Category: Psicologia on-line

MR ROBOT. Tra reale, virtuale, intrapsichico e desiderio di rivoluzione.

MR ROBOT. Una continua oscillazione tra reale, virtuale, e intrapsichico, nutreil nostro desisiderio di rivoluzione e ci racconta la psicologia degli uomini che vivono in questo sistema ormai interconnesso alla tecnologia.

Serie TV Anno 2015 – Stati Uniti d’America. Anno 2016 in Italia Genere:Thriller,thriller psicologico,drammatico Stagioni: 2 Episodi: 22 Durata: 40-65 min (episodio) Lingua originale: Inglese
Ideatore Sam Esmail. Interpreti e personaggi: Rami Malek: Elliot Alderson; Christian Slater:  Mr.Robot; Carly Chaikin: Darlene; Portia Doubleday: Angela Moss; Martin Wallström: Tyrell Wellick; Michael Cristofer: Phillip Price; Stephanie Corneliussen: Joanna Wellick; Grace Gummer: Dominique “Dom” DiPierro.
Doppiatori e personaggi in Italiano:
Flavio Aquilone: Elliot Alderson; Alessia Amendola: Darlene; Elena Perino: Angela Moss; Stefano Crescentini: Tyrell Wellick; Christian Iansante: Mr.Robot; Chiara Gioncardi: Joanna Wellick
Produttore esecutivo: Sam Esmail, Steve Golin, Chad Hamilton
Casa di produzione: Universal Cable Productions, Anonymous Content
Prima TV Stati Uniti d’America dal 24 giugno 2015. Rete televisiva USA Network
Prima TV in italiano (pay TV) dal 3 marzo 2016. Rete televisiva: Premium Stories
Prima visione prima TV in italiano (gratuita) Data 15 novembre 2016. Rete televisiva: Italia1

“A volte, sogno di salvare il mondo. Di salvare tutti dalla mano invisibile, quella che ci etichetta con un badge da impiegati. Quella che ci costringe a lavorare per loro. Quella che ci controlla ogni giorno senza che noi lo sappiamo. Ma non posso fermarla. Non sono così speciale. Sono semplicemente anonimo. Sono semplicemente solo. Se non fosse stato per Qwerty, sarei completamente vuoto. Odio quando non riesco a trattenere la mia solitudine. Questi pianti sono diventati troppo frequenti, ormai ogni quindici giorni. (Elliot, 1 puntata, 1 serie)”

Una serie che appassiona, forse perché risveglia l’incoerenza palpabile di questi tempi che sono caratterizzati da una frammentazione dell’Io costante e continua, in un bombardamento di  contraddizioni incoerenti che ci condizionano proprio come avviene nella vita di Elliot il protagonista. Lui ci accompagna in un in un viaggio caratterizzato confusione tra reale e virtuale, tra ciò che è giusto e ciò che è psicopatologico, tra anarchia e dittatura economica, tra sogno e realtà, tra cyber sicurezza e hackeraggio, tra dipendenza ed astinenza, tra amore e odio, tra controllore e colui che viola i controlli ecc.
La serie coinvolge lo spettatore proprio per questa liquidità di confini tra valori opposti e contrapposti. La tecnologia potrà salvarci o ci sta risucchiando illusoriamente? il parallelo tra realtà e fiction si confonde. Spesso durante la visione dei vari episodi ci si ritrova a credere in Elliot e nei suoi fantasmi. Mentre guardiamo Mr. Robot Tanti avvenimenti da noi personalmente vissuti nella realtà possono essere rielaborati.
Realmente esiste Anonymous, questo gruppo è una “anonima” organizzazione libera e controdipendente che rinnega gli attuali valori imposti alla società dai “potenti”, la stessa cosa avviene nella serie con la F Society (“Fuck Society”) nome che esplicitamente invita a “fottere il sistema”, il suo obiettivo è quello di distruggere quel 1% di potenti che con le banche detengono virtualmente il 99% della ricchezza globale. La serie ci coinvolge facendo sognare la rivoluzione e rifacendoci vivere diversi fatti accaduti; finzioni e realtà spesso si sovrappongono e confondono.
Da notare che, La Stampa ha divulgato, nell’estate 2015, la notizia che ci sono stati diversi attacchi informatici con ampia rilevanza mediatica che, sono anche successivi alla trasmissione della serie tv, in particolare:

  • Attacco contro l’agenzia americana che conserva i dati dei dipendenti del governo federale (OPM hack);

  • Attacco contro l’azienda italiana di software spia per governi, Hacking Team;

  • Attacco contro il sito di dating Ashley Madison (nella serie è stato quasi predetto dal regista Sam Esmail che lo aveva inserito nello “script”, poi lo ha tolto e quando poi è avvenuto davvero un attacco al sito di incontri online, lo ha rimesso).

Elliot (Rami Malek), appare affetto da schizofrenia con diverse psicosi, allucinazioni, depersonalizzazione, ansia, paranoia, dipendenza da sostanza, compulsioni, manie di controllo, disturbi di tipo sociale che lo isolano in un mondo distaccato …

La sua infanzia appare caratterizzata da diversi traumi, e durante tutta la serie i suoi spettri, lo inseguono con illusioni, ricordi, paure e scelte radicali proprio come accade in informatica nel sistema binario 0 o 1. Il linguaggio informatico ci accompagna nel mondo degli hacker.
Durante l’intera serie è possibile viaggiare nei vari stati emotivi di Elliot in un viaggio introspettivo denso ed oscuro. Anche l’uso delle inquadrature ci aiuta a vivere in prima persona le stesse emozioni e ansie del protagonista, quasi inseguendolo con la telecamera, a disagio ed impaurito Elliot appare in una parte marginale dello schermo, spesso in basso a sinistra o destra, nei momenti di maggiore paranoia e azione, ritorna al centro della inquadratura nascosto dal cappuccio della sua felpa. Inoltre si rompe la quarta dimensione proprio quando ci coinvolge, Elliot inizia a parlare con lo spettatore cioè noi che siamo solo una invenzione della sua mente:

