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Frasi, pensieri, aforismi…

Frasi, pensieri, aforismi…

 

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PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!

PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!
Per vivere meglio è possibile cambiare il pensiero negativo in positivo!!

L’enciclopedia della lingua Italiana TRECCANI così riporta:

Pessimismo s. m. [dal fr. pessimisme, der. del lat. pessĭmus «pessimo» (in contrapp. a optimisme «ottimismo»)]. – disposizione di spirito a considerare la realtà nei suoi aspetti peggiori.
Disfattismo (s.m.), catastrofismo (s.m.), scetticismo (s.m.), diffidenza (s.m.), sfiducia (s.m.), scoraggiamento (s.m.)

Il pessimismo come l’ottimismo è una delle strategie difensive agite dall’uomo per garantirsi la sopravvivenza. Precisando che come si parla di “ottimismo realista” così bisogna parlare di “pessimismo realista” quindi usato con moderazione e cognizione di causa. Il pessimismo portato all’eccesso culmina nella depressione quindi alla vera e propria e totale mancanza di speranza nel futuro, immobilità e isolamento, proprio come anche rilevato dai vari studi di Seligman sulla impotenza appresa.

Come evidenzia Edoardo Giusti (2016, pag.34), “i pensieri angosciosi possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di attivazione persistente che provoca un eccesso di produzione di adrenalina, cortisolo ed altri ormoni analoghi fino alla comparsa di svariati sintomi.”

Il pensiero negativo ad alta intensità di pessimismo è caratterizzato da diversi ingredienti:

  1. Sensazione di Si tende a rimanere in una posizione di immobilità, passività, senza combattere con la giustificazione che tanto non c’è alcuna via di uscita.

  2. Bassa autostima e quindi poca fiducia nella propria capacità di risolvere le situazioni (problem solving), scoraggiamento, paura…

  3. Overload of negative information/accumulo di informazioni negativo. Si raccolgono tante prove negative che confermano le proprie paure, tanto da scoraggiarsi nell’agire e nel cercare di risolvere affrontando la realtà.

  4. Bassa motivazione. A causa del pessimismo non si è motivati ad agire e quindi si rimane immobili.

  5. Confronto con chi ha di più. Si paragona la propria vita a persone che stanno meglio, ottenendo il risultato di scoraggiarsi.

  6. Mancanza di speranza in questo modo ogni comportamento viene pensato come inutile e quindi si smette di cercare soluzioni alternative.

  7. Mancanza di fiducia in se stessi e negli altri.

  8. Paranoia. Ci si sente schiacciati dagli eventi negativi e quindi perseguitati.

 “È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione.”
Albert Einstein

Come già detto senza il pessimismo il genere umano non sarebbe sopravvissuto, se l’uomo non avesse previsto le catastrofi non si sarebbe preparato ad affrontarle. Senza quel pizzico di pessimismo non ci prepareremmo ai momenti di crisi.

Grazie al pessimismo, la paura e l’ansia ci preparano a situazioni di pericolo. Ci allertano e quindi si ha la possibilità di organizzare delle risposte veloci, rapide ed adattive.

È chiaro quindi che il livello di pessimismo deve essere realista, ben moderato, altrimenti indossando lenti molto scure tutto apparirà più buio, cupo, più grigio di quanto realmente è, ottenendo una visione del mondo poco realistica quindi distorta.

Seligman individuò nella consapevolezza, di potere o non potere controllare l’ambiente, la base della differenza tra pensiero pessimistico e ottimistico. Quella consapevolezza di esercitare un certo controllo sul proprio futuro e sulle proprie azioni. Il modo in cui ci si spiega gli avvenimenti. È ovvio che se si crede di non avere controllo sul proprio destino ci si adagia passivamente al flusso degli eventi della vita senza provare minimamente a darle una direzione, vivendo con molta insoddisfazione.

La differenza importante che c’è tra l’ottimista e il pessimista riguarda l’attribuzione delle cause dei propri insuccessi, o attribuzione esterna (mi hanno fatto sbagliare!) o interna (ho sbagliato!).

Ovviamente quando i pessimisti si attribuiscono le cause dei loro insuccessi avranno un abbassamento della loro auto stima e quindi della fiducia in se stessi, non confidando tanto nelle loro possibilità e capacità.

Seligman ha confermato che è possibile utilizzare delle strategie per cambiare il proprio stile di pensiero da pessimista a ottimista. Esercitarsi a pensare positivo, ci aiuta nella soddisfazione dei nostri bisogni, a stare bene fisicamente e con delle alte difese immunitarie.

Istruzioni per i PESSIMISTI cronici per diventare più Ottimisti, i passi per cambiare il proprio pensiero da pessimista ad ottimista:

  1. Essere consapevoli di caricare negativamente la realtà, trasformandola in più catastrofica di quanto lo è.

  2. Distogliere l’attenzione dai pensieri pessimistici cercando di focalizzare l’attenzione su nuove soluzioni e spiegazioni più ottimistico realistiche.

  3. Focalizzarsi sulle proprie fortune, sulle cose belle della vita e sulle possibilità del futuro.

  4. Guardarsi allo specchio e sorridere ogni giorno.

  5. Visualizzare la nostra percentuale di pessimismo da 1 a 100. Es. Solitamente carico un 60% di negatività alla realtà vedendola sempre più catastrofica del reale, quindi procedendo con un ragionamento di tipo cognitivo alla mia visione; dovrò sempre effettuare un aggiustamento levando il 60% del pessimismo. Per esempio quindi, 100% che non ce la faccio cioè non ce la posso fare, diventa 40% che non ce la faccio cioè potrei anche farcela.

  6. Non catastrofizzare generalizzando ma circoscrivere l’insuccesso all’evento nefasto in termini sia temporali che causali.

