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DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’ (F60.31 [301.83])

Il Disturbo Borderline di Personalità è un quadro caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti e da marcata impulsività che è presente in vari contesti (lavorativo, famigliare, relazionale, sessuale ecc.). Hanno paura dell’abbandono e compiono innumerevoli sforzi per evitare reali o immaginari abbandoni.“Gli individui con questo disturbo hanno un pattern di relazioni instabili e intense. Possono idealizzare caregiver o amanti potenziali al primo o secondo incontro, chiedere di trascorrere molto tempo insieme e condividere i dettagli più intimi all’inizio di una relazione” (DSM-5 pag.769). Tuttavia riescono in modo rapido a passare dalla idealizzazione alla svalutazione degli altri.

Tale disturbo rientra nel gruppo del Cluster B cioè in quella categoria di individui che si caratterizzano per le condotte di comportamento drammatiche, emotive o eccentriche. Il manuale diagnostico dei disturbi mentali [DSM-5] riporta i Criteri clinici per la diagnosi, che devono essere ≥ a 5 dei seguenti:

  1. Sforzi disperati per evitare un abbandono, sia reale o immaginato;
  2. Instabilità nelle relazioni interpersonali, caratterizzata dall’alternanza di estremi sentimenti di idealizzazione ed estrema svalutazione dell’altro;
  3. Alterazione della identità, con instabilità della immagine/percezione di sé;
  4. Impulsività a rischio e dannosa in almeno 2 aree di vita (famigliare, sessuale, guida spericolata, abbuffate, abuso.); 
  5.  Gesti autolesionistici, automutilanti, pensieri e minacce suicidarie;
  6. Instabilità emotivo affettiva . Con variazioni repentine e marcata reattività dell’umore (rabbia, ansia, disforia);
  7. Sentimenti cronici di vuoto esistenziale e personale;
  8. Difficoltà a controllare la rabbia con possibilità di arrivare a scontro fisico;
  9. Ideazione paranoide in concomitanza a grande stress;

Eziologia. Cause e fattori di rischio

La letteratura scientifica con i suoi studi non è ancora riuscita a definire con precisione le origini di questo disturbo. Sicuramente nella sua genesi concorrono fattori genetici, famigliari, strutturali, ambientali, culturali e sociali.

La forte paura di abbandono è comune tra i pazienti con disturbo borderline di personalità ed evidenzia la presenza di eventi stressanti in età adolescenziale, con possibile vissuto di abuso fisico e sessuale (reale e/o vissuto), di abbandono, di separazione dei genitori, e/o la perdita di un genitore (anche simbolica come assenza e distacco o funzioni genitoriali carenti).

L’AUTOLESIONISMO è un elemento caratteristico di queste personalità infatti tra i criteri indicati dal DSM-5 è possibile individuare almeno 3 indici su 9 come appartenenti a questa categoria (Criteri 4, 5, 8). La condotta autolesionistica a rischio può essere sviluppata in vari contesti: scommesse, rapporti sessuali non protetti con sconosciuti (malattie infettive trasmissibili, stupri, abusi…), condotte alimentari problematiche, guida spericolata, violenza, comportamenti poco dignitosi e ricerca di umiliazione, atti distruttivi per cose o persone. L’istinto di morte con suicidio anche solo come minaccia è molto presente, così come le corse in macchina e le autoumiliazioni pubbliche e bugie.

L’IMPULSIVITA’ è comune, questi soggetti si abbandonano agli impulsi e ai piaceri e vizi che, nell’immediato sembrano gratificanti, senza pianificarne in alcun modo le conseguenze.

La DISSOCIAZIONE dalla realtà caratterizza e confonde la visione del mondo che il disturbo crea al soggetto, con tanta fantasia può passare rapidamente da carnefice a vittima, da amico a nemico… per il solo timore di essere allontanato (anche se per propria causa). Le distanze interpersonali si confondono, e uno sconosciuto diviene il salvatore, un amore di vecchia data a cui abbandonarsi tra condotte sessuali spesso a rischio e totale assenza di valutazione delle conseguenze che ciò provoca anche sugli altri. L’immagine e percezione che si ha di sé è spesso distorta e cangiante. L’ideazione in presenza di stress arriva a distorcersi divenendo di tipo paranoide.

  • Masson, Milano 2001. American Psychiatric Association (2013), Manua- le diagnostico e statistico dei disturbi Mentali, Quinta edizione (DSM-5), trad. it. Raffaello Cortina, Milano 2014.

Qu i di seguito un elenco di Film che possono meglio aiutare a comprendere questo diturbo:

  • https://i2.wp.com/pad.mymovies.it/filmclub/2006/08/008/locandina.jpg?resize=109%2C138Ragazze interrotte.
    Anno: 1999, USA
    Titolo Originale: GIRL, INTERRUPTED
    Regia: James Mangold
    Interpreti: Brittany Murphy, Clea DuVall, Jared Leto, Angelina Jolie, Winona Ryder
    Durata: h 2.05
    Genere: drammatico
    Al cinema nel Gennaio 1999

 

  • L’inventore di favole.
    Anno: 2003, USA, Canada
    Titolo originale: Shattered Glass
    Regia: Billy Ray.
    Cast: Hayden Christensen, Peter Sarsgaard, Chloë Sevigny, Rosario Dawson, Melanie Lynskey, Hank Azaria, Steve Zahn, Mark Blum, Simone-Elise Girard, Chad Donella, Jamie Elman, Luke Kirby, Cas Anvar, Linda Smith, Ted Kotcheff
    Genere: Biografico, Durata: 99 min.

 

  •  Mr. Jones.
    Anno: 1993, USA.
    Regia: Mike Figgis.
    Cast: Richard Gere, Lena Olin, Anne Bancroft, Tom Irwin, Delroy Lindo,Bruce Altman, Lauren Tom, Lisa Malkiewicz, Thomas Kopache, Peter Jurasik, León Singer, Anna Maria Horsford, Edward Padilla, Baha Jackson, Epatha Harris.
    Genere: Commedia,drammatico.Durata: 114′ min

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Bugie… un tentativo di manipolazione della realtà diffuso e distruttivo.

Mentire, in alcuni casi costituisce un processo naturale e con evidente valore di sopravvivenza ma per molti può essere un vizio, un comportamento disturbato e lesivo.
Sarà capitato a tutti di dire delle bugie, non a tutti è chiaro quanto questo comportamento, soprattutto se ripetuto, sia lesivo per sé stessi e ancor più grave per chi sta loro vicino in quanto manipolato ingiustamente.

Spesso i bugiardi, i menzogneri, i mitomani, coloro che vengono definiti come affetti da “pseudologia fantastica” o “sindrome di pinocchio” vivono in un mondo di fantasia e non hanno una adeguata consapevolezza del loro disagio; essi credono che sia giusto mentire al fine di proteggere il proprio ego o per guadagnare dei benefici. Spesso i bugiardi sostengono di non inventare ma di omettere, anche quando è palese il loro impegno per manipolare la realtà.

