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Marcela Serrano “L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI” recensione di Simona De Pace

L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI,
di Marcela Serrano
“storie di anime smarrite”

recensione di Simona De Pace.

‘CI SONO DONNE CHE DORMONO TUTTE RAGGOMITOLATE PERCHÉ’ IL DOLORE E’ COSI’ FORTE CHE NON RIESCONO PIÙ’ A SDRAIARSI’.

Non fatevi ingannare dal titolo pur vero è che si tratta di storie tristi di quella tristezza che non va più via ma è anche vero che tutte le storie in fondo hanno il loro lieto fine. Dovremmo da tutte le esperienze prendere qualcosa e lasciarne una altra, potremmo prendere il bello e lasciare il brutto ad esempio, prendere la gioia e lasciare la rabbia come dire nutrirsi del lato positivo. Ed è quello che in questo romanzo della scrittrice Marcela Serrano, emerge e nulla può essere vano se ci porta sempre da qualche altra parte anche le persone o le situazioni sbagliate a volte non sono che ponti per poter passare ad una consapevolezza maggiore dell’importanza di ‘Essere’ e dell’amare se stessi. Vi è mai capitato un periodo nel quale pensate che l’unica soluzione sia quella di fuggire in un posto lontano da tutti e da tutto?  Di cambiare aria? dimenticandovi del resto del mondo? ci si sente quasi bambini autistici quando si arriva a quel punto dove non puoi andare ne avanti ne indietro, un vegetale bloccato in un presente statico di angoscia che trascina il tuo essere in un oblio di emozioni conturbanti e confusionali, ecco!!! Appunto!!! Immaginate di sentirvi così e avere la possibilità di trasferirvi in un rifugio immerso nel verde e sullo sfondo del promontorio sul quale giace, eccovi il mare! Le donne del romanzo hanno la possibilità di evadere dal quotidiano trasferendosi per tre mesi in un albergo che si trova su un’isoletta dell’arcipelago di Chloè, nel Sud del Cile. L’albergo nasce per accogliere donne da tutte le parti del mondo, ognuna di queste ha una sua personalità e una storia da raccontare. È gestito da Elena, una psichiatra che ha lavorato per la Resistenza e nei consultori popolari dove ha potuto toccare la realtà delle donne più fragili. Lo scritto è ricco di spunti di riflessione, le pagine scorrono velocemente ci si perde tra i personaggi che si destreggiano tra la carta e l’inchiostro, immedesimandosi facilmente negli intrecci dei loro racconti.

‘DOVE ASPETTEREMO QUANDO L’AMORE NON ARRIVA. COME GUARIREMO LE FERITE.
Antonio Gil, I luoghi andati

  Dolori non cicatrizzati inducono le ospiti a confidare i propri sogni irrealizzati, gli affetti ormai estranei, gli amori distruttivi. Sono donne autonome, alcune anche famose, rimaste in sospeso tra l’amore romantico e lo spaesamento degli uomini che le hanno amate e poi abbandonate.  Si trattano diverse tematiche e problematiche emotive che vengono approfondite dalla Dottoressa Elena, psicoterapeuta dell’albergo che oltre a fare terapia singolarmente ogni giorno alle ospiti (lei ama non chiamarle pazienti), organizza terapie e attività di gruppo. Si affrontano le paure, le ansie, le dipendenze affettive, la paura dell’abbandono, la solitudine eccetera.

‘LA SUA PAURA, IN PAROLE POVERE, E’ SEMPRE STATA QUELLA DI NON APPARTENERE A NESSUN LUOGO IN PARTICOLARE’

Le fanciulle dell’albergo sono tendenti alla disperazione, accomunate dalla paura di essere ferite ancora, paranoiche, anche se tra le donne c’è sempre la più strafottente quella che detiene il ruolo di attrice per sdrammatizzare le situazioni conosciuta anche come il “Pagliaccio Triste”. Possiamo definirle “le sopravvissute”, si sopravvive al dolore, ai rimpianti, ai conflitti, alle delusioni, all’amarezza.

Queste donne, vogliono liberarsi dagli scheletri del passato, riacquistando la fiducia in sé stesse, e pian piano con il giusto tempo riscoprono il senso delle emozioni. E così l’Albergo che le accoglie tristi, le restituisce al mondo solo quando hanno ritrovato il sorriso e la voglia di vivere.

