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Disturbi Fittizi

DEFINIZIONE DISTURBI FITTIZI

Callegari C, Bortolaso P, Vender S.

Una produzione volontaria o la simulazione di dolore per assumere il ruolo di ammalato può rientrare nella categoria nosografica dei disturbi fittizi. Il soggetto ammalato di questo particolare disturbo ha una personalità patologica che lo porta a desiderare di ricevere continue cure mediche e, soprattutto, di essere ricoverato in ospedale. Solo ed esclusivamente a questo scopo egli racconta menzogne, si sottopone agli esami più fastidiosi, è desideroso di assumere farmaci, ricerca e affronta interventi chirurgici non sempre o non del tutto necessari, anche se ripetuti più volte.

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Richard Bach “IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON” recensione di Simona De Pace

“Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

“Qualunque cosa tu faccia non pensare mai a cosa diranno gli altri, segui solo te stesso, perché solo tu nel tuo piccolo sai cosa è bene e cosa è male, ognuno ha un proprio punto di vista, non dimenticarlo mai, impara a distinguerti, a uscire dalla massa, non permettere mai a nessuno di catalogarti come clone di qualcun’altro, sei speciale perché sei unico, non dimenticarlo mai”

Il Gabbiano Jonathan Livingston è un romanzo breve scritto da Richard Bach, pubblicato nel 1970 da Rizzoli editore.

Protagonista del romanzo Jonathan, un gabbiano che si distingue da sempre dal resto dello stormo, ha un carattere forte, testardo, determinato nelle sue scelte pur andando contro tutti. Il suo motto è quello di osare, e lo fa sfidando i gabbiani nel volo, nelle sue tecniche differenti, sognando di volare come nessun gabbiano ha mai ha fatto.

Dalle prime pagine del libro tra le righe, si legge l’amore per le passioni, che possono essere o diventare un lavoro, o che semplicemente ci inebriano di vitalità, nutrendoci l’animo; anche quando non ci sentiamo capiti nel seguire una passione, non dobbiamo mai demordere, dobbiamo credere sempre in noi stessi.

Il gabbiano Jonathan Livingston cerca approvazioni dalla famiglia, dagli amici si sforza di assomigliare agli altri, provando a dedicarsi solo alla ricerca del cibo, ma la sua vera natura viene fuori, non è felice continua a desiderare la perfezione del volo.
La dedizione per il volo lo porta alla solitudine, il Consiglio degli Anziani, infatti, lo caccia allontanandolo dallo stormo.

Jonathan parte, lontano dalla famiglia, prende le distanze dal suo stormo, sente la diversità con gli altri, la percepisce ne soffre ma questo non lo ferma. Nel suo lungo viaggio incontrerà dei gabbiani che lo aiuteranno a concentrarsi sui pensieri, sulla mente, perfezionerà le sue abilità vivrà diverse avventure fino a dimostrare che caparbietà e coraggio riusciranno a farlo spiccare in quel volo acrobatico che lui ha sempre desiderato.

“Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”

Spesso ci limitiamo per il pensiero, per paura, e soprattutto ciò che più intimorisce è il cambiamento.
Temiamo i cambiamenti perché ci costringono ad uscire dalla nostra “zona confort”, lasciare il certo per l’incerto, il conosciuto per lo sconosciuto, andare incontro al corso degli eventi senza sapere cosa accadrà.
L’irresolutezza e l’ignoto ci terrorizzano perché è impossibile prevedere il futuro, non abbiamo il pieno controllo del tutto. Per questa ragione, il primo passo per superare un cambiamento può essere quello di gestire e accettare le nostre emozioni, specialmente la paura, dando un senso agli eventi.

Jonathan Livingston impara velocemente a cavarsela da sé, ha un grande spirito di adattamento; ma sente sempre il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo, ed è per questo che chiede al gabbiano più anziano, Chang, gabbiano che incontra nel suo cammino, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per oltrepassare la soglia del “hic et nunc”. Chang lascerà un testamento a Jonathan dove gli spiegherà come raggiungere la perfezione, e come si raggiunge essa? Lui dice che la perfezione non sta nel volo in sé, ma nel cogliere il segreto dell’amore. Jonathan soddisfatto del suo viaggio, e di non aver lasciato che i pensieri e i punti di vista altrui gli offuscassero la mente decide che è giunto il momento di far ritorno a casa dove potrà finalmente condividere ciò che ha imparato e trasmetterlo agli altri gabbiani. Tornato a casa, tutti iniziano ad avere stima e rispetto nei confronti di Jonathan restandone incantati. Questo romanzo incoraggia a fare delle proprie differenze un punto di forza, rispettando il proprio sentire, inseguendo i nostri sogni a costo di sembrare troppo fuori dal comune, ma almeno siamo noi stessi, infondo la diversità è una ricchezza.

Ed egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia, la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano

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PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!

PESSIMISMO, la profezia che si auto avvera!!
Per vivere meglio è possibile cambiare il pensiero negativo in positivo!!

L’enciclopedia della lingua Italiana TRECCANI così riporta:

Pessimismo s. m. [dal fr. pessimisme, der. del lat. pessĭmus «pessimo» (in contrapp. a optimisme «ottimismo»)]. – disposizione di spirito a considerare la realtà nei suoi aspetti peggiori.
Disfattismo (s.m.), catastrofismo (s.m.), scetticismo (s.m.), diffidenza (s.m.), sfiducia (s.m.), scoraggiamento (s.m.)

Il pessimismo come l’ottimismo è una delle strategie difensive agite dall’uomo per garantirsi la sopravvivenza. Precisando che come si parla di “ottimismo realista” così bisogna parlare di “pessimismo realista” quindi usato con moderazione e cognizione di causa. Il pessimismo portato all’eccesso culmina nella depressione quindi alla vera e propria e totale mancanza di speranza nel futuro, immobilità e isolamento, proprio come anche rilevato dai vari studi di Seligman sulla impotenza appresa.

Come evidenzia Edoardo Giusti (2016, pag.34), “i pensieri angosciosi possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di attivazione persistente che provoca un eccesso di produzione di adrenalina, cortisolo ed altri ormoni analoghi fino alla comparsa di svariati sintomi.”

Il pensiero negativo ad alta intensità di pessimismo è caratterizzato da diversi ingredienti:

  1. Sensazione di Si tende a rimanere in una posizione di immobilità, passività, senza combattere con la giustificazione che tanto non c’è alcuna via di uscita.