La bugia non è quasi mai fine a sé stessa, essa si configura come strategia per ottenere benefici rispetto alla “verità”. Tra l’altro i “mentitori professionisti” non hanno alcun pentimento, non hanno alcun rimorso ne senso di colpa, non sono nemmeno a disagio quando colti a mentire, non capiscono nemmeno la perdita di dignità e fiducia che si auto infliggono. Una volta che viene scoperto il loro castello di bugie molti bugiardi reagiscono mostrando aggressività e rabbia nei confronti di coloro che mettono in discussione quanto sostenuto, non perché scoperti ma perché non creduti; oppure si impegnano per credere e far credere di essere delle vittime e di avere delle giustificazioni.

Dire bugie è come una tossicodipendenza, il mentire senza considerare le conseguenze fa perdere dignità e autodistrugge rendendo sempre più difficile e dolorosa la consapevolezza della realtà. Mentire crea dipendenza dalla quale è difficile uscire. Il bugiardo si “lustra” di sé inventandosi come eroe o altrimenti come vittima di ciò che gli accade, riuscendo anche a sentire l’emozione, seppur incoerente con la realtà, come vera e reale. 

Ian Leslie in “bugiardi nati” (Bollati Boringhieri, 2016) sostiene che i bugiardi compulsivi, essendo socialmente insicuri, sviluppano dipendenza dalle assurdità che raccontano per auto-glorificarsi, non capendo che le loro bugie li danneggiano sempre più.

Il comportamento del bugiardo è caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti delle altre persone. La menzogna spesso è una vera e propria strategia per riuscire a raggiungere degli appagamenti impulsivi spesso “perversi” e che solitamente non rientrano nelle specifiche competenze del soggetto ma vengono “vampirizzati” da chi gli sta’ accanto (fama e attenzioni, doti artistiche e lavorative, sesso, droga, denaro ecc.). Questi gesti e situazioni vengono decorati dalla tanta fantasia come “nobili” pur essendo palesemente di poca importanza e significato; purtroppo sono solo la ricerca disperata di colmare un vuoto interiore da cui ne risulta tanto auto ed etero lesionismo.

Chi sta accanto a questi individui, naturalmente, riceve gravi danni sia a livello morale e a volte anche fisico: nonostante l’evidenza di tutti i comportamenti manipolatori e finti messi in atto, il bugiardo quando posto di fronte alla realtà “impazzisce” e lotta in modo anche molto aggressivo divenendo all’occorrenza anche vittima. Ci sono persone in grado di ideare e inscenare commedie tanto reali da riuscire a convincere il più attento osservatore, vedasi i tanti casi di cronaca in cui un coniuge viene additato ingiustamente dall’altro di pedofilia,violenza… perdendo anche i figli. Tanto più è profondo il disagio e tanto più il bugiardo crederà o meglio sarà costretto a credere alle sue bugie non mostrando alcun rimorso. Stare vicino ad un bugiardo è pericoloso in quanto un bugiardo “negativizza” tutto ciò che vive contagiando chi lo circonda e creando a cascata conseguenti emozioni e comportamenti negativi di risposta.

A causa delle continue e ripetute azioni contraddittorie e immaginarie, le emozioni negative divengono talmente intense da annebbiare il pensiero e il giudizio; queste persone possono arrivare a interpretare tutto attraverso una lente emozionale tale da distorcere la realtà in modo marcato e duraturo. Spesso il menzognero trasforma le storie che ha totalmente inventato in sue “reali esperienze”. Il cervello elabora le bugie come reali ricordi e se necessario, come già detto, il menzognero da carnefice si descrive come vittima: questa elaborazione difende il bugiardo dalla dolorosa presa di coscienza delle sue “cattiverie”. Solitamente il carnefice distrugge così tanto la vittima da farle perdere il controllo e da questo, il bugiardo, omettendo le cause che hanno portato alla perdita di controllo del partner abusato, si riesce a descrivere come vittima.

Ovviamente vivere con un bugiardo crea difficoltà all’interno di una relazione. I partner, i famigliari, gli amici, i colleghi, quando scoprono le bugie sono sbalorditi e confusi da tanta falsità, soprattutto non riescono a spiegarsene la motivazione. Inizialmente la vera vittima esposta alle bugie autoanalizzandosi crede di essere concausa di tali menzogne, ma poi con il ripetersi del copione manipolatorio prende consapevolezza e capisce che si tratta di un vero e proprio “stile di vita” del partner e spesso un vero e proprio disturbo.

Il menzognero cronico non essendo coerente con la realtà non ha alcuna “onestà emotiva”. I bugiardi sono in grado di provare emozioni intense in situazioni e relazioni che non hanno alcun valore e significato. Sono in grado di annebbiarsi le idee tanto da distorcere la realtà. In questo modo si inventano delle ragioni per le quali poi faranno del male e sporcheranno tutto ciò che ha realmente valore. In questo modo i bugiardi continuano a combattere contro chi amano difendendo ciò che li porterà a perseverare nella loro disperazione e vuoto.

Internet ed ancora di più i social sono un terreno molto fertile per dare la possibilità al mentitore di infittire la sua rete disfunzionale. Nel web si può descrivere come vuole, illudersi ed illudere, incastrarsi in nuovi mondi immaginari per trarne beneficio ed evitare di prendersi realmente cura di sé e quindi impegnarsi per risolvere le sue problematiche.

Mentire è una abitudine che come tanti disturbi probabilmente si sviluppa nell’infanzia e spesso viene appresa in famiglia dove i veri valori sono cosa futile. In un ambiente disfunzionale si apprende a mentire per imitazione di uno dei caregiver o addirittura come difesa da un ambiente non del tutto sano; molto spesso questa condotta se protratta e non consapevolizzata è sintomo di un disturbo più strutturato. Il bugiardo una volta scoperto, difende il suo mondo di bugie con tutte le forze e a qualunque costo, infatti questi individui sono in grado di adirarsi perché non creduti senza capire quanto questa richiesta sia paradossale.

Robert Langs, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico ed altri autori, hanno provato a categorizzare i bugiardi sulla base della motivazione a mentire o anche sulla base del grado di malignità, grado di patologia o esagerazione. Cyril Burt psicologo dello sviluppo e studioso di genetica, come riportato in “Child Psychology” da Ram Nath Sharma e Rachana Sharma (2006), propone la classificazione della menzogna in base al suo contesto e ne descrive alcune cause nei bambini:
Imitazione di uno dei famigliari già bugiardo, con assenza di disciplina e valori in famiglia, relazione tra genitore e figli disfunzionale caratterizzata da continue liti, umiliazione e mancanza di disciplina, a scuola spesso i più grandi fanno o subiscono i prepotenti senza alcun controllo da parte degli educatori.

Il DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali ancora non ha classificato tra i disturbi mentali il mentire in modo patologico, quindi è difficile parlare di una patologia specifica. Anton Delbrück nel 1891, fu tra i primi a trattare l’argomento “pseudologia fantastica” caratterizzata dal ricorso abituale alla bugia, individuandone alcuni tratti e commorbilità psicopatologiche.

