhio esterno è l’unico modo per avere una visione più oggettiva della realtà. Si procede quindi assegnando «il compito del gioco di ruolo (Role Play Task, RPT)» e successivamente il «compito di produzione parole (Response Generation Task, RGT)». Grazie alle video ed audio registrazioni si potrà analizzare e valutare come i pazienti affrontano le varie situazioni.

 Fasi di insegnamento del Social Skills Training

Sono stati ideati diversi programmi di insegnamento che individuano le seguenti fasi in un’ottica attiva e formativa:

1) stabilire il razionale (ovvero il significato) dell’apprendimento dell’abilità, spiegandone l’importanza;

2) Identificare le componenti dell’abilità, discutendo insieme al gruppo i passi che compongono l’abilità;

3) Impiegare il modeling nei giochi di ruolo: osservazione e discussione di un modello che emette un comportamento

4) Coinvolgere il paziente nel gioco di ruolo

5) Feedback positivo sui comportamenti adeguati

6) Feedback correttivo sui comportamenti non adeguati

7) Coinvolgere il paziente in un secondo gioco di ruolo che ripropone la medesima situazione

8) Feedback sul secondo gioco di ruolo

9) Generalizzazione. Compiti per casa da eseguire al di fuori del gruppo per allenarsi nell’utilizzo dell’abilità in contesti esterni (casa, famiglia, amici, ecc.)

Problemi comuni e problemi relativi a pazienti gravemente sintomatici nel Social Skills Training

Nel condurre i training di abilità sociali possono sempre emergere alcuni problemi legati agli utenti:

una certa riluttanza a partecipare ai giochi di ruolo, una mancanza di compliance nell’eseguire i compiti a casa; o altri problemi, come il ritiro sociale o l’interferenza data da problemi relativi all’abuso di sostanze e farmaci…
Occorre quindi conoscere strategie particolari per prevenire o affrontare alcuni problemi che possono verificarsi. Molte difficoltà possono essere previste ed evitate attraverso un’accurata progettazione del gruppo e adattando il trattamento alle necessità individuali dei pazienti.

Qui di seguito vengono presentate delle strategie per fronteggiare le difficoltà inerenti all’avvio, gestione e continuità di un gruppo di training delle abilità sociali.

 

A. Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta (2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore.

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La dipendenza da GAP (gioco d’azzardo patologico) è correlata a delle alterazioni cerebrali

La dipendenza da gioco d’azzardo patologico (GAP) sembra essere correlata a delle alterazioni cerebrali in aree che gestiscono l’elasticità cognitiva.

E’ questo quanto si afferma un nuovo studio pubblicato il 4 Aprile 2017 sulla rivista Translation Psychiatry, condotto presso l’Università di Kyoto dal team del Dottor Hidehiko Takahashi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche di Inage-Ku (Giappone).

A Fujimoto1,2, K Tsurumi1, R Kawada1, T Murao1, H Takeuchi1, T Murai1 and H Takahashi1,2

  1. Department of Psychiatry, Kyoto University Graduate School of Medicine, Kyoto, Japan
  2. Department of Functional Brain Imaging, National Institute of Radiological Sciences, National Institutes for Quantum and Radiological Science and Technology, Chiba, Japan

Correspondente: Professor H Takahashi, Department of Psychiatry, Kyoto University Graduate School of Medicine, 54 Shogoin-Kawara-cho, Sakyo-ku, Kyoto 606-8507, Japan. E-mail: hidehiko@kuhp.kyoto-u.ac.jp
Received 27 November 2016; Revised 19 January 2017; Accepted 10 February 2017
http://www.nature.com/tp/journal/v7/n4/full/tp201755a.html

I vari giochi in denaro attirano ormai nella loro dannosa rete migliaia di persone. E’ risaputo ormai che questi giochi sono creati proprio per creare dipendenza. Chiunque può rischiare di diventare dipendente ma soprattutto i soggetti tendenti alla compulsione i quali anche quando stanno palesemente compromettendo la loro vita con le perdite continuano a giocare.

Il disturbo d’azzardo (GAP) è spesso considerato come un problema di tipo prettamente psicologico. Tuttavia, i sintomi di GAP non possono essere completamente compresi in questa visione.