  2. Bassa autostima e quindi poca fiducia nella propria capacità di risolvere le situazioni (problem solving), scoraggiamento, paura…

  3. Overload of negative information/accumulo di informazioni negativo. Si raccolgono tante prove negative che confermano le proprie paure, tanto da scoraggiarsi nell’agire e nel cercare di risolvere affrontando la realtà.

  4. Bassa motivazione. A causa del pessimismo non si è motivati ad agire e quindi si rimane immobili.

  5. Confronto con chi ha di più. Si paragona la propria vita a persone che stanno meglio, ottenendo il risultato di scoraggiarsi.

  6. Mancanza di speranza in questo modo ogni comportamento viene pensato come inutile e quindi si smette di cercare soluzioni alternative.

  7. Mancanza di fiducia in se stessi e negli altri.

  8. Paranoia. Ci si sente schiacciati dagli eventi negativi e quindi perseguitati.

 “È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione.”
Albert Einstein

Come già detto senza il pessimismo il genere umano non sarebbe sopravvissuto, se l’uomo non avesse previsto le catastrofi non si sarebbe preparato ad affrontarle. Senza quel pizzico di pessimismo non ci prepareremmo ai momenti di crisi.

Grazie al pessimismo, la paura e l’ansia ci preparano a situazioni di pericolo. Ci allertano e quindi si ha la possibilità di organizzare delle risposte veloci, rapide ed adattive.

È chiaro quindi che il livello di pessimismo deve essere realista, ben moderato, altrimenti indossando lenti molto scure tutto apparirà più buio, cupo, più grigio di quanto realmente è, ottenendo una visione del mondo poco realistica quindi distorta.

Seligman individuò nella consapevolezza, di potere o non potere controllare l’ambiente, la base della differenza tra pensiero pessimistico e ottimistico. Quella consapevolezza di esercitare un certo controllo sul proprio futuro e sulle proprie azioni. Il modo in cui ci si spiega gli avvenimenti. È ovvio che se si crede di non avere controllo sul proprio destino ci si adagia passivamente al flusso degli eventi della vita senza provare minimamente a darle una direzione, vivendo con molta insoddisfazione.

La differenza importante che c’è tra l’ottimista e il pessimista riguarda l’attribuzione delle cause dei propri insuccessi, o attribuzione esterna (mi hanno fatto sbagliare!) o interna (ho sbagliato!).

Ovviamente quando i pessimisti si attribuiscono le cause dei loro insuccessi avranno un abbassamento della loro autostima e quindi della fiducia in se stessi, non confidando tanto nelle loro possibilità e capacità.

Seligman ha confermato che è possibile utilizzare delle strategie per cambiare il proprio stile di pensiero da pessimista a ottimista. Esercitarsi a pensare positivo, ci aiuta nella soddisfazione dei nostri bisogni, a stare bene fisicamente e con delle alte difese immunitarie.

Istruzioni per i PESSIMISTI cronici per diventare più Ottimisti, i passi per cambiare il proprio pensiero da pessimista ad ottimista:

  1. Essere consapevoli di caricare negativamente la realtà, trasformandola in più catastrofica di quanto lo è.

  2. Distogliere l’attenzione dai pensieri pessimistici cercando di focalizzare l’attenzione su nuove soluzioni e spiegazioni più ottimistico realistiche.

  3. Focalizzarsi sulle proprie fortune, sulle cose belle della vita e sulle possibilità del futuro.

  4. Guardarsi allo specchio e sorridere ogni giorno.

  5. Visualizzare la nostra percentuale di pessimismo da 1 a 100. Es. Solitamente carico un 60% di negatività alla realtà vedendola sempre più catastrofica del reale, quindi procedendo con un ragionamento di tipo cognitivo alla mia visione; dovrò sempre effettuare un aggiustamento levando il 60% del pessimismo. Per esempio quindi, 100% che non ce la faccio cioè non ce la posso fare, diventa 40% che non ce la faccio cioè potrei anche farcela.

  6. Non catastrofizzare generalizzando ma circoscrivere l’insuccesso all’evento nefasto in termini sia temporali che causali.

  7. Imparare dai propri errori, essi intrinsecamente possono avere una valenza positiva se utilizzati come una risorsa, ossia come apprendimento che ci permette di capire cosa non ci conviene fare.

  8. Ricordare che la visione che l’uomo ha del mondo, dell’ambiente e della vita è una visione prettamente soggettiva, quindi costruita da noi stessi e dalle nostre esperienze. Partendo da questo assunto, è ovvio dedurre che, se la vita ci appare bella, dipende molto da noi e dal nostro modo di vedere le esperienze della vita.

Non bisogna dimenticare che i pensieri negativi diventano profezie che si autoavverano.
Sta quindi a noi decidere se voler essere ottimisti quindi attivi e pronti a combattere, oppure se si preferisce la chiusura nel pensiero pessimistico inattivo cadendo nella disperazione e privandoci “del rischio” di poter godere delle cose della vita??
Ricordiamo che il pessimismo abbassa la motivazione e le aspettative rendendoci immobili, e nel vuoto.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Daniel Goleman. Intelligenza emotiva. Rizzoli, Milano 1996.
  • Edoardo Giusti Passione e saggezza: la serenità psichica tra ottimismo e realismo. Sovera Edizioni, 14 giu 2016.
  • Chiara Ruini, Marta Scrignaro, Marta Bassi, Andrea Fianco. Le partiche della psicologia positiva: Strumenti e prospettive. Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo. Franco Angeli 2017
  • H. Maslow, Motivazione e personalità, Astrolabio 1973
  • Abraham Maslow, Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio 1971
  • Carl Rogers, Un modo di essere, Martinelli 1983
  • Seligman, M.E.P. (1990). Imparare L’Ottimismo (Learning Optimism). New York: Knopf. (reissue edition, 1998, Free Press)
  • Seligman, M.E.P. (1996). Come crescere un bambino ottimista (The Optimistic Child: Proven Program to Safeguard Children from Depression & Build Lifelong Resilience). New York: Houghton Mifflin. (Paperback edition, 1996, Harper Paperbacks)
  • Seligman, M.E.P. (2002). La costruzione della Felicità (Authentic Happiness: Using the New Positive Psychology to Realize Your Potential for Lasting Fulfillment). New York: Free Press. (Paperback edition, 2004, Free Press)

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Teoria psicoanalitica di Sigmund Freud STADI DI SVILUPPO

 Teoria psicoanalitica di Sigmund Freud
STADI DI SVILUPPO

Energia nervosa, energia psichica, energia pulsionale, libido, tensione è questo il fulcro della teoria di Freud.
Per la psicoanalisi l’energia psichica deriva dall’energia biologica cioè fisica e quindi mente e corpo hanno una stretta connessine di scambi. Gli istinti creano eccitazione in qualche parte del corpo e questa energia creata stimola la mente creando un bisogno.