Nonostante le tante definizioni, per la maggior parte di noi risulta difficile, oltre che non utile, delineare una reale differenza fra i vari “tipi di persona bugiarda”. Oltretutto chi vive a contatto con questo tipo di persone non ha interesse a categorizzarli; semplicemente vuole riuscire a vivere una vita più vera e pulita, evitando raggiri, vessazioni e umiliazioni.

Gli studi da fare per riuscire a capire il contorto mondo delle bugie sono ancora molti; la comunità scientifica è concorde nel distinguere tra: bugiardo patologico e bugiardo compulsivo.

Il Bugiardo Patologico è manipolatore, è in grado di mentire continuamente al fine unico di ottenere un tornaconto o dei benefici e non si cura in alcun modo delle conseguenze delle sue azioni, anzi, le confonderà tra altre bugie oppure darà la colpa ad atri. È in grado di guardare negli occhi il suo interlocutore e giurare sincerità e valori sani, pur spendo di mentire senza dignità. Questo disagio può creare gravi conseguenze a loro stessi e a chi sta loro vicino senza che loro provino alcun rimorso o senso di colpa e non si preoccupano di fare qualcosa per risolvere.

Il Bugiardo compulsivo,  dice la bugia principalmente per sé, per sentirsi più “adatto”, all’altezza, per mostrare una vita più affascinante, per “pulire” le cose sbagliate che fa… Mentire per il compulsivo è routine, è necessario, in quella rete fitta di bugie egli si incastra. Anche in questo caso probabilmente ci saranno gravi conseguenze sia per il regista delle bugie che per chi sta loro vicino. Il mentitore non prova alcun rimorso o senso di colpa e non fa niente per risolvere.

BUGIA E DISTURBI DI PERSONALITÀ’

La condotta del mentire e i motivi per i quali le persone mentono in modo patologico e compulsivo sono tanti e spesso collegati a disturbi di personalità:

Quando non si assiste ad un vero e proprio disturbo si possono evidenziare dei tratti distintivi di personalità quali:

  • Narcisismo
  • Egoismo
  • Personalità abusante
  • Comportamenti ossessivi, controllanti e compulsivi
  • Impulsività
  • Seduzione e disinibizione
  • Mancanza di empatia
  • Aggressività
  • Vittimismo
  • Comportamenti manipolativi
  • Comportamento asociale
  • Bassa autostima
  • Labilità emotiva
  • Rabbia
  • Impazienza
  • Pretesa, come se tutto sia dovuto
  • Stile passivo-aggressivo

I narcisisti sanno vendersi, sono affascinanti e sembrano virtuosi, ma nelle questioni di “cuore” e nelle relazioni strette esce la loro naturale tendenza a essere egoisti, infedeli, manipolatori e prepotenti. Nel narcisista, la bugia ha lo scopo di fare credere agli occhi di sé stessi e di chi li conosce una realtà̀ speciale, convincendo e convincendosi delle proprie fantasie; sono in grado arrivare a inventarsi di avere un lavoro prestigioso, degli amici fantastici o di essere corteggiati da persone superlative e utilizzano anche i social per mostrare questi “deliri”.

Le personalità borderline, è molto impulsiva si tuffa nelle situazioni senza alcuna valutazione della realtà, e senza considerarne le conseguenze, nulla ha il suo reale valore, anche le più ignobili situazioni vengono da loro stessi colorate di nobiltà; in tutto questo le menzogne sono necessarie come autodifesa, aiutano a non prendere consapevolezza delle continue e solite umilianti situazioni che essi stessi ricercano e creano a causa del loro vuoto interiore. Altra caratteristica del borderline è l’essere intollerante al rifiuto; motivo per il quale se mostrasse la sua vera impulsiva natura, e quindi la reale carenza di valori e rispetto per sé stesso e altri, molto probabilmente verrebbe rifiutato.

Consigli per il bugiardo:

  • Prendere consapevolezza dei propri limiti e se il mentire è un comportamento ormai strutturato e difficile da evitare rivolgersi ad un professionista Psicoterapeuta competente. Pericolo principale per lo psicoterapeuta se inesperto è quello di entrare in collusione con il mondo immaginario da voi costruito, egli deve pian piano riuscire a tenervi su un piano di realtà accettabile evitando il riscriversi del copione disfunzionale. Solitamente un professionista qualificato deve saper ascoltare sia le verità del bugiardo che di coloro che subiscono le menzogne e vessazioni e soprattutto sia lucido nel capire i “fatti veri”, aiutandosi anche con l’osservazione della storia del paziente e della ciclicità delle sue condotte.
  • Mentire è come una tossicodipendenza, un vizio autolesivo non facile da estirpare; se si vuole smettere, ci vorrà tempo, impegno e sforzo. Ricordarsi che risolvere e crescere non significa fare finta che le cose non siano successe ma prenderne consapevolezza e lavorare per recuperare il male creato a sé stessi e altri.
  • Mettere in discussione il proprio piano di realtà, partendo dal provare (ove vi sia ancora lucidità e le autodifese siano ancora basse) a rimettere in ordine e dare importanza alle cose vere e preziose della propria vita (affetti, familiari, interessi propri, “veri” amici…)
  • Tenere traccia e segnarsi su un diario i propri comportamenti disfunzionali (bugie, discontrollo degli impulsi, autoumiliazioni, tradimenti…), è un esercizio di autoconsapevolezza; torna utile per capire e non dimenticare la realtà al fine di non perseverare nella solita “fiction”. Il diario può anche essere molto utile se utilizzato come traccia mnesica in psicoterapia.

Consigli per la vittima del bugiardo:

