Tag: Taranto

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L’esposizione dei neonati all’inquinamento atmosferico può causare Autismo e Schizofrenia.

L’esposizione precoce post-natale al particolato ultrafine causa alterazioni cerebrali: ingrossamento persistente dei Ventricoli e alterazione neurochimica.
Queste alterazioni gliali avvengono soprattutto nelle cavie maschio dei topi (e sono evidenziate nei disturbi di Autismo e Schizofrenia).

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Early Postnatal Exposure to Ultrafine Particulate Matter Air Pollution: Persistent Ventriculomegaly, Neurochemical Disruption, and Glial Activation Preferentially in Male Mice.

Joshua L. Allen,1 Xiufang Liu,1 Sean Pelkowski,1 Brian Palmer,1 Katherine Conrad,1 Günter Oberdörster,1
Douglas Weston,1 Margot Mayer-Pröschel,2 and Deborah A. Cory-Slechta1
1-Department of Environmental Medicine
2-Department of Biomedical Genetics, University of Rochester School of Medicine,
Rochester, New York, USA
Inquinamento atmosferico & rischio di autismo e schizofrenia_Page_1Questo è quanto emerge da una ricerca effettuata da un gruppo di studiosi e pubblicata sulla rivista scientifica “Environmental Health Perspectives” (volume 122, pag 939-945, numero 9, Settembre 2014 http://ehp.niehs.nih.gov/1307984/) qui di seguito la traduzione dell’abstract della ricerca:

Background: L’inquinamento atmosferico è stato associato a effetti negativi sulla salute neurologica e comportamentale nei bambini e negli adulti. Recenti studi collegano l’esposizione degli inquinanti atmosferici a risultati negativi sullo sviluppo neurologico, tra cui un aumento del rischio per l’autismo, declino cognitivo, ictus ischemico, la schizofrenia e la depressione.

Obiettivi: Si è cercato di indagare il meccanismo (s) attraverso il quale l’esposizione in ambienti con alta concentrazione di particelle ultrafini (CAPs) influisce negativamente sullo sviluppo del sistema nervoso centrale (SNC).

Metodi: Sono stati esposti topi a particolati (C57BL6/J) ultrafini( < 100nm) CAPs, utilizzando il sistema “Harvard University Concentrated Ambient Particle System” inserendo le particelle inquinanti nell’aria filtrata nei giorni dopo la nascita [( PND) 4-7 e 10-13] , gli animali sono morti dopo 24 ore o 40 giorni dopo la cessazione dell’esposizione. Un altro gruppo di maschi è stato esposto a “PND270”, e sono state calcolate le concentrazioni nella zona del ventricolo laterale, l’attivazione gliale, le citochine (CNS) del sistema nervoso centrale, le monoamine, gli aminoacidi e i neurotrasmettitori.

Risultati: E’ stata osservata la dilatazione del ventricolo laterale preferenzialmente nei topi maschi esposti a CAPs , tale dilatazione è duratura dalla giovane età sino all’età adulta. Inoltre, l’esposizione di maschi al particolato (CAPs) in generale ha mostrato una diminuzione, evolutivamente significativa, delle citochine del sistema nervoso centrale, mentre l’esposizione delle femmine al particolato (CAPs) ha evidenziato una risposta neuroinfiammatoria come conseguenza dell’aumento delle citochine del sistema nervoso centrale. Si sono rilevati anche cambiamenti nei neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale e nell’attivazione gliale su più regioni cerebrali in maniera sesso-dipendente, inoltre è aumentato anche il glutammato ippocampale in maschi esposti al particolato ultrafine.

Conclusioni: Sono state provate, per zone del cervello, le alterazioni sesso -dipendenti di citochine e neurotrasmettitori , per topi esposti alle particelle ultrafini CAPs sia di sesso maschile che di sesso femminile. La dilatazione del ventricolo laterale (vale a dire, ventricolomegalia) è stata osservata solo nei topi maschi esposti all’inquinante. Da notare che la dilatazione dei ventricoli è una neuropatologia che è correlata a uno scarso sviluppo neurologico che causa l’autismo e la schizofrenia.
I risultati suggeriscono che l’alterazione delle sostanze neurochimiche e la dilatazione laterale del ventricolo creano mutazioni evolutivamente importanti ed esse sono in stretta correlazione all’esposizione ambientale degli inquinanti atmosferici, dimostrando quindi che gli inquinanti inficiano lo sviluppo neurologico.