Voglio concludere con una citazione dell’autrice perché alla fine tutto gira intorno all’amore.

“L’amore non fa distinzioni e travolge tutti allo stesso modo perché, grazie a Dio, è un flagello molto democratico.”

@Simona De Pace

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Emozioni

EMOZIONE

 “REAZIONE AFFETTIVA INTENSA, ACUTA O DI BREVE DURATA DETERMINATA DA UNO STIMOLO” (U.Galimberti,1992).

clicca per ingrandire schema Reazione emotiva

In questa sezione sono presenti tutti gli articoli sulle emozioni:

  1. TEORIE SULLE EMOZIONI
  2. Paul Ekman (l’innatismo delle emozioni)

  3. Robert Plutchik, emozioni come risposta adattiva

  4. rabbia
  5. paura
  6. gioia
  7. tristezza
  8. disgusto/disprezzo
  9. sorpresa
  10. Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

  11. Bibliografia (emozioni)

Potrebbe interessare anche l’articolo:

In che misura l’inquinamento atmosferico influisce sulla felicità?

ettore-zinzi-psigologo-taranto.com-_Bibliografia-sitografia– Cunningham,M.R.(1988a), Does happiness mean friendliness?: Induced mood and hetero-sexual self-disclosure. Personality and Social Psychology Bulletin, 14, 283-297
– Cunningham, M.R. (1988b). What do you do when you’r e happy or blue ? Mood, expect-ancies, and behavioral Interest Motivation and Emotion,12, 309-331
– Cunningham, M.R., Steinberg, J., & Grcv, R.(1980). Wanting to and having to help: Separat e motivations for positive mood and guilt induced helping. Journal of Personality and Social Psychology, 38, 181-192

– D’URSO V. e TRENTIN R. Sillabario delle emozioni, Giuffrè 1992

– FILLIOZAT I., Le emozioni dei bambini, PIEMME Alessandria, 2001

– FILLIOZAT I., Il quoziente emotivo, PIEMME Alessandria, 1998

– FRANCESCATO D.-PUTTON A.-CUDINI S., Star bene insieme a scuola, CARROCCI Roma, 1998

– FREUD, Al di là del principio del piacere, in OPERE Vol. 2 BORINGHIERI Torino 1979

– MASLOW J., Verso una psicologia dell’essere, ASTROLABIO Roma 1971

– PIAGET J., Lo sviluppo mentale del bambino, EINAUDI Torino 1967

– DARWIN C., 1871, L’Origine dell’uomo. EDIZIONE STUDIO TESI (1991).

– C. LO PRESTI, L’alfabeto delle emozioni, EDIZIONI LA MERIDIANA, 2007

– DI PIETRO M., “L’ABC delle mie emozioni” EDIZIONI ERIKSON, Trento (Illustrato da Stefano Mariani).

– FRAISSE Paul, PIAJET Jean, Traité de psychologie expérimentale: motivation, émotion et personnalité,1963.

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Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

INSIDE OUT e la Psicologia.
UTILE STIMOLO per meglio comprendere le EMOZIONI.

https://i0.wp.com/www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2015/10/insade-out-testata.jpg?resize=432%2C135INSIDE OUT. Un film di Pete Docter. Con Mindy Kaling, Bill Hader, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black. Titolo originale Inside Out. Animazione, durata 94 min. – USA 2015. – Walt Disney Pixar uscita mercoledì 16 settembre 2015.

Il film INSIDE OUT e la psicologia delle EMOZIONI.

