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Distorsioni cognitive sul gioco d’azzardo patologico.

Convinzioni errate sulle probabilità di vincita al gioco. Distorsioni cognitive sul gioco d’azzardo patologico.
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Spesso accade che i giocatori compulsivi abbiano uno “speciale” rapporto con “la fortuna”, le loro credenze vengono da loro stessi intese come vere e proprie teorie, che quindi influiscono molto sulla lettura e valutazione della realtà (distorsioni cognitive).

Come riportato in una ricerca:

Fortune, E. E., & Goodie, A. S. (2011 November 28). Cognitive Distortions as a Component and Treatment Focus of Pathological Gambling: A Review. Psychology of Addictive Behaviors. Advance online publication. doi: 10.1037/a0026422. Department of Psychology, University of Georgia, Athens, GA 30602-3013, USA

Spesso i giocatori basano la loro “voglia di gioco” su pensieri irrazionali che diventano convinzioni, spesso ci si convince di avere grosse probabilità di vincita (esempio di convinzione irrazionale: in quel rivenditore hanno vinto tanti, quindi anche io andando a giocare lì ho più probabilità di vincere!).
Lo sfondo concettuale sulle distorsioni cognitive dei giocatori “patologici” in questa ricerca inizia dal programma di euristiche e pregiudizi (Kahneman e Tversky , 1974 ), così come altri errori individuati in psicologia di base.
La letteratura si è concentrata molto sulle distorsioni applicando in ricerca un approccio euristico, sono state individuate infatti diverse distorsioni come: fallacia del giocatore d’azzardo, overconfidence (sopravvalutarsi), e le tendenze dei numeri, la correlazione illusoria, le vittorie di altri individui, la polarizzazione della memoria sulle vincite, l’illusione del controllo. Qui di seguito più nel dettaglio riportiamo una “elaborazione” di come Kahneman & Tversky (1974) ne parlano:

-Gambler’s fallacy (Fallacia)- quando un evento accade più spesso deviando quindi dalla media, allora l’evento opposto viene giudicato più probabile (ad es. quando per 4 volte è uscito il nero, allora è più probabile che esca il rosso);

-Overconfidence (Sopravvalutarsi)- quando il giocatore esprime una eccessiva fiducia nelle proprie capacità che non è giustificata da dati reali (ad es. ritenere di conoscere la “macchina” da slot, pensare di essere più bravi di altri nell’indovinare i numeri, il pensiero magico, credere di capire i meccanismi nascosti del gioco, avere strategie di gioco infallibili).

-Trends in number picking (Tendenze nei numeri)- si creano tendenze, “teorie”, su eventi casuali (ad esempio credere che i numeri “ritardatari” cioè quelli che non escono da settimane abbiano più probabilità di essere estratti, oppure che giocando sempre gli stessi numeri si ha più probabilità di vincita).

-Illusory correlations (Correlazioni illusorie)- quando si associa eventi di realtà differenti credendo che aumentino le probabilità di vincita (ad es. recarsi a comperare dei gratta e vinci dal rivenditore dove hanno vinto un grosso montepremi). Anche i comportamenti ritualistici e scaramantici appartengono a questa tipologia di distorsioni.

-Avaliablity of other wins (Vincite altrui)- sentendo parlare ormai ovunque e attraverso tutti i canali di comunicazione delle varie vincite che avvengono, ci si convince quasi direttamente che “vincere” capita spesso e a chiunque, quindi è bene continuare a giocare (prima o poi capiterà anche a me …)

-Inherent memory bias (Memoria polarizzata sulle vincite)- questo pregiudizio interpretativo
nasce dal fatto che rimangono più impresse in memoria le vincite piuttosto che le perdite, grazie anche al “sistema di autodifesa psicologico”, “più aumenta il piacere associato al comportamento, più vengono ritenuti nella memoria il comportamento stesso e tutte le circostanze associate all’emozione piacevole” (I.Hinnental, E. Manera e al., 2006); in questo modo ci si illude che giocare sia conveniente.

In Psicoterapia il lavoro sulla correzione delle distorsioni cognitive assume grande importanza nel trattamento del Gioco d’Azzardo Patologico, questo è stato anche dimostrato come riportano Fortune & Goodie nel 2011. Calbring e Smith (2008) riferiscono che in una ricerca, dopo 6-8 settimane di trattamento di ristrutturazione cognitiva, circa l’80% dei partecipanti alle sedute, secondo i criteri del DSM-IV non presentava più il disturbo. Inoltre nei 12 mesi successivi questo dato veniva confermato, quindi vi è un mantenimento nell’astensione da gioco.

Appare utile concludere evidenziando quanto il disturbo da gioco (gap) si manifesti sugli individui anche in comorbidità con la presenza di altri problemi personali, ad esempio ansia, depressione, abuso di sostanze, pertanto spesso appare opportuno intraprendere un percorso di Psicoterapia, personalmente consiglio un approccio di tipo integrato in quanto integrando i vari modelli potrà occuparsi delle varie difficoltà in modo trasversale.

BIBLIOGRAFIA: 

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1 comment

  1. Dr Ettore Zinzi

    Cosa ne pensi? lascia un commento (qui sotto) per farci conoscere la tua preziosa opinione, grazie.

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