Bibliografia INQUINA-MENTE

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“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

ISBN:
9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015
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Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

1. Identità di sé
2. Identità sociale
3. Identità di luogo
4. Stress ambientale/Frustrazione
5. Stress e impotenza appresa
6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
-sulla fisiologia
-sulle relazioni interpersonali
-sui compiti cognitivi
-sui comportamenti
-sulla psiche
7. adattamento allo stress
8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.
3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà?

“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

Bibliografia INQUINA-MENTE

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Suicidi e tentativi di suicidio a Taranto giugno-novembre 2014

QUASI 2 SUICIDI AL MESE A TARANTO (giugno-novembre)
Dopo il “picco” dei gesti di disperazione avuti ad agosto fortunatamente a Taranto diminuiscono i gesti estremi di questo tipo, anche se purtroppo, di fatto, i suicidi continuano.

Il suicidio non è necessariamente la manifestazione di un disturbo mentale o di un raptus, questo ci fa comprendere come nella prevenzione al suicidio l’intervento è davvero complesso ed esteso, tanto da coinvolgere diverse figure come: istituzioni, famigliari, colleghi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti ecc.

tabella-suicidi-taranto-giugno-novembre zinzi psicologo-taranto-2014

Aggiornamento tabella dal 2 giugno al 11 novembre 2014
9 Suicidi e 6 tentativi di suicidio a Taranto
(noti dalla stampa)

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LA MOTIVAZIONE AL SUICIDIO. Provare a prevenire in 4 passi

Secondo l’OMS ogni anno si suicidano 16 persone ogni 100.000; la Puglia presenta 3,1 suicidi all’anno ogni 100.000 abitanti quindi al di sotto della media nazionale.
Ma riferendoci nello specifico a Taranto e all’arco temporale di Agosto 20014 si rileva un aumento di suicidi. A Taranto in circa un mese da luglio ed agosto 2014 si contano 6 suicidi e 4 tentativi. 4 semplici passi per cercare di prevenire il suicidio

tabella suicidio taranto tra luglio ed agosto 2014 dr Zinzi Psicologo psicoterapeutaIn letteratura scientifica quando si affronta il tema del suicidio, è ormai chiaro che particolari “assetti” psicopatologici di personalità (il dipendente, il depresso, lo schizofrenico, il bipolare, ecc.) creano una maggiore propensione a commettere un atto estremo. Attualmente l’attenzione scientifica si è rivolta aui vissuti e alle motivazioni che spingono a commettere un tale gesto.
Nell’uomo come già sosteneva Freud in “Al di là del principio del piacere” (1998) esistono e sono innate in noi sia l’istinto alla vita che alla morte:

  • La “pulsione di vita” ci guida alla ricerca del piacere e quindi alla soddisfazione dei nostri bisogni;
  • La “pulsione di morte” è la tendenza al vuoto assoluto pensando quindi di smettere di avere bisogni.

Per fortuna, i bisogni dell’uomo, creano “tensioni” che non sempre vengono vissute come “mancanza e insoddisfazione”, cioè quella tendenza a non desiderare più niente (morte); ma esiste anche il vissuto del “desiderio di godere nuovamente” cioè quella tendenza a conservare la propria vita e godersela. E’ molto utile essere consapevoli che “godere” è una condizione momentanea, quindi comporta, il dover soffrirne la mancanza. Quando il godimento ci soddisfa desideriamo vivere, quando la sofferenza prevale desideriamo morire.
Le motivazioni al suicidio possono essere:

  • esterne, come il desiderio di vendetta, di punizione, di colpa, di ricongiungimento con un caro defunto, una malattia ecc.
  • interne, come la disperazione, il vuoto esistenziale, la mancanza di speranza ecc.

Il sociologo francese Émile Durkheim  nella sua opera “Le suicide”
(1897) raggruppando le varie ricerche degli statisti e positivisti dell’epoca postula che le motivazioni interne a tale gesto risultano irrilevanti rispetto alle condizioni dell’ambiente collettivo. Lo stesso Durkheim (1969) distingue quattro tipologie di Suicidio:

  1. Egoistico, quando un individuo è emarginato socialmente e quindi costretto a affidarsi alle sole risorse personali
  2. Altruistico, quando l’individuo si identifica con l’deale gruppo di appartenenza e la sua cultura
  3. Anomico, quando un individuo conseguentemente al disgregarsi del suo gruppo perde la sua identità
  4. Fatalista, quando l’individuo pensa di appartenere ad un destino dal quale non può svincolarsi.