  7. Imparare dai propri errori, essi intrinsecamente possono avere una valenza positiva se utilizzati come una risorsa, ossia come apprendimento che ci permette di capire cosa non ci conviene fare.

  8. Ricordare che la visione che l’uomo ha del mondo, dell’ambiente e della vita è una visione prettamente soggettiva, quindi costruita da noi stessi e dalle nostre esperienze. Partendo da questo assunto, è ovvio dedurre che, se la vita ci appare bella, dipende molto da noi e dal nostro modo di vedere le esperienze della vita.

Non bisogna dimenticare che i pensieri negativi diventano profezie che si autoavverano.
Sta quindi a noi decidere se voler essere ottimisti quindi attivi e pronti a combattere, oppure se si preferisce la chiusura nel pensiero pessimistico inattivo cadendo nella disperazione e privandoci “del rischio” di poter godere delle cose della vita??
Ricordiamo che il pessimismo abbassa la motivazione e le aspettative rendendoci immobili, e nel vuoto.

 

BIBLIOGRAFIA

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Social Skills Training, Training delle abilità sociali

Social Skills Training (S.S.T.), Training delle abilità sociali

La partecipazione attiva nella società richiede abilità sociali che permettono di gestire in modo efficace situazioni diverse, siano esse personali, familiari o sociali. Queste abilità sono definibili come comportamenti interpersonali regolati e/o sanciti socialmente che implicano la capacità di percepire e analizzare la situazione in cui ci si trova così da mettere in atto comportamenti adeguati e congrui (ad esempio codici di abbigliamento, regole su cosa dire o non dire, prossemica/distanza interpersonale, ecc.). Le abilità sono contesto-dipendenti: non esistono cioè regole di comportamento universalmente valide, ma norme sociali determinate sia da fattori culturali che situazionali. Pertanto, un individuo è socialmente abile se sa quando, dove e in quali forme i diversi comportamenti sono accettabili

(Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta(2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore, pag.3)

Il Social Skills Training può essere usato co tutti i tipi di pazienti ma principalmente viene applicato con:

  • SCHIZOFRENIA
  • DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’ (acting-out; ipervalutazionee svalutazione)
  • DISTURBI D’ANSIA (es. fobia sociale, Gestione sintomi).
  • DISTURBI AFFETTIVI MAGGIORI
  • ABUSO DI SOSTANZE
  • DEFICIT ATTENTIVI

Le abilità sociali nei disturbi mentali

Nei disturbi mentali gravi le abilità sociali si sono sviluppate scarsamente o vengono perse. La ricerca scientifica afferma con certezza che tutti i comportamenti sociali possono essere appresi e quindi modificati grazie all’esperienza e all’allenamento. Il social skills training o training di abilità sociali, comprende una gamma di interventi mirati a far acquisire e allenare nel tempo le abilità sociali necessarie nelle situazioni interpersonali per comunicare con gli altri in modo appropriato ed efficace principalmente in due aree:

  1. nell’area delle relazioni affettive

  2. nell’area delle relazioni sociali strumentali

(R.P. Liberman, Il Recoverydalla Disabilità. Manuale di Riabilitazione Psichiatrica, Fioriti, 2012).

Problemi comportamentali spesso associati a condizioni di disagio mentale spesso vengono affrontati utilizzando strategie di contenimento. In questo modo non si offre la necessaria attenzione anche alla costruzione di abilità sociali in grado di sostituire modalità inadeguate di affrontare le relazioni interpersonali.

Numerosi studi mettono in evidenza come un approccio centrato sul potenziamento delle abilità sociali possa risultare molto utile per facilitare positive interazioni in ambito familiare, scolastico, lavorativo e sociale (Cottini 2007).

L’OMS nei RISULTATI DEL 2° STUDIO CATAMNESTICO (biografia clinica di un malato nel periodo successivo a un qualsiasi trattamento terapeutico o, anche, a un semplice accertamento diagnostico) ha individuato una serie di pattern di insorgenza e aggravamento delle disabilità, infatti alcuni ambiti di abilità e i rispettivi ruoli sociali risultano compromessi prima e più frequentemente degli altri:

  • ABILITA’ DI VITA QUOTIDIANA
  • CURA DI SE’ E AUTONOMIA DI BASE
  • RELAZIONI SOCIALI E TEMPO LIBERO
  • RUOLO GENITORIALE
  • RELAZIONI AFFETTIVO-SESSUALI


Obiettivi del  Social Skills Training

  • Imparare a conoscere meglio se stessi, i propri comportamenti e quelli altrui

  • Intelligenza emotiva: imparare a riconoscere gestire le proprie ed altrui emozioni

  • Comunicare con gli altri in modo più competente ed efficace, incrementando le proprie abilità interpersonali

  • Affrontare con maggior fiducia le situazioni problematiche

  • Sviluppare un comportamento equilibrato e costruttivo e migliorare il senso di autoefficacia

  • Acquisire le strategie per utilizzare modalità comunicative che rendano altamente probabili risposte competenti nei diversi contesti relazionali

  • Gestire gli insuccessi

Approccio del Social Skills Training
(teorie dell’apprendimento)

Si basa sulle TEORIE DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE quindi si segue un modello COGNITIVO-COMPORTAMENTALE.