  • Ricordare sempre che nel modo esistono davvero molte persone oneste e moralmente dignitose. Esiste l’amore sano e pulito che protegge e rispetta valorizzando le cose preziose.
  • Fate lo sforzo di guardarvi dal di fuori cercando di mettere il più possibile da parte l’amore che provate. Pensate al vostro ideale di amore ai vostri valori, chiedetevi se essi sono compatibili con tale mondo di fantasia e negatività? Chiedetevi quanto questa persona attraverso le sue bugie abbia manipolato i vostri ideali e sogni, questo è utile per prendere consapevolezza circa la pericolosità di una relazione di questo tipo.
  • Le forze mentali sono limitate, il bugiardo rende esausti psicologicamente facendovi perdere tempo ed energie in false argomentazioni e soliti giochi. Il partner “tossico” infatti risucchia le energie, proietta la sua negatività su di voi e vi lascia soli e senza risposte di fronte a tutta una serie di riflessioni. Spesso sarete voi stessi a scoprire la realtà e risolvere i loro problemi e le conseguenze delle loro azioni disfunzionali.
  • Il bugiardo riesce a manipolare le vostre idee ricordandovi quanto lui sia stato in passato vittima di qualcosa o qualcuno (famiglia, ex partner…) facendovi stare male e accusandovi di essere uguali a loro. Una volta deviato l’argomento sul loro problema, le vostre ragioni o i vostri problemi vengono annientati e non verrete ascoltati.
  • Spesso sono le vostre “ferite scoperte”, il vostro animo “buono” e da “crocerossina” ad esporvi al rischio di essere coinvolti dai mentitori seriali. È difficile staccarsi dai rapporti difficili, essi sono terreno fertile per i sensi di colpa (proiettati dal partner), la manipolazione, l’idealizzazione, la sovrastima idealizzata dell’altro. Tutto questo è condizionato dalla scarsa lucidità a causa dei raggiri e dell’esaurimento di energie psichiche spese per fronteggiare e aiutare il bugiardo.
  • Riflettere sulla carica sessuale e seduttiva della relazione. Nuovi spunti di riflessione ne potranno venire fuori visto che i menzogneri proprio per farsi accettare e credere sono “facili”, spesso seduttivi e disinibiti. Il partner problematico è in grado di sentire/simulare elevate emozioni tanto da attribuire significato a chiunque e qualsiasi cosa, abbandonandosi con grande naturalezza e seduzione.
  • Il bugiardo inocula la sua tossicità come un virus infettando e negativizzando tutto ciò che vi circonda oltre che voi stessi. Il bugiardo con la sua carica nociva può creare o slatentizzare e accentuare alcuni vostri comportamenti disfunzionali (dipendenze, insicurezze, aggressività, anedonia…).
  • Se colui che mente non vuole smettere e quindi evolversi, non c’è davvero nulla che tu possa fare se non allontanarlo per cautelarti. Il bugiardo spesso non cambia ma trova altri modi per mentire.
  • Il bugiardo se non segue una buona psicoterapia non può capire la gravità e le conseguenze delle sue azioni, continuerà a rimbalzare nel solito e ciclico gioco della finzione creando nuova negatività senza nemmeno occuparsi di risolverla anzi commiserandosi.
  • Avere sempre presente che il bugiardo non può promettere, è più forte di lui mentire; egli giura facendo promesse fissando anche negli occhi e dichiarando amore, ma purtroppo non ne capisce il valore e il significato.
  • Ricordare che ci si trova di fronte ad un grande manipolatore che sarà in grado di convincere dei suoi deliri anche terze persone mostrandosi spesso come vittima.
  • La vittima del partner nocivo, con il passare del tempo e l’accumulo della rabbia può incastrarsi in dinamiche disfunzionali che ormai anche lui innescherà. Tutto questo è molto collegato all’esagerato superamento dei confini dovuti “dall’indecenza” delle bugie del partner, tale sconfinamento data la sua carica di aggressività legittimizza anche il “partner vittima” al superamento dei confini (ricordare che quando si esagera non esistono giustificazioni).
  • Il bugiardo, pur di “pulirsi dalle macerie” delle sue azioni, tenderà a distrarre proiettando le sue malefatte su di voi o chi vi è caro. Spesso pur di difendersi dalla sua stessa natura che crea tanta negatività e rabbia, entra in competizione con il vostro mondo, insulterà i vostri famigliari, gli amici, vi accuserà di essere cattivi e bugiardi…. La finalità ultima è fare perdere le staffe, distraendo dai veri argomenti, in questo modo fa perdere il filo delle discussioni e custodisce al meglio la menzogna rendendo la vittima carnefice.
  • Accettate lo sconforto che state vivendo, non illudetevi di riprendervi velocemente, se state male è perché’ avete dei valori e non perché l’altro l’ha vinta anzi si sta autodistruggendo.
  • Non aspettatevi che l’altro vi “purifichi” da tutto il materiale psichico proiettato che avete accolto anche senza accorgervene, il mentitore è spesso passivo/aggressivo nei confronti di chi ormai lo ama e supporta.
  • Non bisogna accettare in alcun caso le bugie, è utile smascherarle chiedendo al bugiardo l’autoriconoscimento delle sue fantasie, questo è finalizzato ad offrire spunti di riflessione che se accolti dovrebbero portare a una psicoterapia che ne indaghi le cause e risolva la sintomatologia.
  • Se il bugiardo persevera nelle sue condotte distruttive prendere in considerazione la possibilità di allontanarlo dalla vostra vita. Questo è un atteggiamento di sano egoismo nei vostri confronti e comunque rimane un atto altruistico, aiuterete il partner tossico a non perseverare nel male che vi fa e magari avrà un suo spazio per accettare il suo problema capendo che rimarrà solo e che distrugge tutto. Di fatto essere mentiti porta all’annientamento mentale e quindi onde evitare di farsi fare male l’unica strategia è allontanarsi abbandonando e spezzando il circolo vizioso da crocerossina di chi non vuole aiuto.

Bibliografia, articoli, link

 

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Attenzione alle false vittime!! VITTIMISMO PATOLOGICO, MANIPOLAZIONE, VITTIMMISMO ISTERICO …

VITTIMISMO PATOLOGICO, MANIPOLAZIONE, VITTIMMISMO ISTERICO …

 Per esserci una vittima c’è necessariamente bisogno di un carnefice!!

E’ palese l’esistenza di carnefici, maniaci, ossessivi, assassini, stalker ecc. che mietono vittime, meno conosciuto è invece il mondo delle false vittime e falsi carnefici. Esploriamo e prendiamo consapevolezza di quanto è pesante e dannoso il vittimismo, per la stessa vittima (di se stessa) e per le “vere” vittime del vittimismo (finto carnefice).

Il vittimismo è un atteggiamento di vita sia auto che etero distruttivo, impedisce qualsiasi tipo di evoluzione relazionale.

E’ molto importante sottolineare che il vittimista o falsa vittima non finge di soffrire, ma soffre davvero molto e che l’unica strategia che conosce/adotta per non sentire la sua sofferenza è quella non funzionale del fare la vittima.

Non è presente nel manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM) alcuna categoria che ne classifichi specificatamente il disturbo né tantomeno usi il vittimismo tra i sintomi.

Il vittimismo ha molti sintomi e caratteristiche presenti nel disturbo istrionico di personalità, dove lo stile comportamentale è caratterizzato dal richiamare in modo eclatante l’attenzione verso se utilizzando tutti i modi possibili (attraverso l’abbigliamento, il trucco, il linguaggio, gli atteggiamenti caricati sessualmente ecc.).Anche nei disturbi fittizi ci sono molti tratti comportamentali e di personalità presenti nel vittimista isterico, come nella Sindrome di Münchhausen dal nome di un barone che era solito raccontare frottole ingigantendo la realtà, tale disturbo caratterizza quelle personalità che per guadagnarsi lo “status” di malati, sono spesso in ospedale a lamentarsi di disturbi inesistenti, e lo fanno in modo così insistente e convinto da riuscire anche a crearseli realmente riuscendo quindi ad attirare l’attenzione su di sé.

Il vittimista ha costante bisogno di attenzione, desidera in tutti i modi farsi notare e per fare questo ovviamente utilizza la manipolazione. Assumere quindi il ruolo di malato, di persona che soffre, fondamentalmente per attirare le attenzioni dei più buoni e sensibili.

Il vittimista è sempre e comunque pronto a fare la vittima in cerca quindi di possibili carnefici e qualora non sia possibile trovarne anche il mondo potrà essere etichettato come avverso. La “falsa vittima” sviluppa il suo potere psicologico sul “finto carnefice” esaltando l’offesa subita e manifestando il suo dolore al fine di colpevolizzarlo e invischiarlo in questo perverso e pericoloso gioco. Anche se il vittimista mostra complicità allo stesso modo utilizzerà tale atteggiamento per confermare il suo vittimismo.

