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Trucco per “vincere” alle aste al centesimo MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi…

NUOVE DIPENDENZE
Le aste “al centesimo”/“(gu)Aste (A)Sociali”/” “shopping compulsivo”
Trucco per “vincere” alle aste al centesimo MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi…
Sistemi per vincere alle ASTE AL CENTESIMO pur non giocando.
"SMETTI E VINCI" è infallibile! pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.“SMETTI E VINCI” è infallibile! Sistema per vincere alle ASTE AL CENTESIMO pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.

Nuove esche per i compulsivi.
Come dimostrato da tempo divagano i modi in internet, per sfruttare le debolezze e sogni di qualcuno, vedi ad esempio, il poker online, le slot, i Gratta e VINCI, l’illusione della vincita, il bombardamento dei media che lo hanno reso anche, una modalità comportamentale seppur nociva lecitamente accettata.
Oggi a questa lunga sfilza di siti che offrono la possibilità di “sognare” si è aggiunto MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi
Queste aziende, hanno trovato un nuovo modo per fare spendere compulsivamente soldi alle persone. Il modo in cui funzionano queste aste, induce alla compulsività, quindi slatenetizza i tratti compulsivi in soggetti con discontrollo degli impulsi.
L’interazione Uomo-Macchina, le continue puntate scandite da un timer con conto alla rovescia, il marketing pubblicitario, effettuato sulle maggiori testate giornalistiche, sono la perfetta esca per “allevare” consumatori con la compulsione al “click”.
Facendo qualche calcolo emerge che, queste aste al centesimo, su ogni oggetto hanno elevatissimi margini di guadagno e potere di controllo delle aste. In alcuni casi, le aste vengono bloccate in una fase di stallo e non sono più visibili nel sito, o comunque il gestore ha il potere di ritirare gli oggetti dall’asta senza risarcire chi ha già puntato diversi centesimi. L’unico vincitore può risparmiare, ma gli utenti che hanno perso, hanno finanziato anche circa 5 volte il valore reale dell’oggetto. Questo significa che se “vinco” un telefonino del valore di 100 euro il sito ne guadagna anche 500 (circa 4000 puntate).
A differenza delle aste classiche nelle quali l’utente non spende niente per fare una offerta, nelle aste al centesimo ogni offerta viene pagata, c’è chi vince e c’è chi perde, si potrebbero quindi paragonare ad un gioco d’azzardo.
Come già provato con il GAP, gioco d’azzardo patologico gli ingredienti che inducono dipendenza sono: Condizionamento con rinforzo casuale, la pubblicità e la tendenza dell’individuo al discontrollo degli impulsi, ansia ecc.
Essi hanno grande influenza nello sviluppo della compulsione al gioco.
Con il condizionamento con rinforzo casuale e/o intermittente, come dimostrato in laboratorio, è possibile indurre comportamenti compulsivi in cavie da laboratorio, le quali sono indotte a ripetere un comportamento (es. premere una leva) al fine di vincere un premio, il quale però è offerto in modo casuale (tanto da spingere la cavia a premere sempre la leva sperando che prima o poi cada il cibo). Ecco qui di seguito un riadattamento del diagramma di Giovanni Serpelloni (Dipartimento Politiche Antidroga), disponibile on line dal febbraio 2013, modificato dal dr E. Zinzi.:

impulsività-e-gap-riadattamento-zinzi-genesi-del-gap2Uno dei vari siti su citati di aste al centesimo recita:

Punta Responsabilmente.
I siti di aste online sono un modo divertente ed entusiasmante per acquistare prodotti. Noi vogliamo fornire esattamente questo tipo di esperienza, positiva e divertente, a tutti i nostri clienti. E’ per questa ragione che incoraggiamo sempre tutti i nostri clienti a puntare responsabilmente.
Rischio di Dipendenza
Noi consapevoli che c’e il rischio, sebbene remoto, che prendere parte a delle aste a tempo può portare alla dipendenza e creare sofferenza per se stessi e per gli altri. Questo può accadere se l’Utente spende troppo tempo sul sito, riducendo contestualmente il tempo speso con amici e parenti. E’ nostro dovere quindi informare tutti i nostri utenti per fare in modo che abbiamo la migliore esperienza possibile con il sito.
Linee Guida
Prenditi il tempo di leggerti queste linee guida:
1. Prendi delle pause tra un’asta o l’altra. Usa l’autopuntata piuttosto che concentrarti unicamente sul timer dell’asta.
2. Decidi in anticipo il tuo budget mensile che intendi spendere, e attieniti a quello.
3. Prima di partecipare a qualsiasi asta, decidi in anticipo il numero di crediti che intendi utilizzare puntando, e attieniti a questo limite.
4. Mai partecipare alle aste sotto l’effetto di alcol o medicinali o quando ci si trova in uno stato depressivo.
5. Punta manualmente solamente quando si é pienamente svegli e concentrati.

Il trucco per vincere al MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi… dopo questa lettura è ormai evidente? Vero?
Questo trucco era stato già svelato in precedenza, nell’articolo “Trucco per vincere in modo matematico al gioco Sisal “VinciCasa”, trucco che attualmente fa stare bene tante persone.
Ormai, sono palesi le probabilità di vincita e PERDITA ed anche i meccanismi che tendono a patologizzare i giocatori, il trucco matematico per vincere è alla portata di tutti.
Il sistema, per essere forse sicuri di “vincere” al 99% dei casi, ci è stato, da diverso tempo, suggerito da un genio, Albert Einstein, Ideatore della Teoria della Relatività. Parlando di gioco con vincite in denaro disse:
“Non puoi mai battere un tavolo da roulette, a meno che non rubi i soldi da questo”.

Come Albert Einstein ha svelato, l’unico modo per vincere a questi giochi di fortuna è levare direttamente i soldi dal banco, quindi, ci sono due modi per vincere:
1. Rubare i soldi del banco, attenzione è illegale ed altamente sconsigliato, da non fare mai, in nessun caso;
2. Levare “i nostri” soldi dal banco, per fare questo basta non giocare, così noi “vinceremo” i soldi non giocati.

Il “sistema” SMETTI E VINCI !! è il miglior modo per non sperperare soldi, sentirci indipendenti e non sentirci anestetizzati dal sistema delle vincite a premi che spesso, cattura migliaia di persone lasciandole inermi di fronte alle avversità della vita, lasciandole speranzose di poterla cambiare guardando uno schermo, grattando dei biglietti, giocando numeri, pigiando bottoni ecc.

“SMETTI E VINCI” è infallibile!
pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo si potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.
SMETTI E VINCI GAP dipendenze da gioco dr Ettore Zinzi gioco d'azz
Ovviamente dopo diversi tentativi personali non fruttuosi, quindi senza riuscire da soli a smettere di spendere soldi, è consigliato rivolgersi ad uno psicoterapeuta specializzato.

Filippo Petruccelli, docente di Psicologia della Comunicazione ed esperto di dipendenze patologiche, recita: “la capacità del web di offrire una risposta rapida e illimitata a ogni richiesta rende particolarmente vulnerabili i soggetti incapaci di una sana gestione degli impulsi”. Petruccelli conclude: “la coazione al gioco d’azzardo online può essere paragonata a una raffica di piccoli reati d’impeto nei confronti di se stessi: non è altro che un’inadeguata strategia individuale per lenire l’ansia.”
Nicola Boccola – 12 gennaio 2012 (Tratto da Il Fatto Quotidiano)

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Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

ti_svegli_la_mattina_respirando_la_diossina S.L.C. 2008 zzUno dei banner di sensibilizzazione creativa apparsi nel 2008 a cura del gruppo Sensibilizzazioni Libere e Concrete
Il Caso (ILVA e non solo) Taranto.