L’acquisizione di comportamenti sociali quindi avviene grazie a:

  • L’Osservazione e imitazione dei comportamenti altrui

  • Il Riscontro delle conseguenze sia positive che negative delle proprie ed altrui azioni (condizionamento operante di Skinner, 1938, 1953)

Matrimonio, amicizia, gratificazione sessuale, lavoro …sono fonti potenti di rinforzo imperniate sulle abilità sociali. L’individuo privo di abilità ha molte probabilità di fallire nella maggior parte o in tutte queste sfere e di conseguenza, sperimentare ansia, frustrazione e isolamento

A. Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta (2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore, pag.5

I 5 principi della Teoria dell’Apprendimento Sociale utilizzati nel Social Skills Training :

  1. Il modeling (apprendimento per osservazione)

  2. Il rinforzo (positivo o negativo)

  3. lo shaping (rinforzo specifico e progressivo dei piccoli cambiamenti sempre più vicini al comportamento finale desiderato)

  4. l’automatizzazione (praticare l’abilità in maniera sistematica fino a che diventa automatica)

  5. la generalizzazione (trasferire l’abilità appresa nel gruppo di addestramento ad altri contesti di realtà quotidiana tramite l’assegnazione di compiti a casa)

Abilità Sociali di base utili a tutti i pazienti a prescindere dalle loro differenze personali:

 1.Ascoltare gli altri

a) Mantenere il contatto visivo
b) Annuire con la testa
c) Annuire verbalmente dicendo ok, capisco…
d) Chiedere conferma riformulando quanto detto dall’interlocutore

 2.Fare richieste in modo costruttivo

a) Guardare l’interlocutore
b) Dire esattamente cosa si vuole che la persona faccia
c) Dire all’altro come ti farebbe sentire

3.Esprimere emozioni positive

a) Guardare la persona
b) Dire esattamente cosa ti ha fatto piacere
c) Dire cosa hai provato

 4.Esprimere emozioni spiacevoli

a) Guardare la persona parlando con calma e fermezza
b) Dire esattamente cosa ti ha turbato di quello che ha fatto il tuo interlocutore
c) Dire cosa hai provato
d) Suggerire un modo per far sì che l’accaduto non si verifichi nuovamente

Abilità Sociali Specifiche

Scelte in base agli specifici bisogni dei pazienti:

·         Abilità di conversazione;
·         Abilità di gestione dei conflitti;
·         Abilità di assertività (capacità di esprimere i propri bisogni e diritti rispettando quelli altrui);
·         Abilità di gestione della vita quotidiana nel territorio;
·         Abilità di amicizia e corteggiamento;
·         Abilità di gestione dei farmaci
·         Abilità lavorative e di qualificazione professionale

Setting individuale nel Social Skills Training

Il training può essere anche individuale e le sedute possono essere dedicate sia allo sviluppo delle abilità sociali che alla psicoeducazione. Ad esempio le sedute di training di abilità sociali possono comprendere tematiche qual informazioni generali sulle malattie psichiatriche, strategie di gestione dello stress (tecniche di rilassamento, allontanamento dagli stimoli…), metodi digestione dei sintomi cronici, attività ricreative o ludiche. Perciò, un training di abilità sociali può sia costituirsi come lo strumento terapeutico principale adottato dal terapista, sia come una tra le diverse strategie del suo armamentario tecnico.

Il gruppo di Social Skills Training:

  • E’ composto da 4/10 pazienti e preferibilmente 2 operatori conduttori.

  • Si riunisce per un tempo minimo di circa 1 ora e mezza e per due volte la settimana (ma si chiede agli utenti di continuare ogni giorno ad esercitarsi a casa).

  • E’ centrato sulle abilità che vengono interpretate ciascuno secondo le proprie modalità.

  • Lavora adoperando i role-play o giochi di ruolo cui partecipano tutti, pazienti ed operatori.

  • Utilizzo di compiti a casa e di griglie di gruppo.

Come costruire il Gruppo di Social Skills Training

  • Riunioni di equipe

  • Scelta di pazienti con livelli di abilità cognitive, emotive e sociali simili ma se non è realizzabile è anche possibile integrare persone con abilità differenti

  •  È consigliabile individuare un soggetto “trainante”

  • Aggancio motivazionale:

-Colloquio individuale con il medico inviante

-Colloquio individuale con i conduttori del gruppo

 -Colloquio con i familiari

 -Incontro motivazionale di gruppo

 VALUTAZIONE DELLE ABILITA’ SOCIALI

La valutazione delle abilità residue rappresenta il primo passo del S.S.T. E’ molto importante una valutazione iniziale per comprendere come procedere, ma appare utile anche una valutazione in itinere e finale proprio per comprendere se ci sono aggiustamenti da fare al trattamento e se ci sono stati cambiamenti o meno dopo il training. La valutazione delle abilità è un processo che si svolge ad «imbuto»: quindi si procede raccogliendo informazioni più generali sino a restringere il campo di indagine ai deficit specifici.

 PASSI DELLA VALUTAZIONE DELLE ABILITA’ SOCIALI

La valutazione segue quindi questi step:

·         INFO GENERALI –Il pz. ha comportamenti generali disfunzionali? In quali circostanze? Quale può essere la causa? Quali sono i deficit specifici?

·         COLLOQUIO –La storia interpersonale. Dati che si ricavano dall’osservazione informale. Il punto di vista di altre persone significative (famiglia, staff della comunità o casa famiglia)

·         OSSERVAZIONE COMPORTAMENTALE DEI GIOCHI DI RUOLO –un occhio esterno è l’unico modo per avere una visione più oggettiva della realtà. Si procede quindi assegnando «il compito del gioco di ruolo (Role Play Task, RPT)» e successivamente il «compito di produzione parole (Response Generation Task, RGT)». Grazie alle video ed audio registrazioni si potrà analizzare e valutare come i pazienti affrontano le varie situazioni.

 Fasi di insegnamento del Social Skills Training

Sono stati ideati diversi programmi di insegnamento che individuano le seguenti fasi in un’ottica attiva e formativa:

1) stabilire il razionale (ovvero il significato) dell’apprendimento dell’abilità, spiegandone l’importanza;

2) Identificare le componenti dell’abilità, discutendo insieme al gruppo i passi che compongono l’abilità;

3) Impiegare il modeling nei giochi di ruolo: osservazione e discussione di un modello che emette un comportamento

4) Coinvolgere il paziente nel gioco di ruolo

5) Feedback positivo sui comportamenti adeguati

6) Feedback correttivo sui comportamenti non adeguati

7) Coinvolgere il paziente in un secondo gioco di ruolo che ripropone la medesima situazione

8) Feedback sul secondo gioco di ruolo

9) Generalizzazione. Compiti per casa da eseguire al di fuori del gruppo per allenarsi nell’utilizzo dell’abilità in contesti esterni (casa, famiglia, amici, ecc.)