CARATTERISTICHE DEL VITTIMISTA

Superando i possibili riadattamenti offerti dalle categorie diagnostiche nel manuale dell’American Psychiatric Association DSM, sembra utile elencare alcuni dei tratti comuni nelle false vittime:

  1. Distorcono la realtà
  2. Si compiacciono lamentandosi
  3. Si autogiustificano delle loro scelte ed eccessi grazie alla loro sofferenza
  4. Hanno bassa Autostima
  5. Paura dell’abbandono
  6. Buone capacità e tecniche manipolatorie
  7. Locus of control all’esterno. Riescono a creare dei colpevoli o comunque delegare le proprie responsabilità.
  8. Non sono in grado di fare una autocritica onesta.

 MECCANISMI DA COPIONE PER LA CREAZIONE DEL RUOLO DI VITTIMA

Basta saper assumere il ruolo di vittima in una discussione ed in un attimo il nostro interlocutore apparirà autoritario, poco empatico o addirittura aggressivo.

Manipolazione dei dati e della totale realtà al fine di scaricare le proprie responsabilità ad altri.

Il vittimista cerca di arrampicarsi in tutti i modi “agli specchi” riuscendo a negare l’evidenza e quando messo alle strette costretto ad affrontare la realtà eluderà le risposte con frasi come: mi stai confondendo, mi fai violenza psicologica, non mi vuoi bene, mi fai del male, non mi dai la possibilità di risponderti ecc.

Manipolazione emotiva

Conoscendo le sue (vere)vittime il vittimista cronico saprà toccare bene i punti deboli giocando con le emozioni degli altri e padroneggiando bene il senso di colpa con frasi come: dopo che io ho fatto tanto per te tu mi tratti così, mi hai fatto perdere tutto questo tempo ed ora mi tratti così, abbiamo appena fatto l’amore e mi dici queste cose ecc.
Il vittimista è abile nell’ usare l’empatia altrui cercando di far assumere tutte le colpe all’altro riuscendo a rimanere immobile nelle sue lamentele.

Circolo vizioso vittima-carnefice che distorce la dinamica relazionale.
Il vittimista dopo aver esasperato grossi conflitti sminuisce le sue crisi ed eccessi “perdonando” e facendo finta di niente in onore del suo amore cosi da incastrare l’altro nel circolo vizioso di alleato-carnefice, trasformando il consolatore poi destabilizzato e manipolato in colpevole ed infine perdonato della sua inadeguatezza.

Stimolare l’aggressività

E’ chiaro che nessuna forma di violenza è legittima.
La falsa vittima delegittima continuamente l’altro senza valide argomentazioni ma semplicemente stuzzicandone l’aggressività reinvestendolo inconsapevolmente del ruolo di aggressore con vere e proprie offese all’intelligenza.
La confidenza relazionale è terreno fertile per esprimere la rabbia repressa, per cui il consolatore può non controllare la rabbia. Questo è proprio quello che vuole il vittimista infatti è stuzzicando ma arrivando anche a vera e propria violenza e cattiveria che riesce a trasformare la sua vittima (colui che lo consola) in Carnefice. In questi casi se il conflitto non viene riparato si può arrivare ad avere una relazione aggressiva caratterizzata da odio e vera e propria violenza.

LE POSSIBILI CAUSE DELLO SVILUPPO DI UNA POSIZIONE VITTIMISTICA

E’ chiaramente difficile riuscire ad indentificare delle cause precise che possano aver influito nello sviluppo di una posizione vittimistica, ad oggi è condiviso che fattori che predispongono possano essere:

  • Mancata elaborazione della relazione primaria con la madre nella prima infanzia. La relazione insicura di attaccamento originata nell’Infanzia seppur sia sembrata piuttosto regolare nel suo sviluppo, può essere comunque stata vissuta come frustrante da parte dell’individuo. Spesso la figura materna o comunque una figura di accudimento può essere stata percepita per fatti e comportamenti oggettivi e/o fantasmatici come inaffidabile, ambigua e instabile tanto da caratterizzare uno sviluppo del bambino insicuro-evitante. Il bambino cresce con la convinzione interna che nessuno voglia davvero aiutarlo e capirlo.
  • Inadeguatezza/insicurezza vissuta nell’infanzia, conseguente al continuo giudizio di uno dei genitori.
  • Difficoltà ad identificare ed esprimere in modo adeguato le proprie emozioni, ansie, paure, dolori, conflitti
  • Difesa, contro se stessi più che contro gli altri. Proiettano all’esterno le proprie ferite intrapsichiche cadendo sempre nello stesso copione (vittima-carnefice).
  • Mancanza di consapevolezza, non sempre il vittimista si rende conto di esprimere il proprio malessere in modo passivo-aggressivo.
  • Invidia nei confronti di chi riesce ad affrontare la vita e nei confronti di chi li aiuta, questi è visto come più forte ma ambiguo quindi qualcuno da cui difendersi e da aggredire. Chi aiuta viene continuamente sabotato, la vittima esaspera e spesso crea i suoi dolori rendendo vana qualsiasi forma di aiuto e quindi, “chiunque può essere colpevole di essere incapace di aiutare”.

CONSIGLI PER LA VERA VITTIMA, il consolatore, il finto carnefice, colui che vuole aiutare un vittimista…

Il mondo è pieno di persone belle persone che hanno già un certo equilibrio con cui stringere legami relazionali sani fatti di simmetrico rispetto, e non vi è alcuna valida motivazione per cadere nei ricatti emotivi e nelle ritorsioni meschine di chi si finge vittima, ma in realtà è un vero e proprio carnefice di se stesso e degli altri.  La cosa importante è che non bisogna farsi condizionare da persone negative che scaricano agli altri i loro problemi facendoci sentire in colpa. E’ in grado di farci del male solo colui a cui gli diamo questo potere.

Ci sono casi in cui non ci possiamo tirare fuori dall’avere relazioni con un vittimista in tal caso è utile avere diverse consapevolezze per potere al meglio gestire il rapporto con la falsa vittima.

Colui che viene invischiato nella dinamica del vittimista, con grande sforzo di sopportazione, può utilizzare la razionalità per affrontare le grosse offese subite.
Spesso sarebbe utile che il finto carnefice vera vittima possa ricorrere all’aiuto di un’altra persona per avere sostegno. Per riuscire a sopportare i soprusi del vittimista può essere utile concentrarsi su attività personali costruttive e creative al fine di costruire per se stessi nuovi impegni e mantenere relazioni più sane e nutrienti al fine di continuare a crescere e non farsi fermare dalla falsa vittima.

Per la vera vittima può essere utile riconoscere i suoi meccanismi interni di consolatore che influiscono a confermare il ruolo di vittima, questa consapevolezza è fondamentale per gestire al meglio la situazione.

Ricordare che la falsa vittima risolve le altrui difficoltà semplificandole e sminuendole definendole risolvibili grazie ad un’inspiegabile fato e ottimismo.

Spesso è inutile cercare di fare capire al vittimista le sue responsabilità, tanto egli si dimostrerebbe aggredito, ferito e maltrattato. 