Il caso di Taranto, città in cui c’è la più grande acciaieria d’Europa; ILVA s.p.a. e non solo (Cementir, raffineria Eni, inceneritore…), offre diverse evidenze sui possibili effetti psicologici, conseguenti all’esposizione continua e prolungata ad agenti inquinanti ed eventi traumatici. Come già evidenziato in premessa, anche i fenomeni psicologici di questo territorio sono degni di interesse e dovrebbero essere maggiormente studiati. Le ricerche effettuate in questa direzione possono essere utili, anche in virtù di una adeguata valutazione del danno e del possibile risarcimento che l’azienda, nello specifico la famiglia Riva ed alcuni suoi collaboratori, dovrebbero offrire ai cittadini e ai suoi operai (per il momento sussiste la presunzione di innocenza).
Intorno a questa vicenda (Ilva) si sono sviluppati negli anni diversi “scenari”, a tonalità emotiva negativa, quindi stressogena per la psiche. Questi eventi appaiono veramente numerosi e gravi, spesso incongrui alla realtà e quindi difficili da elaborare in un sistema di pensiero chiaro e coerente, sia dal punto di vista cognitivo che emotivo.
Esistono di fatto degli Enti che si occupano della salvaguardia della salute pubblica; essi hanno sviluppato specifiche tabelle contenenti valori soglia per ogni singola sostanza inquinante, specificando gli effetti tossici in relazione alla dose assorbita. Sono molti gli organismi nazionali e internazionali che si occupano di studi di prevenzione e di tossicità. Qui di seguito alcuni dei più importanti: 1’EPA e l’FDA per gli USA; l’EFSA a livello europeo; il Ministero della Sanità in Italia, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, l’INES; a livello regionale, l’ARPA; a livello locale le ASL territoriali. Questi enti hanno evidenziato quanto il territorio di Taranto rappresenti un esempio di ambiente devastato dall’uomo, tanto da essere inserito nell’elenco dei siti di interesse nazionale (SIN); nella tabella 2 vengono infatti riportate le aree interessate dall’inquinamento e le sostanze tossiche ritrovate nel territorio di Taranto.

-inquinati taranto-zinziTabella 2 Sostanze inquinanti a Taranto. Schede di Caratterizzazione dei Siti di Interesse Nazionale “SIN” delle aree contaminate estese, classificate più pericolose dallo Stato italiano e che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee, per evitate danni ambientali e sanitari. `

Complessivamente, poi, il profilo di mortalità della popolazione residente nel1’area di Taranto mostra anche un andamento temporale e una distribuzione geografica in linea con la cronologia e la distribuzione spaziale dei processi produttivi ed emissivi che caratterizzano l’area industriale di questo SIN da molti decenni.
Qui di seguito riporterò alcune tabelle riassuntive del progetto SENTIERI “Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento”, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito della ricerca finalizzata 2006, e condotto sotto il coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento Ambiente e Prevenzione Primaria. Il Progetto SENTIERI iniziato nel 2007 si è concluso nel dicembre 2010 ed i risultati sono stati pubblicati in un supplemento della rivista “Epidemiologia e Prevenzione”, nel dicembre 2011.

Tabella-3-del-progetto-SENTIERI-2011Tabella 3 del progetto SENTIERI 2011.
Mortalità e le principali cause di morte. Numero di casi osservati (OSS), rapporto standardizzato di mortalità grezzo (SMR) e corretto per deprivazione (SMR ID); IC 90%: intervalli di confidenza 90%; riferimento regionale (1995-2002). Uomini e donne.

 

Tabella-4-del-progetto-SENTIERI-2011Tabella 4 del progetto SENTIERI 2011. Numero di casi osservati (OSS), rapporto standardizzato di mortalità grezzo (SMR) e corretto per deprivazione (SMR ID); IC 90%: intervalli di confidenza al 90%; riferimento regionale (1995-2002). Uomini e donne. Cause con evidenza di associazione con le esposizioni ambientali Sufficiente o Limitata.

 

Tabella-5-del-progetto-SENTIERI-2011Tabella 5 del progetto SENTIERI 2011.
Numero di casi osservati (OSS), rapporto standardizzato di mortalità grezzo (SMR) e corretto per deprivazione (SMR ID; IC 90%: intervalli di confidenza al 90%), riferimento regionale (1995-2002). Totale uomini e donne. Cause con evidenza Sufficiente o Limitata di associazione con le esposizioni ambientali.

Sulla base dei risultati relativi alle principali cause di decesso (elencate nelle tabelle 3,4,5 del progetto SENTIERI 2011) e alle cause per le quali vi è a priori un’evidenza Sufficiente o Limitata di connessione con le fonti di esposizione ambientale e del SIN, emerge il seguente profilo di mortalità di Taranto:

  • eccesso tra il 10% e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i generi;
  • eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi;
  • eccesso, in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura, che permane, sebbene ridotto;
  • eccesso compreso tra il 50%(uomini) e il 40%(donne) di decessi per malattie respiratorie acute, anche quando si tiene conto dell’ID, associato a un aumento di circa il 10% nella mortalità per tutte le malattie dell’apparato respiratorio;
  • eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente, anche quando si tiene conto dell’ID;
  • incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio, soprattutto tra gli uomini; quest’ultimo è ascrivibile a un eccesso di mortalità per malattie ischemiche del cuore, che permane, anche tra le donne, dopo correzione per ID.

Per quanto qui sopra esposto, si assiste a Taranto, giorno per giorno, alla morte di diverse persone a causa di tumore o comunque per patologie, verosimilmente, se non chiaramente conseguenti all’esposizione continua e prolungata ad agenti inquinanti.
Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sono particolarmente sentiti dai gruppi di popolazione considerati a rischio: anziani, persone affette da malattie respiratorie e cardiovascolari, bambini e coloro che abitano vicino ad insediamenti industriali e di smaltimento rifiuti. I trasporti poi rappresentano uno dei settori che concorrono al peggioramento della qualità dell’aria nelle città. Infatti, è da essi che proviene la gran parte delle emissioni di ossido di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili, polveri sottili in città non industrializzate.
In alcune città maggiormente (vedi Taranto), l’industrializzazione, e non solo, ha avuto un grosso impatto ambientale ed ha causato modificazioni negli equilibri naturali; la presenza di molte sostanze nocive nell’aria ha un effetto indiretto, psicologico, anche per disagi psichici derivanti della difficile elaborazione dei lutti familiari ed extra familiari.
E’ innegabile che i cittadini di Taranto si sentano costretti a vivere questa malsana condizione, ed il senso di frustrazione diviene sempre più invasivo per la psiche.
Spesso è accaduto ed accade che quando i diritti dei singoli vengono lesi e si ha frustrazione; il non essere rispettati miete diverse vittime.
Anche a livello legislativo-amministrativo si assiste a diverse contraddizioni (vedi il parere dei giudici: viene spesso messo in discussione, a tutela della grande industria?), che otre a minare l’etica della giustizia creano nei cittadini forti conflitti intrapsichici nel dover ricostruire in modo coerente la realtà e quindi un forte senso di rassegnazione.
Sono ormai tanti i conflitti psichici per i cittadini e le contraddizioni che caratterizzano la vicenda dell’ILVA a Taranto; a tal proposito è utile riportare quanto accaduto nel gennaio del 2014:
Il giudice Pietro Genoviva ha dato ragione ad un cittadino del quartiere “Tamburi” che aveva fatto causa all’Ilva, al patron Emilio Riva e all’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, per il deprezzamento della sua casa. Una riduzione di valore causata proprio dall’inquinamento prodotto dal colosso siderurgico. Per far valere le sue ragioni, nel maggio del 2010, un residente di via Mannarini (frontista del grande polo siderurgico) si era rivolto all’avvocato Aldo Condemi. A distanza di circa tre anni è arrivata la sentenza, racchiusa in venti pagine, che condanna Ilva, Riva e Capogrosso ad un risarcimento di 13.880 euro (circa il 20% del valore dell’immobile). Nella sentenza il giudice afferma di ritenere sufficientemente provato e accertato il nesso causale esistente “tra le illecite (nonché penalmente rilevanti) condotte poste in essere da Emilio Riva e Luigi Capogrosso” e il “disperdersi delle polveri che si depositavano in gran quantità sulle abitazioni, sulle auto, sulle strade del quartiere Tamburi e che, anche per la loro composizione fisico-chimica, erano indonee non solo ad imbrattare, ma anche a cagionare molestia alle persone, mettendone in pericolo la salute”, nella rilevante misura di “21.362 tonnellate annue, pari al 94,9% delle emissioni complessive delle più importanti aziende dell’area industriale”.
Quindi è facile pensare che è possibile condannare i dirigenti del polo siderurgico ad un risarcimento danni per aver, attraverso l’illecito inquinamento, fatto perdere il valore alle case vicine all’industria, ed ancora oggi questo “cagionare molestia alle persone, mettendone in pericolo la salute” non viene riconosciuto in modo inequivocabile! Questo è un vero e proprio conflitto intrapsichico per tutte quelle persone che subiscono tale situazione.
Qualora non si volesse pensare alla connessione che c’è tra l’elevato inquinamento e lo sviluppo di disturbi psicofisici, si rifletta, almeno, sull’ansia di un genitore, in particolare di una mamma in attesa di un figlio, costretta ad inalare inquinanti. Si consideri la deprivazione sensoriale e alle conseguenze sul nascituro che non potrà essere allattato al seno della mamma, portatrice di latte contaminato.
In virtù di quanto accade a Taranto, e quindi riflettendo sull’inquinamento subìto dai suoi cittadini, appare necessario, data la gravità della situazione, iniziare a dare importanza anche alle possibili conseguenze di natura psicopatologica che emergono, data l’elevata esposizione dei Tarantini agli “stressors”.