Freud individua principalmente due istinti di base: eros è istinto di distruzione

  • EROS (istinto di vita) riguarda le spinte pulsionali sessuali, l’autoconservazione, l’amore e le forze vitali. L’energia disponibile all’eros è la libido.

  • DISTRUZIONE (istinto di morte) riguarda aggressione, odio, perdita di connessioni, istinto di morte.

Per Freud i primi anni di vita sono importantissimi per la formazione della personalità e questo sviluppo comporta degli stadi psicosessuali che sono divisi in fasi:

  1. Fase Orale (0-18 mesi).

  2. Fase Anale (18 ed i 36 mesi).

  3. Fase Fallica (complesso di Edipo/Elettra) (3 e i 6 anni).

  4. Fase Genitale adulta (dalla pubertà in poi)

Gli stadi di sviluppo, rappresentano la successione dei conflitti funzionali a cui si va incontro crescendo e scoprendo l’ambiente. La personalità quindi dipende dal modo in cui si sviluppano le pulsioni in ciascuno stadio.

Il modello psicoanalitico della mente individua tre strutture che danno vita ai processi mentali:

Es, Io e Super-io. Intesi da Freud come “3 omuncoli”, uno appassionato e vizioso, uno razionale e uno morale. Il super-io si contrappone e condiziona sia l’Es che il Super-io. Io, es e super-io sono però privi di partizione in quanto si combinano al momento di produrre un comportamento o un pensiero.

  • ES: rappresenta la sede delle funzioni su base biologica. L’es è una parte inaccessibile della nostra personalità ed è la sede dei desideri innati quindi fonte principale dell’energia psichica che viene utilizzata per soddisfare gli istinti

  • IO: è quella struttura che trae origine dall’incapacità dell’es di produrre costantemente l’oggetto desiderato, quindi rappresenta il meccanismo di adattamento alla realtà. Le attività intellettuali dell’io sono la percezione, il pensiero logico, la soluzione di problemi e così via, man mano l’io, con lo sviluppo, acquista energia ed esperienza (pensiero secondario) diventando sempre più forte e differenziato e facendo anche da mediatore tra es e mondo esterno.

  • SUPER-IO: è composto da:

    -La Coscenza è fatta delle proibizioni dei genitori.
    -L’Io ideale è in riferimento ad uno standard di condotte verso cui il bambino tende i propri sforzi.

Qestre tre dimensioni ci guidano quindi nella nostra vita, in uno scambio di dimensioni consce e inconsce. Dall’armonia di quesi elementi dipende la nostra vita.

Bibliografia
  • Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, (1905).
  • Sigmund Freud, Compendio di Psicoanalisi, (1938).
  • Edoardo Giusti,Claudia Montanari,Antonio Iannazzo Psicodiagnosi integrata. Sovera Edizioni, 2006

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Teoria degli STADI COGNITIVI di Jean Piaget

Teoria degli STADI COGNITIVI di Jean Piaget Jean Piaget

(Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980)

Jean Piaget è stato uno psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero. Ha improntato la sua vita scientifica sullo studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo, ha dato inizio agli studi di epistemologia genetica nel campo della psicologia dello sviluppo.

Il pensiero di Piaget è fondato sulla biologia, nel definire lo sviluppo integra la tesi innatista e quella ambientalista (legata alle stimolazioni esterne).

La natura scientifico teorica del modello si sviluppa secondo tutti e quattro i tipi di costruzione della teoria:

  1. Modello teorico

  2. Teoria deduttiva

  3. Teoria funzionale

  4. Teoria induttiva

Il punto di forza principale di queste teorie è l’aver dato importanza fondamentale al ruolo della cognizione nello sviluppo, l’adattamento del bambino all’ambiente e al mondo che incontra giorno dopo giorno.

L’essenza dello sviluppo cognitivo è caratterizzata da cambiamenti di struttura, che vengono quindi assimilati.

L’intelligenza viene considerata come capacità ‘di adattamento all’ambiente, alla realtà. Il risultato dell’integrazione tra assimilazione(conservazione) ed accomodamento(novità).

La percezione non sembra procedere in maniera qualitativamente simile allo sviluppo cognitivo ma piuttosto si evolve a livello quantitativo con informazioni nuove.

La memoria riflette la struttura cognitiva nel suo insieme infatti e ad essa dipende ed è un processo attivo di comprensione. Attraverso il cambiamento di strutture cognitive avviene anche una riorganizzazione della memoria.

Piaget sostiene che lo sviluppo si evolve attraversando una serie di stadi costituiti e scritti a livello genetico-biologico ma anche influenzati dalle stimolazioni ambientali. Negli ultimi anni della sua ricerca Piaget diede meno importanza agli stadi ipotizzando altresì dei periodi di transizione più lunghi tra di loro.

Nella sua teoria il passaggio attraverso gli stadi è favorito principalmente da quattro fattori:

  1. Maturazione fisica

  2. Esperienza con oggetti fisici

  3. Esperienza sociale

  4. Fattore d’equilibrio, «una proprietà intrinseca e costitutiva della vita organica e mentale».

I periodi di sviluppo sono totalità strutturate che emergono da uno stadio precedente.

La teoria “piagetiana” si sviluppa in quattro principali periodi che poi sono a loro volta suddivisi in sotto stadi quali:

  • Primo periodo (da 0 a 2 anni)
    PERIODO SENSO-MOTORIO

    • Stadio (da 0 a 1 mese) Evoluzione e modifica dei riflessi: Il bambino rafforza generalizza è differenzia comportamenti che hanno inizio sotto forma di semplici riflessi.

    • Stadio (da 1 mese a 4) Reazioni circolari primarie: i movimenti vengono ripetuti e provati in senso circolare producendo un certo piacere.

    • Stadio (da 4 mesi a 8) reazioni circolari secondarie: in questa fase i movimenti circolari sono rivolti verso il mondo esterno.

    • Stadio (da 8 mesi a 12) coordinazione degli schemi secondari: il bambino oltre a coordinare gli schemi secondari e rimuovere gli ostacoli, può ora usare gli oggetti come strumenti per ottenere un fine (sa quello che fa!)

    • Stadio (da 12 mesi a 18) reazioni circolari e terziarie: in questa fase vi è la scoperta di mezzi nuovi attraverso la sperimentazione ed esplorazione attiva.

    • Stadio (da 18 mesi a 24) invenzione di mezzi nuovi attraverso combinazioni mentali: il bambino riesce a trovare soluzioni nuove sul momento, egli manipola immagini mentali al fine di ottenere eventi conseguenti esterni.