Una soluzione per il vittimista: la PSICOTERAPIA.

La via regia per aiutare il vittimista a riadeguare alla realtà il suo modo di affrontare la vita è la psicoterapia.

Nel percorso psicoterapeutico il primo passo è quello di offrire al vittimista uno spazio relazionale caratterizzato da un sano attaccamento in cui il paziente possa sperimentare una relazione sicura caratterizzata da fiducia.

La fase di costruzione dell’alleanza è molto delicata in quanto il vittimista cercherà anche nel setting terapeutico di vanificare l’aiuto ricevuto, la più semplice osservazione offerta dal terapeuta che attribuisce un minimo di responsabilità al suo cliente può essere vissuto con forte rottura, allo stesso tempo il terapeuta deve essere attento a non lasciare il paziente nella situazione di stallo in cui si crogiola nei suoi problemi.

Grazie alla relazione terapeutica il vittimista deve riuscire ad accettare e sentire le sue emozioni individuando le sue rotture nella formazione di relazioni sane. Deve imparare cosa c’è di positivo nelle relazioni sane ed il giusto modo di rapportarsi alle persone riuscendo a distinguere i vari livelli di confidenza.

La finta vittima deve imparare che la vita va affrontata e siamo noi i timonieri della nave e siamo noi a scegliere che onde e mari da affrontare e gestire. Bisogna essere pronti e consapevoli di dover padroneggiare sia le esperienze negative che positive che nella vita inevitabilmente ci vengono incontro. Con la giusta dose di consapevolezza, valori ed auto critica è possibile smettere di farsi del male e riuscire a cogliere i lati positivi che la vita può offrirci, interrompendo il circolo vizioso della negatività che altrimenti si rigenera.

  • DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’ (F60.31 [301.83])
    Gli individui con questo disturbo hanno un pattern di relazioni instabili e intense. Possono idealizzare caregiver o amanti potenziali al primo o secondo incontro, chiedere di trascorrere molto tempo insieme e condividere i dettagli più intimi all’inizio di una relazione
  • La legge che ha salvato la dignità del paziente psichiatrico.
    Legge del 13 maggio 1978, n.180 detta “Legge Basaglia” Legge Basaglia ovvero la legge n.180/78 in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, presentata in Parlamento da Bruno Orsini, psichiatra e politico della Democrazia Cristiana ed approvata il 13 maggio 1978.La legge viene da sempre collegata al nome dello psichiatra veneziano Franco Basaglia, principale esponente del movimento …

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  • Bugie… un tentativo di manipolazione della realtà diffuso e distruttivo.
    Mentire, in alcuni casi costituisce un processo naturale e con evidente valore di sopravvivenza ma per molti può essere un vizio, un comportamento disturbato e lesivo. Sarà capitato a tutti di dire delle bugie, non a tutti è chiaro quanto questo comportamento, soprattutto se ripetuto, sia lesivo per sé stessi e ancor più grave per chi sta loro vicino in quanto manipolato ingiustamente.
  • Coronavirus. Ecco come dei giovani hanno deciso di impegnarsi in questa quarantena.
    La pandemia in corso con questo coronavirus ci sta costringendo a vivere momenti difficili. Siamo chiusi in casa, dobbiamo utilizzare i famosi DPI (dispositivi di protezione individuale), dobbiamo limitare i nostri contatti con persone care…Per i più deboli la situazione è davvero drammatica ma non per questa ragione bisogna perdere il famoso ed utile ottimismo.Amo …

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  • “diAMOvoce”.Il progetto di sostegno psicologico telefonico della ASL di Taranto
    Una task force composta da 21 psicologi sarà a disposizione dei cittadini di Taranto attiva per via telefonica dal numero ASL 0994786499.Il servizio ideato nella ASL di TARANTO offrirà supporto a tutte quelle persone che in questo momento così delicato con la pandemia da Corona-virus sono in difficoltà per i più svariati motivi.Isolamento, ansia, paura… …

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Robin Norwood “DONNE CHE AMANO TROPPO” recensione di Simona De Pace.

DONNE CHE AMANO TROPPO di Robin Norwood, recensione di Simona De Pace

Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi.

Donne che amano troppo è un saggio scritto da Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, che ha lavorato per decenni nel campo delle tossicodipendenze e dell’alcolismo. Il libro viene pubblicato nel 1985 dalla casa editrice Feltrinelli. L’autrice narra delle vicende di alcune sue pazienti affette da diverse dipendenze e paure, come la dipendenza affettiva o la paura dell’abbandono.

Donne che si aggrappano disperatamente ad un uomo pur vivendo una situazione sbagliata che spesso può sfociare nella sindrome da croce rossina, o in una costante umiliazione e violenza fisica e verbale frequentando uomini patologici e compromessi spesso dipendenti dall’alcool o dalle sostanze stupefacenti o ancora affetti dalla sindrome di Peter Pan.

Spesso noi donne ci imbarchiamo in amori difficili complicandoci l’esistenza e vivendo ogni giorno questo rapporto come una continua sfida con il mondo ma soprattutto con noi stesse.

Pensiamo, lui cambierà, non lo farà più, mi ha dato uno schiaffo ma era arrabbiato, è colpa mia, o me lo meritavo, frasi che se una donna è in equilibrio e armonia, amando prima di tutto se stessa non pensa assolutamente, anzi, rimane incredula davanti a codeste parole soffermandosi sulle motivazioni che spingono alcune donne nelle cosiddette relazioni sbagliate o amori malati.

“Molte donne commettono l’errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza prima avere sviluppato una relazione con se stesse; corrono da un uomo all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro…
La ricerca deve cominciare a casa, all’interno di sé…
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto”

Ci si innamora di qualcuno perché pensiamo che lui ha bisogno del nostro aiuto e incoraggiamento per sviluppare le sue capacità al meglio e se magari è un uomo pieno di problemi crediamo di poterglieli risolvere tutti noi da sole. Queste relazioni sbagliate portano ad annullarsi completamente e a svuotarci dentro, inconsapevolmente ci si ammala pian piano e se non si interviene in tempo si può ricadere in gravi patologie oltre che depressive anche legate ad esempio a disturbi alimentari. Noi donne siamo portate, storicamente, a pensare “male” di noi stesse. Perché cresciute convinte di essere fragili quasi inferiori, deboli, e di conseguenza bisognose di protezione. Molte donne sono attratte da uomini difficili e quasi quasi un uomo gentile e romantico potrebbe risultare noioso, ma quando la donna guarisce, capisce che l’amore vero può essere trovato solo se si ama prima se stesse. Se si riesce ad uscire da certe dinamiche, si avrà un rapporto alla pari, una relazione sana, dove il ruolo della donna e del partner si sintonizzeranno sulle stesse frequenze. Una relazione sana si costruisce da entrambi le parti, stando al fianco dell’uomo e non certo dietro rischiando di diventarne l’ombra.