Problemi comuni e problemi relativi a pazienti gravemente sintomatici nel Social Skills Training

Nel condurre i training di abilità sociali possono sempre emergere alcuni problemi legati agli utenti:

una certa riluttanza a partecipare ai giochi di ruolo, una mancanza di compliance nell’eseguire i compiti a casa; o altri problemi, come il ritiro sociale o l’interferenza data da problemi relativi all’abuso di sostanze e farmaci…
Occorre quindi conoscere strategie particolari per prevenire o affrontare alcuni problemi che possono verificarsi. Molte difficoltà possono essere previste ed evitate attraverso un’accurata progettazione del gruppo e adattando il trattamento alle necessità individuali dei pazienti.

Qui di seguito vengono presentate delle strategie per fronteggiare le difficoltà inerenti all’avvio, gestione e continuità di un gruppo di training delle abilità sociali.

 

A. Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta (2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore.

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La dipendenza da GAP (gioco d’azzardo patologico) è correlata a delle alterazioni cerebrali

La dipendenza da gioco d’azzardo patologico (GAP) sembra essere correlata a delle alterazioni cerebrali in aree che gestiscono l’elasticità cognitiva.

E’ questo quanto si afferma un nuovo studio pubblicato il 4 Aprile 2017 sulla rivista Translation Psychiatry, condotto presso l’Università di Kyoto dal team del Dottor Hidehiko Takahashi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche di Inage-Ku (Giappone).

A Fujimoto1,2, K Tsurumi1, R Kawada1, T Murao1, H Takeuchi1, T Murai1 and H Takahashi1,2

  1. Department of Psychiatry, Kyoto University Graduate School of Medicine, Kyoto, Japan
  2. Department of Functional Brain Imaging, National Institute of Radiological Sciences, National Institutes for Quantum and Radiological Science and Technology, Chiba, Japan

Correspondente: Professor H Takahashi, Department of Psychiatry, Kyoto University Graduate School of Medicine, 54 Shogoin-Kawara-cho, Sakyo-ku, Kyoto 606-8507, Japan. E-mail: hidehiko@kuhp.kyoto-u.ac.jp
Received 27 November 2016; Revised 19 January 2017; Accepted 10 February 2017
http://www.nature.com/tp/journal/v7/n4/full/tp201755a.html

I vari giochi in denaro attirano ormai nella loro dannosa rete migliaia di persone. E’ risaputo ormai che questi giochi sono creati proprio per creare dipendenza. Chiunque può rischiare di diventare dipendente ma soprattutto i soggetti tendenti alla compulsione i quali anche quando stanno palesemente compromettendo la loro vita con le perdite continuano a giocare.

Il disturbo d’azzardo (GAP) è spesso considerato come un problema di tipo prettamente psicologico. Tuttavia, i sintomi di GAP non possono essere completamente compresi in questa visione.

Nello studio è stato ipotizzato che i pazienti affetti da GAP abbiano anche avuto problemi di discontrollo degli impulsi con una non adeguata valutazione del rischio causata da un diverso funzionamento della corteccia cerebrale.

I ricercatori hanno studiato 50 soggetti di cui 29 erano il gruppo di controllo (HC) quindi persone con alcun disturbo di dipendenza da gioco e 21 erano il gruppo (GD) ossia soggetti che in base al DSM-IV-TR sono classificati come dipendenti da gioco d’azzardo (addicted).

Tutti i coinvolti nello studio hanno partecipato ad un gioco multistep, quindi a più livelli, nel quale lo scopo era di guadagnare punti facendo scelte di gioco graduali.

Per la valutazione del desiderio compulsivo di gioco ai giocatori sono stati somministrati due questionari di autovalutazione GACS (Gambling Craving Scale) e il BIS/BAS (Behavioral Inhibition/Avoidance Scales) e contemporaneamente è stato condotto un esperimento di imaging a risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Dall’analisi comportamentale dei giocatori è emerso che il gruppo di “gambling addicted” ha la tendenza rigida al rischio infatti tutti i giocatori d’azzardo hanno preferito scelte rischiose anche quando queste erano scelte non ottimali nella riuscita del gioco.

Dall’analisi fMRI  è  emerso un diminuito funzionamento della corteccia prefrontale dorsolaterale (dlPFC), che è fortemente implicata nell’adattamento cognitivo.

 Questo studio quindi lascia dedurre che i comportamenti di tipo compulsivo dei giocatori d’azzardo sono correlati anche a una scarsa valutazione del rischio non riuscendo quindi ad adattarsi in modo ottimale alla realtà, e questa alterazione appare evidente dalle indagini di neuroimaginging; infatti esse evidenziano alterazioni in quelle

 

Fonte:

  1. Takahashi et al., “Deficit of state-dependent risk attitude modulation in gambling disorder”, articolo pubblicato su Translational Psychiatry, 04 Aprile 2017

www.nature.com/tp/journal/v7/n4/full/tp201755a.html

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Teoria Psicoanalitica dello Sviluppo Psicosociale di Erik Erikson

Gli 8 Stadi di sviluppo della teoria Psicoanalitica di Erik Erikson

Erik Erikson (Francoforte, 1902 – 1994) era uno psicologo e psicoanalista tedesco che, dopo aver studiato a Vienna sotto la scuola di Freud e della Moglie, a causa del Fascismo nel 1933 si trasferì negli Stati Uniti, diventando il primo psicoanalista infantile di Boston.