Continua leggendo:Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

 Bibliografia INQUINA-MENTE


Scarica l’EBOOK:
INQUINA-MENTE-copertina-dr-Zinzi-NARCISSUS“INQUINAMENTE”. Psiche ed inquinamento. Immaginazione o realtà?
“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.
ISBN: 9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015

Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

  1. Identità di sé
    2. Identità sociale
    3. Identità di luogo
    4. Stress ambientale/Frustrazione
    5. Stress e impotenza appresa
    6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
    -sulla fisiologia
    -sulle relazioni interpersonali
    -sui compiti cognitivi
    -sui comportamenti
    -sulla psiche
    7. adattamento allo stress
    8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

Ambiente e identità.
Gli effetti psicologici dell’inquinamento
Data la complessità dell’argomento verranno affrontati le seguenti tematiche:

1. Identità di sé
2. Identità sociale
3. Identità di luogo
4. Stress ambientale/Frustrazione
5. Stress e impotenza appresa
6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
sulla fisiologia
sulle relazioni interpersonali
sui compiti cognitivi
sui comportamenti
sulla psiche
7. -adattamento allo stress
8. -percezione del rischio

Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

“Il pensiero ecologico (…) rivela un sé nobilitato ed esteso, in quanto parte del paesaggio e dell’ecosistema, la bellezza e la complessità della natura sono in continuità con noi (…), dobbiamo affermare che il mondo è un essere, una parte del nostro proprio corpo” (Shepard, 2006). Per approfondire al meglio gli effetti psicologici dell’Ambiente inquinato, e, quindi, la connessione diretta che c’è tra psiche e ambiente, è opportuno conoscere prima la “psiche”, quindi i Processi di identità e successivamente comprendere i disturbi psicologici che l’inquinamento crea su di noi.
La maggior parte degli studi empirici sull’identità condotti fino ad ora hanno evidenziato l’importanza di tre principali aspetti dell’identità:

  1. Identità di Se’ (Teoria dell’identità, Stryker & Burke, 2000). I comportamenti che hanno maggiore probabilità di essere messi in atto sono quelli che hanno con l’identità in questione, una serie di significati sociali (Sparks & Shepherd, l992). L’identità delle persone infatti è legata anche agli ambienti che si “sperimentano”, poiché i processi psicologici che la strutturano e definiscono comprendono anche le relazioni con gli oggetti, le persone, i luoghi e i simboli.
    Es.: è molto probabile che chi “ama la vita”, se informato e quindi consapevole del male che l’ambiente sta subendo, assuma posizioni contrastanti con un grosso polo siderurgico che non rispetta le prescrizioni legislative italiane ed europee, che limitano le emissioni di inquinanti nell’ambiente.
  2. Identità sociale (Teoria dell`identità Sociale, Tajfel, 1981; Tajfel & Turner, 1979; Capozza & Brown, 2005). L’identificazione con un gruppo può predire la messa in atto di comportamenti volti a perseguire o a difendere gli interessi di tale gruppo (Terry, Hogg & White, 1999).
    Es. Se nel mio gruppo/famiglia ci sono casi di tumore io cercherò di difendere la salute combattendo le cause di tali incidenze.
  3. Identità di luogo. (Proshansky, Fabian & Kaminoff, 1983; Bonaiuto, Twigger & Breakwell 2004). Quando il comportamento pro-ambientale, connesso con un certo luogo, acquisisce un valore positivo per il gruppo, esso potrebbe essere visto come funzionale al mantenimento di un‘identità di luogo (e sociale) positiva (Uzzel et al. 2002).
    Le persone si dovrebbero impegnare per proteggere il proprio ambiente, in quanto parte integrante della propria identità.
    Secondo Proshansky, Fabian e Kaminoff (1983), l’identità di luogo è un costrutto centrale della Psicologia Ambientale, che recentemente è stato contemplato anche all’interno delle teorie dell’identità sociale (Bonaiuto et al., 2004). Con identità di luogo si intende una sub-struttura cognitiva dell’identità, che favorisce le funzioni integrative del Sé e che si alterna tra dimensione individuale e sociale. L’esperienza riguarda sempre ambienti fisici connotati da significati e credenze sociali A livello psicologico, riferendoci alla “Teoria dell’Attaccamento” di Bowlby (1969), che ha catalizzato l’interesse della Psicologia Ambientale sulla natura affettivo-emozionale del rapporto uomo\ambiente, possiamo parlare di “attaccamento di luogo” riferendoci a quei condizionamenti positivi, a volte inconsapevoli, che si acquisiscono nel tempo, grazie ai legami comportamentali, affettivi e cognitivi tra gli individui e/o i gruppi e i loro ambiente socio-fisico (Brown e Perkins, 1992). Dunque, i sentimenti che noi sentiamo nei riguardi dei “nostri” luoghi (e delle relative comunità di cui facciamo parte) definiscono meglio la nostra identità, e danno un significato alla nostra esistenza (Giuliani, 2003).
    L’ attaccamento di luogo ha importanti funzioni, come dare stabilità, sicurezza e difesa all’identità personale; questo è un processo dinamico, in quanto le trasformazioni dei luoghi, delle persone e delle attività causano cambiamenti nelle modalità di attaccamento, le quali si creano e ricreano continuamente.
    L’ambiente residenziale è tra i luoghi con cui una persona sviluppa una relazione di attaccamento, senza subbio il più importante (e quindi il più studiato), per la sua salienza relazionale e temporale nell’arco di vita di una persona. Cosi come per la soddisfazione residenziale, anche l’attaccamento residenziale, può riferirsi ad un continuum su scala territoriale sempre più esteso, andando dalla propria abitazione alla propria città e assume significati sempre più sociali quando investe territori di scala più ampia (la propria regione e il proprio stato; cfr. Mura, 2005).
    L’identità di luogo ha un effetto di attenuazione sulla percezione della pericolosità di una fonte inquinante locale, infatti ci sono studi empirici che hanno messo in evidenza come l’ identificazione regionale (un`identità di luogo specifica) sia in grado di mediare la percezione dell’inquinamento del proprio ambiente: i soggetti più identificati con la propria regione hanno una minore percezione di inquinamento, mostrando una tendenza simile a quella dell’identità sociale, percependo soprattutto gli aspetti positivi del proprio gruppo, per mantenere un livello elevato di autostima (Bonaiuto et al., 1999).
    Identificarsi fortemente o essere particolarmente attaccati ad un determinato luogo porta le persone a mettere in atto comportamenti protettivi verso quel luogo… A livello psicologico si può parlare anche di difesa, al fine di rendere meno terrificante la realtà e difenderci quindi dalle “somatizzazioni”. Le persone si impegnerebbero a proteggere il proprio ambiente in quanto parte integrante della propria identità (Bonnes, Carrus & Passafaro, 2006; Carrus et al. 2005; Stedman, 2002). Da quanto detto si può quindi ipotizzare che la popolazione di Taranto sottostimi l’inquinamento prodotto dai grossi insediamenti come ILVA, Cementir, Inceneritori, Cantieri Navali della Marina Militare, Eni ecc., non ribellandosi a questa ingiusta situazione, anche a causa dell’effetto delle “difese interne” che agiscono per mantenere una adeguata identità di luogo e proteggono l’individuo dalla “frantumazione dell’io”.
    Nonostante i cittadini mettano in atto delle difese, comunque l’inquinamento atmosferico può effettivamente causare uno stato ansioso e di paura, in quanto esso attacca i processi di percezione “sana” dell’identità. La percezione di una minaccia, che non è ben chiara o che non viene adeguatamente spiegata pubblicamente, può determinare alcune malattie psicosomatiche e forme maniacali. Queste malattie, tra 1’altro, dovrebbero avere maggiore frequenza (a causa dell’effetto “impotenza appresa” che approfondiremo in seguito) in città in cui, soprattutto per scelta politica od economica, si tende a nascondere un eventuale pericolo o addirittura dei dati di fatto, al fine di tutelare la posizione di pochi piuttosto che l’intera comunità. Questo avviene perché tali scelte politiche, sbagliate, mettono il cittadino nella condizione di avvertire maggiore senso di “malessere” a causa della sua impotenza. Vedi il caso il caso ILVA: nonostante gli elevati valori degli inquinanti emessi, si tende ad insabbiare la reale situazione del territorio. A tal proposito appare emblematico ricordare come lo stesso dirigente dell’azienda ILVA, Emilio Riva, in una intercettazione telefonica abbia definito il suo addetto alle pubbliche relazioni, Girolamo Archinà, “maestro degli insabbiamenti”.
  4. E’ ormai di uso comune parlare di stress ambientale, per definire una “condizione ambientale fisica e sociale che la persona percepisce come attualmente o potenzialmente rischiosa dannosa o deprivante” (Lepore & Evans, 1996, p.350).Esempi di stressors sono l’Inquinamento cronico dell`aria, il rumore, l’affollamento, il cambiamento climatico, gli incidenti, i disastri ambientali (Lepore & Evans, 1996).Peron e Saporiti, nel 1995 individuano 5 stressori principali dovuti all’ambiente urbano:1. rumore2. affollamento3. traffico4. variazioni di temperatura5. inquinamento dell’ariaSi stanno diffondendo nei paesi industrializzati e nelle grandi città, manifestazioni di panico da parte delle persone che si trovano costrette ad inalare area rarefatta, sostanze tossiche ecc. Basta immaginare luoghi molto affollati come metro, autobus, treni ecc. In queste situazioni la causa degli attacchi di panico è da attribuire senza dubbio a tanti fattori, ma soprattutto all’inquinamento atmosferico, in particolare alla presenza di anidride carbonica e polveri sottili in quantità eccessive, che influisce sui chemiorecettori cerebrali, responsabili dell’eccessiva stimolazione del sistema nervoso attraverso i sensi e quindi degli attacchi di panico.Lo stress ambientale ha diversi effetti psicologici negativi.
  5. Seligman già nel 1975 parlava di “Stress e impotenza appresa” proprio per descrivere quella situazione in cui, persone o animali sperimentano un evento che non sono in grado di controllare e quindi sviluppano l’aspettativa di una mancanza di controllo in situazioni analoghe.
    Oggi è possibile parlare di “frustrazione”: essa viene definita come reazione a quelle situazioni in cui viene a trovarsi una persona quando è ostacolata, temporaneamente o in modo permanente, rispetto alla possibilità di soddisfare i suoi bisogni. Le caratteristiche fisiche del contesto di vita possono influenzare la soddisfazione dei bisogni di singoli individui o di interi gruppi. L’incontrare ostacoli al soddisfacimento dei bisogni è solitamente da considerarsi la normalità nel corso dell’esistenza, ma esistono dei casi, vedi l’inquinamento di Taranto che causa continui decessi, in cui tale condizione non può essere definita “normale”.
    Riveste un ruolo fondamentale quindi la percezione di controllo o la self efficacy. Per self efficacy si intende la convinzione che le persone hanno circa la loro efficacia personale di organizzare e dirigere le loro abilità e risorse per mettere in atto un`azione che li condurrà alla conseguenza desiderata (Bandura, 1977).
    Se il rischio è quindi imposto dall’esterno, vedi l’inquinamento di Taranto, esso è percepito come più intollerabile e grave, rispetto ad un rischio a cui ci si espone volontariamente (per esempio il fumare sigarette).
    L’impotenza appresa assume quindi il significato di Incapacità acquisita (Learned helplessness), cioè esposizione incontrollata agli stimoli negativi. L’andamento dei fenomeni non desiderati viene considerato del tutto indipendente dalle azioni, quindi vi è un abbassamento nella motivazione, con evidenti ripercussioni a livello di stress cognitivo e quindi con conseguenti effetti (Seligman, 1975) sull’umore.
  6. In base a quanto teorizzato e spesso rilevato sino ad oggi in letteratura e ricerca sul campo, si possono ipotizzare, e in molti casi confermare, diversi

    effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale:

    sui compiti cognitivi
    • diminuzione dell’attenzione nei compiti di vigilanza (Hockey,1979; Herzog, 1997);
    • diminuzione della memoria nei compiti cognitivi che coinvolgono l’attenzione, la memoria a breve termine, la memoria incidentale (Hockey,1979);
    sulle relazioni interpersonali
    • altruismo e cooperazione (unirsi per difendere la causa);
    • aggressività (Herzog, 1997). Le conseguenze dello stress si estendono poi anche alle relazioni interpersonali e agli affetti. In particolare è stato dimostrato che in condizioni di stress spesso recede il livello di altruismo e di cooperazione tra gli individui e si registra un incremento delle condotte aggressive (Cohen,1980);
    sulla fisiologia:
    • mutazioni genetiche;
    • cambiamento dei livelli ormonali a causa di sostanze tossiche o come semplice conseguenza del1’alterazione del benessere psicofisico (aumento delle catecolamine e corticosteroidi, sviluppo di cellule tumorali);
    • attivazione del sistema nervoso autonomo (aumento della pressione sanguigna, della conduttanza cutanea, della frequenza respiratoria, della tensione muscolare, variazione del battito cardiaco) (Evans e Cohen,1987);
    • malattie respiratorie acute e croniche, neoplasie, compromissione di altri organi (vedi tabella 2,3,4), disfunzioni varie all’apparato cardiovascolare, apparato gastroenterico, sistema neuro-immunoendocrino, sistema nervoso centrale, apparato respiratorio, altri organi e apparati;
    • aumento di probabilità nel contrarre il raffreddore, l’influenza, e le infezioni batteriche (Cohen,Tyrrell e Smith, 1991; Cohene Williamson, 1991);
    sui comportamenti:
    • comportamenti malsani;
    • riduzione delle ore di sonno;
    • mancanza di attività fisica;
    • poca attenzione e rispetto della natura (grazie all’acquisizione del “modello negativo”);
    sulla psiche:
    la sintomatologia psicosomatica conseguente si sviluppa per stadi progressivamente sempre più gravi, mano a mano che si è sottoposti agli stressors ambientali;
    • disturbi dell’attenzione e della memoria, quindi autopercezione di non essere all’altezza delle situazioni;
    • stress;
    • sindrome da impotenza;
    • rabbia/paura (nervosismo, ansia, attacchi di panico…);
    • nevrosi e idee ossessive;
    • depressione, rassegnazione;
    Il tempo di durata e l’intensità dello stress ambientale fanno sì che, cosi come accade con tutti gli stimoli continui ed incontrollabili subiti dall`uomo/bersaglio, a seconda delle qualità dello stimolo, si tende ad avere risposte differenti.