L’importanza delle emozioni è ormai assodata in psicologia. Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva rappresenta per ognuno di noi la chiave per vivere al meglio la nostra vita in tutte le sue sfumature. Il nuovo film della Pixar/Disney “Inside Out” diretto da Pete Docter, regista noto per aver realizzato fra gli altri Toy Story e Monsters & Co.,seppur dai più non viene compreso in tutte le sue metafore, rappresenta un utile strumento per meglio interrogarsi sui meccanismi emotivi che ci guidano nella vita di tutti i giorni. Il film prende le basi e gioca con i veri costrutti teorici della psicologia delle emozioni.
Il regista Docter prima di scrivere il film Inside Out sembra aver incontrato Dacher Keltner, fondatore del Greater Good Science Center dell’Università di Berkeley, in California, centro di studio di psicologia, sociologia e neuroscienze, al fine di porgli domande sull’adolescenza e l’emotività. Successivamente sembra aver coinvolto come consulente Paul Ekman uno degli psicologi che ha molto approfondito gli studi sulle emozioni nel Ventesimo secolo (vedi i suoi studi antropologici sull’innatismo delle emozioni).

Ekman e successivamente Plutchick nel 1980 teorizzarono emozioni primarie come TRISTEZZA, GIOIA, PAURA, DISGUSTO\DISPREZZO, RABBIA, SORPRESA che miscelate tra loro danno vita ad emozioni secondarie  come amore, timore, apprensione, ecc. come rappresentato nel cono emotivo. Secondo Plutchik le relazioni fra emozioni si possono rappresentare con un modello strutturale tridimensionale a forma di cono, come si vede nella figura seguente:

A tal proposito è infatti interessante notare come questa tabella (qui sotto), diffusa dalla Disney/Pixar, sulle diadi emotive sia stata trasformata appositamente per i personaggi del film, partendo dalle teorie della psicologia moderna. Probabilmente è stata molto utile per la stesura delle parti in cui due emozioni interagiscono.

https://i2.wp.com/www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2015/10/emozioni-inside-out-diadi.jpg?resize=387%2C359

Qui di seguito invece una tabella delle diadi emotive diffusa in letteratura.

https://i1.wp.com/www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2011/06/diadi-emotive-zinzi-psicologo-palagiano-taranto.jpg?resize=378%2C252

 Nel film attraverso la protagonista Riley, viene offerta la possibilità di osservare dall’interno della mente il suo percorso di crescita e le sue emozioni. Trasportati nella mente di Riley, incontriamo le 5 emozioni fondamentali:

TRISTEZZA, GIOIA, PAURA, DISGUSTO\DISPREZZO, RABBIA,https://i2.wp.com/www.psicologo-taranto.com/wp-content/uploads/2015/10/inside-out-emozioni.jpg?resize=383%2C123
ad esse spesso in psicologia si aggiunge la SORPRESA come sesta emozione fondamentale, ma nel film non è presente.
Il periodo di vita maggiormente fotografato dal film è l’inizio dell’adolescenza. Riley ha 11 anni, fase in cui lei con il resto della famiglia sono costretti a cambiare casa, spostandosi dallo stato del Minnesota a San Francisco.
Il vissuto di perdita della piccola Riley causato dal trasferimento e il trambusto dell’adolescenza, lasciano recitare ai vari personaggi delle emozioni presenti nella sua mente, diverse dinamiche frutto del loro “incontro” che crea reazioni comportamentali differenti.
A mio parere, al di sotto delle spesso buffe scene del film recitate dalle varie emozioni, appare molto utile trarne rilevanti consapevolezze:
tutte le emozioni sono degne di attenzione e vanno esplorate; la tristezza ci ha insegnato come sia per noi utile ed importante in alcuni momenti essere tristi, al fine di assaporare meglio i significati delle cose e capire cosa vogliamo o non vogliamo fare, quindi che anche le emozioni sgradevoli sono utili…
L’emotività viene in questa pellicola rappresentata come la guida e supporto della ragione, la tristezza infatti è in grado di condizionare i nostri ricordi proprio come la felicità, la paura ci guida nel non farci troppo male, il disgusto e disprezzo ci condiziona nelle scelte, la rabbia ci da la carica e difende…
Consigliato, da vedere e rivedere, adulti e bambini!

