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Social Skills Training, Training delle abilità sociali

Social Skills Training (S.S.T.), Training delle abilità sociali

La partecipazione attiva nella società richiede abilità sociali che permettono di gestire in modo efficace situazioni diverse, siano esse personali, familiari o sociali. Queste abilità sono definibili come comportamenti interpersonali regolati e/o sanciti socialmente che implicano la capacità di percepire e analizzare la situazione in cui ci si trova così da mettere in atto comportamenti adeguati e congrui (ad esempio codici di abbigliamento, regole su cosa dire o non dire, prossemica/distanza interpersonale, ecc.). Le abilità sono contesto-dipendenti: non esistono cioè regole di comportamento universalmente valide, ma norme sociali determinate sia da fattori culturali che situazionali. Pertanto, un individuo è socialmente abile se sa quando, dove e in quali forme i diversi comportamenti sono accettabili

(Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta(2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore, pag.3)

Il Social Skills Training può essere usato co tutti i tipi di pazienti ma principalmente viene applicato con:

  • SCHIZOFRENIA
  • DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’ (acting-out; ipervalutazionee svalutazione)
  • DISTURBI D’ANSIA (es. fobia sociale, Gestione sintomi).
  • DISTURBI AFFETTIVI MAGGIORI
  • ABUSO DI SOSTANZE
  • DEFICIT ATTENTIVI

Le abilità sociali nei disturbi mentali

Nei disturbi mentali gravi le abilità sociali si sono sviluppate scarsamente o vengono perse. La ricerca scientifica afferma con certezza che tutti i comportamenti sociali possono essere appresi e quindi modificati grazie all’esperienza e all’allenamento. Il social skills training o training di abilità sociali, comprende una gamma di interventi mirati a far acquisire e allenare nel tempo le abilità sociali necessarie nelle situazioni interpersonali per comunicare con gli altri in modo appropriato ed efficace principalmente in due aree:

  1. nell’area delle relazioni affettive

  2. nell’area delle relazioni sociali strumentali

(R.P. Liberman, Il Recoverydalla Disabilità. Manuale di Riabilitazione Psichiatrica, Fioriti, 2012).

Problemi comportamentali spesso associati a condizioni di disagio mentale spesso vengono affrontati utilizzando strategie di contenimento. In questo modo non si offre la necessaria attenzione anche alla costruzione di abilità sociali in grado di sostituire modalità inadeguate di affrontare le relazioni interpersonali.

Numerosi studi mettono in evidenza come un approccio centrato sul potenziamento delle abilità sociali possa risultare molto utile per facilitare positive interazioni in ambito familiare, scolastico, lavorativo e sociale (Cottini 2007).

L’OMS nei RISULTATI DEL 2° STUDIO CATAMNESTICO (biografia clinica di un malato nel periodo successivo a un qualsiasi trattamento terapeutico o, anche, a un semplice accertamento diagnostico) ha individuato una serie di pattern di insorgenza e aggravamento delle disabilità, infatti alcuni ambiti di abilità e i rispettivi ruoli sociali risultano compromessi prima e più frequentemente degli altri:

  • ABILITA’ DI VITA QUOTIDIANA
  • CURA DI SE’ E AUTONOMIA DI BASE
  • RELAZIONI SOCIALI E TEMPO LIBERO
  • RUOLO GENITORIALE
  • RELAZIONI AFFETTIVO-SESSUALI


Obiettivi del  Social Skills Training

  • Imparare a conoscere meglio se stessi, i propri comportamenti e quelli altrui

  • Intelligenza emotiva: imparare a riconoscere gestire le proprie ed altrui emozioni

  • Comunicare con gli altri in modo più competente ed efficace, incrementando le proprie abilità interpersonali

  • Affrontare con maggior fiducia le situazioni problematiche

  • Sviluppare un comportamento equilibrato e costruttivo e migliorare il senso di autoefficacia

  • Acquisire le strategie per utilizzare modalità comunicative che rendano altamente probabili risposte competenti nei diversi contesti relazionali

  • Gestire gli insuccessi

Approccio del Social Skills Training
(teorie dell’apprendimento)

Si basa sulle TEORIE DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE quindi si segue un modello COGNITIVO-COMPORTAMENTALE.

L’acquisizione di comportamenti sociali quindi avviene grazie a:

  • L’Osservazione e imitazione dei comportamenti altrui

  • Il Riscontro delle conseguenze sia positive che negative delle proprie ed altrui azioni (condizionamento operante di Skinner, 1938, 1953)

Matrimonio, amicizia, gratificazione sessuale, lavoro …sono fonti potenti di rinforzo imperniate sulle abilità sociali. L’individuo privo di abilità ha molte probabilità di fallire nella maggior parte o in tutte queste sfere e di conseguenza, sperimentare ansia, frustrazione e isolamento

A. Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta (2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore, pag.5

I 5 principi della Teoria dell’Apprendimento Sociale utilizzati nel Social Skills Training :

  1. Il modeling (apprendimento per osservazione)

  2. Il rinforzo (positivo o negativo)

  3. lo shaping (rinforzo specifico e progressivo dei piccoli cambiamenti sempre più vicini al comportamento finale desiderato)

  4. l’automatizzazione (praticare l’abilità in maniera sistematica fino a che diventa automatica)

  5. la generalizzazione (trasferire l’abilità appresa nel gruppo di addestramento ad altri contesti di realtà quotidiana tramite l’assegnazione di compiti a casa)

Abilità Sociali di base utili a tutti i pazienti a prescindere dalle loro differenze personali:

 1.Ascoltare gli altri

a) Mantenere il contatto visivo
b) Annuire con la testa
c) Annuire verbalmente dicendo ok, capisco…
d) Chiedere conferma riformulando quanto detto dall’interlocutore

 2.Fare richieste in modo costruttivo

a) Guardare l’interlocutore
b) Dire esattamente cosa si vuole che la persona faccia
c) Dire all’altro come ti farebbe sentire

3.Esprimere emozioni positive

a) Guardare la persona
b) Dire esattamente cosa ti ha fatto piacere
c) Dire cosa hai provato

 4.Esprimere emozioni spiacevoli

a) Guardare la persona parlando con calma e fermezza
b) Dire esattamente cosa ti ha turbato di quello che ha fatto il tuo interlocutore
c) Dire cosa hai provato
d) Suggerire un modo per far sì che l’accaduto non si verifichi nuovamente

Abilità Sociali Specifiche

Scelte in base agli specifici bisogni dei pazienti:

·         Abilità di conversazione;
·         Abilità di gestione dei conflitti;
·         Abilità di assertività (capacità di esprimere i propri bisogni e diritti rispettando quelli altrui);
·         Abilità di gestione della vita quotidiana nel territorio;
·         Abilità di amicizia e corteggiamento;
·         Abilità di gestione dei farmaci
·         Abilità lavorative e di qualificazione professionale

Setting individuale nel Social Skills Training

Il training può essere anche individuale e le sedute possono essere dedicate sia allo sviluppo delle abilità sociali che alla psicoeducazione. Ad esempio le sedute di training di abilità sociali possono comprendere tematiche qual informazioni generali sulle malattie psichiatriche, strategie di gestione dello stress (tecniche di rilassamento, allontanamento dagli stimoli…), metodi digestione dei sintomi cronici, attività ricreative o ludiche. Perciò, un training di abilità sociali può sia costituirsi come lo strumento terapeutico principale adottato dal terapista, sia come una tra le diverse strategie del suo armamentario tecnico.