Erikson approfondì il modello di Freud sviluppando una serie di otto stadi psicologici che si estendono lungo tutto il corso della vita. Ma la vera innovazione che apportò alla teoria psicosessuale Freudiana fu l’aggiunta della dimensione psicosociale.
Erikson ha individuato nel gioco il maccanismo di sviluppo che però non è limitato ai soli bambini, attraverso esso si dà libero spazio all’uso dell’immaginazione per:

  • provare modalità di padroneggiamento e adattamento al mondo
  • per esprimere emozioni
  • per ricercare emozioni passate
  • immaginare situazioni future
  • per sviluppare nuovi modelli di esistenza

Lo sviluppo di un individuo è influenzato non solo dal suo passato e presente, ma anche da quello della società. La maturazione psicofisica e le aspettative sociali secondo Erikson creano 8 “crisi” o problemi che il bambino deve risolvere (sviluppo psicosociale). Sono dei periodi in cui, grazie al superamento di alcuni punti critici che interessano l’io e si estendono lungo tutta la vita, si passa allo stadio successivo.
Gli 8 periodi della teoria Psicoanalitica di Erikson sono:

  1. Stadio (0-1 anno)

    SENSO FONDAMENTALE DI FIDUCIA OPPOSTO A SFIDUCIA

    L’impegno principale sta nel trovare un equilibrio tra fiducia e sfiducia. Il bambino acquista fiducia in se stesso sentendo che gli altri lo accettano e accrescendo la familiarità con i suoi bisogni corporei. In questa acquisizione di fiducia un ruolo fondamentale è dato dalla madre che deve capire e assicurare la soddisfazione dei bisogni del bambino.

  2. Stadio (2-3 anni)

    AUTONOMIA OPPOSTA A VERGOGNA O DUBBIO

    A uno sviluppo neurologico e muscolare ulteriore si accompagna il camminare, il parlare e la potenziale capacità del controllo anale. In questa fase però compaiono in contrapposizione nuovi punti vulnerabili cioè l’angoscia di separazione dai genitori, la paura di non essere sempre capaci di controllo anale, la perdita di stima di se quando si fallisce in qualche cosa.

  3. Stadio (4-5 anni)

    SPIRITO DI INIZIATIVA OPPOSTO A SENSO DI COLPA

    ll bambino deve ora scoprire che genere di persona vuole diventare. Il piccolo si intromette in tutto ciò che gli era sconosciuto con una curiosità che lo assorbe continuamente, questa iniziativa è sostenuta da progressi relativi a mobilità, destrezza fisica, linguaggio, cognizione e immaginazione creativa. Il bambino si muove lungo una dimensione che va da una iniziativa di successo a un senso di colpa esasperato dovuto alla coscienza severa che, punisce fantasie sessuali, pensieri o comportamenti immorali.

  4. Stadio (6 anni –pubertà)

    INDUSTRIOSITA’ OPPOSTA AD INFERIORITA’

    Con l’inizio della scuola il bambino si dedica con industriosità a tutti i suoi compiti. Si sforza di fare le cose bene e terminale, al contrario il fallimento porta con sé un senso di inadeguatezza e inferiorità creando il sentimento di non servire a niente.

  5. Stadio (adolescenza)

    IDENTITA’ E RIFIUTO OPPOSTI A DISPERSIONE DI IDENTITA’

    Rapidi cambiamenti psicologici producono un nuovo corpo che ha bisogni sessuali non familiari. Nuovi bisogni e mete si susseguono in questa fase. I giovani ricercano il loro “vero se” attraverso gruppi di aggregazione che siano culturali, politici, amicali, sportivi ecc. ecc. che servono a provare nuovi ruoli.

  6. Stadio (prima età adulta)

    INTIMITA’ E SOLIDARIETA’ OPPOSTE AD ISOLAMENTO

    In questo periodo i giovani costruiscono relazioni con l’altro sesso e con gli amici caratterizzato dall’accesso e dalla condivisione dei propri sentimenti e pensieri intimi.

  7. Stadio (età adulta media)

    GENERATIVITA’ OPPOSTA A STAGNAZIOE E AUTOASSORBIMENTO

    Per generatività si intende quell’interesse a guidare e fondare la generazione successiva. I prerequisiti per lo sviluppo in questo stadio sono: la fede nel futuro, il credere nella specie, l’abilità ad occuparsi degli altri.

    La mancanza di generatività crea stagnazione, autoassorbimento, noia e mancanza di crescita psicologica.

  8. Stadio (Tarda età adulta)

    INTEGRITA’ DELL’IO OPPOSTA A DISPERAZIONE

    In questo stadio una persona deve vivere con ciò che ha costruito. L’integrità comporta l’accettazione dei limiti della vita, il senso di far parte di una storia più ampia e di possedere la saggezza dei tempi. L’antitesi dell’integrità è la disperazione, il rimpianto per ciò che si è fatto e non fatto nella vita, la paura di avvicinarsi alla morte, il disgusto di se stessi. La maturazione fisica stabilisce la tabella di marcia dello sviluppo che la cultura di appartenenza spinge, rallenta, nutre o distrugge.

Questo modello ci lascia ampi spazi di riflessione che possono aprirci a nuove e utili consapevolezze e come sosteneva Erikson, non è mai troppo tardi per risolvere qualsiasi crisi !!

Bibliografia

  1. Di Erik H. Erikson, Joan M. Erikson “I cicli della vita. Continuità e mutamenti” Armando Editore, 2009

Fabio D. G. Fiorelli, L’identità tra individuo e società. Erik H. Erikson e gli studi sull’io, sé e identità, Armando, Roma, 2007

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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

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Teoria psicoanalitica di Sigmund Freud STADI DI SVILUPPO

 Teoria psicoanalitica di Sigmund Freud
STADI DI SVILUPPO

Energia nervosa, energia psichica, energia pulsionale, libido, tensione è questo il fulcro della teoria di Freud.
Per la psicoanalisi l’energia psichica deriva dall’energia biologica cioè fisica e quindi mente e corpo hanno una stretta connessine di scambi. Gli istinti creano eccitazione in qualche parte del corpo e questa energia creata stimola la mente creando un bisogno.

