Category: Recensione Libri

Robin Norwood “DONNE CHE AMANO TROPPO” recensione di Simona De Pace.

DONNE CHE AMANO TROPPO di Robin Norwood, recensione di Simona De Pace

Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi.

Donne che amano troppo è un saggio scritto da Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, che ha lavorato per decenni nel campo delle tossicodipendenze e dell’alcolismo. Il libro viene pubblicato nel 1985 dalla casa editrice Feltrinelli. L’autrice narra delle vicende di alcune sue pazienti affette da diverse dipendenze e paure, come la dipendenza affettiva o la paura dell’abbandono.

Donne che si aggrappano disperatamente ad un uomo pur vivendo una situazione sbagliata che spesso può sfociare nella sindrome da croce rossina, o in una costante umiliazione e violenza fisica e verbale frequentando uomini patologici e compromessi spesso dipendenti dall’alcool o dalle sostanze stupefacenti o ancora affetti dalla sindrome di Peter Pan.

Spesso noi donne ci imbarchiamo in amori difficili complicandoci l’esistenza e vivendo ogni giorno questo rapporto come una continua sfida con il mondo ma soprattutto con noi stesse.

Pensiamo, lui cambierà, non lo farà più, mi ha dato uno schiaffo ma era arrabbiato, è colpa mia, o me lo meritavo, frasi che se una donna è in equilibrio e armonia, amando prima di tutto se stessa non pensa assolutamente, anzi, rimane incredula davanti a codeste parole soffermandosi sulle motivazioni che spingono alcune donne nelle cosiddette relazioni sbagliate o amori malati.

“Molte donne commettono l’errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza prima avere sviluppato una relazione con se stesse; corrono da un uomo all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro…
La ricerca deve cominciare a casa, all’interno di sé…
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto”

Ci si innamora di qualcuno perché pensiamo che lui ha bisogno del nostro aiuto e incoraggiamento per sviluppare le sue capacità al meglio e se magari è un uomo pieno di problemi crediamo di poterglieli risolvere tutti noi da sole. Queste relazioni sbagliate portano ad annullarsi completamente e a svuotarci dentro, inconsapevolmente ci si ammala pian piano e se non si interviene in tempo si può ricadere in gravi patologie oltre che depressive anche legate ad esempio a disturbi alimentari. Noi donne siamo portate, storicamente, a pensare “male” di noi stesse. Perché cresciute convinte di essere fragili quasi inferiori, deboli, e di conseguenza bisognose di protezione. Molte donne sono attratte da uomini difficili e quasi quasi un uomo gentile e romantico potrebbe risultare noioso, ma quando la donna guarisce, capisce che l’amore vero può essere trovato solo se si ama prima se stesse. Se si riesce ad uscire da certe dinamiche, si avrà un rapporto alla pari, una relazione sana, dove il ruolo della donna e del partner si sintonizzeranno sulle stesse frequenze. Una relazione sana si costruisce da entrambi le parti, stando al fianco dell’uomo e non certo dietro rischiando di diventarne l’ombra.

“Se un individuo è capace di amare positivamente, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare affatto.”      Erich Fromm

Ma quali sono i motivi che spingono una donna a trascinarsi e trascinare una storia negativa?
Spesso capita che all’origine di questo ci possa essere un trauma, una famiglia problematica, un ruolo genitoriale assente, presenza di familiari malati psichici cronici, quindi le donne inconsciamente ricreano e rivivono aspetti significativi della loro infanzia; un’altra situazione potrebbe essere quella di crescere in una famiglia in cui le piccole donne si sono dovute prendere cura di qualcuno e per cui dovevano anche sacrificare le proprie esigenze e il proprio benessere.
R. Norwood fa intendere che le donne cresciute in queste situazioni da adulte tendono a barcamenarsi in storie problematiche rivestendo nelle relazioni di coppia la stessa funzione che svolgevano all’interno della famiglia.
Sia durante l’infanzia, che nelle relazioni attuali si tende a negare la sofferenza che si vive per poterla affrontare, spesso da sola la donna non può uscire da certe situazioni e cerca di tenere tutto sotto controllo. La psicoterapeuta nel libro spiega che già dalla tenera età i modi di reagire tra maschi e femmina sono differenti; la reazione di un bambino che vive una situazione familiare di abbandono e disagio cambia dunque dalla reazione di una bambina nella medesima condizione.
Il bambino potrebbe trasformare il suo disagio diventando un uomo violento. Una bambina invece concentrerà tutte le sue attenzioni sul suo giocattolo preferito, che sia un peluche di orsetto o una bambola non cambia la sua funzione, la bambina se ne prenderà cura, la cullerà penserà ai suoi bisogni. Cresciuta, farà la stessa cosa, si prenderà cura di qualcuno questa volta di un uomo, ma con un uomo che avrà necessità di compassione, soccorso, aiuto e richieste di attenzioni che spesso sfociano nel vittimismo. Questo tipo di relazione non aiuterà nessuno dei due della coppia, anzi potrà rischiare di peggiore la situazione, in quanto un rapporto di coppia necessità di equilibrio, amore reciproco e stima, che porti sia ad una crescita individuale e personale sia ad una crescita relazionale.