Nello studio è stato ipotizzato che i pazienti affetti da GAP abbiano anche avuto problemi di discontrollo degli impulsi con una non adeguata valutazione del rischio causata da un diverso funzionamento della corteccia cerebrale.

I ricercatori hanno studiato 50 soggetti di cui 29 erano il gruppo di controllo (HC) quindi persone con alcun disturbo di dipendenza da gioco e 21 erano il gruppo (GD) ossia soggetti che in base al DSM-IV-TR sono classificati come dipendenti da gioco d’azzardo (addicted).

Tutti i coinvolti nello studio hanno partecipato ad un gioco multistep, quindi a più livelli, nel quale lo scopo era di guadagnare punti facendo scelte di gioco graduali.

Per la valutazione del desiderio compulsivo di gioco ai giocatori sono stati somministrati due questionari di autovalutazione GACS (Gambling Craving Scale) e il BIS/BAS (Behavioral Inhibition/Avoidance Scales) e contemporaneamente è stato condotto un esperimento di imaging a risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Dall’analisi comportamentale dei giocatori è emerso che il gruppo di “gambling addicted” ha la tendenza rigida al rischio infatti tutti i giocatori d’azzardo hanno preferito scelte rischiose anche quando queste erano scelte non ottimali nella riuscita del gioco.

Dall’analisi fMRI  è  emerso un diminuito funzionamento della corteccia prefrontale dorsolaterale (dlPFC), che è fortemente implicata nell’adattamento cognitivo.

 Questo studio quindi lascia dedurre che i comportamenti di tipo compulsivo dei giocatori d’azzardo sono correlati anche a una scarsa valutazione del rischio non riuscendo quindi ad adattarsi in modo ottimale alla realtà, e questa alterazione appare evidente dalle indagini di neuroimaginging; infatti esse evidenziano alterazioni in quelle

 

Fonte:

  1. Takahashi et al., “Deficit of state-dependent risk attitude modulation in gambling disorder”, articolo pubblicato su Translational Psychiatry, 04 Aprile 2017

www.nature.com/tp/journal/v7/n4/full/tp201755a.html

Bibliografia della ricerca

  • Hodgins DC, Stea JN, Grant JE. Gambling disorders. Lancet 2011; 378: 1874–1884. | Article | PubMed |
  • Shaffer HJ, Martin R. Disordered gambling: etiology, trajectory, and clinical considerations. Annu Rev Clin Psychol 2011; 7: 483–510. | Article | PubMed |
  • APADiagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5®). American Psychiatric Association Publishing: Arlington, VA, USA, 2013.
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Teoria Psicoanalitica dello Sviluppo Psicosociale di Erik Erikson

Gli 8 Stadi di sviluppo della teoria Psicoanalitica di Erik Erikson

Erik Erikson (Francoforte, 1902 – 1994) era uno psicologo e psicoanalista tedesco che, dopo aver studiato a Vienna sotto la scuola di Freud e della Moglie, a causa del Fascismo nel 1933 si trasferì negli Stati Uniti, diventando il primo psicoanalista infantile di Boston.

Erikson approfondì il modello di Freud sviluppando una serie di otto stadi psicologici che si estendono lungo tutto il corso della vita. Ma la vera innovazione che apportò alla teoria psicosessuale Freudiana fu l’aggiunta della dimensione psicosociale.
Erikson ha individuato nel gioco il maccanismo di sviluppo che però non è limitato ai soli bambini, attraverso esso si dà libero spazio all’uso dell’immaginazione per:

  • provare modalità di padroneggiamento e adattamento al mondo
  • per esprimere emozioni
  • per ricercare emozioni passate
  • immaginare situazioni future
  • per sviluppare nuovi modelli di esistenza

Lo sviluppo di un individuo è influenzato non solo dal suo passato e presente, ma anche da quello della società. La maturazione psicofisica e le aspettative sociali secondo Erikson creano 8 “crisi” o problemi che il bambino deve risolvere (sviluppo psicosociale). Sono dei periodi in cui, grazie al superamento di alcuni punti critici che interessano l’io e si estendono lungo tutta la vita, si passa allo stadio successivo.
Gli 8 periodi della teoria Psicoanalitica di Erikson sono:

  1. Stadio (0-1 anno)

    SENSO FONDAMENTALE DI FIDUCIA OPPOSTO A SFIDUCIA

    L’impegno principale sta nel trovare un equilibrio tra fiducia e sfiducia. Il bambino acquista fiducia in se stesso sentendo che gli altri lo accettano e accrescendo la familiarità con i suoi bisogni corporei. In questa acquisizione di fiducia un ruolo fondamentale è dato dalla madre che deve capire e assicurare la soddisfazione dei bisogni del bambino.