Freud individua principalmente due istinti di base: eros è istinto di distruzione

  • EROS (istinto di vita) riguarda le spinte pulsionali sessuali, l’autoconservazione, l’amore e le forze vitali. L’energia disponibile all’eros è la libido.

  • DISTRUZIONE (istinto di morte) riguarda aggressione, odio, perdita di connessioni, istinto di morte.

Per Freud i primi anni di vita sono importantissimi per la formazione della personalità e questo sviluppo comporta degli stadi psicosessuali che sono divisi in fasi:

  1. Fase Orale (0-18 mesi).

  2. Fase Anale (18 ed i 36 mesi).

  3. Fase Fallica (complesso di Edipo/Elettra) (3 e i 6 anni).

  4. Fase Genitale adulta (dalla pubertà in poi)

Gli stadi di sviluppo, rappresentano la successione dei conflitti funzionali a cui si va incontro crescendo e scoprendo l’ambiente. La personalità quindi dipende dal modo in cui si sviluppano le pulsioni in ciascuno stadio.

Il modello psicoanalitico della mente individua tre strutture che danno vita ai processi mentali:

Es, Io e Super-io. Intesi da Freud come “3 omuncoli”, uno appassionato e vizioso, uno razionale e uno morale. Il super-io si contrappone e condiziona sia l’Es che il Super-io. Io, es e super-io sono però privi di partizione in quanto si combinano al momento di produrre un comportamento o un pensiero.

  • ES: rappresenta la sede delle funzioni su base biologica. L’es è una parte inaccessibile della nostra personalità ed è la sede dei desideri innati quindi fonte principale dell’energia psichica che viene utilizzata per soddisfare gli istinti

  • IO: è quella struttura che trae origine dall’incapacità dell’es di produrre costantemente l’oggetto desiderato, quindi rappresenta il meccanismo di adattamento alla realtà. Le attività intellettuali dell’io sono la percezione, il pensiero logico, la soluzione di problemi e così via, man mano l’io, con lo sviluppo, acquista energia ed esperienza (pensiero secondario) diventando sempre più forte e differenziato e facendo anche da mediatore tra es e mondo esterno.

  • SUPER-IO: è composto da:

    -La Coscenza è fatta delle proibizioni dei genitori.
    -L’Io ideale è in riferimento ad uno standard di condotte verso cui il bambino tende i propri sforzi.

Qestre tre dimensioni ci guidano quindi nella nostra vita, in uno scambio di dimensioni consce e inconsce. Dall’armonia di quesi elementi dipende la nostra vita.

Bibliografia
  • Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, (1905).
  • Sigmund Freud, Compendio di Psicoanalisi, (1938).
  • Edoardo Giusti,Claudia Montanari,Antonio Iannazzo Psicodiagnosi integrata. Sovera Edizioni, 2006

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Teoria degli STADI COGNITIVI di Jean Piaget

Teoria degli STADI COGNITIVI di Jean Piaget Jean Piaget

(Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980)

Jean Piaget è stato uno psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero. Ha improntato la sua vita scientifica sullo studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo, ha dato inizio agli studi di epistemologia genetica nel campo della psicologia dello sviluppo.

Il pensiero di Piaget è fondato sulla biologia, nel definire lo sviluppo integra la tesi innatista e quella ambientalista (legata alle stimolazioni esterne).

La natura scientifico teorica del modello si sviluppa secondo tutti e quattro i tipi di costruzione della teoria:

  1. Modello teorico

  2. Teoria deduttiva

  3. Teoria funzionale

  4. Teoria induttiva

Il punto di forza principale di queste teorie è l’aver dato importanza fondamentale al ruolo della cognizione nello sviluppo, l’adattamento del bambino all’ambiente e al mondo che incontra giorno dopo giorno.

L’essenza dello sviluppo cognitivo è caratterizzata da cambiamenti di struttura, che vengono quindi assimilati.

L’intelligenza viene considerata come capacità ‘di adattamento all’ambiente, alla realtà. Il risultato dell’integrazione tra assimilazione(conservazione) ed accomodamento(novità).

La percezione non sembra procedere in maniera qualitativamente simile allo sviluppo cognitivo ma piuttosto si evolve a livello quantitativo con informazioni nuove.

La memoria riflette la struttura cognitiva nel suo insieme infatti e ad essa dipende ed è un processo attivo di comprensione. Attraverso il cambiamento di strutture cognitive avviene anche una riorganizzazione della memoria.

Piaget sostiene che lo sviluppo si evolve attraversando una serie di stadi costituiti e scritti a livello genetico-biologico ma anche influenzati dalle stimolazioni ambientali. Negli ultimi anni della sua ricerca Piaget diede meno importanza agli stadi ipotizzando altresì dei periodi di transizione più lunghi tra di loro.

Nella sua teoria il passaggio attraverso gli stadi è favorito principalmente da quattro fattori:

  1. Maturazione fisica

  2. Esperienza con oggetti fisici

  3. Esperienza sociale

  4. Fattore d’equilibrio, «una proprietà intrinseca e costitutiva della vita organica e mentale».

I periodi di sviluppo sono totalità strutturate che emergono da uno stadio precedente.

La teoria “piagetiana” si sviluppa in quattro principali periodi che poi sono a loro volta suddivisi in sotto stadi quali:

  • Primo periodo (da 0 a 2 anni)
    PERIODO SENSO-MOTORIO

    • Stadio (da 0 a 1 mese) Evoluzione e modifica dei riflessi: Il bambino rafforza generalizza è differenzia comportamenti che hanno inizio sotto forma di semplici riflessi.