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore ma la paura; (…) paura di restare sole, paura di non essere degne d’amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci proteggerà dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita”,

 Il problema principale nel ritrovarsi in un amore malato, parte dalla donna stessa. Deve comprendere i problemi interiori che la spingono a rifugiarsi in una sofferenza che non può che generare altra sofferenza smettendo di prendersi cura di se stessa.
Dall’amare troppo si può guarire, è un percorso lungo e doloroso ma possibile. L’aiuto da parte di una figura professionale (uno Psicoterapeuta) e del conseguimento di un percorso guidato è fondamentale.

La psicoterapia può essere un ottimo punto di partenza per scavare nel passato e comprendere meglio noi stesse. Non si può più ricadere in relazioni sbagliate una volta che si comprendono le cause delle scelte inadeguate alla nostra vita e benessere, che portano ad uno svuotamento piuttosto che ad un arricchimento dell’animo. Bisogna arricchirsi di bellezza e circondarsi di relazioni sane e autentiche.

“Invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne, voglio essere una donna che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire”

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Richard Bach “IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON” recensione di Simona De Pace

“Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

“Qualunque cosa tu faccia non pensare mai a cosa diranno gli altri, segui solo te stesso, perché solo tu nel tuo piccolo sai cosa è bene e cosa è male, ognuno ha un proprio punto di vista, non dimenticarlo mai, impara a distinguerti, a uscire dalla massa, non permettere mai a nessuno di catalogarti come clone di qualcun’altro, sei speciale perché sei unico, non dimenticarlo mai”

Il Gabbiano Jonathan Livingston è un romanzo breve scritto da Richard Bach, pubblicato nel 1970 da Rizzoli editore.

Protagonista del romanzo Jonathan, un gabbiano che si distingue da sempre dal resto dello stormo, ha un carattere forte, testardo, determinato nelle sue scelte pur andando contro tutti. Il suo motto è quello di osare, e lo fa sfidando i gabbiani nel volo, nelle sue tecniche differenti, sognando di volare come nessun gabbiano ha mai ha fatto.

Dalle prime pagine del libro tra le righe, si legge l’amore per le passioni, che possono essere o diventare un lavoro, o che semplicemente ci inebriano di vitalità, nutrendoci l’animo; anche quando non ci sentiamo capiti nel seguire una passione, non dobbiamo mai demordere, dobbiamo credere sempre in noi stessi.

Il gabbiano Jonathan Livingston cerca approvazioni dalla famiglia, dagli amici si sforza di assomigliare agli altri, provando a dedicarsi solo alla ricerca del cibo, ma la sua vera natura viene fuori, non è felice continua a desiderare la perfezione del volo.
La dedizione per il volo lo porta alla solitudine, il Consiglio degli Anziani, infatti, lo caccia allontanandolo dallo stormo.

Jonathan parte, lontano dalla famiglia, prende le distanze dal suo stormo, sente la diversità con gli altri, la percepisce ne soffre ma questo non lo ferma. Nel suo lungo viaggio incontrerà dei gabbiani che lo aiuteranno a concentrarsi sui pensieri, sulla mente, perfezionerà le sue abilità vivrà diverse avventure fino a dimostrare che caparbietà e coraggio riusciranno a farlo spiccare in quel volo acrobatico che lui ha sempre desiderato.

“Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”

Spesso ci limitiamo per il pensiero, per paura, e soprattutto ciò che più intimorisce è il cambiamento.
Temiamo i cambiamenti perché ci costringono ad uscire dalla nostra “zona confort”, lasciare il certo per l’incerto, il conosciuto per lo sconosciuto, andare incontro al corso degli eventi senza sapere cosa accadrà.
L’irresolutezza e l’ignoto ci terrorizzano perché è impossibile prevedere il futuro, non abbiamo il pieno controllo del tutto. Per questa ragione, il primo passo per superare un cambiamento può essere quello di gestire e accettare le nostre emozioni, specialmente la paura, dando un senso agli eventi.