   “Ehilà, amico. Ehilà, amico? Non mi piace! Forse dovrei darti un nome… Ma è una strada pericolosa. Esisti solo nella mia testa. Ricordiamocelo! Merda! È successo per davvero, sto parlando a qualcuno che non esiste. Quello che sto per dirti è top secret … Si tratta di una cospirazione gigantesca. C’è un gruppo di persone potenti che governano il mondo in segreto. Parlo di gente che nessuno conosce, gente invisibile. L’1% più ricco dell’1% più ricco che giocano a fare Dio senza permesso. E ora credo che mi stiano seguendo.”

Elliott anche nella relazioni che allaccia, continua a confondere la realtà, la fantasia e il virtuale, controlla hackerando la vita virtuale di tutte le persone, scoprendone le reali vite.  Accade questo anche nella relazione con la sua Psicoterapeuta Krista Gordon, infatti egli ne studia la vita intima scoprendo che, il compagno della stessa le mente avendo una famiglia…
Elliot dice alla sua psicoterapeuta “I’m good to reading people”, son bravo a leggere (la vita del)le persone” proprio perché scrutando i vari profili e dati in rete riesce a formarsi un profilo preciso della pesrsona che studia.

Durante la psicoterapia con la dott.ssa Gordon, Elliot continua a convolgere lo spettatore palesando le sue paure descrivendo quasi la nostra attuale realtà e riprendendo i nostri attuali interrogativi di vita:

“Krista Gordon: Tu provi tanto dolore, ed è lì che andremo a lavorare. Che cosa c’è nella società che ti delude tanto, me lo puoi dire?
Elliot: Ah, non lo so. Forse è il fatto che tutti pensiamo che Steve Jobs fosse un grande uomo anche dopo aver saputo che ha fatto miliardi sulla pelle dei bambini; oppure che ormai sappiamo che tutti i nostri eroi sono dei falsi, tutto il mondo non è altro che un imbroglio. Ci spammiamo l’un l’altro intere cronache su delle stronzate mascherandole da opinioni, usando i social media come surrogato dell’intimità. Forse abbiamo votato perché fosse così; non con le elezioni ma con le cose, le proprietà, i soldi. Non è una novità, sappiamo perché lo facciamo; non certo perché i libri di Hunger Games ci rendano felici, ma perché vogliamo essere sedati, perché fa molto male non fare finta, perché siamo dei codardi! Fanculo la società!”.

E’ questo l’invito che la serie ci fa, il desiderio che forse tutti dovrebbero avere, cercando di uscire dagli schemi della ripetitività quotidiana, costretti nei nostri “Doveri” quasi privi del libero arbitrio della ribellione nei confronti di chi ci schiaccia, impedendoci di essere chi siamo.

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Epic fall! “Dr WEB Google” il medico fai-da-te: Auto Diagnosi facilmente sbagliate.

Epic fall! “Dr WEB Google” il medico fai-da-te!
Le Auto Diagnosi sono facilmente sbagliate e facilitano la “Cybercondria”.

take-care-new-media dr Ettore-Zinzi-Psicologo-psicoterapeuta-tarantoIl web sta modificando sempre più il nostro modo di vivere, scompaiono i libri dai nostri scaffali lasciando spazio a smartphone, tablet, smartTv, laptop, pc ecc. Cuciniamo chiedendo consigli ad un tablet; attraverso il telefonino monitoriamo le nostre attività fisiche, il sonno ecc.; effettuiamo pagamenti e acquisti ovunque ci troviamo; lavoriamo dappertutto grazie ad una connessione ed un apparecchio multimediale: tanti e ancora tanti altri nuovi modi di vivere grazie alla tecnologia e al WEB!

Anche il mondo delle relazioni è stato abbastanza “sconvolto”. Si è quindi iniziato a fare “conoscenza” e scambiare opinioni nel mare dei forum, delle chat, delle videochiamate e videoconferenze, dei social network e via dicendo.
Oggi ci si incontra anche senza essere fisicamente insieme, anche la parola “amico” grazie ai vari social network ha mutato il suo significato, in quei “mondi liquidi” ci si definisce “amici” pur senza mai esserci stretti una mano, dati un abbraccio vero…
In questo turbine di sconvolgimenti, non tutti utilizzano i media in modo adattivo, c’è chi si lascia assorbire lasciando via via sciogliere la sua vera fisicità, quindi perdendo libertà di movimento fuori dallo schermo.