  • Secondo periodo (da 2 a 7 anni)
    PERIODO PRE-OPERATORIO

Il bambino ora può usare i simboli per rappresentare oggetti ed eventi astratti

Caratteristiche di questo periodo sono:

  • Egocentrismo: il bambino non riesce a differenziare il se dal mondo esempio linguaggio

  • Rigidità: di pensiero riesce a prestare attenzione ad una sola caratteristica di un oggetto trascurando le altre.

  • Ragionamento semi-logico i pensieri spesso sono collegati tra loro in maniera slegata piuttosto che secondo una relazione logica e lineare.

  • Terzo periodo (da 7 a 11 anni)
    PERIODO DELLE OPERAZIONI CONCRETE

Il bambino grazie alla capacità di servirsi delle operazioni e dei concetti padroneggia azioni che già fanno parte della sua struttura mentale interiorizzata. Ora le rappresentazioni non sono più isolate ma acquistano una conservazione.
Il bambino è in grado di capire anche le relazioni per esempio se A>B e B>C allora riuscirà a capire che A > C. L’egocentrismo tende a diminuire.

  • Quarto periodo (da 11 a 15 anni) PERIODO DELLE OPERAZIONI FORMALI

Le operazioni mentali non sono più limitate ad oggetti concreti possono ora essere applicate ad affermazioni puramente verbali o logiche, al possibile come al reale, al futuro come al passato… come altre qualità il ragionamento è diventato veramente logico astratto ed ipotetico

 

 

Bibliografia:

  • Jean Piaget La nascita dell’intelligenza nel fanciullo, Firenze, Giunti-Barbera universitaria, 1968.
  • Jean Piaget Logica e psicologia, Firenze, La Nuova Italia, 1969.
  • Jean Piaget Dal bambino all’adolescente. La costruzione del pensiero, Firenze, La Nuova Italia, 1969.
  • Edoardo Giusti,Claudia Montanari,Antonio Iannazzo Psicodiagnosi integrata. Sovera Edizioni, 2006

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LA FOTOTERAPIA

LA FOTOTERAPIA.
L’utilizzo delle foto in psicoterapia, utile strumento per rileggere la propria storia
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LA FOTOTERAPIA. L’utilizzo delle foto in psicoterapia, utile strumento per rileggere la propria storia. Avete notato quante emozioni vi suscita riguardare delle vostre vecchie foto? Quanti ricordi che pensavate di aver dimenticato affiorano? Talvolta riemergono gli odori, i suoni, i colori e tutto quello che esse rappresentano per noi!!

Abbiamo foto appese in camera, nei cassetti, abbiamo foto di famiglia incorniciate in salotto, smartphone pieni di attimi belli e brutti, momenti di vita ormai trascorsi e che comunque rimangono parte di noi. Sono tanti i significati che le fotografie hanno nella nostra vita così come sono tante le mutazioni che esse hanno nella società: Sembra buffo al giorno d’oggi pensare che un tempo, per avere un proprio ritratto bisognava ricorrere ad un ritrattista pittore, invece oggi grazie all’avvento delle macchine fotografiche digitali, ed ancor più dei telefonini il concetto di fotografia è radicalmente cambiato. Da quando la fotografia nacque nel XIX secolo, quando era chiamata “dagherrotipia” dal nome del suo inventore Louise Jacque Mondè Daguerre ad oggi, l’avvento e diffusione del digitale ha allontanato la fotografia del suo originario significato. Lo scopo iniziale delle fotografie era quello di essere il mezzo con il quale congelare degli attimi, delle emozioni, degli eventi importanti, dei ricordi, sono stata utilizzate anche in ambito clinico per vari scopi; oggi invece l’attuale significato della fotografia sembra essere più vicino al mondo dell’artefatto che a quello della realtà. E’ ovvio infatti dedurre e notare che le foto odierne dovendo essere utilizzate nella realtà virtuale e spesso nei social network vengono realizzate al fine di mostrarsi e quindi attirare “like”, “retweett”, “pin” ecc.[1], sembrando quindi appartenere ad un mondo illusorio. Data la diffusione degli smartphone ormai ovunque è possibile avere una macchina fotografica a portata di mano, infatti, se non si ha una corretta educazione nell’uso del telefonino in molti casi si può cadere in un atteggiamento compulsivo nell’utilizzo degli scatti fotografici.

In molte circostanze di vita quotidiana, assistiamo a scene in cui le persone utilizzano i loro obiettivi, spinti da personali bisogni, si sorride osservando le varie reazioni delle persone di fronte ad uno scatto: c’è chi insicuro scatta selfie in continuazione controllandone compulsivamente la riuscita; c’è chi più narcisista riguardando la foto con amici ripete più volte di essere venuto male attendendosi di essere contraddetto e gratificato; c’è chi di indole più evitante è convinto di essere venuto male in foto, pertanto non la guarda nemmeno; c’è chi più introverso e con più bassa autostima riguardando la fotografia in modo furtivo e imbarazzato chiede di cancellarla; c’è chi essendo ancora un bambino quindi con un sé ancora in evoluzione, ama rivedersi mostrandosi soddisfatto e divertito.

Ognuno di noi riguardando una foto ha una sua differente reazione e vissuto; per ognuno di noi la fotografia con il suo realismo e catarsi assume un senso simbolico unico e soggettivo e che spesso è dipendente al periodo di vita in cui la si guarda, dagli odori memorizzati, colori, ricordi… che ne riaffiorano.

[1] Aprendo una parentesi “leggera” per comprendere meglio l’uso e significato attuale delle foto ed in particolare dei selfie nei social network, è utile citare una comica e abbastanza satirica (anche se forse troppo scurrile nel linguaggio) serie amatoriale chiamata “Behind A Selfie”.e realizzata da uno “youtuber” di nome Federico Clapis

Spesso in un percorso di psicoterapia chiedo ai miei clienti di raccontarmi la loro storia. Oltre alla narrazione personale fatta di parole utilizzo anche quella per immagini. Chiedo di frugare negli album di famiglia, nei cassetti, nei telefonini, nei pc…  e di cercare foto che possano aiutarci a raccontare e ricostruire la loro storia  di vita. Chiedo di ordinare le foto partendo da quelle dei primi anni di vita sino al presente, in un racconto fatto di foto e ricordi che possano mettere ordine alla loro storia. Si possono scegliere le foto più significative, e se il cliente ne porta tante, verranno scelte alcune foto da conservare ed alcune da mettere in sfondo non utilizzandole e dando un senso al materiale scelto.