    • Stadio (da 1 mese a 4) Reazioni circolari primarie: i movimenti vengono ripetuti e provati in senso circolare producendo un certo piacere.

    • Stadio (da 4 mesi a 8) reazioni circolari secondarie: in questa fase i movimenti circolari sono rivolti verso il mondo esterno.

    • Stadio (da 8 mesi a 12) coordinazione degli schemi secondari: il bambino oltre a coordinare gli schemi secondari e rimuovere gli ostacoli, può ora usare gli oggetti come strumenti per ottenere un fine (sa quello che fa!)

    • Stadio (da 12 mesi a 18) reazioni circolari e terziarie: in questa fase vi è la scoperta di mezzi nuovi attraverso la sperimentazione ed esplorazione attiva.

    • Stadio (da 18 mesi a 24) invenzione di mezzi nuovi attraverso combinazioni mentali: il bambino riesce a trovare soluzioni nuove sul momento, egli manipola immagini mentali al fine di ottenere eventi conseguenti esterni.

  • Secondo periodo (da 2 a 7 anni)
    PERIODO PRE-OPERATORIO

Il bambino ora può usare i simboli per rappresentare oggetti ed eventi astratti

Caratteristiche di questo periodo sono:

  • Egocentrismo: il bambino non riesce a differenziare il se dal mondo esempio linguaggio

  • Rigidità: di pensiero riesce a prestare attenzione ad una sola caratteristica di un oggetto trascurando le altre.

  • Ragionamento semi-logico i pensieri spesso sono collegati tra loro in maniera slegata piuttosto che secondo una relazione logica e lineare.

  • Terzo periodo (da 7 a 11 anni)
    PERIODO DELLE OPERAZIONI CONCRETE

Il bambino grazie alla capacità di servirsi delle operazioni e dei concetti padroneggia azioni che già fanno parte della sua struttura mentale interiorizzata. Ora le rappresentazioni non sono più isolate ma acquistano una conservazione.
Il bambino è in grado di capire anche le relazioni per esempio se A>B e B>C allora riuscirà a capire che A > C. L’egocentrismo tende a diminuire.

  • Quarto periodo (da 11 a 15 anni) PERIODO DELLE OPERAZIONI FORMALI

Le operazioni mentali non sono più limitate ad oggetti concreti possono ora essere applicate ad affermazioni puramente verbali o logiche, al possibile come al reale, al futuro come al passato… come altre qualità il ragionamento è diventato veramente logico astratto ed ipotetico

 

 

Bibliografia:

  • Jean Piaget La nascita dell’intelligenza nel fanciullo, Firenze, Giunti-Barbera universitaria, 1968.
  • Jean Piaget Logica e psicologia, Firenze, La Nuova Italia, 1969.
  • Jean Piaget Dal bambino all’adolescente. La costruzione del pensiero, Firenze, La Nuova Italia, 1969.
  • Edoardo Giusti,Claudia Montanari,Antonio Iannazzo Psicodiagnosi integrata. Sovera Edizioni, 2006

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MR ROBOT. Tra reale, virtuale, intrapsichico e desiderio di rivoluzione.

MR ROBOT. Una continua oscillazione tra reale, virtuale, e intrapsichico, nutreil nostro desisiderio di rivoluzione e ci racconta la psicologia degli uomini che vivono in questo sistema ormai interconnesso alla tecnologia.

Serie TV Anno 2015 – Stati Uniti d’America. Anno 2016 in Italia Genere:Thriller,thriller psicologico,drammatico Stagioni: 2 Episodi: 22 Durata: 40-65 min (episodio) Lingua originale: Inglese
Ideatore Sam Esmail. Interpreti e personaggi: Rami Malek: Elliot Alderson; Christian Slater:  Mr.Robot; Carly Chaikin: Darlene; Portia Doubleday: Angela Moss; Martin Wallström: Tyrell Wellick; Michael Cristofer: Phillip Price; Stephanie Corneliussen: Joanna Wellick; Grace Gummer: Dominique “Dom” DiPierro.
Doppiatori e personaggi in Italiano:
Flavio Aquilone: Elliot Alderson; Alessia Amendola: Darlene; Elena Perino: Angela Moss; Stefano Crescentini: Tyrell Wellick; Christian Iansante: Mr.Robot; Chiara Gioncardi: Joanna Wellick
Produttore esecutivo: Sam Esmail, Steve Golin, Chad Hamilton
Casa di produzione: Universal Cable Productions, Anonymous Content
Prima TV Stati Uniti d’America dal 24 giugno 2015. Rete televisiva USA Network
Prima TV in italiano (pay TV) dal 3 marzo 2016. Rete televisiva: Premium Stories
Prima visione prima TV in italiano (gratuita) Data 15 novembre 2016. Rete televisiva: Italia1

“A volte, sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente anonimo. Sono semplicemente solo. Se non fosse stato per Qwerty, sarei completamente vuoto. Odio quando non riesco a trattenere la mia solitudine. Questi pianti sono diventati troppo frequenti, ormai ogni quindici giorni. (Elliot, 1 puntata, 1 serie)”