Il cambiamento nel mondo delle relazioni interpersonali interessa anche il confronto che ognuno di noi ha nella sua vita, anche con i professionisti. Si affida il proprio allenamento non più ad un personal trainer ma ad una applicazione su smartphone, si chiedono consigli nei forum ecc.
Come confermato dalle ricerche scientifiche e anche dall’osservazione diretta, durante la pratica professionale, spesso gli utenti del web cercano diagnosi e cure ai loro problemi attraverso il web.
I motivi di questa nuova tendenza spesso sono sia la possibilità di anonimato in quanto è più facile aprirsi e confidare i propri intimi problemi al Dr Web; e sia il fatto che siamo un po’ tutti sfiduciati dalle “istituzioni”, preferiamo fare con la “nostra testa”; oltretutto ormai una ricerca sul web è a portata di mano e non costa niente.
Molti previa auto-diagnosi in internet, si recano dal medico convinti di avere già in tasca una diagnosi.
Coloro che si preoccupano sulla loro salute o che hanno uno specifico problema, si accingono al web per ricercare una diagnosi. L’utente, al fine di comprendere il suo disturbo consulta blog, forum, siti di medicina e psicologia che forniscono ai pazienti delle possibili auto-diagnosi. C’è da sottolineare che queste persone si trovano in un momento psicologico particolare, spesso pregno di preoccupazione, paura, incertezza, urgenza ecc. pertanto è facile che si lascino condizionare dalle varie informazioni reperite. Personalmente sconsiglio ai miei clienti di effettuare ricerche finalizzate all’autodiagnosi, spesso infatti ci si convince di cose errate e si aumenta la propria preoccupazione inutilmente.
Qui di seguito proverò ad elencarne i motivi.

1. Una buona relazione con il professionista è necessaria in ogni percorso di cura.
2. Una buona ricerca in rete, richiede un certo grado di conoscenza logica ed informatica, è importante saper discriminare e capire se si naviga in siti affidabili, se quello che si legge è semplice pubblicità, ecc.
3. E’ necessario uno specialistico livello di conoscenze generali, proprio per comprendere la varia terminologia scientifica nonché il “profondo” significato di ciò che si sta leggendo, per questo la diagnosi si fa insieme al professionista.
4. L’emotività anche se differentemente vissuta da ognuno di noi ne influenza sicuramente la ricerca e la suggestionabilità individuale. E’ infatti assolutamente sconsigliato agli ansiosi ed ipocondriaci effettuare ricerche di auto-diagnosi, avrebbe solo la funzione di aumentare le paure ed ansie, si pensi a quante nuove malattie un ipocondriaco può autodiagnosticarsi in rete. Spesso ci si convince di avere mali incurabili.
5. E’ importante evidenziare che gli stessi motori di ricerca, offrono risultati personalizzati in base alle proprie preferenze e gusti analizzati e memorizzati dai cookie, quindi non avremo mai risultati effettivi di una ricerca…
6. Il media internet offre un terreno fertile per lo sviluppo di compulsioni. Molti passano diverse ore alla ricerca di informazioni in modo compulsivo (Overload of Informations).
7. Capita di imbattersi in forum in cui i pazienti oltre a condividere le personali esperienze, si scambiano “ricette mediche” e consigli su come curarsi pur non avendone alcuna competenza, ma solo perché immedesimanti all’ “io di gruppo” portatore delle stesse difficoltà.
8. È molto più facile leggere il malcontento degni utenti i quali sono veramente bisognosi di “postare” a tutti la loro insoddisfazione e rabbia a differenza dei soddisfatti che si godono la guarigione. Sono infatti numerosi gli internauti che attraverso dei siti si rivolgono ad un professionista per cercare di chiarire i propri dubbi di natura psicologica, indirizzando domande scritte dirette ai professionisti sanitari che collaborano con questi siti. Questi inconsapevoli della funzionalità del mezzo che utilizzano credono di essere veramente stati da un professionista. Ma senza il “necessario” intervento “vis a vis”, naturalmente non riescono a risolvere le proprie difficoltà.

E’ comunque opportuno precisare che non bisogna però generalizzare commettendo l’errore di pensare che tutta l’informazione che viene fruita sul web sia dannosa per le persone. Piuttosto la causa di errori sta nel fatto che non tutti usano in modo appropriato questo strumento. Bisogna essere consapevoli dei limiti della comunicazione non fisica ma mediata da computer e che quindi essa non può in alcun modo sostituire completamente quella “face to face”. Esistono molti siti seri che ospitano articoli redatti da medici specialisti che danno utili consigli su sintomi e malattie. Soprattutto, offrono la possibilità di ricercare sanitari specialisti operanti nella provincia di appartenenza. E’ evidente che internet è una grande opportunità offerta all’uomo, ed in questo caso deve avere la funzione di agevolare il contatto tra il professionista ed il cliente e non limitarlo. Il contatto vis a vis deve comunque sempre esserci! Il professionista ha bisogno di vedere materialmente il suo cliente nelle sue fattezze, problematiche, osservando i suoi tempi, atteggiamenti espressioni ecc.

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Trucco per “vincere” alle aste al centesimo MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi…

NUOVE DIPENDENZE
Le aste “al centesimo”/“(gu)Aste (A)Sociali”/” “shopping compulsivo”
Trucco per “vincere” alle aste al centesimo MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi…
Sistemi per vincere alle ASTE AL CENTESIMO pur non giocando.

"SMETTI E VINCI" è infallibile! pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.

“SMETTI E VINCI” è infallibile! Sistema per vincere alle ASTE AL CENTESIMO pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.