Successivamente Beck ed al. (1990) in uno studio prospettico su 1958 pazienti ambulatoriali, hanno rilevato che il vissuto di disperazione è correlato al suicidio. Hendin (1991) ha identificato nella “desolazione”, cioè nel vissuto che si ha quando si pensa di non poter raggiungere un determinato obbiettivo/bisogno/cambiamento, uno degli elementi predittivi dell’agito suicidario. Anche il “senso di colpa” rappresenta un altro fattore rilevante nell’auto-distruttività, come rilevato dagli studi sui veterani del Vietnam.
Adler (1949) definisce il suicidio al pari della fuga, della lotta, della collera o della paura, definendolo come una difesa da situazioni psicologiche dolorose in cui vi è una forte svalutazione dell’Io nei suoi aspetti fisici, morali e sociali.
Un recente studio della University of British Columbia (Canada), pubblicato sulla rivista ufficiale della American Association of Suicidology, basato su 120 partecipanti che avevano recentemente tentato il suicidio, ha identificato come cause comuni al suicidio la disperazione ovvero la mancanza di speranze e il dolore emotivo travolgente.

COME si può cercare di PREVENIRE il SUICIDIO, in 4 semplici passi?

Come già detto, il suicidio non è necessariamente la manifestazione di un disturbo mentale o di un raptus, questo ci fa comprendere come nella prevenzione al suicidio l’intervento è davvero complesso ed esteso, tanto da coinvolgere diverse figure come: istituzioni, famigliari, colleghi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti ecc.

Gli interventi di prevenzione al suicidio tanto scontati quanto efficaci possono essere affrontati seguendo questi 4 semplici passi:

  1. Ascolto dei bisogni della persona. Questo rappresenta il passo principale e più importante da fare nei confronti di chiunque. Coloro che hanno la possibilità di ascoltare e quindi rilevare per primi questo rischio sono proprio i parenti, gli amici, i colleghi ecc. Solitamente infatti, ci si confida (o si prova a farlo) con i propri cari, pertanto sono proprio loro ad avere la precedenza nel venire a conoscenza di questo malessere.

  2. Osservare e riconoscere i cambiamenti psico-comportamentali. Le persone a noi vicine oltre a essere i primi ad avere la possibilità di ascoltare i nostri bisogni conoscendoci bene, possono anche “osservare” e quindi possono notare e riconoscere in noi ogni sorta di cambiamento comportamentale (negativo). Il non avere uno scopo di vita, il non nutrire speranze e progetti futuri, l’avere esagerati sensi di colpa, avere difficoltà a godere, difficoltà a condividere, difficoltà nel ricercare emozioni ecc. spinge a manifestare atteggiamenti comportamentali differenti, caratterizzati da disinteresse, rabbia, tristezza, chiusura, disperazione ecc. che sono più facili da notare da parte di chi ci conosce. Può anche accadere che i meccanismi di autodifesa e sconforto spingano la persona in difficoltà alla chiusura e quindi alla mancata espressione dei propri vissuti, quindi non è facile che le persone a lui vicine possano accorgersi delle reali difficolta in cui versa il proprio caro. E’ utile informarsi per meglio riconoscere i segnali di allarme, non riconoscerli non è affatto una colpa infatti spesso questo compito è affidato alla figura professionale dello Psicoterapeuta Psicologo al quale rivolgersi.

  3. Motivare il proprio caro in difficolta a richiedere aiuto, rivolgendosi ad un professionista. L’obiettivo è quello di aiutare la persona a sentirsi sostenuta, ma anche a incoraggiarla verso percorsi di autonomia e di ripresa, migliorando positivamente le proprie aspettative di vita e del proprio futuro.

  4. Chiedere aiuto ad un Professionista della salute mentale;
    Rivolgersi ad uno Psicologo Psicoterapeuta per:
    –ricevere consulenza su come comportarsi in situazioni di rischio, per se stessi o per qualcuno a noi vicino (riconoscendone i segnali di allarme)
    –invio di un famigliare in difficolta e quindi prevenzione del rischio suicidario e psicoterapia
    –poter ricevere supporto e aiuto per una eventuale elaborazione del lutto

     

BIBLIOGRAFIA

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Bibliografia INQUINA-MENTE

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ISBN: 9786050369953
Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015


1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.