Il gruppo di Social Skills Training:

  • E’ composto da 4/10 pazienti e preferibilmente 2 operatori conduttori.

  • Si riunisce per un tempo minimo di circa 1 ora e mezza e per due volte la settimana (ma si chiede agli utenti di continuare ogni giorno ad esercitarsi a casa).

  • E’ centrato sulle abilità che vengono interpretate ciascuno secondo le proprie modalità.

  • Lavora adoperando i role-play o giochi di ruolo cui partecipano tutti, pazienti ed operatori.

  • Utilizzo di compiti a casa e di griglie di gruppo.

Come costruire il Gruppo di Social Skills Training

  • Riunioni di equipe

  • Scelta di pazienti con livelli di abilità cognitive, emotive e sociali simili ma se non è realizzabile è anche possibile integrare persone con abilità differenti

  •  È consigliabile individuare un soggetto “trainante”

  • Aggancio motivazionale:

-Colloquio individuale con il medico inviante

-Colloquio individuale con i conduttori del gruppo

 -Colloquio con i familiari

 -Incontro motivazionale di gruppo

 VALUTAZIONE DELLE ABILITA’ SOCIALI

La valutazione delle abilità residue rappresenta il primo passo del S.S.T. E’ molto importante una valutazione iniziale per comprendere come procedere, ma appare utile anche una valutazione in itinere e finale proprio per comprendere se ci sono aggiustamenti da fare al trattamento e se ci sono stati cambiamenti o meno dopo il training. La valutazione delle abilità è un processo che si svolge ad «imbuto»: quindi si procede raccogliendo informazioni più generali sino a restringere il campo di indagine ai deficit specifici.

 PASSI DELLA VALUTAZIONE DELLE ABILITA’ SOCIALI

La valutazione segue quindi questi step:

·         INFO GENERALI –Il pz. ha comportamenti generali disfunzionali? In quali circostanze? Quale può essere la causa? Quali sono i deficit specifici?

·         COLLOQUIO –La storia interpersonale. Dati che si ricavano dall’osservazione informale. Il punto di vista di altre persone significative (famiglia, staff della comunità o casa famiglia)

·         OSSERVAZIONE COMPORTAMENTALE DEI GIOCHI DI RUOLO –un occhio esterno è l’unico modo per avere una visione più oggettiva della realtà. Si procede quindi assegnando «il compito del gioco di ruolo (Role Play Task, RPT)» e successivamente il «compito di produzione parole (Response Generation Task, RGT)». Grazie alle video ed audio registrazioni si potrà analizzare e valutare come i pazienti affrontano le varie situazioni.

 Fasi di insegnamento del Social Skills Training

Sono stati ideati diversi programmi di insegnamento che individuano le seguenti fasi in un’ottica attiva e formativa:

1) stabilire il razionale (ovvero il significato) dell’apprendimento dell’abilità, spiegandone l’importanza;

2) Identificare le componenti dell’abilità, discutendo insieme al gruppo i passi che compongono l’abilità;

3) Impiegare il modeling nei giochi di ruolo: osservazione e discussione di un modello che emette un comportamento

4) Coinvolgere il paziente nel gioco di ruolo

5) Feedback positivo sui comportamenti adeguati

6) Feedback correttivo sui comportamenti non adeguati

7) Coinvolgere il paziente in un secondo gioco di ruolo che ripropone la medesima situazione

8) Feedback sul secondo gioco di ruolo

9) Generalizzazione. Compiti per casa da eseguire al di fuori del gruppo per allenarsi nell’utilizzo dell’abilità in contesti esterni (casa, famiglia, amici, ecc.)

Problemi comuni e problemi relativi a pazienti gravemente sintomatici nel Social Skills Training

Nel condurre i training di abilità sociali possono sempre emergere alcuni problemi legati agli utenti:

una certa riluttanza a partecipare ai giochi di ruolo, una mancanza di compliance nell’eseguire i compiti a casa; o altri problemi, come il ritiro sociale o l’interferenza data da problemi relativi all’abuso di sostanze e farmaci…
Occorre quindi conoscere strategie particolari per prevenire o affrontare alcuni problemi che possono verificarsi. Molte difficoltà possono essere previste ed evitate attraverso un’accurata progettazione del gruppo e adattando il trattamento alle necessità individuali dei pazienti.

Qui di seguito vengono presentate delle strategie per fronteggiare le difficoltà inerenti all’avvio, gestione e continuità di un gruppo di training delle abilità sociali.

 

A. Bellack, T. Mueser, S. Gingerich, J.Agresta (2003): “Social SkillsTraining per il trattamento della schizofrenia –guida pratica” a cura di G. Nicolò, Centro Scientifico Editore.

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MR ROBOT. Tra reale, virtuale, intrapsichico e desiderio di rivoluzione.

MR ROBOT. Una continua oscillazione tra reale, virtuale, e intrapsichico, nutreil nostro desisiderio di rivoluzione e ci racconta la psicologia degli uomini che vivono in questo sistema ormai interconnesso alla tecnologia.