Una serie che appassiona, forse perché risveglia l’incoerenza palpabile di questi tempi che sono caratterizzati da una frammentazione dell’Io costante e continua, in un bombardamento di  contraddizioni incoerenti che ci condizionano proprio come avviene nella vita di Elliot il protagonista. Lui ci accompagna in un in un viaggio caratterizzato confusione tra reale e virtuale, tra ciò che è giusto e ciò che è psicopatologico, tra anarchia e dittatura economica, tra sogno e realtà, tra cyber sicurezza e hackeraggio, tra dipendenza ed astinenza, tra amore e odio, tra controllore e colui che viola i controlli ecc.
La serie coinvolge lo spettatore proprio per questa liquidità di confini tra valori opposti e contrapposti. La tecnologia potrà salvarci o ci sta risucchiando illusoriamente? il parallelo tra realtà e fiction si confonde. Spesso durante la visione dei vari episodi ci si ritrova a credere in Elliot e nei suoi fantasmi. Mentre guardiamo Mr. Robot Tanti avvenimenti da noi personalmente vissuti nella realtà possono essere rielaborati.
Realmente esiste Anonymous, questo gruppo è una “anonima” organizzazione libera e controdipendente che rinnega gli attuali valori imposti alla società dai “potenti”, la stessa cosa avviene nella serie con la F Society (“Fuck Society”) nome che esplicitamente invita a “fottere il sistema”, il suo obiettivo è quello di distruggere quel 1% di potenti che con le banche detengono virtualmente il 99% della ricchezza globale. La serie ci coinvolge facendo sognare la rivoluzione e rifacendoci vivere diversi fatti accaduti; finzioni e realtà spesso si sovrappongono e confondono.
Da notare che, La Stampa ha divulgato, nell’estate 2015, la notizia che ci sono stati diversi attacchi informatici con ampia rilevanza mediatica che, sono anche successivi alla trasmissione della serie tv, in particolare:

  • Attacco contro l’agenzia americana che conserva i dati dei dipendenti del governo federale (OPM hack);

  • Attacco contro l’azienda italiana di software spia per governi, Hacking Team;

  • Attacco contro il sito di dating Ashley Madison (nella serie è stato quasi predetto dal regista Sam Esmail che lo aveva inserito nello “script”, poi lo ha tolto e quando poi è avvenuto davvero un attacco al sito di incontri online, lo ha rimesso).

Elliot (Rami Malek), appare affetto da schizofrenia con diverse psicosi, allucinazioni, depersonalizzazione, ansia, paranoia, dipendenza da sostanza, compulsioni, manie di controllo, disturbi di tipo sociale che lo isolano in un mondo distaccato …

La sua infanzia appare caratterizzata da diversi traumi, e durante tutta la serie i suoi spettri, lo inseguono con illusioni, ricordi, paure e scelte radicali proprio come accade in informatica nel sistema binario 0 o 1. Il linguaggio informatico ci accompagna nel mondo degli hacker.
Durante l’intera serie è possibile viaggiare nei vari stati emotivi di Elliot in un viaggio introspettivo denso ed oscuro. Anche l’uso delle inquadrature ci aiuta a vivere in prima persona le stesse emozioni e ansie del protagonista, quasi inseguendolo con la telecamera, a disagio ed impaurito Elliot appare in una parte marginale dello schermo, spesso in basso a sinistra o destra, nei momenti di maggiore paranoia e azione, ritorna al centro della inquadratura nascosto dal cappuccio della sua felpa. Inoltre si rompe la quarta dimensione proprio quando ci coinvolge, Elliot inizia a parlare con lo spettatore cioè noi che siamo solo una invenzione della sua mente:

   “Ehilà, amico. Ehilà, amico? Non mi piace! Forse dovrei darti un nome… Ma è una strada pericolosa. Esisti solo nella mia testa. Ricordiamocelo! Merda! È successo per davvero, sto parlando a qualcuno che non esiste. Quello che sto per dirti è top secret … Si tratta di una cospirazione gigantesca. C’è un gruppo di persone potenti che governano il mondo in segreto. Parlo di gente che nessuno conosce, gente invisibile. L’1% più ricco dell’1% più ricco che giocano a fare Dio senza permesso. E ora credo che mi stiano seguendo.”

Elliott anche nella relazioni che allaccia, continua a confondere la realtà, la fantasia e il virtuale, controlla hackerando la vita virtuale di tutte le persone, scoprendone le reali vite.  Accade questo anche nella relazione con la sua Psicoterapeuta Krista Gordon, infatti egli ne studia la vita intima scoprendo che, il compagno della stessa le mente avendo una famiglia…
Elliot dice alla sua psicoterapeuta “I’m good to reading people”, son bravo a leggere (la vita del)le persone” proprio perché scrutando i vari profili e dati in rete riesce a formarsi un profilo preciso della pesrsona che studia.

Durante la psicoterapia con la dott.ssa Gordon, Elliot continua a convolgere lo spettatore palesando le sue paure descrivendo quasi la nostra attuale realtà e riprendendo i nostri attuali interrogativi di vita:

“Krista Gordon: Tu provi tanto dolore, ed è lì che andremo a lavorare. Che cosa c’è nella società che ti delude tanto, me lo puoi dire?
Elliot: Ah, non lo so. Forse è il fatto che tutti pensiamo che Steve Jobs fosse un grande uomo anche dopo aver saputo che ha fatto miliardi sulla pelle dei bambini; oppure che ormai sappiamo che tutti i nostri eroi sono dei falsi, tutto il mondo non è altro che un imbroglio. Ci spammiamo l’un l’altro intere cronache su delle stronzate mascherandole da opinioni, usando i social media come surrogato dell’intimità. Forse abbiamo votato perché fosse così; non con le elezioni ma con le cose, le proprietà, i soldi. Non è una novità, sappiamo perché lo facciamo; non certo perché i libri di Hunger Games ci rendano felici, ma perché vogliamo essere sedati, perché fa molto male non fare finta, perché siamo dei codardi! Fanculo la società!”.

E’ questo l’invito che la serie ci fa, il desiderio che forse tutti dovrebbero avere, cercando di uscire dagli schemi della ripetitività quotidiana, costretti nei nostri “Doveri” quasi privi del libero arbitrio della ribellione nei confronti di chi ci schiaccia, impedendoci di essere chi siamo.

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