Jonathan Livingston impara velocemente a cavarsela da sé, ha un grande spirito di adattamento; ma sente sempre il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo, ed è per questo che chiede al gabbiano più anziano, Chang, gabbiano che incontra nel suo cammino, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per oltrepassare la soglia del “hic et nunc”. Chang lascerà un testamento a Jonathan dove gli spiegherà come raggiungere la perfezione, e come si raggiunge essa? Lui dice che la perfezione non sta nel volo in sé, ma nel cogliere il segreto dell’amore. Jonathan soddisfatto del suo viaggio, e di non aver lasciato che i pensieri e i punti di vista altrui gli offuscassero la mente decide che è giunto il momento di far ritorno a casa dove potrà finalmente condividere ciò che ha imparato e trasmetterlo agli altri gabbiani. Tornato a casa, tutti iniziano ad avere stima e rispetto nei confronti di Jonathan restandone incantati. Questo romanzo incoraggia a fare delle proprie differenze un punto di forza, rispettando il proprio sentire, inseguendo i nostri sogni a costo di sembrare troppo fuori dal comune, ma almeno siamo noi stessi, infondo la diversità è una ricchezza.

Ed egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia, la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano

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Charles Dickens “Il CANTO DI NATALE” recensione di Simona De Pace

Il CANTO DI NATALE di Charles Dickens

“non vi è niente al mondo di così irresistibilmente contagioso come una persona che ride ed il buon umore”

A Christmas Carol è un romanzo di Charles Dickens scritto nel 1843, una delle favole più belle del Natale.

Charles Dickens nasce il 7 febbraio 1812 presso Portsmouth, secondo di otto figli; è stato tra i più popolari romanzieri inglesi della storia della letteratura di ogni tempo.

Il protagonista del romanzo si chiama Ebenezer Scrooge ricorda molto il Grinch, entrambi detestano il Natale e qualsiasi cosa abbia a che fare con tale festività. Scrooge è cinico ed egoista non sente in sé quel calore tipico delle feste di dicembre, e prova un’enorme  fastidio all’idea che per quel giorno non si debba lavorare. La notte della Vigilia, tre spiriti gli fanno visita: quello del Natale passato, presente e futuro che lo accompagnano in un incredibile viaggio alla scoperta di ricordi sbiaditi dal tempo e alla riscoperta di sé stesso. Un racconto, quello di Dickens che sicuramente riaccende lo spirito natalizio per chi lo ha perso e per chi invece di spirito natalizio ne ha da vendere, con questa opera lo ravviva dando quel tocco di magia in più. Lo scrittore usa una prosa semplice e scorrevole ma non banale, le pagine si susseguono regalando al lettore immagini di grande impatto emotivo, che lo coinvolgono appassionandolo alle avventure di Ebenezer.

“Questo bambino è l’Ignoranza. Questa bambina è la Miseria. Guardati da tutti e due, da tutta la loro discendenza ma soprattutto guardati da questo bambino, perché sulla sua fronte io vedo scritto: “Dannazione ”. 

Il periodo di Natale è un turbine di emozioni, può essere il periodo più bello e magico dell’anno o quello più triste e melanconico. Il Natale è nostalgia delle persone che non ci sono più o di quelle persone a noi care che sono dovute andare via dalla propria terra per lavoro. A dicembre, si accendono le luci, le strade brillano con ghirlande festose e addobbi di ogni genere. Ma il vero senso del Natale è la riscoperta dei valori e dello stare insieme, per farsi coccolare dalla famiglia e dalle persone che più amiamo. Il ricordo che ognuno di noi associa al Natale parte da lontano, dall’infanzia, odori, canzoni, sapori, un bagaglio di emozioni che trasciniamo sempre con noi.

Questo racconto, ci fa capire che non è mai troppo tardi per ricominciare, per cambiare, e per rimettere tutte le cose al loro posto. Ogni errore può essere riparato o perlomeno non commesso più, il Canto di Natale è un inno di speranza che annulla le differenze sociali e riscopre l’amore per il prossimo.

L’autore ha regalato alla letteratura un classico intramontabile capace di scaturire emozioni ogni qual volta lo si legga ed ogni volta con una percezione diversa.

“Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno”

@Simona De Pace

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Erich Fromm “L’ARTE DI AMARE ” recensione di Simona De Pace

L’ARTE DI AMARE di Erich Fromm

“Colui che non sa niente, non ama niente. Colui che non fa niente, non capisce niente. Colui che non capisce niente è sgradevole, ma colui che capisce, ama, vede, osserva… La maggior conoscenza è congiunta indissolubilmente all’amore. Chiunque creda che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole non sa nulla dell’uva.”  Paracelso.

The Art of Loving, conosciuto come l’Arte di Amare, è l’opera più eloquente scritta dal filosofo tedesco Erich Fromm pubblicata nel 1956. Contribuì ad allargare la dottrina psicanalitica partendo dall’indagine sulla psiche individuale a quella sull’inconscio sociale, criticando fortemente le teorie freudiane riguardanti le pulsioni biologiche come chiave per la comprensione del comportamento umano. Nella sua opera sono frequenti i richiami alla mitologia greca e perfino all’Antico Testamento.

Fromm, attraverso le pagine di questo libro vuole dare una ampia panoramica del concetto di amore, abbastanza complesso e variegato, trattando le differenti tipologie: l’amore per se stessi, l’amore tra i genitori e il bambino, l’amore fraterno, l’amore materno, l’amore erotico, l’amore per Dio.

L’amore genuino è una espressione di produttività ed implica cure, rispetto, responsabilità e comprensione, deve essere alimentato da quello che è l’amore per se stessi, una base solida per amare gli altri.

Fromm, tratta anche il tema della solitudine che spinge alla necessità di unione con l’altro per puro egoismo. La solitudine provoca ansia, come viene messo in evidenza, è l’origine di ogni ansia.

“La gente non pensa che l’amore non conti. Anzi, ne ha bisogno; corre a vedere serie interminabili di film d’amore, felice o infelice, ascolta canzoni d’amore; eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare in materia d’amore”.

Ognuno di noi ha bisogno di nutrirsi di amore, ma essa è un’arte, come tale ha bisogno di essere coltivata, richiede le capacità dell’artista e le sue energie per creare e costruire. La teoria dell’amore analizza l’unione simbiotica e il suo modello biologico nel legame tra il feto e la madre, sono due esseri in un unico involucro e vivono in simbiosi. La forma passiva dell’unione simbiotica è quella della sottomissione, clinicamente conosciuto come masochismo; la forma attiva è il sadismo. La differenza è che il masochista è completamente sottomesso all’altro, comandato, offeso e umiliato il sadico domina, intraprende, offende e umilia. In contrasto con l’unione simbiotica, lo psicanalista, mette in risalto l’amore maturo che preserva la propria integrità e la propria individualità.

“L’atto sessuale senza amore non riempie mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo assolutamente momentaneo”

Concludo citando una teoria che ben si accorda con le note che Fromm attribuisce al concetto di ‘AMARE’.

Un illustre rabbino racconta dell’incontro di un uomo con un giovane ragazzo; il ragazzo siede su di un tavolo e si gode il suo piatto di pesce, così l’uomo lo osserva e gli chiede: -Perché stai mangiando quel pesce? -Perché amo il pesce.  -Oh, ami il pesce? ed è per questo che lo hai tirato fuori dall’acqua, lo hai ammazzato e lo hai bollito? Non dirmi che ami quel pesce tu ami te stesso. Ma tu non ami il pesce, tu credi di amare quel pesce in realtà tu ami te stesso e soddisfi il tuo bisogno mangiandolo, ma l’amore è ben diverso. Se tu amassi davvero quel pesce non lo mangeresti.

Quindi molto di quello che crediamo amore in realtà è amore per il pesce. Amore dei propri bisogni e non per l’altra persona quindi l’altro diventa uno strumento per la propria personale gratificazione. L’amore non si basa su ciò che sto per ricevere ma su quello che sono in grado di dare. La gente crede che si doni a chi si ama, la vera risposta è che si amano coloro a cui si dona “il punto è se io do qualcosa a te io sto dando me stesso a te, e dato che amare se stessi è un dato di fatto ognuno ama se stesso e ora che quella parte di me fa parte di te, di una parte di me in te che amo, quindi l’amore vero è quello che dona non quello che riceve”

Come scrive l’autore del libro, “Solo l’amore disinteressato è un sentimento maturo e completo”

L’Arte di amare di Erich Fromm è una lettura riflessiva che arricchisce l’anima, l’amore è bisognevole di cura, pazienza, disciplina, concentrazione e soprattutto “Amore” significa imparare a stare bene con se stessi.