Serie TV Anno 2015 – Stati Uniti d’America. Anno 2016 in Italia Genere:Thriller,thriller psicologico,drammatico Stagioni: 3 Episodi: 32 Durata: 40-65 min (episodio) Lingua originale: Inglese
Ideatore Sam Esmail. Interpreti e personaggi: Rami Malek: Elliot Alderson; Christian Slater:  Mr.Robot; Carly Chaikin: Darlene; Portia Doubleday: Angela Moss; Martin Wallström: Tyrell Wellick; Michael Cristofer: Phillip Price; Stephanie Corneliussen: Joanna Wellick; Grace Gummer: Dominique “Dom” DiPierro.
Doppiatori e personaggi in Italiano:
Flavio Aquilone: Elliot Alderson; Alessia Amendola: Darlene; Elena Perino: Angela Moss; Stefano Crescentini: Tyrell Wellick; Christian Iansante: Mr.Robot; Chiara Gioncardi: Joanna Wellick
Produttore esecutivo: Sam Esmail, Steve Golin, Chad Hamilton
Casa di produzione: Universal Cable Productions, Anonymous Content
Prima TV Stati Uniti d’America dal 24 giugno 2015. Rete televisiva USA Network
Prima TV in italiano (pay TV) dal 3 marzo 2016. Rete televisiva: Premium Stories
Prima visione prima TV in italiano (gratuita) Data 15 novembre 2016. Rete televisiva: Italia1

“A volte, sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente anonimo. Sono semplicemente solo. Se non fosse stato per Qwerty, sarei completamente vuoto. Odio quando non riesco a trattenere la mia solitudine. Questi pianti sono diventati troppo frequenti, ormai ogni quindici giorni. (Elliot, 1 puntata, 1 serie)”

Una serie che appassiona, forse perché risveglia l’incoerenza palpabile di questi tempi che sono caratterizzati da una frammentazione dell’Io costante e continua, in un bombardamento di  contraddizioni incoerenti che ci condizionano proprio come avviene nella vita di Elliot il protagonista. Lui ci accompagna in un in un viaggio caratterizzato confusione tra reale e virtuale, tra ciò che è giusto e ciò che è psicopatologico, tra anarchia e dittatura economica, tra sogno e realtà, tra cyber sicurezza e hackeraggio, tra dipendenza ed astinenza, tra amore e odio, tra controllore e colui che viola i controlli ecc.
La serie coinvolge lo spettatore proprio per questa liquidità di confini tra valori opposti e contrapposti. La tecnologia potrà salvarci o ci sta risucchiando illusoriamente? il parallelo tra realtà e fiction si confonde. Spesso durante la visione dei vari episodi ci si ritrova a credere in Elliot e nei suoi fantasmi. Mentre guardiamo Mr. Robot Tanti avvenimenti da noi personalmente vissuti nella realtà possono essere rielaborati.
Realmente esiste Anonymous, questo gruppo è una “anonima” organizzazione libera e controdipendente che rinnega gli attuali valori imposti alla società dai “potenti”, la stessa cosa avviene nella serie con la F Society (“Fuck Society”) nome che esplicitamente invita a “fottere il sistema”, il suo obiettivo è quello di distruggere quel 1% di potenti che con le banche detengono virtualmente il 99% della ricchezza globale. La serie ci coinvolge facendo sognare la rivoluzione e rifacendoci vivere diversi fatti accaduti; finzioni e realtà spesso si sovrappongono e confondono.
Da notare che, La Stampa ha divulgato, nell’estate 2015, la notizia che ci sono stati diversi attacchi informatici con ampia rilevanza mediatica che, sono anche successivi alla trasmissione della serie tv, in particolare:

  • Attacco contro l’agenzia americana che conserva i dati dei dipendenti del governo federale (OPM hack);

  • Attacco contro l’azienda italiana di software spia per governi, Hacking Team;

  • Attacco contro il sito di dating Ashley Madison (nella serie è stato quasi predetto dal regista Sam Esmail che lo aveva inserito nello “script”, poi lo ha tolto e quando poi è avvenuto davvero un attacco al sito di incontri online, lo ha rimesso).

Elliot (Rami Malek), appare affetto da schizofrenia con diverse psicosi, allucinazioni, depersonalizzazione, ansia, paranoia, dipendenza da sostanza, compulsioni, manie di controllo, disturbi di tipo sociale che lo isolano in un mondo distaccato …

La sua infanzia appare caratterizzata da diversi traumi, e durante tutta la serie i suoi spettri, lo inseguono con illusioni, ricordi, paure e scelte radicali proprio come accade in informatica nel sistema binario 0 o 1. Il linguaggio informatico ci accompagna nel mondo degli hacker.
Durante l’intera serie è possibile viaggiare nei vari stati emotivi di Elliot in un viaggio introspettivo denso ed oscuro. Anche l’uso delle inquadrature ci aiuta a vivere in prima persona le stesse emozioni e ansie del protagonista, quasi inseguendolo con la telecamera, a disagio ed impaurito Elliot appare in una parte marginale dello schermo, spesso in basso a sinistra o destra, nei momenti di maggiore paranoia e azione, ritorna al centro della inquadratura nascosto dal cappuccio della sua felpa. Inoltre si rompe la quarta dimensione proprio quando ci coinvolge, Elliot inizia a parlare con lo spettatore cioè noi che siamo solo una invenzione della sua mente:

   “Ehilà, amico. Ehilà, amico? Non mi piace! Forse dovrei darti un nome… Ma è una strada pericolosa. Esisti solo nella mia testa. Ricordiamocelo! Merda! È successo per davvero, sto parlando a qualcuno che non esiste. Quello che sto per dirti è top secret … Si tratta di una cospirazione gigantesca. C’è un gruppo di persone potenti che governano il mondo in segreto. Parlo di gente che nessuno conosce, gente invisibile. L’1% più ricco dell’1% più ricco che giocano a fare Dio senza permesso. E ora credo che mi stiano seguendo.”

Elliott anche nella relazioni che allaccia, continua a confondere la realtà, la fantasia e il virtuale, controlla hackerando la vita virtuale di tutte le persone, scoprendone le reali vite.  Accade questo anche nella relazione con la sua Psicoterapeuta Krista Gordon, infatti egli ne studia la vita intima scoprendo che, il compagno della stessa le mente avendo una famiglia…
Elliot dice alla sua psicoterapeuta “I’m good to reading people”, son bravo a leggere (la vita del)le persone” proprio perché scrutando i vari profili e dati in rete riesce a formarsi un profilo preciso della pesrsona che studia.