Nuove esche per i compulsivi.
Come dimostrato da tempo divagano i modi in internet, per sfruttare le debolezze e sogni di qualcuno, vedi ad esempio, il poker online, le slot, i Gratta e VINCI, l’illusione della vincita, il bombardamento dei media che lo hanno reso anche, una modalità comportamentale seppur nociva lecitamente accettata.
Oggi a questa lunga sfilza di siti che offrono la possibilità di “sognare” si è aggiunto MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi
Queste aziende, hanno trovato un nuovo modo per fare spendere compulsivamente soldi alle persone. Il modo in cui funzionano queste aste, induce alla compulsività, quindi slatenetizza i tratti compusivi in soggetti con discontrollo degli impulsi.
L’interazione Uomo-Macchina, le continue puntate scandite da un timer con conto alla rovescia, il marketing pubblicitario, effettuato sulle maggiori testate giornalistiche, sono la perfetta esca per “allevare” consumatori con la compulsione al “click”.
Facendo qualche calcolo emerge che, queste aste al centesimo, su ogni oggetto hanno elevatissimi margini di guadagno e potere di controllo delle aste. In alcuni casi, le aste vengono bloccate in una fase di stallo e non sono più visibili nel sito, o comunque il gestore ha il potere di ritirare gli oggetti dall’asta senza risarcire chi ha già puntato diversi centesimi. L’unico vincitore può risparmiare, ma gli utenti che hanno perso, hanno finanziato anche circa 5 volte il valore reale dell’oggetto. Questo significa che se “vinco” un telefonino del valore di 100 euro il sito ne guadagna anche 500 (circa 4000 puntate).
A differenza delle aste classiche nelle quali l’utente non spende niente per fare una offerta, nelle aste al centesimo ogni offerta viene pagata, c’è chi vince e c’è chi perde, si potrebbero quindi paragonare ad un gioco d’azzardo.
Come già provato con il GAP, gioco d’azzardo patologico gli ingredienti che inducono dipendenza sono: Condizionamento con rinforzo casuale, la pubblicità e la tendenza dell’individuo al discontrollo degli impulsi, ansia ecc.
Essi hanno grande influenza nello sviluppo della compulsione al gioco.
Con il condizionamento con rinforzo casuale e/o intermittente, come dimostrato in laboratorio, è possibbile indurre comportamenti compulsivi in cavie da laboratorio, le quali sono indotte a ripetere un comportamento (es. premere una leva) al fine di vincere un premio, il quale però è offerto in modo casuale (tanto da spingere la cavia a premere sempre la leva sperando che prima o poi cada il cibo). Ecco qui di seguito un riadattamento del diagramma di Giovanni Serpelloni (Dipartimento Politiche Antidroga), diponibile on line dal febbraio 2013, modificato dal dr E.Zinzi.:

impulsività-e-gap-riadattamento-zinzi-genesi-del-gap2Uno dei vari siti su citati di aste al centesimo recita:

Punta Responsabilmente.
I siti di aste online sono un modo divertente ed entusiasmante per acquistare prodotti. Noi vogliamo fornire esattamente questo tipo di esperienza, positiva e divertente, a tutti i nostri clienti. E’ per questa ragione che incoraggiamo sempre tutti i nostri clienti a puntare responsabilmente.
Rischio di Dipendenza
Noi consapevoli che c’e il rischio, sebbene remoto, che prendere parte a delle aste a tempo puó portare alla dipendenza e creare sofferenza per se stessi e per gli altri. Questo puó accadere se l’Utente spende troppo tempo sul sito, riducendo contestualmente il tempo speso con amici e parenti. E’ nostro dovere quindi informare tutti i nostri utenti per fare in modo che abbiamo la migliore esperienza possibile con il sito.
Linee Guida
Prenditi il tempo di leggerti queste linee guida:
1. Prendi delle pause tra un’asta o l’altra. Usa l’autopuntata piuttosto che concentrarti unicamente sul timer dell’asta.
2. Decidi in anticipo il tuo budget mensile che intendi spendere, e attieniti a quello.
3. Prima di partecipare a qualsiasi asta, decidi in anticipo il numero di crediti che intendi utilizzare puntando, e attieniti a questo limite.
4. Mai partecipare alle aste sotto l’effetto di alcol o medicinali o quando ci si trova in uno stato depressivo.
5. Punta manualmente solamente quando si é pienamente svegli e concentrati.

Il trucco per vincere al MadBid, PrezziPazzi, Bidoo, Wellbid, Vincycorporation, Quibids, Swoggi… dopo questa lettura è ormai evidente? Vero?
Questo trucco era stato già svelato in precedenza, nell’articolo “Trucco per vincere in modo matematico al gioco Sisal “VinciCasa”, trucco che attualmente fa stare bene tante persone.
Ormai, sono palesi le probabilità di vincita e PERDITA ed anche i meccanismi che tendono a patologizzare i giocatori, il trucco matematico per vincere è alla portata di tutti.
Il sistema, per essere forse sicuri di “vincere” al 99% dei casi, ci è stato, da diverso tempo, suggerito da un genio, Albert Einstein, Ideatore della Teoria della Relatività. Parlando di gioco con vincite in denaro disse:
“Non puoi mai battere un tavolo da roulette, a meno che non rubi i soldi da questo”.

Come Albert Einstein ha svelato, l’unico modo per vincere a questi giochi di fortuna è levare direttamente i soldi dal banco, quindi, ci sono due modi per vincere:
1. Rubare i soldi del banco, attenzione è illegale ed altamente sconsigliato, da non fare mai, in nessun caso;
2. Levare “i nostri” soldi dal banco, per fare questo basta non giocare, così noi “vinceremo” i soldi non giocati.

Il “sistema” SMETTI E VINCI !! è il miglior modo per non sperperare soldi, sentirci indipendenti e non sentirci anestesizzati dal sistema delle vincite a premi che spesso, cattura migliaia di persone lasciandole inermi di fronte alle avversità della vita, lasciandole speranzose di poterla cambiare guardando uno schermo, grattando dei biglietti, giocando numeri, pigiando bottoni ecc.

“SMETTI E VINCI” è infallibile!
pur non giocando, avremo già vinto i nostri soldi non giocati, in questo modo si potrà avere la possibilità di metterli da parte e utilizzarli per la concreta realizzazione dei nostri sogni.
SMETTI E VINCI GAP dipendenze da gioco dr Ettore Zinzi gioco d'azz
Ovviamente dopo diversi tentativi personali non fruttuosi, quindi senza riuscire da soli a smettere di spendere soldi, è consigliato rivolgersi ad uno psicoterapeuta specializzato.