2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

1. Identità di sé
2. Identità sociale
3. Identità di luogo
4. Stress ambientale/Frustrazione
5. Stress e impotenza appresa
6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale:

3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)
    – Immaginazione o realtà? “Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

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storia del “GIOCO D’AZZARDO” in Italia

26/12/2013

Conoscere i propri mali dalla loro storia. Quello che tutti (ancor di più i giocatori) dovrebbero sapere sulla storia del “GIOCO DI STATO” in Italia.

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Essere consapevoli ci aiuta a crescere. L’industria del gioco, sembra “tessere la sua ragnatela” di accordi e leggi proprio “per catturare sempre più giocatori” (circa 800mila). Essere dipendenti da gioco significa avere sempre il bisogno di giocare tanto da non riuscire a fare altro e quindi rimanere impigliati in questa “ragnatela”. Grazie all’era dell’informazione ormai tutti sappiamo che esistono vari modi per uscire da questa morsa, curarsi con una Psicoterapia rappresenta una valida alternativa alla dipendenza, un luogo dove non si gioca passivamente ma piuttosto ci si mette in gioco.

Possiamo conoscere i nostri mali anche dalla loro storia.

Un tempo esisteva la tombola, un gioco di origine popolare, spesso praticato nelle sale parrocchiali, nei centri di ritrovo per anziani, nei circoli….

Dal 1997 il business del “gioco d’azzardo di Stato” ha iniziato, grazie alla politica in genere e senza distinzione di partito, ad affermarsi fino a divenire, oggi, la terza industria italiana. Il gioco si colloca tra le prime cinque entità produttive italiane, dopo FIAT ed ENI.

Vediamo come è andata…

Inizialmente il gioco e le scommesse erano nelle mani dei gruppi criminali. Era possibile fare scommesse clandestine di ogni genere, poi vennero le prime macchinette che elargivano finti premi, quindi, quando si vinceva l’apparecchio emetteva dei tiket, essi dovevano poi essere convertiti in premi ma spesso si riscuotevano vincite in denaro. Negli anni novanta, anni di crisi e di “Mani Pulite”, l’economia aveva bisogno di una scossa e per combattere la criminalità organizzata che sino a quel momento aveva il monopoilio del gioco d’azzardo accadde che:

  • Nel 1997 grazie ad una riforma di Romano Prodi e Walter Veltroni nascono “i Giochi di Stato”: il Lotto, il Superenalotto, le Sale scommesse e le sale Bingo. Sembra che un assistente parlamentare del ministro Treu, essendo andato in Spagna e avendo visionato questo gioco (bingo) ha ritenuto opportuno importarlo in Italia, quindi lo stesso ministro insieme ad altri due suoi colleghi hanno creato delle leggi ad hoc.
Quindi la tombola morì, e sulle sue ceneri nacquero le sale Bingo.
  • Nel 1999 il governo D’Alema fece nascere le sale Bingo, la legge sui “giochi di stato” fu modificata assegnando ai comuni il potere di rilascio delle licenze.
Poi venne il Governo Berlusconi che:
  • Nel 2003 autorizzò le Slot machine;
  • Nel 2005 introdusse la terza giocata del Lotto e le scommesse Big Match e legiferando anche migliaia di concessioni e autorizzazioni;
  • Nel 2006 introdusse nuovi corner e punti gioco per le scommesse
Tornato il Governo Prodi si continua:
  • Nel 2008 sono resi legali anche i giochi on-line e giochi effettuati tramite digitale terrestre o sms; furono anche legalizzate nuove lotterie come “gratta e vinci” e giochi ad estrazione di numeri come “win for life …”.
E di nuovo il Governo Berlusconi:
  • Nel 2009 nel mondo delle slot machine si fanno strada le “Video Lottery” con la possibilità di vincere/giocare somme di denaro più grandi.
Con il Governo Monti:
  • Nel 8 novembre 2012 (con il decreto-legge cosiddetto Balduzzi, D.L. n° 158 del 13.09.2012, art. 7, comma 5, divenuto attivo nel 1° gennaio 2013), vengono riconosciuti i rischi correlati al gioco d’azzardo patologico (GAP) e quindi tutti i gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, o anche di scommesse, hanno l’obbligo di esporre ben visibile materiale informativo sul gioco d’azzardo.
E con il Governo Letta:
  • Nel 2013 con un decreto detto “salva Roma” si cerca di penalizzare i comuni che contrastano il gioco d’azzardo, diminuendo da parte dello stato i fondi ad essi destinati, in quanto diminuiscono le entrate dell’erario. Fortunatamente grazie ad attenti cittadini questo decreto viene abolito.