Il lavoro sugli album fotografici offre tanti spunti per lavorare. Nel raccontarsi emergono nuove consapevolezze su se stessi, sulla propria famiglia, sul proprio ruolo e modo di “essere” nei vari momenti di vita e durante la costruzione della propria identità personale.

Personalmente, ritengo che in Psicoterapia, l’utilizzo di questa tecnica è molto utile in tuttle le sue fasi:

  • Fase autonoma di scelta delle foto. Quando ci si troverà a casa soli, o nella casa dei propri genitori a frugare nei cassetti, album ecc. cercando foto, si potrà avere la possibilità di iniziare in modo intimo e personale a raccogliere le varie tracce di sè notandone nuove chiavi di lettura.

  • Fase di lavoro psicoterapeutico vero e proprio. Quando le foto verranno mostrate in seduta esse potranno offrire vari spunti di riflessione, potranno essere utilizzate come via per l’accesso a ricordi ed emozioni da esplorare e rielaborare assumendo un grande valore psicoterapeutico. L’atto del narrarsi offre la possibilità di rispecchiarsi nel terapeuta che a sua volta ne restituisce la sua “unicità”. Il compito principale del terapeuta è quello di facilitare e guidare il paziente nel percorso di scoperta e crescita personale attraverso l’esplorazione e interazione con le sue foto, cartoline, immagini di riviste, biglietti d’auguri, amuleti ecc. Le fotografie in terapia possono facilitare il cliente nel divenire più consapevole della propria identità fisica e psichica quindi rafforzare la propria autostima. A volte una foto viene considerata un’immagine definita e limitata con un suo significato preciso, altre volte banale o addirittura piena di significati nuovi e diversi.

 

BREVI CENNI DI STORIA dell’utilizzo DELLE FOTO in TERAPIA

Uno dei pionieri nell’utilizzo della fotografia in ambito psichiatrico fu Hugh Diamond, fotografo e psichiatra del “manicomio” del Surrey County Lunatic Asylum dal 1848 al 1858. Diammond fotografò tutti i suoi pazienti. Inizialmente provò ad utilizzare le foto a scopo diagnostico, egli cercava di catturare con l’obbiettivo tratti caratteristici delle varie psicopatologie quasi come fece Lombroso nei suoi studi di fisiognomica criminale. Successivamente si rese conto che i suoi pazienti quando si riguardavano in foto acquisivano maggiore consapevolezza di se stessi, presentando diversi progressi psico-fisici.

Negli stessi anni circa, Jacob Levi Moreno, ideatore dello Psicodramma, usava spesso le fotografie per iniziare delle sedute di gruppo. Lo Psicodramma di Moreno sembra essere stato un utile spunto per i successivi progetti di Fototerapia avviati negli anni 80’ da Jo Spence. Egli, altro pioniere della fototerapia consiglia di: “utilizzare la fotografia per curare noi stessi, prendendo sempre in considerazione la possibilità della trasformazione attiva”, in pratica suggerisce l’esplorazione delle proprie fotografie di vita come strumento per acquisire maggiore consapevolezza e quindi utilizzarle per modificare delle parti di sé, al fine di migliorarsi.

Carl Ramson Rogers, padre della psicoterapia ad approccio umanista, non-direttivo e centrato sul cliente, sempre intorno alla metà degli anni 40’, durante le sue terapie si serviva delle fotografie utilizzandole come stimoli introspettivo-esplorativi.

Già negli anni 60’, l’ideatrice della tecnica proiettiva dello “scenotest” Gerhild Von Staabs, nelle sue terapie utilizzava vari “oggetti simbolici” come bambole, corde, ecc., ma anche le fotografie al fine di far costruire ai suoi clienti delle scene che poi venivano analizzate.

Nel 1967 Marshall McLuhan, lamentava il fatto che nel 900 nonostante la fotografia avesse ormai preso piede “raccontando” l’esistenza di diverse persone e famiglie, essa era ancora poco utilizzata in psicologia e nel percorso di conoscenza del sé, ma non per questo era un mezzo meno potente di esplorazione interiore.

Negli anni 70’, lo psicoanalista Heinz Kohut, specialista in disturbi narcisistici di personalità, approfondiva grazie all’ausilio di fotografie portate dal paziente, lo studio anamnestico, di valutazione e di diagnosi del paziente potendone cogliere anche gli aspetti salienti della sua infanzia.

Era il 1975 quando la psicologa e arte-terapista, Judy Weiser, scrisse il primo articolo J. Weiser, Photography as a verb in “The BC photographer”, 1975, (disponibile al link: www.phototherapy-centre.com) nel quale utilizzando la parola  “Fototerapia”, spiegava come appunto l’impiego della foto in psicoterapia potesse essere un utile strumento di comunicazione intima e interpersonale per comprendere meglio la propria storia personale attraverso  la narrazione di sé . Dopo che nel 1979, negli Stati Uniti si svolse il primo convegno internazionale di Fototerapia la J. Weiser e nel 1982 aprì un “Photo Teraphy Centre” a Vancouver in Canada, archivio e sede dei corsi in cui venivano insegnate le tecniche da utilizzare in psicoterapia con l’ausilio delle foto.

Judy Weiser e Linda Berman (1993) hanno usato la “Fototerapia” in un setting di psicoterapia, al fine di facilitare la crescita e l’esplorazione del vissuto emotivo interiore mettendolo anche in rapporto al contesto famigliare.

Successivamente sia in letteratura che in pratica sono stati molti gli studiosi che si sono espressi favorevoli e convinti del potere terapeutico che hanno le foto. Oggi, sono davvero tante e varie le tecniche utilizzate in seduta a fini terapeutici. Gli scatti sono spesso usati all’interno del setting come stimolo psicoterapeutico, in quanto facilitante l’esplorazione del proprio mondo emozionale intimo, familiare ed anche del mondo extrafamigliare ristretto.