Filippo Petruccelli, docente di Psicologia della Comunicazione ed esperto di dipendenze patologiche, recita: “la capacità del web di offrire una risposta rapida e illimitata a ogni richiesta rende particolarmente vulnerabili i soggetti incapaci di una sana gestione degli impulsi”. Petruccelli conclude: “la coazione al gioco d’azzardo online può essere paragonata a una raffica di piccoli reati d’impeto nei confronti di se stessi: non è altro che un’inadeguata strategia individuale per lenire l’ansia.”
Nicola Boccola – 12 gennaio 2012 (Tratto da Il Fatto Quotidiano)

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Gli effetti psicologici dei social network

Pro e contro nei SOCIAL NETWORK

effetti dei social network dr ettore zinzi www.psicologo-taranto.comGli effetti dei social network

Nel 1935 sulla rivista Modern Mechanix veniva presentato “the notificator”, una speciale macchinetta a monete che mostrava per un arco di tempo stabilito sulla sua bacheca dei messaggi, che le persone si scambiavano per prendere appuntamenti.

the notificator

Fig. 1 The Notificator… ‘To aid persons who wish to inform friends of their whereabouts.’
Aiutava le persone a lasciarsi messaggi su dove e quando incontrarsi
Photograph: Guardian

Oggi abbiamo i social network che ci offrono bacheche su cui lasciare messaggi e tutto questo può avvenire in ogni dove, sul “palmo della nostra mano” con gli smart phone, tablet, pc ecc. Per essere romantici e pensando in particolare a Twitter, possiamo addirittura dire che, il “social dell’uccellino” ha la stessa “mission” del Notificator del ’35, cioè offre la possibilità di comunicare ai nostri conoscenti dove siamo, cosa facciamo e quando.
In una ricerca effettuata all’Università della California da Larry Rosen, presentata nel 2011 alla convenction annuale dell’American Psychological Association, si evidenzia che l’uso eccessivo dei social network attiva e si innesta con alcuni disturbi di personalità quali:

  • Disturbi dell’attenzione
  • Depressione
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)
  • Disturbo Narcisistico di Personalità
  • Ipocondria
  • Disturbo schizoafettivo e schizotipico
  • Dismorfismo corporeo
  • Voyeurismo
  • Dipendenza

Già nel 1984 Craig Broad affermava che l’utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici crea diversi disturbi causati dallo stress e genericamente definiti come “Tecnostress”  pertanto è molto possibile che anche con l’uso eccessivo dei social network si possono avere i seguenti disturbi:

  • ansia, attacchi di panico
  •  insonnia
  • mal di testa
  • ipertensione
  • calo della concentrazione
  • disturbi gastrointestinali e cardiocircolatori
  • depressione
  • disfunzioni ormonali

-nell’uomo abbassamento del testosterone con calo del desiderio sessuale
-nelle donne sindrome premestruale.

Inoltre, può favorire:

  •   alterazioni comportamentali
  •   l’isolamento relazionale

E’ importante notare che, la rete e la condivisione alimentano i vari disturbi o tendenze di personalità già presenti in società, e spesso aggravandoli, basti pensare ai Selfie, essi si sono diffusi grazie a due principali assetti di personalità:

  1.  il narcisista che grazie alla condivisione del suo “autoscatto” facilmente cerca e ottiene ammirazione e gratificazione,
  2. L’ insicuro che guardando le “foto della vita degli altri” compromette sempre di più la propria autostima, indebolendola e abbassandola.

E’ possibile immaginare quanto negativo possa essere per una persona con disturbi alimentari, avere la possibilità di confrontare la propria fisicità con migliaia di contatti,  solamente cliccando sulle loro foto. Ultimamente si parla tanto di questa nuova “ansia social” che è stata chiamata FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, ovvero paura di essere tagliati fuori a causa dell’essersi persi qualche post o Twit,… un evento, una festa, una situazione importante.
Questi mezzi di comunicazione essendo “social”, riprendono molto la nostra società, è quindi ormai, molto facile parlare di bullismo e cyberbullismo, stress e tecnostress, dipendenze e net-addiction, overload information addiction ecc. quindi è molto importante non sottovalutare che mantenendoci sempre più lontani dal nostro corpo e dai veri contatti fisici, queati disturbi possono grazie alla rete essere accentuati.
I social network hanno cambiato il modo in cui si comunica e in cui si condividono o si ricercano informazioni, facendo emergere nuove dinamiche di interazione (Ellison NB, Steinfield C, Lampe C ,2007).
In tutto questo scenario sin qui descritto brevemente non bisogna comunque dimenticare che se da un lato ci sono persone che a causa dei social network accentuano le proprie difficoltà e disturbi; dall’altro ci sono anche tante altre persone che traggono beneficio da essi, utilizzando questi mezzi di comunicazione in modo costruttivo, pubblicizzando la loro azienda, aprendo reali confronti con i suoi “amici”, avviando campagne sociali di informazione, raccogliendo consensi e mobilitazioni sociali, ritrovando i propri reali amici ecc.

La conclusione che si può trarre a mio avviso è che sicuramente il mezzo “social network” ha la tendenza ad accentuare e facilitare alcune condotte negative di uso sbagliato dello strumento ed anche disturbi di personalità, ma se ben usato allarga i confini ed offre nuove possibilità di evoluzione. Sulla base di quanto detto in questo ariticolo appare evidente che ancora diversi studi sui Social Network vadano effettuati , tanto da poter informare meglio i propri fruitori dei pro e contro che essi stessi contengono.