Attualmente non si conosce bene cosa accada nel “gioco dei potenti del gioco d’azzardo” ma la contraddizione palese tra politica che incentiva il mercato del gioco e invece cittadini a rischio di dipendenza crea un senso di disorientamento iniziale e successiva “immaginazione” di essere in un sistema malato.

Infatti vediamo che:

La ricerca ha stimato che in Italia il 3% del reddito delle famiglie più povere è speso in gioco, mentre 1% è speso da quelle benestanti, in questo modo aumenta la differenza tra ceti, a scapito dei meno abbienti. Nel 2011 il gioco ha incassato quasi 80 miliardi di euro (5% del Pil), di cui 61 miliardi ridistribuiti tra i giocatori, 8,7 allo Stato e 9,7 ai concessionari e gestori (2,1 miliardi in più rispetto al 2010). Nel 2012 invece si è saliti ad un incasso di 85 miliardi di euro. In questo circuito anche la stampa e le televisioni, ne giovano con la vendita di spazi pubblicitari completati dall’avvertimento, gioca ma “gioca con moderazione”. I concessionari e gestori sono costituiti da circa 10 lobby del gioco, autorizzate anche ad avere sedi estere ed anche in paradisi fiscali, incroci societari offshore, costituiti anche in modo da nasconderne il titolare. Qualcuna, da quanto si apprende (www.ilfattoquotidiano.it) vedi la Atlantis/BPlus di Francesco Corallo, presentano titolari imparentati con degli imputati per reati a stampo mafioso, o con mandato di cattura per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e alla corruzione privata.  La Corte dei Conti infligge ai 10 grandi gestori del gioco una multa di 2,5 miliardi per essersi “dimenticati” per anni di connettere le loro slot machine alla rete dei Monopoli di Stato, nel governo Letta invece si decide di condonare la multa, quindi li si obbliga a pagare solo il 25% della multa oppure solo il 20% se si paga subito, circa 2 miliardi di sconto. Di fatto come si apprende in un articolo di Alberto Vanucci (www.ilfattoquotidiano.it, 2013) deputati, ex-ministri e sottosegretari di tutte le minestre, “da Laboccetta a Scotti e a Fantozzi  ma anche figli di…, assumono ruoli come presidenti o rappresentanti legali delle concessionarie del gioco d’azzardo”. E’ proprio dalle concessionarie dei Giochi d’azzardo che vengono donati ai politici un po’ di finanziamenti, con destinatari tracciabili. Lo stesso Enrico Letta, sembra a sua insaputa, aver beneficiato nel 2004 di 15 mila euro dal titolare dell’Hbg, Antonio Porsia, invece Lottomatica e Sisal sembrano aver riempito le casse della fondazione VeDrò, di cui Letta e sette ministri del suo governo ne fanno parte.

Secondo il Dossier “Azzardopoli 2.0” dell’Associazione Libera (04/12/2012), siamo in un paese dove si spendono circa 1.450 euro pro capite annui in gioco, neonati compresi. Circa 1890 euro pro capite annui considerando solo i maggiorenni. Si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d’azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Da un lato ci sono i “giocatori”, sempre più penalizzati, addormentati nelle luccicanti ed accoglienti sale da gioco, sui loro divani con i loro “biglietti” in mano o pronti a grattare i loro sogni; dall’altro sembra che la politica faccia gli interessi dell’industria del gioco in cambio di interessanti somme di denaro. Non di poca importanza è anche considerare che esistono anche modi “meno legali” per penalizzare ulteriormente i giocatori, vedi la possibilità da parte dei fornitori delle slot di sapere in tempo reale quando un apparecchio “scaricherà” essendo pieno ecc…

Appare quindi chiaro che in Italia sia molto forte e marcata l’illusione di fare affidamento più sulla fortuna di vincere denaro che sulle proprie capacità e competenze. Da una attenta analisi è chiaro che questa illusione è molto dannosa tanto da creare sempre maggiore povertà.

