Ottobre 2020 archive

La legge che ha salvato la dignità del paziente psichiatrico.

Legge del 13 maggio 1978, n.180 detta “Legge Basaglia”

Legge Basaglia ovvero la legge n.180/78 in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, presentata in Parlamento da Bruno Orsini, psichiatra e politico della Democrazia Cristiana ed approvata il 13 maggio 1978.
La legge viene da sempre collegata al nome dello psichiatra veneziano Franco Basaglia, principale esponente del movimento che ha lottato per l’umanizzazione del paziente psichiatrico che sino ad allora veniva definito “Alienato”, riuscendo a ottenere la chiusura dei manicomi.

La normativa precedente quindi la legge 36/1904 dell’epoca Giolittiana, come lo si può dedurre dal titolo: “Disposizioni sui Manicomi e sugli Alienati. Custodia e cura degli alienati” era evidentemente obsoleta e mancante di qualsiasi attenzione ai diritti civili del paziente tant’è che delegava al direttore del manicomio il massimo potere decisionale sui degenti.

In realtà, la legge 180/78 in sé durò solo pochi mesi, poiché i suoi articoli furono inclusi nella riforma sanitaria della legge n.833 (art. 33-35) dello stesso anno; la L. 180/78 ha modificato la visione di “malattia mentale” in quella di “salute mentale” e al paziente viene restituita la sua dignità di uomo.

Punti salienti della Legge 180/78

Nel giro di pochi mesi la Legge Basaglia venne inserita all’interno della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (legge 833 del dicembre 1978); i suoi punti chiave:

  • Dal contenimento per rischio di pericolosità si è passati alla cura, il trattamento sanitario in psichiatria viene basato sul diritto della persona alla cura e alla salute.
  • Rispetto dei diritti umani (ad esempio, diritto al lavoro, alla casa, alle relazioni affettive…)
  • Disposizione di chiusura degli ospedali psichiatrici (OP-manicomi) su tutto il territorio nazionale
  • Spostamento extra ospedaliero, della centralità funzionale del servizio: l’articolo 6 del testo normativo riporta infatti che “gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presìdi psichiatrici extra ospedalieri “. Quindi vi è l’Istituzione di centri di salute mentale (CSM) e i servizi territoriali divengono le strutture preposte al trattamento e alla cura delle malattie mentali. Servizi psichiatrici territoriali come fulcro dell’assistenza psichiatrica.
  • Istituzione dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (Spdc) all’interno degli ospedali generali per il trattamento dei disturbi acuti
  • Favorire il Trattamento sanitario volontario in cui prevale la prevenzione, la cura e la riabilitazione
  • In caso di resistenza alle cure e mancanza di condizioni per il trattamento extra-ospedaliero si ricorre al Trattamento sanitario obbligatorio (TSO)
  • Viene ripensata la collaborazione tra Spdc , strutture di ricovero e servizi territoriali, per garantire il principio di continuità terapeutica.

La maggiore critica che è possibile fare a questa legge quadro è che non ha approfondito e definito linee guida per la creazione e gestione di servizi e presidi alternativi all’Ospedale Psichiatrico.

Nuove linee guida sulla salute mentale sono state approvate a livello nazionale nel marzo 2008, durante la Conferenza Stato-Regioni, con l’obiettivo di dare maggior impulso al sostegno domiciliare e ai dipartimenti di salute mentale.

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