Durante la psicoterapia con la dott.ssa Gordon, Elliot continua a convolgere lo spettatore palesando le sue paure descrivendo quasi la nostra attuale realtà e riprendendo i nostri attuali interrogativi di vita:

“Krista Gordon: Tu provi tanto dolore, ed è lì che andremo a lavorare. Che cosa c’è nella società che ti delude tanto, me lo puoi dire?
Elliot: Ah, non lo so. Forse è il fatto che tutti pensiamo che Steve Jobs fosse un grande uomo anche dopo aver saputo che ha fatto miliardi sulla pelle dei bambini; oppure che ormai sappiamo che tutti i nostri eroi sono dei falsi, tutto il mondo non è altro che un imbroglio. Ci spammiamo l’un l’altro intere cronache su delle stronzate mascherandole da opinioni, usando i social media come surrogato dell’intimità. Forse abbiamo votato perché fosse così; non con le elezioni ma con le cose, le proprietà, i soldi. Non è una novità, sappiamo perché lo facciamo; non certo perché i libri di Hunger Games ci rendano felici, ma perché vogliamo essere sedati, perché fa molto male non fare finta, perché siamo dei codardi! Fanculo la società!”.

E’ questo l’invito che la serie ci fa, il desiderio che forse tutti dovrebbero avere, cercando di uscire dagli schemi della ripetitività quotidiana, costretti nei nostri “Doveri” quasi privi del libero arbitrio della ribellione nei confronti di chi ci schiaccia, impedendoci di essere chi siamo.

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Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

INSIDE OUT e la Psicologia.
UTILE STIMOLO per meglio comprendere le EMOZIONI.

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INSIDE OUT. Un film di Pete Docter. Con Mindy Kaling, Bill Hader, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black. Titolo originale Inside Out. Animazione, durata 94 min. – USA 2015. – Walt Disney Pixar uscita mercoledì 16 settembre 2015.

Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

L’importanza delle emozioni è ormai assodata in psicologia. Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva rappresenta per ognuno di noi la chiave per vivere al meglio la nostra vita in tutte le sue sfumature. Il nuovo film della Pixar/Disney “Inside Out” diretto da Pete Docter, regista noto per aver realizzato fra gli altri Toy Story e Monsters & Co.,seppur dai più non viene compreso in tutte le sue metafore, rappresenta un utile strumento per meglio interrogarsi sui meccanismi emotivi che ci guidano nella vita di tutti i giorni. Il film prende le basi e gioca con i veri costrutti teorici della psicologia delle emozioni.
Il regista Docter prima di scrivere il film Inside Out sembra aver incontrato Dacher Keltner, fondatore del Greater Good Science Center dell’Università di Berkeley, in California, centro di studio di psicologia, sociologia e neuroscienze, al fine di porgli domande sull’adolescenza e l’emotività. Successivamente sembra aver coinvolto come consulente Paul Ekman uno degli psicologi che ha molto approfondito gli studi sulle emozioni nel Ventesimo secolo (vedi i suoi studi antropologici sull’innatismo delle emozioni).

Ekman e successivamente Plutchick nel 1980 teorizzarono emozioni primarie come TRISTEZZA, GIOIA, PAURA, DISGUSTO\DISPREZZO, RABBIA, SORPRESA che miscelate tra loro danno vita ad emozioni secondarie  come amore, timore, apprensione, ecc. come rappresentato nel cono emotivo. Secondo Plutchik le relazioni fra emozioni si possono rappresentare con un modello strutturale tridimensionale a forma di cono, come si vede nella figura seguente:

Atal proprosito è infatti interessante notare come questa tabella (qui sotto), diffusa dalla Disney/Pixar, sulle diadi emotive sia stata trasformata appositamente per i personaggi del film, partendo dalle teorie della psicologia moderna. Probabilmente è stata molto utile per la stesura delle parti in cui due emozioni interagiscono.

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Qui di seguito invece una tabella delle diadi emotive diffusa in letteratura.

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 Nel film attraverso la protagonista Riley, viene offerta la possibilità di osservare dall’interno della mente il suo percorso di crescita e le sue emozioni. Trasportati nella mente di Riley, incontriamo le 5 emozioni fondamentali:

TRISTEZZA, GIOIA, PAURA, DISGUSTO\DISPREZZO, RABBIA,https://i1.wp.com/www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2015/10/inside-out-emozioni.jpg?resize=383%2C123
ad esse spesso in psicologia si aggiunge la SORPRESA come sesta emozione fondamentale, ma nel film non è presente.
Il periodo di vita maggiormente fotografato dal film è l’inizio dell’adolescenza. Riley ha 11 anni, fase in cui lei con il resto della famiglia sono costretti a cambiare casa, spostandosi dallo stato del Minnesota a San Francisco.
Il vissuto di perdita della piccola Riley causato dal trasferimento e il trambusto dell’adolescenza, lasciano recitare ai vari personaggi delle emozioni presenti nella sua mente, diverse dinamiche frutto del loro “incotro” che crea reazioni comportamentali differenti.
A mio parere, al di sotto delle spesso buffe scene del film recitate dalle varie emozioni, appare molto utile trarne rilevanti consapevolezze:
tutte le emozioni sono degne di attenzione e vanno esplorate; la tristezza ci ha insegnato come sia per noi utile ed importante in alcuni momenti essere tristi, al fine di assaporare meglio i significati delle cose e capire cosa vogliamo o non vogliamo fare, quindi che anche le emozioni sgradevoli sono utili…
L’emotività viene in questa pellicola rappresentata come la guida e supporto della ragione, la tristezza infatti è in grado di condizionare i nostri ricordi proprio come la felicità, la paura ci guida nel non farci troppo male, il disgusto e disprezzo ci condiziona nelle scelte, la rabbia ci da la carica e difende…
Consigliato, da vedere e rivedere, adulti e bambini!

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Epic fall! “Dr WEB Google” il medico fai-da-te: Auto Diagnosi facilmente sbagliate.

Epic fall! “Dr WEB Google” il medico fai-da-te!
Le Auto Diagnosi sono facilmente sbagliate e facilitano la “Cybercondria”.

take-care-new-media dr Ettore-Zinzi-Psicologo-psicoterapeuta-tarantoIl web sta modificando sempre più il nostro modo di vivere, scompaiono i libri dai nostri scaffali lasciando spazio a smartphone, tablet, smartTv, laptop, pc ecc. Cuciniamo chiedendo consigli ad un tablet; attraverso il telefonino monitoriamo le nostre attività fisiche, il sonno ecc.; effettuiamo pagamenti e acquisti ovunque ci troviamo; lavoriamo dappertutto grazie ad una connessione ed un apparecchio multimediale: tanti e ancora tanti altri nuovi modi di vivere grazie alla tecnologia e al WEB!