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LA MOTIVAZIONE AL SUICIDIO. Provare a prevenire in 4 passi

Secondo l’OMS ogni anno si suicidano 16 persone ogni 100.000; la Puglia presenta 3,1 suicidi all’anno ogni 100.000 abitanti quindi al di sotto della media nazionale.
Ma riferendoci nello specifico a Taranto e all’arco temporale di Agosto 20014 si rileva un aumento di suicidi. A Taranto in circa un mese da luglio ed agosto 2014 si contano 6 suicidi e 4 tentativi. 4 semplici passi per cercare di prevenire il suicidio

tabella suicidio taranto tra luglio ed agosto 2014 dr Zinzi Psicologo psicoterapeutaIn letteratura scientifica quando si affronta il tema del suicidio, è ormai chiaro che particolari “assetti” psicopatologici di personalità (il dipendente, il depresso, lo schizofrenico, il bipolare, ecc.) creano una maggiore propensione a commettere un atto estremo. Attualmente l’attenzione scientifica si è rivolta aui vissuti e alle motivazioni che spingono a commettere un tale gesto.
Nell’uomo come già sosteneva Freud in “Al di là del principio del piacere” (1998) esistono e sono innate in noi sia l’istinto alla vita che alla morte:

  • La “pulsione di vita” ci guida alla ricerca del piacere e quindi alla soddisfazione dei nostri bisogni;
  • La “pulsione di morte” è la tendenza al vuoto assoluto pensando quindi di smettere di avere bisogni.

Per fortuna, i bisogni dell’uomo, creano “tensioni” che non sempre vengono vissute come “mancanza e insoddisfazione”, cioè quella tendenza a non desiderare più niente (morte); ma esiste anche il vissuto del “desiderio di godere nuovamente” cioè quella tendenza a conservare la propria vita e godersela. E’ molto utile essere consapevoli che “godere” è una condizione momentanea, quindi comporta, il dover soffrirne la mancanza. Quando il godimento ci soddisfa desideriamo vivere, quando la sofferenza prevale desideriamo morire.
Le motivazioni al suicidio possono essere:

  • esterne, come il desiderio di vendetta, di punizione, di colpa, di ricongiungimento con un caro defunto, una malattia ecc.
  • interne, come la disperazione, il vuoto esistenziale, la mancanza di speranza ecc.

Il sociologo francese Émile Durkheim  nella sua opera “Le suicide”
(1897) raggruppando le varie ricerche degli statisti e positivisti dell’epoca postula che le motivazioni interne a tale gesto risultano irrilevanti rispetto alle condizioni dell’ambiente collettivo. Lo stesso Durkheim (1969) distingue quattro tipologie di Suicidio:

  1. Egoistico, quando un individuo è emarginato socialmente e quindi costretto a affidarsi alle sole risorse personali
  2. Altruistico, quando l’individuo si identifica con l’deale gruppo di appartenenza e la sua cultura
  3. Anomico, quando un individuo conseguentemente al disgregarsi del suo gruppo perde la sua identità
  4. Fatalista, quando l’individuo pensa di appartenere ad un destino dal quale non può svincolarsi.

Successivamente Beck ed al. (1990) in uno studio prospettico su 1958 pazienti ambulatoriali, hanno rilevato che il vissuto di disperazione è correlato al suicidio. Hendin (1991) ha identificato nella “desolazione”, cioè nel vissuto che si ha quando si pensa di non poter raggiungere un determinato obbiettivo/bisogno/cambiamento, uno degli elementi predittivi dell’agito suicidario. Anche il “senso di colpa” rappresenta un altro fattore rilevante nell’auto-distruttività, come rilevato dagli studi sui veterani del Vietnam.
Adler (1949) definisce il suicidio al pari della fuga, della lotta, della collera o della paura, definendolo come una difesa da situazioni psicologiche dolorose in cui vi è una forte svalutazione dell’Io nei suoi aspetti fisici, morali e sociali.
Un recente studio della University of British Columbia (Canada), pubblicato sulla rivista ufficiale della American Association of Suicidology, basato su 120 partecipanti che avevano recentemente tentato il suicidio, ha identificato come cause comuni al suicidio la disperazione ovvero la mancanza di speranze e il dolore emotivo travolgente.

COME si può cercare di PREVENIRE il SUICIDIO, in 4 semplici passi?

Come già detto, il suicidio non è necessariamente la manifestazione di un disturbo mentale o di un raptus, questo ci fa comprendere come nella prevenzione al suicidio l’intervento è davvero complesso ed esteso, tanto da coinvolgere diverse figure come: istituzioni, famigliari, colleghi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti ecc.