  2. Stadio (2-3 anni)

    AUTONOMIA OPPOSTA A VERGOGNA O DUBBIO

    A uno sviluppo neurologico e muscolare ulteriore si accompagna il camminare, il parlare e la potenziale capacità del controllo anale. In questa fase però compaiono in contrapposizione nuovi punti vulnerabili cioè l’angoscia di separazione dai genitori, la paura di non essere sempre capaci di controllo anale, la perdita di stima di se quando si fallisce in qualche cosa.

  3. Stadio (4-5 anni)

    SPIRITO DI INIZIATIVA OPPOSTO A SENSO DI COLPA

    ll bambino deve ora scoprire che genere di persona vuole diventare. Il piccolo si intromette in tutto ciò che gli era sconosciuto con una curiosità che lo assorbe continuamente, questa iniziativa è sostenuta da progressi relativi a mobilità, destrezza fisica, linguaggio, cognizione e immaginazione creativa. Il bambino si muove lungo una dimensione che va da una iniziativa di successo a un senso di colpa esasperato dovuto alla coscienza severa che, punisce fantasie sessuali, pensieri o comportamenti immorali.

  4. Stadio (6 anni –pubertà)

    INDUSTRIOSITA’ OPPOSTA AD INFERIORITA’

    Con l’inizio della scuola il bambino si dedica con industriosità a tutti i suoi compiti. Si sforza di fare le cose bene e terminale, al contrario il fallimento porta con sé un senso di inadeguatezza e inferiorità creando il sentimento di non servire a niente.

  5. Stadio (adolescenza)

    IDENTITA’ E RIFIUTO OPPOSTI A DISPERSIONE DI IDENTITA’

    Rapidi cambiamenti psicologici producono un nuovo corpo che ha bisogni sessuali non familiari. Nuovi bisogni e mete si susseguono in questa fase. I giovani ricercano il loro “vero se” attraverso gruppi di aggregazione che siano culturali, politici, amicali, sportivi ecc. ecc. che servono a provare nuovi ruoli.

  6. Stadio (prima età adulta)

    INTIMITA’ E SOLIDARIETA’ OPPOSTE AD ISOLAMENTO

    In questo periodo i giovani costruiscono relazioni con l’altro sesso e con gli amici caratterizzato dall’accesso e dalla condivisione dei propri sentimenti e pensieri intimi.

  7. Stadio (età adulta media)

    GENERATIVITA’ OPPOSTA A STAGNAZIOE E AUTOASSORBIMENTO

    Per generatività si intende quell’interesse a guidare e fondare la generazione successiva. I prerequisiti per lo sviluppo in questo stadio sono: la fede nel futuro, il credere nella specie, l’abilità ad occuparsi degli altri.

    La mancanza di generatività crea stagnazione, autoassorbimento, noia e mancanza di crescita psicologica.

  8. Stadio (Tarda età adulta)

    INTEGRITA’ DELL’IO OPPOSTA A DISPERAZIONE

    In questo stadio una persona deve vivere con ciò che ha costruito. L’integrità comporta l’accettazione dei limiti della vita, il senso di far parte di una storia più ampia e di possedere la saggezza dei tempi. L’antitesi dell’integrità è la disperazione, il rimpianto per ciò che si è fatto e non fatto nella vita, la paura di avvicinarsi alla morte, il disgusto di se stessi. La maturazione fisica stabilisce la tabella di marcia dello sviluppo che la cultura di appartenenza spinge, rallenta, nutre o distrugge.

Questo modello ci lascia ampi spazi di riflessione che possono aprirci a nuove e utili consapevolezze e come sosteneva Erikson, non è mai troppo tardi per risolvere qualsiasi crisi !!

Bibliografia

  1. Di Erik H. Erikson, Joan M. Erikson “I cicli della vita. Continuità e mutamenti” Armando Editore, 2009

Fabio D. G. Fiorelli, L’identità tra individuo e società. Erik H. Erikson e gli studi sull’io, sé e identità, Armando, Roma, 2007

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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

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