Anche il mondo delle relazioni è stato abbastanza “sconvolto”. Si è quindi iniziato a fare “conoscenza” e scambiare opinioni nel mare dei forum, delle chat, delle videochiamate e videoconferenze, dei social network e via dicendo.
Oggi ci si incontra anche senza essere fisicamente insieme, anche la parola “amico” grazie ai vari social network ha mutato il suo significato, in quei “mondi liquidi” ci si definisce “amici” pur senza mai esserci stretti una mano, dati un abbraccio vero…
In questo turbine di sconvolgimenti, non tutti utilizzano i media in modo adattivo, c’è chi si lascia assorbire lasciando via via sciogliere la sua vera fisicità, quindi perdendo libertà di movimento fuori dallo schermo.

Il cambiamento nel mondo delle relazioni interpersonali interessa anche il confronto che ognuno di noi ha nella sua vita, anche con i professionisti. Si affida il proprio allenamento non più ad un personal trainer ma ad una applicazione su smartphone, si chiedono consigli nei forum ecc.
Come confermato dalle ricerche scientifiche e anche dall’osservazione diretta, durante la pratica professionale, spesso gli utenti del web cercano diagnosi e cure ai loro problemi attraverso il web.
I motivi di questa nuova tendenza spesso sono sia la possibilità di anonimato in quanto è più facile aprirsi e confidare i propri intimi problemi al Dr Web; e sia il fatto che siamo un po’ tutti sfiduciati dalle “istituzioni”, preferiamo fare con la “nostra testa”; oltretutto ormai una ricerca sul web è a portata di mano e non costa niente.
Molti previa auto-diagnosi in internet, si recano dal medico convinti di avere già in tasca una diagnosi.
Coloro che si preoccupano sulla loro salute o che hanno uno specifico problema, si accingono al web per ricercare una diagnosi. L’utente, al fine di comprendere il suo disturbo consulta blog, forum, siti di medicina e psicologia che forniscono ai pazienti delle possibili auto-diagnosi. C’è da sottolineare che queste persone si trovano in un momento psicologico particolare, spesso pregno di preoccupazione, paura, incertezza, urgenza ecc. pertanto è facile che si lascino condizionare dalle varie informazioni reperite. Personalmente sconsiglio ai miei clienti di effettuare ricerche finalizzate all’autodiagnosi, spesso infatti ci si convince di cose errate e si aumenta la propria preoccupazione inutilmente.
Qui di seguito proverò ad elencarne i motivi.

1. Una buona relazione con il professionista è necessaria in ogni percorso di cura.
2. Una buona ricerca in rete, richiede un certo grado di conoscenza logica ed informatica, è importante saper discriminare e capire se si naviga in siti affidabili, se quello che si legge è semplice pubblicità, ecc.
3. E’ necessario uno specialistico livello di conoscenze generali, proprio per comprendere la varia terminologia scientifica nonché il “profondo” significato di ciò che si sta leggendo, per questo la diagnosi si fa insieme al professionista.
4. L’emotività anche se differentemente vissuta da ognuno di noi ne influenza sicuramente la ricerca e la suggestionabilità individuale. E’ infatti assolutamente sconsigliato agli ansiosi ed ipocondriaci effettuare ricerche di auto-diagnosi, avrebbe solo la funzione di aumentare le paure ed ansie, si pensi a quante nuove malattie un ipocondriaco può autodiagnosticarsi in rete. Spesso ci si convince di avere mali incurabili.
5. E’ importante evidenziare che gli stessi motori di ricerca, offrono risultati personalizzati in base alle proprie preferenze e gusti analizzati e memorizzati dai cookie, quindi non avremo mai risultati effettivi di una ricerca…
6. Il media internet offre un terreno fertile per lo sviluppo di compulsioni. Molti passano diverse ore alla ricerca di informazioni in modo compulsivo (Overload of Informations).
7. Capita di imbattersi in forum in cui i pazienti oltre a condividere le personali esperienze, si scambiano “ricette mediche” e consigli su come curarsi pur non avendone alcuna competenza, ma solo perché immedesimanti all’ “io di gruppo” portatore delle stesse difficoltà.
8. È molto più facile leggere il malcontento degni utenti i quali sono veramente bisognosi di “postare” a tutti la loro insoddisfazione e rabbia a differenza dei soddisfatti che si godono la guarigione. Sono infatti numerosi gli internauti che attraverso dei siti si rivolgono ad un professionista per cercare di chiarire i propri dubbi di natura psicologica, indirizzando domande scritte dirette ai professionisti sanitari che collaborano con questi siti. Questi inconsapevoli della funzionalità del mezzo che utilizzano credono di essere veramente stati da un professionista. Ma senza il “necessario” intervento “vis a vis”, naturalmente non riescono a risolvere le proprie difficoltà.

E’ comunque opportuno precisare che non bisogna però generalizzare commettendo l’errore di pensare che tutta l’informazione che viene fruita sul web sia dannosa per le persone. Piuttosto la causa di errori sta nel fatto che non tutti usano in modo appropriato questo strumento. Bisogna essere consapevoli dei limiti della comunicazione non fisica ma mediata da computer e che quindi essa non può in alcun modo sostituire completamente quella “face to face”. Esistono molti siti seri che ospitano articoli redatti da medici specialisti che danno utili consigli su sintomi e malattie. Soprattutto, offrono la possibilità di ricercare sanitari specialisti operanti nella provincia di appartenenza. E’ evidente che internet è una grande opportunità offerta all’uomo, ed in questo caso deve avere la funzione di agevolare il contatto tra il professionista ed il cliente e non limitarlo. Il contatto vis a vis deve comunque sempre esserci! Il professionista ha bisogno di vedere materialmente il suo cliente nelle sue fattezze, problematiche, osservando i suoi tempi, atteggiamenti espressioni ecc.

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Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

ti_svegli_la_mattina_respirando_la_diossina S.L.C. 2008 zzUno dei banner di sensibilizzazione creativa apparsi nel 2008 a cura del gruppo Sensibilizzazioni Libere e Concrete
Il Caso (ILVA e non solo) Taranto.