  7. Abbiamo infatti visto la reazione di “impotenza appresa”, ma si potrebbe anche avere una risposta di adattamento allo stress. L’effetto di adattamento è comunemente riscontrabile in tutte le ricerche che si sono occupate di rischio tecnologico (nelle ricerche sul nucleare, per esempio effettuate da Melber, Nealey, Hammersla e Rankin, 1977; Van der Pligt, 1992). E’ di estrema importanza sottolineare che nelle specifiche ricerche sul nucleare questo effetto è spiegato in termini di assenza di esperienze negative immediatamente riscontrabili come conseguenti all’installazione della centrale, quindi di riduzione della dissonanza cognitiva o di adattamento cognitivo. In breve, l’adattamento è molto più difficile quando si assiste alla presenza di esperienze negative, come tumori conseguenti ad esposizione prolungata agli inquinanti (vedi il caso di Marghera in Veneto o l’Ilva a Genova e Taranto). Nella ricerca di Lima (2004), sull’installazione di un inceneritore, si osserva l’effetto di adattamento sul livello di percezione del rischio, ma allo stesso tempo un aumento dei sintomi psicologici (ansia, depressione e stress) riportati dai residenti. Questi risultati sono interpretati dall’autrice come conseguenza delle continue “suggestioni” prodotte da danni derivanti dal vivere nei pressi dell’istallazione nucleare.
    Pensando al caso Taranto, quindi, è possibile ipotizzare che le persone, essendo consapevoli che l’aria che respirano non è sana, quindi consapevoli di essere continuamente sottoposti ad inquinanti, presentino un aumento di sintomi psicologici, come stress e depressione.
    Riassumendo schematicamente, l’adattamento allo stress, che spesso ha effetti di conservazione della specie, ha in questi casi conseguenze negative, quali:
    abitudine. Quindi abbassamento della sensibilità allo stress e relativa conseguente esposizione agli stressors, senza corretta valutazione del rischio, sottostimando il pericolo;
    generalizzazione della risposta. L’individuo adotta la modalità di adattamento (per es. abbassa la sensibilità a quello stress) anche in altre situazioni, per esempio in assenza dello stimolo o difronte a stimoli simili anche se nocivi;
    disturbi fisici e psichici a lunga durata quindi sensibilità alle malattie e abbassamento delle difese immunitarie;
    comportamenti aggressivi e vandalici (Moser, 1992) a causa del senso di impotenza nel controllo della fonte di inquinamento, processo di pensiero altamente frustrante a livello psichico.
  8. Bisogna anche considerare, in questo panorama di effetti e cause dell’inquinamento atmosferico, l’importante influenza che ha livello psicologico la percezione del rischio.
    Lazarus e Folkman (1984) hanno osservato che, in generale, le conseguenze sulla salute psichica delle persone che vivono in un ambiente stressante dipendono in primo luogo dalla valutazione della minaccia e in secondo luogo dalle risorse che le persone hanno per affrontarla.
    In questa prospettiva, la percezione del rischio delle persone che vivono nei pressi di un impianto industriale è collegata a un basso senso di controllo e a una bassa conoscenza della minaccia esistente. Questo porterebbe, di conseguenza, ad un aumento dello stress psicologico e psicofisico (Lima, 2004) e una modificazione della qualità della vita delle persone (Spedden, 1998). Se prima il concetto di rischio era inteso solo in termini di eventi di origine esclusivamente naturale (inondazioni, terremoti…), sin dal diciassettesimo secolo si include anche la responsabilità umana agli eventi di origine naturale; durante il periodo illuminista il concetto è stato affiancato a quello di probabilità di esiti negativi o positivi (Lupton, 2003). Attualmente il termine rischio viene legato a parole come pericolo, minaccia, azzardo e danno, quindi oggi non è più associato, come in epoca illuminista, ad eventuali esiti positivi, ma quasi esclusivamente a quelli negativi. Deplano G. in “la percezione del rischio” (2011) evidenzia come il rischio è elaborato dal nostro sistema cognitivo attraverso due vie:a) la via analitica (logica);
    b) la via esperienziale (emotiva).a) La via analitica, situata nella neocorteccia, ci permette di elaborare le informazioni in maniera logica. Questa forma di elaborazione è lenta e richiede un grande impegno cognitivo, quindi non è adatta quando si deve prendere una decisione velocemente (come accade nella maggior parte dei nostri comportamenti quotidiani), ma è più indicata quando si vuole valutare e ponderare con calma un rischio che si deve affrontare (per esempio nel caso di impatto ambientale delle industrie nella propria città).b) La via esperienziale è, invece, veloce ed automatica. Secondo alcune ricerche sembrerebbe che questa via funzioni tramite le reazioni emotive che sono associate al rischio; se la reazione è positiva allora l’oggetto non è rischioso. Gli individui creano con l’esperienza una serie di connessioni in memoria; esse sono il frutto del rapporto tra il rischio e le emozioni associate: in questo modo si dà vita ad un processo automatico di reazione al rischio. Spesso queste reazioni sono veicolate da immagini che possediamo nella nostra mente: “le informazioni sul rischio hanno un impatto sul nostro comportamento solo se riescono a creare nella nostra mente immagini cariche di emotività” (Savadori, 2003, pag.233). Questo processo di creazione di immagini è quindi influenzato dalle caratteristiche che il rischio stesso possiede.Sulla base di quanto detto si può affermare che se una tecnologia mette in pericolo la vita a breve termine, in particolare dei bambini, questa è percepita dalla gente comune come più rischiosa rispetto ad una tecnologia che invece può colpire più lentamente, in tarda età.
    Per questa ragione, lo studio di come le persone percepiscono un rischio diventa centrale, al fine di comprendere come gli individui lo affrontano. I primi studi scientifici sulla percezione del rischio sono stati condotti da Starr nel 1969. Slovic e colleghi, a partire dal 1978 (Fischoff et al. 1978, 1983; Slovic et al. 1980, 1985; Slovic et al. 2005; Slovic & Peters, 2006) hanno sviluppato il paradigma psicometrico. Lo scopo principale di questo ambito di ricerca è quello di identificare le strategie mentali, o euristiche, che i cittadini comuni utilizzano per formulare i giudizi sul rischio (Slovic, 1987). Attraverso questo paradigma sono state individuate una serie di caratteristiche variabili del rischio (vedi tabella 1) che esercitano un impatto sui processi di codifica e sui conseguenti comportamenti, come la distinzione fra rischi comuni e terrificanti, oppure cronici e catastrofici.
    TABELLA-le-caratteristiche-del-rischio-de-planoTabella 1 (modificata Deplano G. La percezione del rischio, 2011) (Fischoff et al. 1978, 1983; Slovic et al., 1980, 1985; Slovic et al., 2005; Slovic & Peters, 2006) .
    Approfondendo il concetto di “percezione del rischio” i dati Istat del report “popolazione e ambiente” (si veda successivamente nel capitolo “ricerche”) hanno evidenziato, attraverso percentuali precise, “come e cosa” gli Italiani nel 2012 consideravano pericoloso per la loro salute. La popolazione percepiva come rischioso ai primi posti l’emergenza “inquinamento dell’aria, acqua, suolo, produzione e smaltimento rifiuti, cambiamenti climatici ecc., emergenze queste dovute tutte al comportamento dell’uomo e quindi da esso dipendenti.
    Anche una equipe di studiosi Cinesi e Nederlandesi (per approfondimenti si rimanda a Zhengtao Lia, Henk Folmera, Jianhong Xueb nel capitolo “ricerche”) nel loro costrutto teorico considerano cruciale, per essere felici, una bassa percezione del rischio ambientale.
    Danon (2006) parla di casi di depressione, evidenziandoli come risultato della “sensazione di mancanza del futuro indotta dall’emergenza ambientale” e anche a causa dei “lutti non riconosciuti e non superati, relativi a disastri ambientali: come è successo a volontari in Galizia, dove le spiagge sono diventate nere di petrolio; operatori umanitari in Amazzonia, rimasti sconvolti dallo scempio; operatori antincendio in Liguria: situazioni in cui non si è riuscito ad evitare la distruzione dei territori che si amano (molte persone vivono con sofferenza la sostituzione di boschi, campi e natura incontaminata con distese di cemento) .
    Come afferma quindi anche Perussia:” L’immagine della natura che portiamo dentro di noi influenza le nostre scelte e i nostri comportamenti, determina il nostro stile, si riflette sugli stati d’animo e interagisce con le dinamiche profonde della personalità” (1989, p. 7).
Bibliografia INQUINA-MENTE
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Scarica l’EBOOK:
INQUINA-MENTE-copertina-dr-Zinzi-NARCISSUS“INQUINAMENTE”. Psiche ed inquinamento. Immaginazione o realtà?
“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.
ISBN: 9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015

Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

  1. Identità di sé
  2. Identità sociale
  3. Identità di luogo
  4. Stress ambientale/Frustrazione
  5. Stress e impotenza appresa
  6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
    -sulla fisiologia
    -sulle relazioni interpersonali
    -sui compiti cognitivi
    -sui comportamenti
    -sulla psiche
  7. adattamento allo stress
  8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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Workaholism, il lavoro come ossessione. La dipendenza dal lavoro.

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Il termine workaholism fu coniato per la prima volta nel 1971 da un medico psicologo americano di nome Wayne Edward Oates (1917-1999). Egli stesso si accorse della sua dipendenza dal lavoro, proprio dopo aver spinto il figlio a prenotare un appuntamento nel suo studio per riuscire a trovare il tempo di parlargli.
Oates ha coniato il termine workaholism pensando proprio al termine Alcoholism (alcolismo), sostenendo che la dipendenza da lavoro ha diversi elementi comuni alla dipendenza dall’alcol. Gli iniziali studi di Oates pubblicati nel suo libro autobiografico del 1971 “Confessions of a Workaholic: The Facts about Work Addiction” si sono estesi in tutto il mondo, anche se in Italia la sindrome non è alla maggior parte della popolazione del tutto ancora nota.
Che si chiami work-addiction, sindrome maniacale da lavoro, ossesione da lavoro o workaholism, il disturbo è quindi definito come dipendenza dal lavoro. Quella continua e necessaria pulsione ad impegnare la maggior parte del proprio tempo lavorando, trascurando la vita intima e personale, quindi il proprio benessere psicofisico, la famiglia, gli amici, il sesso ecc.

La dipendenza da lavoro è costituita da due componenti principali: 

  1. Comportamentale. Quindi la compulsione a lavorare eccessivamente
  2. Psicologica. Essere ossessionati da pensieri che riguardano il lavoro non riuscendosene a distaccare, sentendosi appagati solo quando si lavora.

Dopo uno studio effettuato nel 2001 Bryan E. Robinson, Jane J. Carroll, Claudia Flowers (2001) hanno affermato che la compulsione al lavoro è un fenomeno progressivo, potenzialmente fatale, caratterizzato da esigenze autoimposte, superattività compulsiva, incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro, abuso del lavoro a danno delle relazioni intime e delle attività quotidiane più importanti.
Il profilo del “workaholist” sembra essere caratterizzato da difficoltà a rilassarsi durante il tempo libero che comunque è poco appetibile in quanto crea quasi un senso di colpa visto che lo allontana dal lavoro. Il dipendente si isola distaccandosi dalla famiglia, che suscita tensioni mentali, non coltiva la relazione con il partner e i figli portando il lavoro anche a casa. Non ha relazioni amicali significative fatta esclusione di quelle finalizzate alla produttività lavorativa. Spesso pensa di essere superiore agli altri in quanto lavora di più. Soffre spesso di ansia e cambiamenti di umore.

La cosa interessante di questo disturbo è il fatto che a differenza di quanto si possa pensare il dipendente dal lavoro non è un poi un buon lavoratore e non è poi cosi produttivo, in quanto il suo stato psichico non è al massimo delle sue potenzialità anzi a lungo andare rischia di esaurire le risorse sia fisiche che mentali e si stressa finendo in Burn-out. Inoltre il “workaholist” ha difficoltà a delegare il lavoro creando evidenti problemi tra i colleghi in ufficio e nei workgroup, diffondendo stress.

Così come accade in tutti i tipi di dipendenza ci sono principalmente tre stadi che portano alla dipendenza conclamata:

  1.  nascosta – vi è meno contatto sociale ed umore sempre più flesso in senso depressivo, più irritabilità e nervosismo, mal di testa e dolori allo stomaco;
  2. manifesta – si passa facilmente dal nervosismo all’ aggressività, pressione alta, disturbi cardiaci e ulcera;
  3. cronica – il lavoro satura la vita privata, con tutte le conseguenze del caso.

Secondo Arnold Bakker dell’università di Rotterdam i sintomi principali della dipendenza da lavoro sono:

  •  Dolore fisico
  • Difficoltà nella vita relazionale
  • Solitudine
  • Scarso rendimento professionale
  • Esaurimento
  • Disturbi del sonno

Come liberarsi dalla dipendenza da lavoro?

Il problema principale che ci ostacola dal riuscire ad accorgersi di essere ossessionati dal lavoro in maniera compulsiva è il fatto che nella società odierna essere produttivi è un obbligo sociale, pertanto spesso è facile non riuscire a comprendere subito quale è la linea di confine tra patologia e normalità. Nella maggior parte dei casi i primi ad accorgersi dell’esistenza di questo problema sono i famigliari, i quali si sentono sempre più esclusi, e vedono il proprio caro isolarsi. La maggior parte degli impegni vengono spesso disdetti a causa del lavoro quindi i famigliari iniziano a lamentarsi e magari sono proprio loro ad effettuare le prime richieste di aiuto.
Quando ci si accorge di essere dipendenti dal lavoro è utile cercare conferme autosomministrandosi un

test di valutazione dipendenza da lavoro:

  1. anteprima-test-KFG-petry-azzardo-dr-ZinziDa collaborazioni tra la facoltà di psicologia dell’università di Bergen (UiB), la Bergen Clinics Foundation e la Nottingham Trent University, un team di ricercatori coordinati dal dott. Cecilie Schou Andreassen ha sviluppato uno strumento per misurare la dipendenza dal lavoro, workaholism chiamato Bergen Work Addiction Scale (BWAS). Il test si basa su sette criteri diagnostici, che sono presenti anche in altri tipi di dipendenza, vedi alcolismo, dipendenza da gioco d’azzardo (GAP), net addictions, dipendenze da facebook ecc. Lo strumento è molto utile in quanto è autosomministrabile e discrimina bene la dipendenza da lavoro. La scala, che è stata costruita testando dipendenti norvegesi provenienti da 25 diversi settori, gli indici di consistenza interna del BWAS sono superiori a 0,80 quindi riesce a distinguere in modo affidabile tra maniaci del lavoro e non.
  2. anteprima-test-KFG-petry-azzardo-dr-ZinziWART – Work Addiction Risk Test. Traduzione e riadattamento di Zinzi Ettore da: Bryan E. Robinson “Work Addiction – Hidden Legacies of Adult Children”, Ph.D., Health Communications,Inc, Dearfield Beach, Florida,1989 è un utile strumento in grado di discliminare in tre range quali: assenza di dipendenza da lavoro; possibile rischio con tendenza alla dipendenza da lavoro (non allarmante) e dipendenza da lavoro.In questo stadio potrebbe essere utile chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta.
  3. Oppure prova la Scala di 20 item in lingua inglese dei workaholics anonymus

Una volta che anche i test ce lo confermano e siamo sicuri di avere questa difficoltà è molto consigliato distaccarsi dagli oggetti tecnologici multimediali come smartphone, tablet, pc ecc. visto che questi sono ormai efficaci strumenti di lavoro e data la loro essenza inducono l’utente “all’iper-utilizzo”. Monitorare la propria attività lavorativa controllandosi e imponendosi delle regole come ad esempio mai lavorare durante i pasti, le festività, i momenti di famiglia ecc. Purtroppo è ormai riscontrato che non sempre da soli si riesce a uscire da questa dipendenza, in questi casi la via regia per la guarigione da questo problema è la capacità di prendere consapevolezza del problema, rivolgendosi subito ad un professionista psicoterapeuta che attraverso un intervento di ricostruzione psicologica aiuti il cliente a riappropriarsi della propria vita, riuscendo a trovare attraverso l’analisi dei conflitti interiori più sane forme di gratificazione professionale invece che la semplice soddisfazione di una pulsione.

Film sul tema Workaholism, work-addiction, dipendenza da lavoro

Workaholic,
1996
,
regia di Sharon von Wietersheim.
È il workaholism di una coppia non sposata e senza figli, dove l’agiatezza economica di entrambi riesce in qualche modo a mascherare la distortura della loro relazione.
Tratta comunque un workaholism di bassa gravità.

No reservation (Sapori e dissapori),
2007
,
regia di Scott Hicks. Kate Armstrong interpretata da Catherine Zeta-Jones è una chef newyorkese apparentemente normale, conduce invece una vita da workaholic.

Bibliografia su Workaholism, work-addiction, dipendenza da lavoro

• Andreassen, C. S., Griffiths, M. D., Hetland, J. & Pallesen, S. (2012). Development of a work addiction scale. Scandinavian Journal of Psychology. DOI: 10.1111/j.1467-9450.2012.00947.x
• Astakhova, M. and Hogue, M. (2013). A Heavy Work Investment typology: A biopsychosocial framework. Journal of Managerial Psychology , 29(1). [Early cite article]
• Bakken, B. and Torp, S. (2012). Work engagement and health among industrial workers. Scandinavian Journal of Organizational Psychology, 4(1), 4–20.
• Baruch, Y. (2011). The positive wellbeing aspects of workaholism in cross cul- tural perspective: The chocoholism metaphor. Career Development Interna- tional, 16(6), 572–591.
• BRYAN E. ROBINSON, JANE J. CARROLL. (2011) ASSESSING THE OFFSPRING OF WORKAHOLIC PARENTS: THE CHILDREN OF WORKAHOLICS SCREENING TEST. Perceptual and Motor Skills 88:3c, 1127-1134. . Pubblicazione Online: 1-Jun-1999. Citation | PDF (334 KB) | PDF Plus (372 KB)
• Bryan E. Robinson, Lisa Kelley. (1999) School Age Workaholic Children: Type A Behaviors, Self-esteem, Anxiety and Locus of Control∗. Early Child Development and Care 158, 43-50. Pubblicazione Online: 1-Genn-1999.Cross Ref Read More: http://www.amsciepub.com/doi/abs/10.2466/pms.1999.88.1.199
• CLAUDIA FLOWERS, BRYAN E. ROBINSON, JANE J. CARROLL Marital Estrangement, Positive Affect, and Locus of Control Among Spouses of Workaholics and Spouses of Nonworkaholics: A National Study . The American Journal of Family Therapy Volume 29, Issue 5, 2001
• WAYNE E. OATES “Confessions of a Workaholic: The Facts about Work Addiction ” . Wolfe, New York, World Publishing 1972

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Gioco d’azzardo legalizzato, quanto e dove si è speso nel 2013

IL “LIBRO BLU” dell’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI DI STATO del 2013 riporta:
“La ragion d’essere della presenza dello Stato, sia nel comparto dei giochi che dei tabacchi, si caratterizza nell’assicurare entrate erariali a un livello compatibile con la tutela degli altri interessi pubblici rilevanti: la tutela dei consumatori, in particolare dei minori, delle fasce deboli e il contrasto all’illegalità.”
Nel “libro blu”  sono riportati i dati dei giochi d’azzardo legalizzati in Italia. Da questo rapporto emerge che gli euro giocati del 2012 erano circa 18 miliardi mentre nel 2013 sono diminuiti a circa 17 miliardi.
Da questi dati si potrebbe credere che il gioco d’azzardo sia in decrescita, questo non è affatto vero:
-da un lato sono diminuiti di poco gli euro spesi in slot, vlt, pronostici, giochi di numeri, ippici, sportivi, lotto e lotterie regolamentati da aams,
-dall’altro sono notevolmente aumentati i giocatori on line.

Qui di seguito riporto un’immagine infografica Dataviz a cura di Andrea Gianotti sul Gioco d’azzardo legalizzato, quanto e dove si è speso nel 2013.
infografica-Dataviz-a-cura-di-Andrea-Gianott-libro-blu-2013i L’Abruzzo e la Lombardia sono le regioni che spendono di più nelle macchinette mangiasoldi. Il Bingo vince in Sicilia mentre in Lotto in Campania. Si scommette molto ai cavalli invece in Toscana.

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Suicidi e tentativi di suicidio a Taranto giugno-novembre 2014

QUASI 2 SUICIDI AL MESE A TARANTO (giugno-novembre)
Dopo il “picco” dei gesti di disperazione avuti ad agosto fortunatamente a Taranto diminuiscono i gesti estremi di questo tipo, anche se purtroppo, di fatto, i suicidi continuano.