 

Sitografia

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7475

http://www.businessinside.org/gioco-dazzardo-il-business-che-non-conosce-crisi/

http://www.lettera43.it/politica/camera-la-lobby-politica-che-appoggia-le-slot-machine_4367596288.htm

http://demata.wordpress.com/2013/12/20/gioco-dazzardo-in-italia-tutta-la-storia/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/22/gioco-dazzardo-se-e-dobbligo-prima-puntata/823049/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/24/se-lazzardo-e-dobbligo-seconda-puntata/823260/

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slotmachine ettore zinzi dipendenze -www.psicologo-taranto.com

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INQUINAMENTO E PSICOLOGIA

Scarica l’EBOOK:
INQUINA-MENTE-copertina-dr-Zinzi-NARCISSUS“INQUINAMENTE”. Psiche ed inquinamento. Immaginazione o realtà?
“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.
ISBN: 9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015


L’allarme INQUINAMENTO.

L’uomo per seguire il percorso di “evoluzione” ha cambiato e continua a cambiare ulteriormente gli equilibri naturali del sistema terra, compromettendo in vario modo la vivibilità di molti spazi di vita ed avendo un effetto diretto sia a breve che a lungo termine anche sull’uomo. Oltre agli effetti dannosi prodotti su scala planetaria dai principali inquinanti con conseguenze a livello climatico, come ad esempio “l’effetto serra”, ancor più preoccupante è 1’azione distruttiva di queste miscele chimiche su scala locale ed in particolare sulla salute umana, intendendo per salute: “…una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattia o di infermità” (Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS). Secondo il Decreto del Presidente della Repubblica n. 203/88, che recepisce 4 diverse direttive CEE, è definibile come inquinamento atmosferico: “Ogni modificazione della normale composizione o stato fisico dell’aria atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria; tanto da costituire pericolo ovvero pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell’uomo; da compromettere le attività ricreative e gli altri usi legittimi dell’ambiente; da alterare le risorse biologiche e gli ecosistemi ed i beni materiali, pubblici e privati. Le principali fonti di’ inquinamento sono distinte in base alla loro causa di origine:

  1. Cause naturali (esalazioni naturali, decomposizioni, ceneri vulcaniche, calamità ecc.)
  2. Cause antropiche derivanti da attività dell’uomo. Quindi emissioni industriali(Centrali termoelettriche, le raffinerie di petrolio, le cokerie, i cementifici e gli inceneritori di rifiuti sono le principali fonti di emissioni industriali) e civili (quelle derivanti dagli impianti di riscaldamento civile e soprattutto dal traffico auto e motoveicolare con particolare riferimento alle emissioni di benzene e PM10).  

Come sostiene Danon (2006) è proprio “la logica del profitto, dell’egoismo fatto legge, dell’incapacità di pensarsi parte di un contesto più vasto…” che ci sta portando verso l’autodistruzione.

Per approfondimenti sulla possibile connessione tra la psiche e l’inquinamento leggi anche gli articoli:

1 – Psicologia Ambientale. Interdipendenza tra ambiente e uomo.
2 – Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento

1. Identità di sé
2. Identità sociale
3. Identità di luogo
4. Stress ambientale/Frustrazione
5. Stress e impotenza appresa
6. Effetti dovuti allo stress/inquinamento ambientale
-sulla fisiologia
-sulle relazioni interpersonali
-sui compiti cognitivi
-sui comportamenti
-sulla psiche
7. adattamento allo stress
8. percezione del rischio Ambiente e identità. Gli effetti psicologici dell’inquinamento.
3 – Ecco qui di seguito una raccolta delle poche ricerche scientifiche sull’argomento:

4 – Il Caso (ILVA e non solo) Taranto (INQUINA-MENTE)

Immaginazione o realtà?

“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento a Taranto.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

Bibliografia INQUINA-MENTE


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INQUINA-MENTE-copertina-dr-Zinzi-NARCISSUS“INQUINAMENTE”. Psiche ed inquinamento. Immaginazione o realtà?
“Ipotesi” sulle cause ed effetti psicologici dell’inquinamento.  Stimoli ed eventi traumatici subiti e “possibili” reazioni psicologiche dei cittadini.

ISBN:
9786050369953

Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2015
 

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