Il caso di Taranto, città in cui c’è la più grande acciaieria d’Europa; ILVA s.p.a. e non solo (Cementir, raffineria Eni, inceneritore…), offre diverse evidenze sui possibili effetti psicologici, conseguenti all’esposizione continua e prolungata ad agenti inquinanti ed eventi traumatici. Come già evidenziato in premessa, anche i fenomeni psicologici di questo territorio sono degni di interesse e dovrebbero essere maggiormente studiati. Le ricerche effettuate in questa direzione possono essere utili, anche in virtù di una adeguata valutazione del danno e del possibile risarcimento che l’azienda, nello specifico la famiglia Riva ed alcuni suoi collaboratori, dovrebbero offrire ai cittadini e ai suoi operai (per il momento sussiste la presunzione di innocenza).
Intorno a questa vicenda (Ilva) si sono sviluppati negli anni diversi “scenari”, a tonalità emotiva negativa, quindi stressogena per la psiche. Questi eventi appaiono veramente numerosi e gravi, spesso incongrui alla realtà e quindi difficili da elaborare in un sistema di pensiero chiaro e coerente, sia dal punto di vista cognitivo che emotivo.
Esistono di fatto degli Enti che si occupano della salvaguardia della salute pubblica; essi hanno sviluppato specifiche tabelle contenenti valori soglia per ogni singola sostanza inquinante, specificando gli effetti tossici in relazione alla dose assorbita. Sono molti gli organismi nazionali e internazionali che si occupano di studi di prevenzione e di tossicità. Qui di seguito alcuni dei più importanti: 1’EPA e l’FDA per gli USA; l’EFSA a livello europeo; il Ministero della Sanità in Italia, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, l’INES; a livello regionale, l’ARPA; a livello locale le ASL territoriali. Questi enti hanno evidenziato quanto il territorio di Taranto rappresenti un esempio di ambiente devastato dall’uomo, tanto da essere inserito nell’elenco dei siti di interesse nazionale (SIN); nella tabella 2 vengono infatti riportate le aree interessate dall’inquinamento e le sostanze tossiche ritrovate nel territorio di Taranto.

-inquinati taranto-zinziTabella 2 Sostanze inquinanti a Taranto. Schede di Caratterizzazione dei Siti di Interesse Nazionale “SIN” delle aree contaminate estese, classificate più pericolose dallo Stato italiano e che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee, per evitate danni ambientali e sanitari. `

Complessivamente, poi, il profilo di mortalità della popolazione residente nel1’area di Taranto mostra anche un andamento temporale e una distribuzione geografica in linea con la cronologia e la distribuzione spaziale dei processi produttivi ed emissivi che caratterizzano l’area industriale di questo SIN da molti decenni.
Qui di seguito riporterò alcune tabelle riassuntive del progetto SENTIERI “Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento”, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito della ricerca finalizzata 2006, e condotto sotto il coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento Ambiente e Prevenzione Primaria. Il Progetto SENTIERI iniziato nel 2007 si è concluso nel dicembre 2010 ed i risultati sono stati pubblicati in un supplemento della rivista “Epidemiologia e Prevenzione”, nel dicembre 2011.

Tabella-3-del-progetto-SENTIERI-2011Tabella 3 del progetto SENTIERI 2011.
Mortalità e le principali cause di morte. Numero di casi osservati (OSS), rapporto standardizzato di mortalità grezzo (SMR) e corretto per deprivazione (SMR ID); IC 90%: intervalli di confidenza 90%; riferimento regionale (1995-2002). Uomini e donne.

 

Tabella-4-del-progetto-SENTIERI-2011Tabella 4 del progetto SENTIERI 2011. Numero di casi osservati (OSS), rapporto standardizzato di mortalità grezzo (SMR) e corretto per deprivazione (SMR ID); IC 90%: intervalli di confidenza al 90%; riferimento regionale (1995-2002). Uomini e donne. Cause con evidenza di associazione con le esposizioni ambientali Sufficiente o Limitata.

 

Tabella-5-del-progetto-SENTIERI-2011Tabella 5 del progetto SENTIERI 2011.
Numero di casi osservati (OSS), rapporto standardizzato di mortalità grezzo (SMR) e corretto per deprivazione (SMR ID; IC 90%: intervalli di confidenza al 90%), riferimento regionale (1995-2002). Totale uomini e donne. Cause con evidenza Sufficiente o Limitata di associazione con le esposizioni ambientali.

Sulla base dei risultati relativi alle principali cause di decesso (elencate nelle tabelle 3,4,5 del progetto SENTIERI 2011) e alle cause per le quali vi è a priori un’evidenza Sufficiente o Limitata di connessione con le fonti di esposizione ambientale e del SIN, emerge il seguente profilo di mortalità di Taranto:

  • eccesso tra il 10% e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i generi;
  • eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi;
  • eccesso, in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura, che permane, sebbene ridotto;
  • eccesso compreso tra il 50%(uomini) e il 40%(donne) di decessi per malattie respiratorie acute, anche quando si tiene conto dell’ID, associato a un aumento di circa il 10% nella mortalità per tutte le malattie dell’apparato respiratorio;
  • eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente, anche quando si tiene conto dell’ID;
  • incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio, soprattutto tra gli uomini; quest’ultimo è ascrivibile a un eccesso di mortalità per malattie ischemiche del cuore, che permane, anche tra le donne, dopo correzione per ID.