Riferimenti bibliografici:

• Craig Broad “Technostress: the uman cost of computer revolution” edito nel 1984 da Addison Wesley
• Ellison NB, Steinfield C, Lampe C (2007) The benefits of Facebook “friends”: Social capital and college students’ use of online social network sites. Journal of Computer-Mediated Communication, 12 (4), article 1.
• Larry D. Rosen, “Poke Me: How Social Networks Can Both Help and Harm Our Kids” ricerca presentata alla Convenction annuale dell’American Psychology Association di Washington D.C., August 4-7 2011 (http://www.fenichel.com/pokeme.shtml)

 

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Internet Addiction Disorder (dipendenze da internet)

psicologo taranto web-addiction-dipendenza-da-internet-gameaddictino-zinzi ettore 2013jpgInternet Addiction Disorder (dipendenze da internet)

E’ ormai condiviso che la tecnolologia ed in particolar modo Internet ormai occupa un ruolo fondamentale all’interno della nostra società. Così come il mondo della rete si è evoluto, allo stesso modo questo media ha iniziato a coinvolgere l’individuo in tutta la sua essenza. C’è sempre più certezza ormai nell’affermare che le patologie sociali stanno cominciando ad affacciarsi nel cyberspazio, come per esempio la “dipendenza tecnologica” (net addiction, gioco d’azzardo patologico, cibersex addiction, in generale Internet Addiction Disorder in italiano dipendenze da internet ) . Essa è definita operativamente come appartenente alle  dipendenze non chimiche (comportamentali), che comportano interazione tra uomo e macchina. Le dipendenze tecnologiche possono essere sia passive (televisione), che attive (videogiochi), ed in genere hanno la proprietà di induzione e rinforzo, che possono contribuire e favorire tendenze alla dipendenza (Talli, Del Miglio, Cantelmi, D.andrea; 2000).

L’evoluzione cronologica di questo pensiero è comprensibile attraverso i vari studi e teorie dei diversi autori i quali in ordine temporale sono:

 

 

Scarica l’ebook “LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEL CYBERSPAZIO. Le implicazioni e applicazioni della rete in psicologia”ISBN: 9786050340723
Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2003

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Mark Griffiths e i componenti nucleari della dipendenza da internet

cyber-brain dr Ettore zinzi psicologo psicoterapeuta taranto palagiano PNGIl ricercatore Mark Griffiths, anche se Europeo ha effettuato studi sull’abuso di internet, campo in cui gli autori americani primeggiano, con conseguenze di rilevanza clinica; egliè anche uno dei pochi scrittori sull’argomento che la letteratura indicizzata propone. Griffiths, sostiene che le dipendenze da prodotti tecnologici sono un sottoinsieme di dipendenze comportamentali, che hanno in comune dei componenti nucleari della dipendenza da internet:

  • Dominanza(Salience). Emerge quando l’attività in esame diventa la più importante nella vita di una persona e domina il suo pensiero (preoccupazioni con distorsioni cognitive), i suoi sentimenti (ricerca dell’ oggetto di dipendenza) ed il suo comportamento (deterioramento del comportamento sociale ). Si realizza allorquando la persona non è attualmente occupata nell’ attività; pensa alla prossima volta che lo sarà.
  • Alterazioni del tono dell’umore. Sono sensazioni soggettive che le persone riferiscono conseguenti all’inizio dell’ attività in oggetto. Sentono la carenza del computer e provano un’ aura di eccitamento, o, paradossalmente, un senso tranquillizzante di “fuga” o di “ottundimento” nell’uso del computer stesso.
  • Aumento della soglia di tolleranza. E’ il fenomeno per cui è richiesto un aumento della attività in esame, per ottenere gli stessi effetti psicologici. Per esempio un giocatore d’azzardo, a volte, deve gradualmente aumentare l’importo della posta in gioco, per provare l’effetto euforico, che inizialmente provava con puntate molto minori.
  • Sintomi d’astinenza. Sono stati di malessere psichico e/o fisico che si verificano quando l’ attività in oggetto è interrotta o improvvisamente ridotta. Si manifestano anche con scosse, irritabilità, disforia.
  • Conflitto. Si riferisce ai conflitti tra il soggetto dipendente e coloro che lo circondano (conflitti interpersonali) o interni al soggetto stesso (conflitti intrapsichici), che riguardano l’ attività in esame.
  • Ricaduta. E’ la tendenza a ricadere in ripetuti ritorni agli schemi precoci della particolare attività e alla possibilità, per le forme e modalità estreme, che la dipendenza si ripresenti dopo molti anni di astinenza e controllo.

Anche se quasi da sempre, dunque, gli psicologi hanno cominciato a riconoscere che è possibile sviluppare dipendenze, non solo da sostanze chimiche, ma anche comportamentali, come ad esempio quella del gioco d’ azzardo, è proprio negli ultimi trenta anni che è ormai inconfutabile scientificamente il fatto che: “le persone provano dipendenza da ciò che fanno e da quello che provano mentre lo fanno”.

Scarica l’ebook “LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEL CYBERSPAZIO. Le implicazioni e applicazioni della rete in psicologia”ISBN: 9786050340723
Editore: Narcissus Self Publishing
Data di pubblicazione:  2003

 

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Trance dissociativa da videoterminale

cyber-brain dr Ettore zinzi psicologo psicoterapeuta taranto palagiano PNGAttraverso l’interazione sociale virtuale, Internet e i suoi strumenti consentono la costruzione di nuovi sè (molto simili o molto lontani dal proprio sè reale). «Permettono, osserva Caretti (2000) la creazione di identità, talmente fluide e multiple, da trasformare i limiti del concetto stesso di identità». Nondimeno, obietta la Turkle (1997) “è possibile che la cultura del virtuale si riveli un fattore positivo: aiuta a realizzare un’identità multipla, integrata e consolidata, la cui condizione di benessere proviene dalla possibilità dell’lo degli utenti di accedere ed elaborare i propri molti sè».