“Se un individuo è capace di amare positivamente, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare affatto.”      Erich Fromm

Ma quali sono i motivi che spingono una donna a trascinarsi e trascinare una storia negativa?
Spesso capita che all’origine di questo ci possa essere un trauma, una famiglia problematica, un ruolo genitoriale assente, presenza di familiari malati psichici cronici, quindi le donne inconsciamente ricreano e rivivono aspetti significativi della loro infanzia; un’altra situazione potrebbe essere quella di crescere in una famiglia in cui le piccole donne si sono dovute prendere cura di qualcuno e per cui dovevano anche sacrificare le proprie esigenze e il proprio benessere.
R. Norwood fa intendere che le donne cresciute in queste situazioni da adulte tendono a barcamenarsi in storie problematiche rivestendo nelle relazioni di coppia la stessa funzione che svolgevano all’interno della famiglia.
Sia durante l’infanzia, che nelle relazioni attuali si tende a negare la sofferenza che si vive per poterla affrontare, spesso da sola la donna non può uscire da certe situazioni e cerca di tenere tutto sotto controllo. La psicoterapeuta nel libro spiega che già dalla tenera età i modi di reagire tra maschi e femmina sono differenti; la reazione di un bambino che vive una situazione familiare di abbandono e disagio cambia dunque dalla reazione di una bambina nella medesima condizione.
Il bambino potrebbe trasformare il suo disagio diventando un uomo violento. Una bambina invece concentrerà tutte le sue attenzioni sul suo giocattolo preferito, che sia un peluche di orsetto o una bambola non cambia la sua funzione, la bambina se ne prenderà cura, la cullerà penserà ai suoi bisogni. Cresciuta, farà la stessa cosa, si prenderà cura di qualcuno questa volta di un uomo, ma con un uomo che avrà necessità di compassione, soccorso, aiuto e richieste di attenzioni che spesso sfociano nel vittimismo. Questo tipo di relazione non aiuterà nessuno dei due della coppia, anzi potrà rischiare di peggiore la situazione, in quanto un rapporto di coppia necessità di equilibrio, amore reciproco e stima, che porti sia ad una crescita individuale e personale sia ad una crescita relazionale.

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore ma la paura; (…) paura di restare sole, paura di non essere degne d’amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci proteggerà dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita”,

 Il problema principale nel ritrovarsi in un amore malato, parte dalla donna stessa. Deve comprendere i problemi interiori che la spingono a rifugiarsi in una sofferenza che non può che generare altra sofferenza smettendo di prendersi cura di se stessa.
Dall’amare troppo si può guarire, è un percorso lungo e doloroso ma possibile. L’aiuto da parte di una figura professionale (uno Psicoterapeuta) e del conseguimento di un percorso guidato è fondamentale.

La psicoterapia può essere un ottimo punto di partenza per scavare nel passato e comprendere meglio noi stesse. Non si può più ricadere in relazioni sbagliate una volta che si comprendono le cause delle scelte inadeguate alla nostra vita e benessere, che portano ad uno svuotamento piuttosto che ad un arricchimento dell’animo. Bisogna arricchirsi di bellezza e circondarsi di relazioni sane e autentiche.

“Invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne, voglio essere una donna che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire”

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Richard Bach “IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON” recensione di Simona De Pace

“Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

“Qualunque cosa tu faccia non pensare mai a cosa diranno gli altri, segui solo te stesso, perché solo tu nel tuo piccolo sai cosa è bene e cosa è male, ognuno ha un proprio punto di vista, non dimenticarlo mai, impara a distinguerti, a uscire dalla massa, non permettere mai a nessuno di catalogarti come clone di qualcun’altro, sei speciale perché sei unico, non dimenticarlo mai”

Il Gabbiano Jonathan Livingston è un romanzo breve scritto da Richard Bach, pubblicato nel 1970 da Rizzoli editore.

Protagonista del romanzo Jonathan, un gabbiano che si distingue da sempre dal resto dello stormo, ha un carattere forte, testardo, determinato nelle sue scelte pur andando contro tutti. Il suo motto è quello di osare, e lo fa sfidando i gabbiani nel volo, nelle sue tecniche differenti, sognando di volare come nessun gabbiano ha mai ha fatto.

Dalle prime pagine del libro tra le righe, si legge l’amore per le passioni, che possono essere o diventare un lavoro, o che semplicemente ci inebriano di vitalità, nutrendoci l’animo; anche quando non ci sentiamo capiti nel seguire una passione, non dobbiamo mai demordere, dobbiamo credere sempre in noi stessi.

Il gabbiano Jonathan Livingston cerca approvazioni dalla famiglia, dagli amici si sforza di assomigliare agli altri, provando a dedicarsi solo alla ricerca del cibo, ma la sua vera natura viene fuori, non è felice continua a desiderare la perfezione del volo.
La dedizione per il volo lo porta alla solitudine, il Consiglio degli Anziani, infatti, lo caccia allontanandolo dallo stormo.

Jonathan parte, lontano dalla famiglia, prende le distanze dal suo stormo, sente la diversità con gli altri, la percepisce ne soffre ma questo non lo ferma. Nel suo lungo viaggio incontrerà dei gabbiani che lo aiuteranno a concentrarsi sui pensieri, sulla mente, perfezionerà le sue abilità vivrà diverse avventure fino a dimostrare che caparbietà e coraggio riusciranno a farlo spiccare in quel volo acrobatico che lui ha sempre desiderato.

“Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”

Spesso ci limitiamo per il pensiero, per paura, e soprattutto ciò che più intimorisce è il cambiamento.
Temiamo i cambiamenti perché ci costringono ad uscire dalla nostra “zona confort”, lasciare il certo per l’incerto, il conosciuto per lo sconosciuto, andare incontro al corso degli eventi senza sapere cosa accadrà.
L’irresolutezza e l’ignoto ci terrorizzano perché è impossibile prevedere il futuro, non abbiamo il pieno controllo del tutto. Per questa ragione, il primo passo per superare un cambiamento può essere quello di gestire e accettare le nostre emozioni, specialmente la paura, dando un senso agli eventi.

Jonathan Livingston impara velocemente a cavarsela da sé, ha un grande spirito di adattamento; ma sente sempre il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo, ed è per questo che chiede al gabbiano più anziano, Chang, gabbiano che incontra nel suo cammino, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per oltrepassare la soglia del “hic et nunc”. Chang lascerà un testamento a Jonathan dove gli spiegherà come raggiungere la perfezione, e come si raggiunge essa? Lui dice che la perfezione non sta nel volo in sé, ma nel cogliere il segreto dell’amore. Jonathan soddisfatto del suo viaggio, e di non aver lasciato che i pensieri e i punti di vista altrui gli offuscassero la mente decide che è giunto il momento di far ritorno a casa dove potrà finalmente condividere ciò che ha imparato e trasmetterlo agli altri gabbiani. Tornato a casa, tutti iniziano ad avere stima e rispetto nei confronti di Jonathan restandone incantati. Questo romanzo incoraggia a fare delle proprie differenze un punto di forza, rispettando il proprio sentire, inseguendo i nostri sogni a costo di sembrare troppo fuori dal comune, ma almeno siamo noi stessi, infondo la diversità è una ricchezza.

Ed egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia, la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano

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Marcela Serrano “L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI” recensione di Simona De Pace

L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI,
di Marcela Serrano
“storie di anime smarrite”

recensione di Simona De Pace.