Per quanto qui sopra esposto, si assiste a Taranto, giorno per giorno, alla morte di diverse persone a causa di tumore o comunque per patologie, verosimilmente, se non chiaramente conseguenti all’esposizione continua e prolungata ad agenti inquinanti.
Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sono particolarmente sentiti dai gruppi di popolazione considerati a rischio: anziani, persone affette da malattie respiratorie e cardiovascolari, bambini e coloro che abitano vicino ad insediamenti industriali e di smaltimento rifiuti. I trasporti poi rappresentano uno dei settori che concorrono al peggioramento della qualità dell’aria nelle città. Infatti, è da essi che proviene la gran parte delle emissioni di ossido di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili, polveri sottili in città non industrializzate.
In alcune città maggiormente (vedi Taranto), l’industrializzazione, e non solo, ha avuto un grosso impatto ambientale ed ha causato modificazioni negli equilibri naturali; la presenza di molte sostanze nocive nell’aria ha un effetto indiretto, psicologico, anche per disagi psichici derivanti della difficile elaborazione dei lutti familiari ed extra familiari.
E’ innegabile che i cittadini di Taranto si sentano costretti a vivere questa malsana condizione, ed il senso di frustrazione diviene sempre più invasivo per la psiche.
Spesso è accaduto ed accade che quando i diritti dei singoli vengono lesi e si ha frustrazione; il non essere rispettati miete diverse vittime.
Anche a livello legislativo-amministrativo si assiste a diverse contraddizioni (vedi il parere dei giudici: viene spesso messo in discussione, a tutela della grande industria?), che otre a minare l’etica della giustizia creano nei cittadini forti conflitti intrapsichici nel dover ricostruire in modo coerente la realtà e quindi un forte senso di rassegnazione.
Sono ormai tanti i conflitti psichici per i cittadini e le contraddizioni che caratterizzano la vicenda dell’ILVA a Taranto; a tal proposito è utile riportare quanto accaduto nel gennaio del 2014:
Il giudice Pietro Genoviva ha dato ragione ad un cittadino del quartiere “Tamburi” che aveva fatto causa all’Ilva, al patron Emilio Riva e all’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, per il deprezzamento della sua casa. Una riduzione di valore causata proprio dall’inquinamento prodotto dal colosso siderurgico. Per far valere le sue ragioni, nel maggio del 2010, un residente di via Mannarini (frontista del grande polo siderurgico) si era rivolto all’avvocato Aldo Condemi. A distanza di circa tre anni è arrivata la sentenza, racchiusa in venti pagine, che condanna Ilva, Riva e Capogrosso ad un risarcimento di 13.880 euro (circa il 20% del valore dell’immobile). Nella sentenza il giudice afferma di ritenere sufficientemente provato e accertato il nesso causale esistente “tra le illecite (nonché penalmente rilevanti) condotte poste in essere da Emilio Riva e Luigi Capogrosso” e il “disperdersi delle polveri che si depositavano in gran quantità sulle abitazioni, sulle auto, sulle strade del quartiere Tamburi e che, anche per la loro composizione fisico-chimica, erano indonee non solo ad imbrattare, ma anche a cagionare molestia alle persone, mettendone in pericolo la salute”, nella rilevante misura di “21.362 tonnellate annue, pari al 94,9% delle emissioni complessive delle più importanti aziende dell’area industriale”.
Quindi è facile pensare che è possibile condannare i dirigenti del polo siderurgico ad un risarcimento danni per aver, attraverso l’illecito inquinamento, fatto perdere il valore alle case vicine all’industria, ed ancora oggi questo “cagionare molestia alle persone, mettendone in pericolo la salute” non viene riconosciuto in modo inequivocabile! Questo è un vero e proprio conflitto intrapsichico per tutte quelle persone che subiscono tale situazione.
Qualora non si volesse pensare alla connessione che c’è tra l’elevato inquinamento e lo sviluppo di disturbi psicofisici, si rifletta, almeno, sull’ansia di un genitore, in particolare di una mamma in attesa di un figlio, costretta ad inalare inquinanti. Si consideri la deprivazione sensoriale e alle conseguenze sul nascituro che non potrà essere allattato al seno della mamma, portatrice di latte contaminato.
In virtù di quanto accade a Taranto, e quindi riflettendo sull’inquinamento subìto dai suoi cittadini, appare necessario, data la gravità della situazione, iniziare a dare importanza anche alle possibili conseguenze di natura psicopatologica che emergono, data l’elevata esposizione dei Tarantini agli “stressors”.

Continua leggendo:Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

 Bibliografia INQUINA-MENTE


Scarica l’EBOOK:
INQUINA-MENTE-copertina-dr-Zinzi-NARCISSUS“INQUINAMENTE”. Psiche ed inquinamento. Immaginazione o realtà?
“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.
ISBN: 9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015

Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

  1. Identità di sé
    2. Identità sociale
    3. Identità di luogo
    4. Stress ambientale/Frustrazione
    5. Stress e impotenza appresa
    6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
    -sulla fisiologia
    -sulle relazioni interpersonali
    -sui compiti cognitivi
    -sui comportamenti
    -sulla psiche
    7. adattamento allo stress
    8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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Gioco d’azzardo legalizzato, quanto e dove si è speso nel 2013

IL “LIBRO BLU” dell’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI DI STATO del 2013 riporta:
“La ragion d’essere della presenza dello Stato, sia nel comparto dei giochi che dei tabacchi, si caratterizza nell’assicurare entrate erariali a un livello compatibile con la tutela degli altri interessi pubblici rilevanti: la tutela dei consumatori, in particolare dei minori, delle fasce deboli e il contrasto all’illegalità.”
Nel “libro blu”  sono riportati i dati dei giochi d’azzardo legalizzati in Italia. Da questo rapporto emerge che gli euro giocati del 2012 erano circa 18 miliardi mentre nel 2013 sono diminuiti a circa 17 miliardi.
Da questi dati si potrebbe credere che il gioco d’azzardo sia in decrescita, questo non è affatto vero:
-da un lato sono diminuiti di poco gli euro spesi in slot, vlt, pronostici, giochi di numeri, ippici, sportivi, lotto e lotterie regolamentati da aams,
-dall’altro sono notevolmente aumentati i giocatori on line.

Qui di seguito riporto un’immagine infografica Dataviz a cura di Andrea Gianotti sul Gioco d’azzardo legalizzato, quanto e dove si è speso nel 2013.
infografica-Dataviz-a-cura-di-Andrea-Gianott-libro-blu-2013i L’Abruzzo e la Lombardia sono le regioni che spendono di più nelle macchinette mangiasoldi. Il Bingo vince in Sicilia mentre in Lotto in Campania. Si scommette molto ai cavalli invece in Toscana.

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STRUMENTI DIAGNOSTICI per il disturbo da GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO (GAP)

Quando ci si rivolge a un professionista in cerca di aiuto per un disturbo da gioco d’azzardo patologico (GAP), appare utile stabilire l’esistenza del disturbo e valutarne il grado di pervasività nella vita.
Gli strumenti diagnostici per il disturbo da gioco d’azzardo patologico GAP possono essere divisi in due macro categorie: quelli fondati sul Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) e quelli derivanti da altre ipotesi diagnostiche. Gli strumenti Fondati sul DSM. Sono i più diffusi ed utilizzati, ne esistono vari e simili adattamenti a seconda degli autori. Le caratteristiche e i criteri che definiscono il gioco eccessivo, sono presentati nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV), pubblicato dall’Associazione Americana di Psichiatria (APA). Il gioco eccessivo viene inserito nella categoria dei disturbi del controllo degli impulsi, visto che è una pratica inadeguata, persistente e ripetuta di gioco, pervasiva nello sviluppo sano della vita di un individuo, tanto da disturbare lo sviluppo personale, familiare o professionale. Qui di seguito riporto alcuni dei questionari utili a valutare il livello di dipendenza da gioco d’azzardo:

Il SOGS South Oaks Gambling Screen (Lesieur e Blume, “The South Oaks gambling Screen SOGS: A new Instrument for the identification of Pathological Gambling”, sept.1987, Am j Psychiatry 14 v4:9). Questo è il questionario più conosciuto nel mondo. Ha ricevuto anche molte critiche, in quanto sovrastima il disturbo contenendo ulteriori domande ai criteri del DSM.
La prima traduzione italiana del SOGS è presente nel testo di Cesare Guerreschi e di Stefania Gander (2000), pp. 137-142.