 

 

Bibliografia

  • Bermann L., La fototerapia in psicologia clinica. Metodologia e applicazioni. Edizioni Erikson, 1996
  • Carl Ramson Rogers, Terapia centrata sul cliente, Psycho (2000)
  • Demetrio D., Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina, Milano, 1996
  • Gerhild von Staabs, The Scenotest: A Practical Technique for Understanding Unconscious Problems and Personality Structure, Hogrefe & Huber (1991)
  • Heinz Kohut, Potere, coraggio e narcisismo, Astrolabio-Ubaldini (1986)
  • Jacob Levi Moreno, Manuale di Psicodramma: il teatro come terapia, Astrolabio (1985)
  • Jo Spence, Putting Myself in the Picture: a Political, Personal and Photographic Autobiography, Camden Press (1986)
  • Jung C. G., L’uomo e suoi simboli, Longanesi, Milano, 1980
  • Marshall McLuhan, The Medium is the Massage: An Inventory of Effects with Quentin Fiore, produced by Jerome Agel 1967; 1st ed. Random House; reissued by Gingko Press, 2001. ISBN 1-58423-070-3.
  • Piccini F., Ri-Vedersi, guida all’uso dell’autoritratto fotografico per la scoperta e la costruzione del sè, Red Edizioni, Milano 2008
  • Piccini F., Tra Arte e Terapia, utilizzi clinici dell’autoritratto fotografico, Cosmopolis, Torino 2010.
  • Terry Dennett, The Wounded Photographer: The Genesis of Jo Spence’s Camera Therapy, Afterimage nov-dec (2001)
  • Tucker J., ‘Diamond, Hugh Welch (1809–1886) ’, Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, 2004, accessed 2 Oct 2013
  • Terry Dennett, Jo Spence’s camera therapy: personal therapeutic photography as a response to adversity, European Journal of Psychotherapy & Counselling (2009)
  • Weiser J., PhotoTherapy Tecnique, exploring the secrets of personal snapshots and family albums, PhotoTherapy Centre Publischers, Vancouver 1999. (Fototerapia. Metodologia e applicazioni cliniche, Franco Angeli, 2013)
  • Weiser J., Photography as a verb in “The BC photographer”, 1975, disponibile al link: phototherapy-centre.com.

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AUTOSTIMA

AUTOSTIMA , una marcia in più !!!
9 CONSIGLI per migliorare la propria autostima e sentirsi a proprio agio.

Sentirsi inferiori agli altri è sintomo di bassa autostima. Essere brutti, essere bassi, essere grassi, essere condizionati dall’aspetto estetico di una parte del nostro corpo concentrandoci sui brutti e strani piedi, mento, collo, capelli ecc….  è invalidante e condiziona il nostro modo di vivere queste nostre “differenti” caratteristiche.
L’autostima si sviluppa nel corso della nostra vita grazie a una serie di vissuti avuti nei vari contesti di vita; Bracken ha sviluppato il Modello Multidimensionale dell’Autostima”:

“L’autostima si evolve in svariati contesti ambientali in cui i bambini e gli adolescenti si trovano ad agire più o meno attivamente: relazioni interpersonali, controllo sull’ambiente, emotività, successo scolastico, vita familiare, vissuto corporeo” (Bracken, 1992, p. 19).

“L’autostima si evolve in svariati contesti ambientali in cui i bambini e gli adolescenti si trovano ad agire più o meno attivamente: relazioni interpersonali, controllo sull’ambiente, emotività, successo scolastico, vita familiare, vissuto corporeo” (Bracken, 1992, p. 19)La bassa autostima induce al complesso d’inferiorità che è quella condizione psichica che non permette di accettarsi come si è, con le proprie particolarità e differenze. In quest’ottica tutti gli altri sono migliori e più capaci di raggiungere determinati obbiettivi, quindi ci si mette al secondo posto svalutandosi e premettendo agli altri di fare la stessa cosa.

La BASSA AUTOSTIMA induce diverse sintomatologie come:

  • Insoddisfazione cronica. Non si è mai in grado di attribuire a se stessi le proprie vittorie dando importanza maggiore alle sconfitte, impedendo di gioire ed essere appagati da quello che si fa.

  • Aggressività. . La frustrazione porta a prendersela anche con gli altri e a reagire in modo aggressivo tentando di mascherare l’insicurezza.

  • Competitività. Svalutandosi ci si mette nella condizione a volte anche inconscia e celata di voler dimostrare il contrario confrontando in continuazione se stessi con gli altri e cercando quindi di mostrarsi migliori di chiunque.

  • Dipendenza. Viste le difficoltà nel auto-gratificarsi si dipende spesso dagli atri cercando in loro il modo per trovare gratificazione, conferma, consenso.

  • Paura di rischiare. Si tende ad essere passivi con scarso spirito di iniziativa per paura di sbagliare o essere giudicati incompetenti.

  • Agitazione continua. Spesso come sfogo dell’insoddisfazione si cerca sempre di fare di più non fermandosi mai e quindi si è irrequieti e non ci si riesce a rilassare.

  • Solitudine. Non essendo soddisfatti nel rapporto con gli altri ci si sente soli e non si è mai contenti delle attenzioni ricevute dagli amici e famigliari.

  • Esagerazione, ansia. Spesso si esagera cercando ad esempio di essere perfetti, cosa assolutamente sbagliata oltre che impossibile in quanto la perfezione non esiste. Spesso accade che si fanno diverse ore di esercizio fisico cercando di rendere il proprio corpo perfetto.

  • Ostentazione. Può accadere che in pubblico si evidenziano delle proprie particolarità o status proprio come difesa e per compensare il personale vissuto di inferiorità.

La bassa autostima condiziona il pensiero. Gli insuccessi infatti vengono vissuti come gravi carenze personali, spesso infatti ci si illude di dover essere perfetti e visto che ci si concentra nei propri difetti non si riescono a vedere le proprie qualità e potenzialità. In questa ottica, gli insuccessi lavorativi vengono vissuti come carenza di competenze; ad esempio un relazione terminata viene vissuta come la prova dell’avere problemi, di essere bassi, di essere brutti, dell’avere un brutto carattere ecc..
Se non ci si apprezza da soli è ovvio che anche gli altri siano autorizzati a non farlo, è inoltre piuttosto difficile migliorare se non ci si vuole bene e non si accettano i propri difetti e limiti.  
Albert Einstein diceva “E’ da folli aspettarsi risultati diversi facendo le stesse cose e nello stesso modo!”

COSA FARE per migliorare la propria autostima e sentirsi a proprio agio?

La chiave per vivere bene con noi stessi ed in armonia con l’esterno è proprio quella capacità di conoscere ed accettare i propri limiti valorizzando i personali punti di forza.
E’ molto utile contestualizzare i propri difetti chiedendosi rispetto a chi e a cosa si è penalizzati? e soprattutto perché, a chi e cosa abbiamo da dimostrare?
Una persona con una sana autostima non ha alcuna necessità e bisogno di dimostrare continuamente quanto vale, in quanto conosce ed accetta i propri limiti, valorizza i propri punti di forza e non ha bisogno di approvazione e riconoscimento da parte degli altri. Quando si valorizzano i propri punti di forza infatti, si ottengono dei risultati eccellenti con quello che si ha superando i propri limiti.