‘CI SONO DONNE CHE DORMONO TUTTE RAGGOMITOLATE PERCHÉ’ IL DOLORE E’ COSI’ FORTE CHE NON RIESCONO PIÙ’ A SDRAIARSI’.

Non fatevi ingannare dal titolo pur vero è che si tratta di storie tristi di quella tristezza che non va più via ma è anche vero che tutte le storie in fondo hanno il loro lieto fine. Dovremmo da tutte le esperienze prendere qualcosa e lasciarne una altra, potremmo prendere il bello e lasciare il brutto ad esempio, prendere la gioia e lasciare la rabbia come dire nutrirsi del lato positivo. Ed è quello che in questo romanzo della scrittrice Marcela Serrano, emerge e nulla può essere vano se ci porta sempre da qualche altra parte anche le persone o le situazioni sbagliate a volte non sono che ponti per poter passare ad una consapevolezza maggiore dell’importanza di ‘Essere’ e dell’amare se stessi. Vi è mai capitato un periodo nel quale pensate che l’unica soluzione sia quella di fuggire in un posto lontano da tutti e da tutto?  Di cambiare aria? dimenticandovi del resto del mondo? ci si sente quasi bambini autistici quando si arriva a quel punto dove non puoi andare ne avanti ne indietro, un vegetale bloccato in un presente statico di angoscia che trascina il tuo essere in un oblio di emozioni conturbanti e confusionali, ecco!!! Appunto!!! Immaginate di sentirvi così e avere la possibilità di trasferirvi in un rifugio immerso nel verde e sullo sfondo del promontorio sul quale giace, eccovi il mare! Le donne del romanzo hanno la possibilità di evadere dal quotidiano trasferendosi per tre mesi in un albergo che si trova su un’isoletta dell’arcipelago di Chloè, nel Sud del Cile. L’albergo nasce per accogliere donne da tutte le parti del mondo, ognuna di queste ha una sua personalità e una storia da raccontare. È gestito da Elena, una psichiatra che ha lavorato per la Resistenza e nei consultori popolari dove ha potuto toccare la realtà delle donne più fragili. Lo scritto è ricco di spunti di riflessione, le pagine scorrono velocemente ci si perde tra i personaggi che si destreggiano tra la carta e l’inchiostro, immedesimandosi facilmente negli intrecci dei loro racconti.

‘DOVE ASPETTEREMO QUANDO L’AMORE NON ARRIVA. COME GUARIREMO LE FERITE.
Antonio Gil, I luoghi andati

  Dolori non cicatrizzati inducono le ospiti a confidare i propri sogni irrealizzati, gli affetti ormai estranei, gli amori distruttivi. Sono donne autonome, alcune anche famose, rimaste in sospeso tra l’amore romantico e lo spaesamento degli uomini che le hanno amate e poi abbandonate.  Si trattano diverse tematiche e problematiche emotive che vengono approfondite dalla Dottoressa Elena, psicoterapeuta dell’albergo che oltre a fare terapia singolarmente ogni giorno alle ospiti (lei ama non chiamarle pazienti), organizza terapie e attività di gruppo. Si affrontano le paure, le ansie, le dipendenze affettive, la paura dell’abbandono, la solitudine eccetera.

‘LA SUA PAURA, IN PAROLE POVERE, E’ SEMPRE STATA QUELLA DI NON APPARTENERE A NESSUN LUOGO IN PARTICOLARE’

Le fanciulle dell’albergo sono tendenti alla disperazione, accomunate dalla paura di essere ferite ancora, paranoiche, anche se tra le donne c’è sempre la più strafottente quella che detiene il ruolo di attrice per sdrammatizzare le situazioni conosciuta anche come il “Pagliaccio Triste”. Possiamo definirle “le sopravvissute”, si sopravvive al dolore, ai rimpianti, ai conflitti, alle delusioni, all’amarezza.

Queste donne, vogliono liberarsi dagli scheletri del passato, riacquistando la fiducia in sé stesse, e pian piano con il giusto tempo riscoprono il senso delle emozioni. E così l’Albergo che le accoglie tristi, le restituisce al mondo solo quando hanno ritrovato il sorriso e la voglia di vivere.

Voglio concludere con una citazione dell’autrice perché alla fine tutto gira intorno all’amore.

“L’amore non fa distinzioni e travolge tutti allo stesso modo perché, grazie a Dio, è un flagello molto democratico.”

@Simona De Pace

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Emozioni

EMOZIONE

 “REAZIONE AFFETTIVA INTENSA, ACUTA O DI BREVE DURATA DETERMINATA DA UNO STIMOLO” (U.Galimberti,1992).

clicca per ingrandire schema Reazione emotiva

In questa sezione sono presenti tutti gli articoli sulle emozioni:

  1. TEORIE SULLE EMOZIONI
  2. Paul Ekman (l’innatismo delle emozioni)

  3. Robert Plutchik, emozioni come risposta adattiva

  4. rabbia
  5. paura
  6. gioia
  7. tristezza
  8. disgusto/disprezzo
  9. sorpresa
  10. Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

  11. Bibliografia (emozioni)

Potrebbe interessare anche l’articolo:

In che misura l’inquinamento atmosferico influisce sulla felicità?

ettore-zinzi-psigologo-taranto.com-_Bibliografia-sitografia– Cunningham,M.R.(1988a), Does happiness mean friendliness?: Induced mood and hetero-sexual self-disclosure. Personality and Social Psychology Bulletin, 14, 283-297
– Cunningham, M.R. (1988b). What do you do when you’r e happy or blue ? Mood, expect-ancies, and behavioral Interest Motivation and Emotion,12, 309-331
– Cunningham, M.R., Steinberg, J., & Grcv, R.(1980). Wanting to and having to help: Separat e motivations for positive mood and guilt induced helping. Journal of Personality and Social Psychology, 38, 181-192

– D’URSO V. e TRENTIN R. Sillabario delle emozioni, Giuffrè 1992

– FILLIOZAT I., Le emozioni dei bambini, PIEMME Alessandria, 2001

– FILLIOZAT I., Il quoziente emotivo, PIEMME Alessandria, 1998

– FRANCESCATO D.-PUTTON A.-CUDINI S., Star bene insieme a scuola, CARROCCI Roma, 1998

– FREUD, Al di là del principio del piacere, in OPERE Vol. 2 BORINGHIERI Torino 1979

– MASLOW J., Verso una psicologia dell’essere, ASTROLABIO Roma 1971

– PIAGET J., Lo sviluppo mentale del bambino, EINAUDI Torino 1967

– DARWIN C., 1871, L’Origine dell’uomo. EDIZIONE STUDIO TESI (1991).

– C. LO PRESTI, L’alfabeto delle emozioni, EDIZIONI LA MERIDIANA, 2007

– DI PIETRO M., “L’ABC delle mie emozioni” EDIZIONI ERIKSON, Trento (Illustrato da Stefano Mariani).

– FRAISSE Paul, PIAJET Jean, Traité de psychologie expérimentale: motivation, émotion et personnalité,1963.

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