Il suicidio non è necessariamente la manifestazione di un disturbo mentale o di un raptus, questo ci fa comprendere come nella prevenzione al suicidio l’intervento è davvero complesso ed esteso, tanto da coinvolgere diverse figure come: istituzioni, famigliari, colleghi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti ecc.

tabella-suicidi-taranto-giugno-novembre zinzi psicologo-taranto-2014

Aggiornamento tabella dal 2 giugno al 11 novembre 2014
9 Suicidi e 6 tentativi di suicidio a Taranto
(noti dalla stampa)

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STRUMENTI DIAGNOSTICI per il disturbo da GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO (GAP)

Quando ci si rivolge a un professionista in cerca di aiuto per un disturbo da gioco d’azzardo patologico (GAP), appare utile stabilire l’esistenza del disturbo e valutarne il grado di pervasività nella vita.
Gli strumenti diagnostici per il disturbo da gioco d’azzardo patologico GAP possono essere divisi in due macro categorie: quelli fondati sul Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) e quelli derivanti da altre ipotesi diagnostiche. Gli strumenti Fondati sul DSM. Sono i più diffusi ed utilizzati, ne esistono vari e simili adattamenti a seconda degli autori. Le caratteristiche e i criteri che definiscono il gioco eccessivo, sono presentati nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV), pubblicato dall’Associazione Americana di Psichiatria (APA). Il gioco eccessivo viene inserito nella categoria dei disturbi del controllo degli impulsi, visto che è una pratica inadeguata, persistente e ripetuta di gioco, pervasiva nello sviluppo sano della vita di un individuo, tanto da disturbare lo sviluppo personale, familiare o professionale. Qui di seguito riporto alcuni dei questionari utili a valutare il livello di dipendenza da gioco d’azzardo:

Il SOGS South Oaks Gambling Screen (Lesieur e Blume, “The South Oaks gambling Screen SOGS: A new Instrument for the identification of Pathological Gambling”, sept.1987, Am j Psychiatry 14 v4:9). Questo è il questionario più conosciuto nel mondo. Ha ricevuto anche molte critiche, in quanto sovrastima il disturbo contenendo ulteriori domande ai criteri del DSM.
La prima traduzione italiana del SOGS è presente nel testo di Cesare Guerreschi e di Stefania Gander (2000), pp. 137-142.

Il KFG Kurzfragebogen zum Glückspielverhalten (Di Jörg Petry e T. Baulig 1996. Traduzione di Tazio Carlevaro). È un test veloce, di venti domande, di semplice valutazione e molto validato per la popolazione di lingua tedesca, ma è stato anche proposto come strumento unico nel campo del gioco patologico, in Svizzera. (il punteggio delle risposte al questionario va da 0 a 3.)

 BIBLIOGRAFIA
• Carlevaro T. (2000), “Questionario Diagnostico e di Follow-up”, materiale non pubblicato.
• Carlevaro T. (2004), Psico-educazione per chi ha problemi di gioco d’azzardo eccessivo, Hans Dubois, Bellinzona (Svizzera), in CdROM
• Guerreschi C., Gander S. (2000), (“Versione italiana del South Oaks Gambling Screen, SOGS di H.R. Lesieur e S.B. Blume”), in Guerreschi C., Giocati dal gioco, San Paolo, Milano.
• Petry J. (1996), Psychotherapie der Glückspielsucht, Beltz-Verlag, Weinheim (Deutschland).

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Gli effetti psicologici dei social network

Pro e contro nei SOCIAL NETWORK

effetti dei social network dr ettore zinzi www.psicologo-taranto.comGli effetti dei social network

Nel 1935 sulla rivista Modern Mechanix veniva presentato “the notificator”, una speciale macchinetta a monete che mostrava per un arco di tempo stabilito sulla sua bacheca dei messaggi, che le persone si scambiavano per prendere appuntamenti.

the notificator

Fig. 1 The Notificator… ‘To aid persons who wish to inform friends of their whereabouts.’
Aiutava le persone a lasciarsi messaggi su dove e quando incontrarsi
Photograph: Guardian

Oggi abbiamo i social network che ci offrono bacheche su cui lasciare messaggi e tutto questo può avvenire in ogni dove, sul “palmo della nostra mano” con gli smart phone, tablet, pc ecc. Per essere romantici e pensando in particolare a Twitter, possiamo addirittura dire che, il “social dell’uccellino” ha la stessa “mission” del Notificator del ’35, cioè offre la possibilità di comunicare ai nostri conoscenti dove siamo, cosa facciamo e quando.
In una ricerca effettuata all’Università della California da Larry Rosen, presentata nel 2011 alla convenction annuale dell’American Psychological Association, si evidenzia che l’uso eccessivo dei social network attiva e si innesta con alcuni disturbi di personalità quali:

  • Disturbi dell’attenzione
  • Depressione
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)
  • Disturbo Narcisistico di Personalità
  • Ipocondria
  • Disturbo schizoafettivo e schizotipico
  • Dismorfismo corporeo
  • Voyeurismo
  • Dipendenza

Già nel 1984 Craig Broad affermava che l’utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici crea diversi disturbi causati dallo stress e genericamente definiti come “Tecnostress”  pertanto è molto possibile che anche con l’uso eccessivo dei social network si possono avere i seguenti disturbi:

  • ansia, attacchi di panico
  •  insonnia
  • mal di testa
  • ipertensione
  • calo della concentrazione
  • disturbi gastrointestinali e cardiocircolatori
  • depressione
  • disfunzioni ormonali

-nell’uomo abbassamento del testosterone con calo del desiderio sessuale
-nelle donne sindrome premestruale.

Inoltre, può favorire:

  •   alterazioni comportamentali
  •   l’isolamento relazionale

E’ importante notare che, la rete e la condivisione alimentano i vari disturbi o tendenze di personalità già presenti in società, e spesso aggravandoli, basti pensare ai Selfie, essi si sono diffusi grazie a due principali assetti di personalità:

  1.  il narcisista che grazie alla condivisione del suo “autoscatto” facilmente cerca e ottiene ammirazione e gratificazione,
  2. L’ insicuro che guardando le “foto della vita degli altri” compromette sempre di più la propria autostima, indebolendola e abbassandola.

E’ possibile immaginare quanto negativo possa essere per una persona con disturbi alimentari, avere la possibilità di confrontare la propria fisicità con migliaia di contatti,  solamente cliccando sulle loro foto. Ultimamente si parla tanto di questa nuova “ansia social” che è stata chiamata FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, ovvero paura di essere tagliati fuori a causa dell’essersi persi qualche post o Twit,… un evento, una festa, una situazione importante.
Questi mezzi di comunicazione essendo “social”, riprendono molto la nostra società, è quindi ormai, molto facile parlare di bullismo e cyberbullismo, stress e tecnostress, dipendenze e net-addiction, overload information addiction ecc. quindi è molto importante non sottovalutare che mantenendoci sempre più lontani dal nostro corpo e dai veri contatti fisici, queati disturbi possono grazie alla rete essere accentuati.
I social network hanno cambiato il modo in cui si comunica e in cui si condividono o si ricercano informazioni, facendo emergere nuove dinamiche di interazione (Ellison NB, Steinfield C, Lampe C ,2007).
In tutto questo scenario sin qui descritto brevemente non bisogna comunque dimenticare che se da un lato ci sono persone che a causa dei social network accentuano le proprie difficoltà e disturbi; dall’altro ci sono anche tante altre persone che traggono beneficio da essi, utilizzando questi mezzi di comunicazione in modo costruttivo, pubblicizzando la loro azienda, aprendo reali confronti con i suoi “amici”, avviando campagne sociali di informazione, raccogliendo consensi e mobilitazioni sociali, ritrovando i propri reali amici ecc.

La conclusione che si può trarre a mio avviso è che sicuramente il mezzo “social network” ha la tendenza ad accentuare e facilitare alcune condotte negative di uso sbagliato dello strumento ed anche disturbi di personalità, ma se ben usato allarga i confini ed offre nuove possibilità di evoluzione. Sulla base di quanto detto in questo ariticolo appare evidente che ancora diversi studi sui Social Network vadano effettuati , tanto da poter informare meglio i propri fruitori dei pro e contro che essi stessi contengono.

Riferimenti bibliografici:

• Craig Broad “Technostress: the uman cost of computer revolution” edito nel 1984 da Addison Wesley
• Ellison NB, Steinfield C, Lampe C (2007) The benefits of Facebook “friends”: Social capital and college students’ use of online social network sites. Journal of Computer-Mediated Communication, 12 (4), article 1.
• Larry D. Rosen, “Poke Me: How Social Networks Can Both Help and Harm Our Kids” ricerca presentata alla Convenction annuale dell’American Psychology Association di Washington D.C., August 4-7 2011 (http://www.fenichel.com/pokeme.shtml)

 

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