 

9 CONSIGLI per MIGLIORARE L’AUTOSTIMA e sentirsi a proprio agio:

  1. Amarsi. Abbiamo tutti il dovere di volerci bene e riuscire a coccolarci da soli. E’ opportuno spendere del tempo a prenderci cura di noi, vestendo come ci piace, pettinandoci, profumandoci, andando dal dentista ecc.

  2. Accettarsi. Piacersi anche con difetti, aiuta ad essere liberi e spontanei in ogni situazione.

  3. Valorizzarsi. E’ molto utile ricordare le proprie qualità e i propri successi.

  4. Essere ottimisti. E’ utile guardare “il mezzo bicchiere pieno”, è utile focalizzarsi sul lato positivo delle situazioni.

  5. Essere Assertivi. Sviluppando l’abilità di affermare se stessi in modo costruttivo, essendo attivi, poco aggressivi e facendo scelte responsabili. Esprimendo quindi la capacità di autoaffermazione soggettiva autentica ed efficace.

  6. Vivere nel “qui ed ora”. E’ opportuno essere concentrati sul presente per godere delle piccole mete raggiute e fare in modo che gli insuccessi vengano vissuti nel momento in cui avvengono e non oltre. Il passato ci è utile come base di apprendimento al fine di non ripetere errori già commessi; il futuro invece ci è utile per avere una direzione, ambizione, scopo ecc.; il presente per costruire e godere dei successi che si ottengono.

  7. Dare importanza al linguaggio corporeoAssumere una mimica positiva, di apertura, sorriso, posizione eretta, aiuta a sentirci anche psicologicamente meglio e soprattutto a rimandare nell’altro una immagine buona di noi stessi quindi predisporlo a noi.

  8. Coltivare le Aree di Vita. Il Modello Multidimensionale dell’autostima (vedi figura sopra) evidenzia che essa è composta da vari contesti in cui viviamo pertanto essi vanno stimolati e coltivati al fine di essere vivi e attivi nella nostra vita. Quindi è molto utile:
    -mantenere buone relazioni famigliari, amicali, sociali; -coltivare i propri interessi impegnandosi nel lavoro, scuola, tempo libero;
    -dare importanza e valorizzare le proprie emozioni e vissuto corporeo;
    – imparare a gestire le varie realtà e contesti.

  9. Psicoterapia. Capita di non riuscire da soli a risolvere le proprie difficoltà è consigliabile in quei casi rivolgersi quanto prima possibile ad uno psicoterapeuta che attraverso un percorso di psicoterapia possa aiutare a correggere le insicurezze e le proprie distorsioni cognitive (errori di valutazione). Ci sono casi in cui la marcata bassa autostima può portare a veri e propri disturbi di personalità come: dipendenza affettiva, disturbo narcisistico di personalità (con autostima ipertrofica finalizzata a mascherare l’insicurezza), disturbi dell’alimentazione, disturbi dell’umore o disturbi d’ansia. La Psicoterapia ad approccio Umanistico Integrato essendo eclettica e centrata sulla persona risulta molto utile per risolvere tale difficoltà

 

BIBLIOGRAFIA

  • Bracken, B.A. (1992). MSCS-Multidimensional Self-Concept Scale. Austin (Texas): RP_ED. Trad. it. Testi di valutazione multidimensionale dell’autostima. Trento: Edizioni Erickson, 2003
  • Bandura, (2000). Il senso di autoefficacia, Trento, Casa editrice Centro Studi Erickson.
  • Branden (2004). I sei pilastri dell’autostima, Milano, Casa editrice Corbaccio
  • Giusti E.; Testi A. (2006) L’ autostima, 224 p., brossura, Sovera Edizioni (collana Psicoterapia e counseling)

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Dipendenza da Internet in Cina

In Cina dal 2008 il disturbo clinico della “dipendenza da Internet” è stato clinicamente riconosciuto come appartenente alla categoria diagnostica delle dipendenze; viene curato in più di 400 centri riabilitativi.psicologo taranto web-addiction-dipendenza-da-internet-gameaddictino-zinzi ettore 2013jpg Attraverso la vita interna di un centro di riabilitazione di Pechino, Web Junkie, un documentario del 2014 diretto da Shosh Shlam e Hilla Medalia mostra quello che accade dove si decondizionano adolescenti cinesi. Il documentario è incentrato sulla vita di tre ragazzi, i loro genitori e gli operatori sanitari impegnati ad aiutarli a modificare la loro “abitudine”.

Le produttrici sono state nel centro per la cura dalla dipendenza da internet, a Daxing, nella provincia di Pechino circa 4 mesi, tempo nel quale hanno documentato il tutto.

Il documentario mostra un centro organizzato in modo militare, tuta mimetica e marce, con dormitori e vita comune.
I ragazzi, per lo più minori, vengono trattati sia farmacologicamente che con la psicoterapia e con gli incontri formativi, inoltre i genitori vengono coinvolti negli incontri di gruppo.

Il direttore del Daxing center, Tao Ran, in uno degli incontri con i genitori definisce la solitudine come il principale problema dei loro figli, dice che gli “addicted” conoscono molto bene il mondo di internet ma sono estranei al loro mondo emotivo interno e relazionale oltre che ai loro bisogni. Essi giocano fino al punto di “non esistere” e perdersi.

Racconta che i ragazzi affetti da Imternet Addiction Disorder “IAD”, ed in particolare da gioco, pur di non perdere prestazioni nelle classifiche dei giochi, stentano addirittura ad alzarsi dalla consolle di gioco per andare a fare i normali servizi fisiologici, tanto che qualcuno di loro ha iniziato a far uso di pannolini; conclude: “per questo noi la chiamiamo eroina elettronica!!” .

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http://www.psicologo-taranto.com/internet-related-pshychopathology-irp-psicopatologia-internet-correlata-5-tipi-di-psicopatologie-da-internet/

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Trucco per “vincere” alle aste al centesimo MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi…

NUOVE DIPENDENZE
Le aste “al centesimo”/“(gu)Aste (A)Sociali”/” “shopping compulsivo”
Trucco per “vincere” alle aste al centesimo MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi…
Sistemi per vincere alle ASTE AL CENTESIMO pur non giocando.

"SMETTI E VINCI" è infallibile! pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.

“SMETTI E VINCI” è infallibile! Sistema per vincere alle ASTE AL CENTESIMO pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.