A fronte di tali considerazioni, la novità e la complessità della Rete impongono che si analizzino a fondo i possibili rischi e conseguenze negative. E’ necessario anzitutto chiarire che cosa siano i disturbi da trance dissociativa.

Caratteristica fondamentale di questi disturbi è la sconnessione delle funzioni -di norma integrate- della coscienza, della memoria, dell’identità e della percezione dell’ambiente :

  • · Durante la trance si rileva un’ alterazione dello stato di coscienza simile al sonno, ma con caratteristiche elettroencefaliche non dissimili da quelle dello stato di veglia.
  • · L ‘individuo perde consapevolezza della realtà fino al ritorno alla condizione normale accompagnata da amnesia.

Lo stato di trance può riscontrarsi nella suggestione ipnotica, nella sintomatologia dell’isteria, in alcune forme di epilessia, o in stati di eccitazione che possono investire interi gruppi impegnati in rituali magico-religiosi. Per gli antropologi lo stato di trance è anche un’ esperienza di passaggio e di trasformazione -come indica l’ etimologia latina “transitus”-. E’ un’esperienza scandita da una fase di crisi, trascendimento e ripresa di sè, a cui corrispondono motivi e significati diversi, a seconda del contesto culturale, ma tutti volti a determinare il passaggio da uno stato di disordine individuale o collettivo a uno stato di ordine, dove nel disordine emergono la malattia fisica e lo stato di squilibrio psichico e nell’ ordine la guarigione e la creazione di un nuovo equilibrio (dizionario Utet; 1992).

La nozione di possessione, che è intimamente legata alla fenomenologia di trance (in questo caso “trance di possessione”), assume significati diversi a seconda del contesto d’uso. Nelle società occidentali, di cultura giudaico-cristiana, quando si incontra questo termine si pensa immediatamente alla possessione demoniaca a cui si connette l’esorcismo. Al di fuori della tradizione giudaico-cristiana, al contrario, si intende per possessione una pratica rituale che trova suo compimento in cerimonie, nel corso delle quali gli adepti -in trance- incarnano volontariamente esseri sovrannaturali, invitati a manifestarsi (Levy; 1992).

La manifestazione essenziale del Disturbo da Trance Dissociativa ,così come viene proposto nel  DSM-IV (Appendice B “criteri ed assi di ulteriori studi”) è uno stato involontario di trance che non è previsto dalla cultura della persona come parte normale di una pratica culturale o religiosa, e causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione funzionale. Attualmente non si correla il disturbo da trance dissociativa con la patologia conseguente alla dipendenza da Internet o dai videogame, tuttavia la sua configurazione induce a considerare nosologici i disturbi della coscienza indotti dalle nuove applicazioni della telematica. La trance dissociativa da videoterminale è infatti uno stato involontario di trance imputabile alla dipendenza patologica dal computer e dalle realtà virtuali. E’ caratterizzata da:

  1.  alterazione temporanea e marcata dello stato di coscienza;
  2.  depersonalizzazione;
  3.  perdita del senso abituale dell’identità personale, rimpiazzata o no da un’identità alternativa che influenza e dissolve quella abituale

Dal punto di vista psicodinamico devono essere considerati tre livelli evolutivi alla base della trance dissociativa da videoterminale: 1)la dipendenza, 2)la regressione, 3)la dissociazione (vedi schema l).

1)—Gli aspetti psicodinamici della dipendenza implicano:

  • un ipercoinvolgimento di tipo ritualistico con il computer e le sue applicazioni;
  • una relazione di tipo ossessivo-compulsivo[1] con le esperienze e le realtà virtuali;
  • una tendenza a” sognare a occhi aperti ” come modalità prevalente sull’azione nei rapporti reali;
  • una vergogna conscia o inconscia come tratto peculiare di debolezza dell’Io;
  • tendenze fobiche nei confronti della vita sociale.

2)—Gli aspetti psicodinamici della regressione implicano:

  • una tendenza a costruire relazioni immaginarie compensatorie dell’impoverimento delle relazioni oggettuali;
  • il ritiro autistico;
  • la fantasia autistica come modalità difensiva predominante dell’Io.

3)—Gli aspetti psicodinamici della dissociazione implicano:

  • la labilità dei confini dell’Io;
  • la dispersione del sè;
  • la diffusione dell’identità con la conseguenza della depersonalizzazione, cioè del distacco e dell’ estraniamento da se stessi fino alla perdita del contatto vitale con la realtà.

Schema 1.Tre livelli evolutivi della trance dissociativa da videoterminale

Dipendenza Regressione Dissociazione
Ipercoinvolgimento di tipo ritualistico con il computer e le sue applicazioni; Tendenza a costruire relazioni immaginarie compensatorie dell’impoverimento delle relazioni oggettuali; Labilità dei confini dell’Io;
Relazione di tipo ossessivo-compulsivo con le esperienze .e le realtà virtuali;[2] Ritiro autistico; Dispersione del se;
Tendenza a” sognare a occhi aperti ” come modalità prevalente sull’ azione nei rapporti reali; Fantasia autistica come modalità difensiva predominante dell’Io. Diffusione dell’identità con la conseguenza della depersonalizzazione, cioè del distacco e dell’estraniamento da se stessi fino alla perdita del contatto vitale con la realtà.
Vergogna conscia o inconscia come tratto peculiare di debolezza dell’Io;Tendenze fobiche nei confronti della vita sociale.