Il KFG Kurzfragebogen zum Glückspielverhalten (Di Jörg Petry e T. Baulig 1996. Traduzione di Tazio Carlevaro). È un test veloce, di venti domande, di semplice valutazione e molto validato per la popolazione di lingua tedesca, ma è stato anche proposto come strumento unico nel campo del gioco patologico, in Svizzera. (il punteggio delle risposte al questionario va da 0 a 3.)

 BIBLIOGRAFIA
• Carlevaro T. (2000), “Questionario Diagnostico e di Follow-up”, materiale non pubblicato.
• Carlevaro T. (2004), Psico-educazione per chi ha problemi di gioco d’azzardo eccessivo, Hans Dubois, Bellinzona (Svizzera), in CdROM
• Guerreschi C., Gander S. (2000), (“Versione italiana del South Oaks Gambling Screen, SOGS di H.R. Lesieur e S.B. Blume”), in Guerreschi C., Giocati dal gioco, San Paolo, Milano.
• Petry J. (1996), Psychotherapie der Glückspielsucht, Beltz-Verlag, Weinheim (Deutschland).

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Gli effetti psicologici dei social network

Pro e contro nei SOCIAL NETWORK

effetti dei social network dr ettore zinzi www.psicologo-taranto.comGli effetti dei social network

Nel 1935 sulla rivista Modern Mechanix veniva presentato “the notificator”, una speciale macchinetta a monete che mostrava per un arco di tempo stabilito sulla sua bacheca dei messaggi, che le persone si scambiavano per prendere appuntamenti.

the notificator

Fig. 1 The Notificator… ‘To aid persons who wish to inform friends of their whereabouts.’
Aiutava le persone a lasciarsi messaggi su dove e quando incontrarsi
Photograph: Guardian

Oggi abbiamo i social network che ci offrono bacheche su cui lasciare messaggi e tutto questo può avvenire in ogni dove, sul “palmo della nostra mano” con gli smart phone, tablet, pc ecc. Per essere romantici e pensando in particolare a Twitter, possiamo addirittura dire che, il “social dell’uccellino” ha la stessa “mission” del Notificator del ’35, cioè offre la possibilità di comunicare ai nostri conoscenti dove siamo, cosa facciamo e quando.
In una ricerca effettuata all’Università della California da Larry Rosen, presentata nel 2011 alla convenction annuale dell’American Psychological Association, si evidenzia che l’uso eccessivo dei social network attiva e si innesta con alcuni disturbi di personalità quali:

  • Disturbi dell’attenzione
  • Depressione
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)
  • Disturbo Narcisistico di Personalità
  • Ipocondria
  • Disturbo schizoafettivo e schizotipico
  • Dismorfismo corporeo
  • Voyeurismo
  • Dipendenza

Già nel 1984 Craig Broad affermava che l’utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici crea diversi disturbi causati dallo stress e genericamente definiti come “Tecnostress”  pertanto è molto possibile che anche con l’uso eccessivo dei social network si possono avere i seguenti disturbi:

  • ansia, attacchi di panico
  •  insonnia
  • mal di testa
  • ipertensione
  • calo della concentrazione
  • disturbi gastrointestinali e cardiocircolatori
  • depressione
  • disfunzioni ormonali

-nell’uomo abbassamento del testosterone con calo del desiderio sessuale
-nelle donne sindrome premestruale.

Inoltre, può favorire:

  •   alterazioni comportamentali
  •   l’isolamento relazionale

E’ importante notare che, la rete e la condivisione alimentano i vari disturbi o tendenze di personalità già presenti in società, e spesso aggravandoli, basti pensare ai Selfie, essi si sono diffusi grazie a due principali assetti di personalità:

  1.  il narcisista che grazie alla condivisione del suo “autoscatto” facilmente cerca e ottiene ammirazione e gratificazione,
  2. L’ insicuro che guardando le “foto della vita degli altri” compromette sempre di più la propria autostima, indebolendola e abbassandola.

E’ possibile immaginare quanto negativo possa essere per una persona con disturbi alimentari, avere la possibilità di confrontare la propria fisicità con migliaia di contatti,  solamente cliccando sulle loro foto. Ultimamente si parla tanto di questa nuova “ansia social” che è stata chiamata FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, ovvero paura di essere tagliati fuori a causa dell’essersi persi qualche post o Twit,… un evento, una festa, una situazione importante.
Questi mezzi di comunicazione essendo “social”, riprendono molto la nostra società, è quindi ormai, molto facile parlare di bullismo e cyberbullismo, stress e tecnostress, dipendenze e net-addiction, overload information addiction ecc. quindi è molto importante non sottovalutare che mantenendoci sempre più lontani dal nostro corpo e dai veri contatti fisici, queati disturbi possono grazie alla rete essere accentuati.
I social network hanno cambiato il modo in cui si comunica e in cui si condividono o si ricercano informazioni, facendo emergere nuove dinamiche di interazione (Ellison NB, Steinfield C, Lampe C ,2007).
In tutto questo scenario sin qui descritto brevemente non bisogna comunque dimenticare che se da un lato ci sono persone che a causa dei social network accentuano le proprie difficoltà e disturbi; dall’altro ci sono anche tante altre persone che traggono beneficio da essi, utilizzando questi mezzi di comunicazione in modo costruttivo, pubblicizzando la loro azienda, aprendo reali confronti con i suoi “amici”, avviando campagne sociali di informazione, raccogliendo consensi e mobilitazioni sociali, ritrovando i propri reali amici ecc.

La conclusione che si può trarre a mio avviso è che sicuramente il mezzo “social network” ha la tendenza ad accentuare e facilitare alcune condotte negative di uso sbagliato dello strumento ed anche disturbi di personalità, ma se ben usato allarga i confini ed offre nuove possibilità di evoluzione. Sulla base di quanto detto in questo ariticolo appare evidente che ancora diversi studi sui Social Network vadano effettuati , tanto da poter informare meglio i propri fruitori dei pro e contro che essi stessi contengono.

Riferimenti bibliografici:

• Craig Broad “Technostress: the uman cost of computer revolution” edito nel 1984 da Addison Wesley
• Ellison NB, Steinfield C, Lampe C (2007) The benefits of Facebook “friends”: Social capital and college students’ use of online social network sites. Journal of Computer-Mediated Communication, 12 (4), article 1.
• Larry D. Rosen, “Poke Me: How Social Networks Can Both Help and Harm Our Kids” ricerca presentata alla Convenction annuale dell’American Psychology Association di Washington D.C., August 4-7 2011 (http://www.fenichel.com/pokeme.shtml)

 

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