Nuove esche per i compulsivi.
Come dimostrato da tempo divagano i modi in internet, per sfruttare le debolezze e sogni di qualcuno, vedi ad esempio, il poker online, le slot, i Gratta e VINCI, l’illusione della vincita, il bombardamento dei media che lo hanno reso anche, una modalità comportamentale seppur nociva lecitamente accettata.
Oggi a questa lunga sfilza di siti che offrono la possibilità di “sognare” si è aggiunto MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi
Queste aziende, hanno trovato un nuovo modo per fare spendere compulsivamente soldi alle persone. Il modo in cui funzionano queste aste, induce alla compulsività, quindi slatenetizza i tratti compusivi in soggetti con discontrollo degli impulsi.
L’interazione Uomo-Macchina, le continue puntate scandite da un timer con conto alla rovescia, il marketing pubblicitario, effettuato sulle maggiori testate giornalistiche, sono la perfetta esca per “allevare” consumatori con la compulsione al “click”.
Facendo qualche calcolo emerge che, queste aste al centesimo, su ogni oggetto hanno elevatissimi margini di guadagno e potere di controllo delle aste. In alcuni casi, le aste vengono bloccate in una fase di stallo e non sono più visibili nel sito, o comunque il gestore ha il potere di ritirare gli oggetti dall’asta senza risarcire chi ha già puntato diversi centesimi. L’unico vincitore può risparmiare, ma gli utenti che hanno perso, hanno finanziato anche circa 5 volte il valore reale dell’oggetto. Questo significa che se “vinco” un telefonino del valore di 100 euro il sito ne guadagna anche 500 (circa 4000 puntate).
A differenza delle aste classiche nelle quali l’utente non spende niente per fare una offerta, nelle aste al centesimo ogni offerta viene pagata, c’è chi vince e c’è chi perde, si potrebbero quindi paragonare ad un gioco d’azzardo.
Come già provato con il GAP, gioco d’azzardo patologico gli ingredienti che inducono dipendenza sono: Condizionamento con rinforzo casuale, la pubblicità e la tendenza dell’individuo al discontrollo degli impulsi, ansia ecc.
Essi hanno grande influenza nello sviluppo della compulsione al gioco.
Con il condizionamento con rinforzo casuale e/o intermittente, come dimostrato in laboratorio, è possibbile indurre comportamenti compulsivi in cavie da laboratorio, le quali sono indotte a ripetere un comportamento (es. premere una leva) al fine di vincere un premio, il quale però è offerto in modo casuale (tanto da spingere la cavia a premere sempre la leva sperando che prima o poi cada il cibo). Ecco qui di seguito un riadattamento del diagramma di Giovanni Serpelloni (Dipartimento Politiche Antidroga), diponibile on line dal febbraio 2013, modificato dal dr E.Zinzi.:

impulsività-e-gap-riadattamento-zinzi-genesi-del-gap2Uno dei vari siti su citati di aste al centesimo recita:

Punta Responsabilmente.
I siti di aste online sono un modo divertente ed entusiasmante per acquistare prodotti. Noi vogliamo fornire esattamente questo tipo di esperienza, positiva e divertente, a tutti i nostri clienti. E’ per questa ragione che incoraggiamo sempre tutti i nostri clienti a puntare responsabilmente.
Rischio di Dipendenza
Noi consapevoli che c’e il rischio, sebbene remoto, che prendere parte a delle aste a tempo puó portare alla dipendenza e creare sofferenza per se stessi e per gli altri. Questo puó accadere se l’Utente spende troppo tempo sul sito, riducendo contestualmente il tempo speso con amici e parenti. E’ nostro dovere quindi informare tutti i nostri utenti per fare in modo che abbiamo la migliore esperienza possibile con il sito.
Linee Guida
Prenditi il tempo di leggerti queste linee guida:
1. Prendi delle pause tra un’asta o l’altra. Usa l’autopuntata piuttosto che concentrarti unicamente sul timer dell’asta.
2. Decidi in anticipo il tuo budget mensile che intendi spendere, e attieniti a quello.
3. Prima di partecipare a qualsiasi asta, decidi in anticipo il numero di crediti che intendi utilizzare puntando, e attieniti a questo limite.
4. Mai partecipare alle aste sotto l’effetto di alcol o medicinali o quando ci si trova in uno stato depressivo.
5. Punta manualmente solamente quando si é pienamente svegli e concentrati.

Il trucco per vincere al MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi… dopo questa lettura è ormai evidente? Vero?
Questo trucco era stato già svelato in precedenza, nell’articolo “Trucco per vincere in modo matematico al gioco Sisal “VinciCasa”, trucco che attualmente fa stare bene tante persone.
Ormai, sono palesi le probabilità di vincita e PERDITA ed anche i meccanismi che tendono a patologizzare i giocatori, il trucco matematico per vincere è alla portata di tutti.
Il sistema, per essere forse sicuri di “vincere” al 99% dei casi, ci è stato, da diverso tempo, suggerito da un genio, Albert Einstein, Ideatore della Teoria della Relatività. Parlando di gioco con vincite in denaro disse:
“Non puoi mai battere un tavolo da roulette, a meno che non rubi i soldi da questo”.

Come Albert Einstein ha svelato, l’unico modo per vincere a questi giochi di fortuna è levare direttamente i soldi dal banco, quindi, ci sono due modi per vincere:
1. Rubare i soldi del banco, attenzione è illegale ed altamente sconsigliato, da non fare mai, in nessun caso;
2. Levare “i nostri” soldi dal banco, per fare questo basta non giocare, così noi “vinceremo” i soldi non giocati.

Il “sistema” SMETTI E VINCI !! è il miglior modo per non sperperare soldi, sentirci indipendenti e non sentirci anestesizzati dal sistema delle vincite a premi che spesso, cattura migliaia di persone lasciandole inermi di fronte alle avversità della vita, lasciandole speranzose di poterla cambiare guardando uno schermo, grattando dei biglietti, giocando numeri, pigiando bottoni ecc.

“SMETTI E VINCI” è infallibile!
pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo si potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.
SMETTI E VINCI GAP dipendenze da gioco dr Ettore Zinzi gioco d'azz
Ovviamente dopo diversi tentativi personali non fruttuosi, quindi senza riuscire da soli a smettere di spendere soldi, è consigliato rivolgersi ad uno psicoterapeuta specializzato.

Filippo Petruccelli, docente di Psicologia della Comunicazione ed esperto di dipendenze patologiche, recita: “la capacità del web di offrire una risposta rapida e illimitata a ogni richiesta rende particolarmente vulnerabili i soggetti incapaci di una sana gestione degli impulsi”. Petruccelli conclude: “la coazione al gioco d’azzardo online può essere paragonata a una raffica di piccoli reati d’impeto nei confronti di se stessi: non è altro che un’inadeguata strategia individuale per lenire l’ansia.”
Nicola Boccola – 12 gennaio 2012 (Tratto da Il Fatto Quotidiano)

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