“Chiunque salvi una singola vita, è come se avesse salvato il mondo intero; chiunque distrugga una singola vita, è come se avesse distrutto il mondo intero”

 

@Simona De Pace

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BIBLIOTERAPIA. Recensione libri.

BIBLIOTERAPIA
recensione libri

E’ noto che la leggere offra spazi importanti di crescita per la vita di ogni individuo. La lettura può essere utilizzata come strumento di crescita culturale grazie all’acquisizione di nuove conoscenze, crescita personale, crescita collettiva, autoaiuto. Leggere è molto utile nella promozione della consapevolezza anche in momenti di disagio psicologico e disagio sociale. La lettura è cultura! Sviluppo! Aiuta gli uomini e quindi le società a migliorarsi attraverso l’aquisizione di conoscenze.
E’ chiaro che in ambito psicoterapeutico  la prescrizione della lettura di libri appunto BBLIOTERAPIA, viene utilizzata come strumento terapeutico psicoeducativo e di crescita personale atta allo sviluppo di una maggiore consapevolezza di se e di ciò che è al di fuori di noi.
Qui di seguito viene offerto un elenco di recensioni di Libri spesso prescritti in Psicoterapia:

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Michaël Uras “LE PAROLE DEGLI ALTRI” recensione di Simona De Pace

LE PAROLE DEGLI ALTRI di Michaël Uras recensione di Simona De Pace

“Prescrivere un libro come cura per la Felicità”

“NON SI LEGGE MAI UN LIBRO. CI SI LEGGE ATTRAVERSO I LIBRI, SIA PER SCOPRIRSI, SIA PER CONTROLLARSI”  Romain Rolland, l’Eclair de Spinoza.

Se ci pensiamo, ogni esperienza o storia vissuta può essere scoperta in un libro. Quante volte ci siamo immedesimati nelle pagine e nelle storie dei protagonisti? quante volte ci sentiamo parte di un testo di una canzone? o guardando un film abbiamo avuto l’impressione che il regista conoscesse in qualche modo la nostra vita?

Le parole degli altri è un romanzo di Michaël Uras, uscito nel 2016, tratta una tematica attuale, ossia la biblioterapia che fa parte delle tecniche, da sempre utilizzate della psicologia, come anche la musicoterapia, l’arteterapia …

Il libro è di facile lettura, scorre attraverso un linguaggio semplice e intuitivo. Racconta la storia di uno psicoterapeuta che cura i propri pazienti con la biblioterapia, ossia una promessa di guarigione attraverso la lettura di romanzi specifici a seconda del tipo di problematica. Questo libro raccoglie molteplici spunti di lettura, consigliandoci libri che bisogna leggere almeno una volta nella vita. La scelta è ampia: da Balzac a Salinger, da Goncarov a Cocteau.

Interessante è comprendere le dinamiche utilizzate dall’autore nella costruzione dei rapporti tra personaggi.

 “I RICORDI SONO OVUNQUE. CI COSTRUISCONO NESSUNO GLI SFUGGE”

I testi spaziano da ‘Il giovane Holden’ di Salinger, a “La lentezza’ di Milan Kundera”, “L’Odissea di Omero”, “Aspettando Godot” di Samuel Beckett; le scelte di Alexandre, il protagonista del romanzo, si destreggia tra saggi, romanzi storici, classici, ad ogni paziente corrisponde un libro; aspettando Godot per chi ha troppo da fare, Il giovane Holden per chi ha paura di ribellarsi, l’Odissea per ritrovare il proprio posto nel mondo.

Le parole degli altri è un libro che parla di libri. Lo psicoterapeuta racconta gli incontri con i suoi pazienti attraversando il mondo della Biblioterapia, ritiene la lettura dei libri parte integrante delle terapie psicologiche e psichiatriche ritenendo questa pratica, dotata di un grande potere curativo.

L’autore si esprime in modo morbido e tagliente, caratterizzato da quella verve che appartiene agli scrittori francesi coinvolgendo il lettore, attraverso dei dialoghi ben costruiti; le emozioni vengono fuori grazie alle parole. Il collante di tutto il romanzo è sicuramente l’amore per la letteratura, che Alex esprime costantemente regalando al lettore un ampio respiro dell’immenso mondo dei libri.

 “Io con le parole ero una spugna. Ogni romanzo, ogni poesia mi entrava nelle cellule e si mescolava al mio sangue”

@Simona De Pace

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Marcela Serrano “L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI” recensione di Simona De Pace

L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI,
di Marcela Serrano
“storie di anime smarrite”

recensione di Simona De Pace.