Gli interventi di prevenzione al suicidio tanto scontati quanto efficaci possono essere affrontati seguendo questi 4 semplici passi:

  1. Ascolto dei bisogni della persona. Questo rappresenta il passo principale e più importante da fare nei confronti di chiunque. Coloro che hanno la possibilità di ascoltare e quindi rilevare per primi questo rischio sono proprio i parenti, gli amici, i colleghi ecc. Solitamente infatti, ci si confida (o si prova a farlo) con i propri cari, pertanto sono proprio loro ad avere la precedenza nel venire a conoscenza di questo malessere.

  2. Osservare e riconoscere i cambiamenti psico-comportamentali. Le persone a noi vicine oltre a essere i primi ad avere la possibilità di ascoltare i nostri bisogni conoscendoci bene, possono anche “osservare” e quindi possono notare e riconoscere in noi ogni sorta di cambiamento comportamentale (negativo). Il non avere uno scopo di vita, il non nutrire speranze e progetti futuri, l’avere esagerati sensi di colpa, avere difficoltà a godere, difficoltà a condividere, difficoltà nel ricercare emozioni ecc. spinge a manifestare atteggiamenti comportamentali differenti, caratterizzati da disinteresse, rabbia, tristezza, chiusura, disperazione ecc. che sono più facili da notare da parte di chi ci conosce. Può anche accadere che i meccanismi di autodifesa e sconforto spingano la persona in difficoltà alla chiusura e quindi alla mancata espressione dei propri vissuti, quindi non è facile che le persone a lui vicine possano accorgersi delle reali difficolta in cui versa il proprio caro. E’ utile informarsi per meglio riconoscere i segnali di allarme, non riconoscerli non è affatto una colpa infatti spesso questo compito è affidato alla figura professionale dello Psicoterapeuta Psicologo al quale rivolgersi.

  3. Motivare il proprio caro in difficolta a richiedere aiuto, rivolgendosi ad un professionista. L’obiettivo è quello di aiutare la persona a sentirsi sostenuta, ma anche a incoraggiarla verso percorsi di autonomia e di ripresa, migliorando positivamente le proprie aspettative di vita e del proprio futuro.

  4. Chiedere aiuto ad un Professionista della salute mentale;
    Rivolgersi ad uno Psicologo Psicoterapeuta per:
    –ricevere consulenza su come comportarsi in situazioni di rischio, per se stessi o per qualcuno a noi vicino (riconoscendone i segnali di allarme)
    –invio di un famigliare in difficolta e quindi prevenzione del rischio suicidario e psicoterapia
    –poter ricevere supporto e aiuto per una eventuale elaborazione del lutto

     

BIBLIOGRAFIA

  • ADLER A., Il temperamento nervoso, Astrolabio (1949) Roma
  • BECK A.T., STEER R.A., Una risposta a Tomasson: disperazione come un predittore di suicidio. American Journal of Psychiatry, 1990.
  • Émile Durkheim, Il suicidio. Studio di sociologia (Le Suicide, étude de sociologie 1897), 1969 Bur Classici Milano
  • Émile Durkheim, Il suicidio, UTET, 1969 Torino.
  • FREUD S., Al di là del principio del piacere, (Bruno Mondadori, Varese 1998) Bollati Boringhieri, 1977.
  • HENDIN H. The Psychodynamics of Suicide with Particular Reference to theYoung. American Journal of Psychiatry, 1991

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ANSIA

L’ ansia è una complessa combinazione di emozioni negative che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Dal punto di vista emozionale, l’ansia causa un senso di terrore o panico, nausea e brividi. Dal punto di vista comportamentale, si possono presentare sia comportamenti volontari che involontari, diretti alla fuga o all’evitare la fonte dell’agitazione. Questi comportamenti sono frequenti e spesso non-adattivi, dal momento che sono i più estremi nei disturbi d’ansia.

Comunque l’ansia non sempre è patologica o non-adattiva: è “un’emozione” comune come la paura, la rabbia, la tristezza e la felicità, ed è una funzione importante in relazione alla sopravvivenza .
Se l’ansia ricorre cronicamente e questa ha un forte impatto sulla vita di una persona, si può diagnosticare un disturbo d’ansia. I più comuni sono:

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