[1] compulsione o coazione (ingl. compulsion; ted. Zwang; fr.compulsion), la coazione indica una tendenza coercitiva e irrazionale che spinge l’individuo a mettere in atto determinati comportamenti di cui egli stesso riconosce l’inutilità e l’inadeguatezza, ma la cui mancata esecuzione provoca in lui una sensazione di angoscia. I sintomi compulsivi, o coatti, sebbene possano manifestarsi all’interno di varie patologie psichiche, sono caratteristici della nevrosi ossessiva, dove si distinguono le coazioni che si riferiscono a idee che il soggetto non può fare a meno di pensare, e le coazioni che riguardano atti, comportamenti, condotte che l’individuo si sente costretto a compiere.

[2] Rispetto a una diagnosi di tipo multiassiale sull ‘ Asse I e l’ Asse II del DSM-IV, la Trance Dissociativa da Videoterminale dovrebbe essere valutata in relazione alla presenza di un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (vedi nota 1).

 

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Kimberly Young e il modello “ACE” (Accessibiliy, Control and Exicitement)

cyber-brain dr Ettore zinzi psicologo psicoterapeuta taranto palagiano PNGE’ la statunitense Kimberly Young, dell’università di Pittsburgh, Bradford, una delle prime a sostenere l’esistenza degli Internet Addiction Disorder, parlando di essi in un quotidiano il 6 dicembre 1996. La Young sostiene che, alla base della dipendenza da Internet, è sempre presente qualche forma (concreta o no) di fuga. Molte persone che sviluppano la IAD sono depresse e sole, inibite da bassa autostima, ansia,insicurezza; hanno sovente una vita sentimentale problematica,’ oppure un lavoro o relazioni sociali insoddisfacenti. Con Internet riescono (almeno in apparenza) a eludere le proprie difficoltà: trovano rifugio e conforto in un mondo in cui si conversa a qualsiasi ora del giorno e della notte, un mondo in cui si diventa subito amici e, per incontrarsi, non è necessario vestirsi bene nè salire in auto per recarsi da qualche parte. Nel porto sicuro del cyberspazio si condividono i pensieri più profondi, si affermano le opinioni più decise, si raggiunge una miriade d’interlocutori in modo assai più veloce e disinvolto; soprattutto, è possibile tenere celata la propria identità: si può essere chiunque si scelga di essere, ci si può comportare come meglio aggrada. La fuga, tuttavia, è solo temporanea: una volta spento il computer, i problemi di ogni giorno si riaffacciano e si aggravano. Ciò spinge le persone dipendenti a rituffarsi nel mondo di Internet: vi tornano sempre più frequentemente e per periodi sempre più lunghi, per placare le sensazioni dolorose risvegliatesi.

Kimberly Yung introduce il modello “ACE” acronimo di Accessibiliy, Control and Exicitement, per spiegare i comportamenti ossessivo-compulsivi[1] relativi alla categoria “net-compulsion”, identificando i principali fattori facilitanti e/o predisponenti l’insorgere di questi disturbi: Accessibilità, controllo, eccitazione.

Accessibilità. Prima dell’avvento di Internet, attività come il gioco d’azzardo o lo shopping venivano svolte in luoghi specifici più o meno accessibili dall’individuo. L ‘introduzione e la diffusione della Rete ha consentito di ridurre enormemente i tempi di accesso ai singoli servizi (ora alla portata di un click), così da rendere possibile la gratificazione immediata di ogni più piccolo bisogno.

Controllo. Il controllo personale che l’individuo può esercitare in attività on-line è molto alto, spesso maggiore di quello che è possibile esercitare nella vita reale. Ad esempio molti siti finanziari consentono la transazione dei titoli presenti in borsa e il controllo, in tempo reale, degli andamenti delle singole quotazioni. Non è da sottovalutare nemmeno il controllo che è possibile esercitare sulle reazione delle persone presenti in una chat.

Eccitazione. Navigare in Rete può senza dubbio costituire un esperienza emozionante per l’ enorme quantità di stimoli a cui è possibile sottoporsi. La comunicazione multimediale si caratterizza sostanzialmente per la presenza di colori vivaci,immagini sorprendenti e suoni emozionanti (Cantelmi e coll.,1998). Quello che è possibile fare in Rete, grazie anche alla possibilità di mantenere l’ anonimato, non sempre risulta possibile nella vita reale. Si pensi ad esempio al fenomeno del cybertravestitismo.


[1] Rispetto a una diagnosi di tipo multiassiale sull ‘ Asse I e l’ Asse II del DSM-IV, la Trance Dissociativa da Videoterminale dovrebbe essere valutata in relazione alla presenza di un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

compulsione o coazione(ingl. compulsion; ted. Zwang; fr.compulsion), la coazione indica una tendenza coercitiva e irrazionale che spinge l’individuo a mettere in atto determinati comportamenti di cui egli stesso riconosce l’inutilità e l’inadeguatezza, ma la cui mancata esecuzione provoca in lui una sensazione di angoscia. I sintomi compulsivi, o coatti, sebbene possano manifestarsi all’interno di varie patologie psichiche, sono caratteristici della nevrosi ossessiva, dove si distinguono le coazioni che si riferiscono a idee che il soggetto non può fare a meno di pensare, e le coazioni che riguardano atti, comportamenti, condotte che 1′individuo si sente costretto a compiere.. 

(clicca per approfondimenti sul Disturbo Ossesivo-Compulsivo)

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