‘CI SONO DONNE CHE DORMONO TUTTE RAGGOMITOLATE PERCHÉ’ IL DOLORE E’ COSI’ FORTE CHE NON RIESCONO PIÙ’ A SDRAIARSI’.

Non fatevi ingannare dal titolo pur vero è che si tratta di storie tristi di quella tristezza che non va più via ma è anche vero che tutte le storie in fondo hanno il loro lieto fine. Dovremmo da tutte le esperienze prendere qualcosa e lasciarne una altra, potremmo prendere il bello e lasciare il brutto ad esempio, prendere la gioia e lasciare la rabbia come dire nutrirsi del lato positivo. Ed è quello che in questo romanzo della scrittrice Marcela Serrano, emerge e nulla può essere vano se ci porta sempre da qualche altra parte anche le persone o le situazioni sbagliate a volte non sono che ponti per poter passare ad una consapevolezza maggiore dell’importanza di ‘Essere’ e dell’amare se stessi. Vi è mai capitato un periodo nel quale pensate che l’unica soluzione sia quella di fuggire in un posto lontano da tutti e da tutto?  Di cambiare aria? dimenticandovi del resto del mondo? ci si sente quasi bambini autistici quando si arriva a quel punto dove non puoi andare ne avanti ne indietro, un vegetale bloccato in un presente statico di angoscia che trascina il tuo essere in un oblio di emozioni conturbanti e confusionali, ecco!!! Appunto!!! Immaginate di sentirvi così e avere la possibilità di trasferirvi in un rifugio immerso nel verde e sullo sfondo del promontorio sul quale giace, eccovi il mare! Le donne del romanzo hanno la possibilità di evadere dal quotidiano trasferendosi per tre mesi in un albergo che si trova su un’isoletta dell’arcipelago di Chloè, nel Sud del Cile. L’albergo nasce per accogliere donne da tutte le parti del mondo, ognuna di queste ha una sua personalità e una storia da raccontare. È gestito da Elena, una psichiatra che ha lavorato per la Resistenza e nei consultori popolari dove ha potuto toccare la realtà delle donne più fragili. Lo scritto è ricco di spunti di riflessione, le pagine scorrono velocemente ci si perde tra i personaggi che si destreggiano tra la carta e l’inchiostro, immedesimandosi facilmente negli intrecci dei loro racconti.

‘DOVE ASPETTEREMO QUANDO L’AMORE NON ARRIVA. COME GUARIREMO LE FERITE.
Antonio Gil, I luoghi andati

  Dolori non cicatrizzati inducono le ospiti a confidare i propri sogni irrealizzati, gli affetti ormai estranei, gli amori distruttivi. Sono donne autonome, alcune anche famose, rimaste in sospeso tra l’amore romantico e lo spaesamento degli uomini che le hanno amate e poi abbandonate.  Si trattano diverse tematiche e problematiche emotive che vengono approfondite dalla Dottoressa Elena, psicoterapeuta dell’albergo che oltre a fare terapia singolarmente ogni giorno alle ospiti (lei ama non chiamarle pazienti), organizza terapie e attività di gruppo. Si affrontano le paure, le ansie, le dipendenze affettive, la paura dell’abbandono, la solitudine eccetera.

‘LA SUA PAURA, IN PAROLE POVERE, E’ SEMPRE STATA QUELLA DI NON APPARTENERE A NESSUN LUOGO IN PARTICOLARE’

Le fanciulle dell’albergo sono tendenti alla disperazione, accomunate dalla paura di essere ferite ancora, paranoiche, anche se tra le donne c’è sempre la più strafottente quella che detiene il ruolo di attrice per sdrammatizzare le situazioni conosciuta anche come il “Pagliaccio Triste”. Possiamo definirle “le sopravvissute”, si sopravvive al dolore, ai rimpianti, ai conflitti, alle delusioni, all’amarezza.

Queste donne, vogliono liberarsi dagli scheletri del passato, riacquistando la fiducia in sé stesse, e pian piano con il giusto tempo riscoprono il senso delle emozioni. E così l’Albergo che le accoglie tristi, le restituisce al mondo solo quando hanno ritrovato il sorriso e la voglia di vivere.

Voglio concludere con una citazione dell’autrice perché alla fine tutto gira intorno all’amore.

“L’amore non fa distinzioni e travolge tutti allo stesso modo perché, grazie a Dio, è un flagello molto democratico.”

@Simona De Pace

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